HomeVangelo della Domenicap. Fernando Armellini - Commento al Vangelo del 6 Aprile 2025

p. Fernando Armellini โ€“ Commento al Vangelo del 6 Aprile 2025

Domenica 6 Aprile 2025 - V DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Gv 8,1-11

Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 6 aprile 2025.
Se sei interessato a tutti i sui commenti al Vangelo, puoi leggerli qui.

Dio non condanna, salva

5a Domenica di Quaresima - anno C -
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รˆ sostanzialmente identica nelle diverse religioni lโ€™idea del giudizio di Dio, identica perchรฉ in armonia con il concetto di giustizia comune a noi uomini.

Riprodotta su tutti i sarcofagi dellโ€™antico Egitto compare la celebre scena della bilancia con i due piatti in perfetto equilibrio; su uno cโ€™รจ la piuma, simbolo di Maat, la dea della saggezza, sullโ€™altro il cuore del defunto che viene condotto per mano dal dio Anubis. Dalla pesatura dipende la felicitร  o la rovina futura di colui che viene giudicato.

Il Corano attribuisce a Dio lo splendido titolo di โ€œmigliore di quelli che perdonanoโ€, tuttavia anche nellโ€™Islam il giorno del giudizio รจ il momento della separazione fra giusti e malvagi, gli uni introdotti in paradiso, gli altri cacciati allโ€™inferno.

โ€œDio premia i buoni e castiga i cattivi, perchรฉ รจ giustizia infinitaโ€, garantiva anche il Catechismo della dottrina cristiana.

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Ardua impresa quella di mettere dโ€™accordo questa giustizia di Dio con la sua misericordia! I rabbini del tempo di Gesรน sostenevano che la misericordia interveniva solo quando, al momento della resa dei conti, le opere buone e quelle cattive erano in paritร .

Lโ€™enigma puรฒ essere risolto solo alla luce della parola di Dio che oggi ci chiede anzitutto di prendere le distanze dalle antiche convinzioni, anche se profondamente radicate in noi. Nella prima lettura il profeta raccomanda: โ€œNon ricordate piรน le cose passate, non pensate piรน alle cose antiche! Ecco io faccio una cosa nuovaโ€.

Nel comportamento di Gesรน, presentatoci nel Vangelo, viene poi introdotta la nuova, sorprendente, โ€œscandalosaโ€ giustizia di Dio: egli non condanna nessuno, salva e basta.

Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โ€œTu, Signore, non vuoi la morte del peccatore, ma che si converta e vivaโ€.

Prima Lettura (Is 43,16-21)

16 Cosรฌ dice il Signore che offrรฌ una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti
17 che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi insieme;
essi giacciono morti: mai piรน si rialzeranno;
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
18 โ€œNon ricordate piรน le cose passate,
non pensate piรน alle cose antiche!
19 Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirรฒ anche nel deserto una strada,
immetterรฒ fiumi nella steppa.
20 Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perchรฉ avrรฒ fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
21 Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerร  le mie lodiโ€.

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Israele ha sempre costruito il suo futuro guardando al passato e nella sua storia ha sempre trovato nuovi spunti e nuovo slancio per andare avanti. Qualcuno ha paragonato questo popolo ai rematori che avanzano volgendo le spalle alla meta, si orientano puntando gli occhi sul punto di partenza e sul percorso giร  fatto. Israele ha superato momenti drammatici, รจ rimasto sempre popolo anche quando era deportato e disperso fra le genti. Ha mantenuto la sua identitร  grazie alla sua capacitร  di ricordare, di fare riferimento al suo passato. Meditare e tramandare ai figli ciรฒ che รจ accaduto รจ il primo impegno dei genitori: โ€œCiรฒ che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato, non lo terremo nascosto ai nostri figli. Narreremo alla generazione futura le meraviglie che il Signore ha compiutoโ€ (Sal 78,3-4).

Nella prima parte della lettura (vv.16-17) viene ripreso lโ€™avvenimento piรน importante del passato, quello che nessuno puรฒ dimenticare: lโ€™esodo. รˆ descritto con immagini grandiose: Dio รจ intervenuto con la sua forza, ha dominato le acque impetuose e, in mezzo al mare, ha aperto per il suo popolo una via. Poi ha sfidato le truppe scelte del faraone, ha fatto uscire dallโ€™Egitto carri e cavalli, esercito ed eroi e li ha battuti, ha spento il loro ardore con la facilitร  con cui si spegne un lucignolo.

