HomeVangelo del Giornop. Giovanni Nicoli - Commento al Vangelo del 21 Marzo 2025

p. Giovanni Nicoli โ€“ Commento al Vangelo del 21 Marzo 2025

Commento al brano del Vangelo di: Mt 21,33-43.45-46

Il Creatore ha donato il creato agli uomini perchรฉ ne potessero godere. Gli uomini hanno voluto da subito diventare proprietari del creato stesso.

Gli uomini che sono ospiti sulla terra, perchรฉ la terra รจ di Dio ed รจ dono di Dio, hanno voluto e vogliono diventare padroni di questa terra. E la loro, nostra ingordigia, non ha limiti, รจ senza freni. Piรน abbiamo e piรน vorremmo avere. E quando noi abbiamo molto, qualcuno soffre perchรฉ ha meno di quello che dovrebbe avere.

Siamo ospiti su questa terra e nulla ci appartiene. Tutto quello che abbiamo in piรน del necessario รจ da considerarsi latrocinio, perchรฉ rubato al fratello. Latrocinio accompagnato dalla volontร  di soggiogare lโ€™altro, di renderlo schiavo della mia volontร  e del mio desiderio.

Siamo ospiti su questa terra e il Creatore, che ha preparato la vigna in cui viviamo e in cui cresciamo, rimane il padrone. Un padrone che viene a chiedere i frutti della terra, della vigna.

Questa richiesta รจ una richiesta di condivisione senza la quale noi abbiamo bisogno di uccidere e di maltrattare coloro che vengono a ricordarci che ciรฒ che abbiamo non รจ nostro, ma di Dio. Ciรฒ che รจ mio รจ anche del mio fratello.

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Ma siamo immersi nel male e abbiamo bisogno della proprietร  privata per regolare le nostre relazioni. Ma quando questa diventa eccessiva, รจ ruberia. Ma quando questa diventa senza cuore: รจ ruberia. Ma quando questa non รจ aperta alla condivisione: รจ ruberia.

Noi siamo chiamati alla condivisione di ciรฒ che รจ dono gratuito, di ciรฒ che non รจ nostro. Il nostro deve essere un vivere restituendo ciรฒ che non รจ nostro. Potremmo dire che il nostro non รจ neppure un dono, il dono รจ solo di Dio, noi dobbiamo non cedere alla tentazione di fare nostro ciรฒ che nostro non รจ.

Fino a che noi non ci lasceremo coinvolgere da questa dinamica divina, noi potremo solo essere degli uccisori di Cristo, il Figlio mandato a noi, tolto di mezzo il quale noi pensiamo di divenire padroni del campo, padroni della creazione. Ma questa non รจ che la nostra morte sperimentata e reiterata ogni giorno.

Il Regno non รจ roba nostra, รจ roba di Dio. A noi รจ stato dato perchรฉ ne possiamo prendere cura, non perchรฉ noi lo possiamo ritenere nostro. Siamo chiamati a prenderci cura del giardino di Dio perchรฉ tutti coloro che lo abitano lo possano godere. Il nostro reiterato saccheggio del giardino non รจ altro che la morte del giardino e, presto o tardi, la morte nostra che avverrร  dopo che avremo ucciso il Figlio amato del Creatore.

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