LA PREGHIERA CAMBIA IL MONDO CAMBIANDOCI IL CUORE
Disse poi una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai.
Questi sempre e mai, parole infinite e definitive, sembrano una missione impossibile.
Eppure qualcuno c’è riuscito: «Alla fine della sua vita frate Francesco non pregava più, era diventato preghiera» (Tommaso da Celano).
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Ma come è possibile lavorare, incontrare, studiare, mangiare, dormire e nello stesso tempo pregare?
Dobbiamo capire: pregare non significa dire preghiere.
Pregare sempre non vuol dire ripetere formule senza smettere mai.
Gesù stesso ci ha messo in guardia: «Quando pregate non moltiplicate parole, il Padre sa…» (Mt 6,7).
Un maestro spirituale dei monaci antichi, Evagrio il Pontico, ci assicura: «Non compiacerti nel numero dei salmi che hai recitato: esso getta un velo sul tuo cuore. Vale di più una sola parola nell’intimità, che mille stando lontano».
Intimità: pregare alle volte è solo sentire una voce misteriosa che ci sussurra all’orecchio: io ti amo, io ti amo, io ti amo.
E tentare di rispondere.
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Pregare è come voler bene, c’è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami giorno e notte, senza smettere mai.
Basta solo che ne evochi il nome e il volto, e da te qualcosa si mette in viaggio verso quella persona.
Così è con Dio:
pensi a lui,
lo chiami,
e da te qualcosa si mette in viaggio all’indirizzo dell’eterno:
“Il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace.
Se tu desideri sempre,
tu preghi sempre”(sant’Agostino).
Il tuo desiderio di preghiera è già preghiera, non occorre star sempre a pensarci.
La donna incinta, anche se non pensa in continuazione alla creatura che vive in lei, diventa sempre più madre a ogni battito del cuore.
Il Vangelo ci porta poi
a scuola di preghiera
da una vedova,
una bella figura di donna, forte e dignitosa,
anonima e indimenticabile,
indomita davanti al sopruso.
C’era un giudice corrotto.
E una vedova si recava ogni giorno da lui e gli chiedeva: fammi giustizia contro il mio avversario!
Una donna che non si arrende ci rivela che la preghiera è un no gridato al «così vanno le cose»,
è il primo vagito di una storia neonata: la preghiera cambia il mondo cambiandoci il cuore.
Qui Dio non è rappresentato dal giudice della parabola, lo incontriamo invece nella povera vedova, che è carne di Dio in cui grida la fame di giustizia.
Perché pregare?
È come chiedere: perché respirare? Per vivere!
Alla fine pregare è facile come respirare.
«Respirate sempre Cristo», ultima perla dell’abate Antonio ai suoi monaci, perché è attorno a noi. «In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28).
Allora la preghiera è facile come il respiro, semplice e vitale come respirare l’aria stessa di Dio
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.