Se il ricordo si riduce a fredda reminiscenza di fatti accaduti in tempi lontani, allora puรฒ provocare al massimo una struggente, ma vana nostalgia. La raccomandazione: โ€œRicorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani. Interroga tuo padre e te lo farร  sapere, i tuoi vecchi e te lo dirannoโ€ (Dt 32,7) ha un altro obiettivo, vuole che il ricordo aiuti a capire il presente e stimoli a guardare con luciditร  al futuro.

Cโ€™รจ un altro pericolo: di fronte alle mirabili gesta compiute da Dio in passato puรฒ sorgere il pensiero che egli abbia ormai dato il meglio di sรฉ e che non sia in grado di superarsi.

Nella seconda parte della lettura (vv.18-21) รจ Dio stesso che risponde a questo interrogativo. Smettete โ€“ dice agli israeliti โ€“ di ricordare le cose passate; non pensate piรน alle cose antiche, quasi che io non sia capace di rifarle! Aprite gli occhi! Non vedete? Io sto per compiere unโ€™opera ancora piรน straordinaria di quelle del passato.

Che farร  il Signore? Libererร  il suo popolo dalla schiavitรน di Babilonia, lo riporterร  nella sua terra. Per rendere confortevole il suo viaggio, preparerร  una strada nel deserto, per dissetarlo farร  sgorgare sorgenti dโ€™acqua. Gli israeliti berranno alla stessa fonte con le bestie selvatiche, gli sciacalli, gli struzzi, come accadeva nel paradiso terrestre.

Si tratta di immagini poetiche, di splendide immagini che indicano come Dio non si dimentica mai dellโ€™uomo. Egli non ha agito solo in passato, continua a manifestare il suo amore compiendo gesta sempre piรน sorprendenti. Per vederle basta contemplare gli avvenimenti con gli occhi della fede.

Seconda Lettura (Fil 3,8-14)

Fratelli, 8 tutto reputo una perdita di fronte alla sublimitร  della conoscenza di Cristo Gesรน, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo 9 e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioรจ con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. 10 E questo perchรฉ io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, 11 con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
12 Non perรฒ che io abbia giร  conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perchรฉ anchโ€™io sono stato conquistato da Gesรน Cristo. 13 Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, 14 corro verso la mรจta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassรน, in Cristo Gesรน.

Paolo era un fariseo, osservava fedelmente e difendeva con accanimento la legge, era convinto di ottenere la salvezza mediante lโ€™adempimento di tutte le tradizioni degli antichi, ma quando incontrรฒ Cristo ruppe con il suo passato e accolse la novitร  del Vangelo. Da quel giorno tutto ciรฒ in cui aveva riposto fiducia perse valore, lo considerรฒ โ€œspazzaturaโ€ (v.8).

รˆ difficile dare un taglio deciso al passato. Pensiamo a quanto costa rinunciare alle convinzioni che abbiamo assimilato da piccoli e che ci fanno considerare logico e giusto ciรฒ che tutti ritengono โ€œnormaleโ€ anche se รจ incompatibile con la novitร  di vita che Gesรน chiede ai suoi discepoli.

Lโ€™obiettivo da raggiungere รจ โ€œla conoscenzaโ€ di Cristo. Il verbo conoscere nella Bibbia non ha, come per noi, solo un significato concettuale, razionale. Implica il coinvolgimento attivo di tutta la persona. Paolo aspira ad unโ€™adesione piena a Cristo: vuole assimilare i suoi pensieri, i suoi giudizi, le sue parole, il suo modo di comportarsi.

Nella seconda parte della lettura (vv.12-14), Paolo non puรฒ che ammettere di essere ancora molto lontano dalla meta. Sviluppando lโ€™immagine dellโ€™atleta che compete nello stadio, afferma che egli continua proteso verso il traguardo, vuole conquistare il premio ed รจ sicuro che un giorno lo otterrร , non per i propri sforzi e i propri meriti, ma perchรฉ Dio lo accompagna.

Vangelo (Gv 8,1-11)

1 Gesรน si avviรฒ allora verso il monte degli Ulivi. 2 Ma allโ€™alba si recรฒ di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava
3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: โ€œMaestro, questa donna รจ stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosรจ, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?โ€. 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.
Ma Gesรน, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nellโ€™interrogarlo, alzรฒ il capo e disse loro: โ€œChi di voi รจ senza peccato, scagli per primo la pietra contro di leiโ€. 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciรฒ, se ne andarono uno per uno, cominciando dai piรน anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesรน con la donna lร  in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesรน le disse: โ€œDonna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?โ€. 11 Ed essa rispose: โ€œNessuno, Signoreโ€. E Gesรน le disse: โ€œNeanchโ€™io ti condanno; vaโ€™ e dโ€™ora in poi non peccare piรนโ€.

Se leggendo un libro ci capitasse di trovare che una pagina รจ stata strappata, penseremmo probabilmente che il racconto doveva contenere dettagli sconvenienti e che una mano pia, per prevenire i turbamenti di qualche lettore meno maturo, ha asportato il testo incriminato.

Bene, nei primi secoli della Chiesa, quando vennero trascritti i libri del Nuovo Testamento, da quasi tutte le copie della Bibbia fu tolta la pagina del Vangelo di oggi.

Deve averla composta Luca (il tema, lo stile, il linguaggio sono i suoi) e il suo posto naturale รจ alla fine del capitolo 21. รˆ lรฌ, infatti, che viene collocata da un gruppo importante di manoscritti antichi. Certamente non รจ di Giovanni e non si sa bene come abbia fatto a entrare nel capitolo ottavo del quarto Vangelo. Forse perchรฉ, dopo qualche versetto, si trova la frase di Gesรน: Io non giudico nessuno (Gv 8,15). In ogni modo รจ chiaro che questo testo ha avuto una storia piuttosto travagliata.

La ragione? Santโ€™Agostino dava la sua, un poโ€™ sbrigativa e scontata: โ€œAlcuni fedeli di poca fede, o meglio, nemici della vera fede, temevano probabilmente che lโ€™accoglienza del Signore per la peccatrice desse la patente di immunitร  alle loro donneโ€. Detto in parole povere: i mariti, i genitori, i responsabili delle comunitร  devono aver pensato che la frase di Gesรน io non ti condanno poteva essere fraintesa e alloraโ€ฆ meglio ignorare il racconto.

Il motivo vero del sospetto per questo episodio perรฒ รจ forse un altro: la prassi penitenziale che si era instaurata nei primi secoli della Chiesa.

Con lโ€™aumento del numero dei cristiani, nei primi secoli era decaduta la qualitร  e si era introdotto un certo lassismo che portava a giustificare ogni comportamento e faceva ritenere tutto lecito. Come reazione si era diffusa la convinzione che, nei confronti di chi peccava gravemente, la chiesa poteva intervenire concedendo il perdono, sรฌ, ma una sola volta in vita. Ai recidivi non rimaneva che attendere il severo giudizio di Dio. Chiaro che i rigoristi preferivano mettere da parte, non dare rilievo allโ€™episodio dellโ€™adultera.

Chi invece propugnava un atteggiamento piรน mite e comprensivo si richiamava volentieri a questo racconto. Nelle Costituzioni apostoliche โ€“ un importante libro del IV secolo โ€“ si raccomanda al vescovo di imitare, nei confronti dei peccatori, ciรฒ che ha fatto Gesรน โ€œcon quella donna che aveva peccato e che gli anziani gli avevano posto innanziโ€.

Guardato con un certo sospetto o con simpatia, il brano รจ comunque rimasto ed allora si รจ reso necessario escogitare una spiegazione per la frase incriminata che qualcuno avrebbe preferito che Gesรน non si fosse lasciato sfuggire: Io non ti condanno.

Si รจ cominciato col dire: vedete come รจ buono il Signore? La donna doveva essere lapidata, ma, siccome era piรน che pentita, egli prima lโ€™ha difesa e poi lโ€™ha perdonata.

Ma se cosรฌ fosse, perchรฉ il fatto avrebbe suscitato tante obiezioni al punto da tentare addirittura di cancellarlo dal Vangelo? Che ci sarebbe di strano se Gesรน avesse perdonato a una peccatrice pentita?

รˆ proprio qui che sta il nodo del problema: non cโ€™รจ assolutamente nulla che faccia supporre che la donna fosse pentita.

Non confondiamola con la peccatrice di cui ci parla Luca in unโ€™altra parte del suo Vangelo. Quella sรฌ che era pentita: pianse, unse i piedi di Gesรน e li asciugรฒ con i suoi capelli (Lc 7,36-50). Ma lโ€™adultera del Vangelo di oggi non ha fatto nulla di tutto questo. รˆ stata colta in flagrante, รจ stata afferrata, minacciata, forse picchiata, poi รจ stata scaraventata davanti a Gesรน. Nientโ€™altro. Certo, doveva essere sconvolta, spaventata, piena di vergogna; ma supporre che, in quelle condizioni, abbia pensato ad un โ€œatto di dolore perfettoโ€ รจ pura fantasia!

Perchรฉ preoccuparsi di scusare Gesรน? Egli non ha bisogno delle nostre giustificazioni. Ci sorprende? Ci sconvolge? Bene. Si puรฒ anche non essere dโ€™accordo con il suo comportamento, ma non si puรฒ negare, modificare, minimizzare la portata del fatto. Vediamo di capirlo.

Una donna viene sorpresaโ€ฆ mentre non sta recitando il rosario! รˆ strano che non sia stato agguantato anche il socio. รˆ la solita storia: lโ€™aggressivitร , la violenza, le passioni si sfogano sempre sui piรน deboli; i forti riescono sempre in qualche modo a sfuggire e a farla franca.

La legge puniva lโ€™adulterio con la morte (Lv 20,10). In pratica perรฒ i giudici non erano severi, chiudevano sempre un occhio e non condannavano mai alla pena capitale. Del resto, quando nella Bibbia viene comminata questa pena, non se ne intende la reale esecuzione, si sottolinea solo la gravitร  del crimine. Basti pensare che รจ prevista anche per chi percuote il proprio padre (Es 21,15).

Non sappiamo chi fossero i componenti della buon costume di Gerusalemme, ma una cosa รจ certa: allora, come oggi, cโ€™erano persone ossessionate dal fatto che altri commettessero peccati sessuali. Come si spiega questo fanatismo nella difesa della pubblica decenza? Sono davvero innocenti e puri questi moralizzatori? Perchรฉ godono nel mettere in pubblico i peccati altrui? Forse si tratta di gente che vorrebbe fare le stesse cose, ma, non potendolo, si accanisce contro chi le fa.

Qualcuno di questo gruppo di vigilanza morale deve aver fatto la proposta: e se conducessimo questa pโ€ฆ (peccatrice!) dal maestro galileo? Sรฌ, da quel tale che sta sempre dalla parte di questi corrotti? Non avrร  certo il coraggio di difenderla! Vedrete come sarร  imbarazzato quando sarร  costretto a pronunciarsi contro โ€œi suoi amiciโ€ (Mt 11,19)!

Lo trovano seduto nel piazzale del tempio, circondato da molta gente che lo ascolta con attenzione. Trascinano la donna nel mezzo, โ€œin piedi, di fronte a tuttiโ€ e, con un sorriso pieno di sottintesi, gli chiedono: โ€œMaestro, la legge ordina di lapidare le donne come questa. Tu che ne dici?โ€.

Gesรน non risponde. Si china e comincia a scrivere per terra. Cosa scrive?

Lโ€™opinione โ€“ che si รจ diffusa a partire da san Gerolamo โ€“ che egli abbia scritto i peccati degli accusatori non ha senso e nessuno piรน la sostiene. รˆ molto documentata invece lโ€™usanza fra i popoli semiti di scarabocchiare per terra mentre si sta pensando oppure si vuole scaricare la tensione o controllare lโ€™irritazione di fronte a chi pone domande assurde o provocatorie.

Gesรน potrebbe togliersi dโ€™impiccio in modo molto semplice: invitando gli accusatori a rivolgersi ai giudici legittimi. Il tribunale del sinedrio dista non piรน di un centinaio di metri. Ma questo significherebbe abbandonare quella donna che i โ€œdifensori della pubblica moralitร โ€ considerano ormai un trofeo, una preda. Per questo alza il capo e dice: โ€œChi di voi รจ senza peccato scagli per primo la pietra contro di leiโ€. Poi si china di nuovo e continua a tracciare linee per terra.

A quel punto i presenti cominciano a non sentirsi piรน a loro agio: sono stati smascherati, รจ stata messa a nudo la loro ipocrisia. Abbassano gli occhi e, cercando di assumere un atteggiamento disinvolto, per nascondere lโ€™imbarazzo e la vergogna, si allontanano, cominciando dai piรน vecchi, dai โ€œpresbiteriโ€ โ€“ dice il testo greco. Non rimangono che Gesรน e la donna, da soli.

Consideriamo bene la posizione dei due.

La donna era stata collocata in piedi, come avveniva con gli accusati durante i processi (v.3) e Gesรน era seduto (v.2). Durante tutto il dialogo la posizione non cambia: Gesรน si china (v.6), alza il capo (v.7) e si china di nuovo (v.8), ma rimane sempre seduto e la donna in piedi, โ€œlร  in mezzoโ€ (v.9).

Al versetto 10 il nostro testo dice: โ€œAlzatosi allora Gesรนโ€, dando lโ€™idea che, per pronunciare la sentenza, egli si รจ levato in piedi. Non รจ cosรฌ. Il verbo usato รจ lo stesso che al v.7 รจ stato tradotto con โ€œalzรฒ il capoโ€. Gesรน รจ rimasto dovโ€™era, in basso, nella posizione del servo, non del giudice che guarda dallโ€™alto chi ha sbagliato. Ha solo alzato il capo per comunicare alla donna, con la dolcezza del suo sguardo, la tenerezza di Dio che non condanna mai nessuno.

Se ne sono andati tutti โ€“ dice il testo โ€“ dunque, assieme agli accusatori, se nโ€™รจ andata anche la folla e anche i discepoli. Solo Gesรน รจ rimasto per pronunciare la sua sorprendente sentenza: nessuna condanna.

Il Vangelo sottolinea che i primi ad allontanarsi sono stati i piรน vecchi. Forse sono proprio le persone piรน mature della comunitร  che sono invitate a fare un esame di coscienza. Spesso sono proprio loro che si dilettano a โ€œscagliare le pietreโ€ con pettegolezzi e diffamazioni.

Se Gesรน non giudica e non condanna, allora significa che il peccato รจ una cosa da poco? Comportarsi bene o male fa lo stesso?

No! Il peccato รจ un male molto grave perchรฉ distrugge la vita di chi lo commette. Gesรน non dice alla donna: โ€œVaโ€™ in pace, hai fatto benissimo a tradire tuo marito, continua cosรฌ!โ€; le dice: โ€œSmetti di farti del male, non ripetere lโ€™errore di rovinarti lโ€™esistenza per un momento di piacereโ€.

Nessuno odia il peccato quanto Gesรน, perchรฉ nessuno ama lโ€™uomo piรน di lui. Tuttavia non condanna chi sbaglia (e a nessuno permette di lanciare pietre) per non aggiungere altro male a quello che il peccatore si รจ giร  fatto.

Forse egli non condanna ora, ma un giorno giudicherร  e punirร  i suoi figli che hanno commesso il male? Prestiamo attenzione. Gesรน non dice alla peccatrice: โ€œPer questa volta non ti condannoโ€. Questo sarebbe andato bene anche ai rigoristi dei primi secoli. Dice: โ€œNon ti condannoโ€, nรฉ oggi, nรฉ domani, nรฉ mai.

Questa pagina del Vangelo oggi non disturba meno di ieri. Non lascia tranquilli coloro che continuano ad arrogarsi il diritto, dal fortino inattaccabile del loro perbenismo, di scagliare pietre non piรน con le mani, ma diffamando, isolando, pronunciando giudizi severi, alimentando diffidenze, diffondendo pettegolezzi. Gesรน non tollera che qualcuno scagli queste pietre dolorose e crudeli contro chi si regge a stento, piegato sotto il peso dei propri errori.

Fonte