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p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 2 Febbraio 2025

Domenica 2 Febbraio 2025 - PRESENTAZIONE DEL SIGNORE - FESTA - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 2,22-40

Luca fa iniziare il vangelo a Gerusalemme e il tempio è un luogo importante. Segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo.  E a Gerusalemme il cammino di Gesù è diretto, e proprio a Gerusalemme si concluderà drammaticamente, fuori dalle mura, lontano dal tempio sulla croce. L’annuncio di Gesù, la bella notizia che è la sua parola ma che è il suo venire,  conduce ad accogliere un volto di Dio che disorienta, fa uscire da ogni struttura che lo rinchiude e viene a incontrare l’umanità nella sua debolezza fino alla morte.

Nel tempio si recano Maria e Giuseppe con il bambino per presentare Gesù, come prescriveva la Legge di Mosè. Il loro gesto indica il senso profondo di meraviglia di fronte ad un dono e la spinta ad una restituzione. Presentare Gesù per loro significava riconoscere la grandezza di un dono disceso nella loro vita, con la meraviglia di chi ha sperimentato grazia. Ma nel tempio avviene un incontro particolare. Il gesto di accogliere Gesù è compiuto da due anziani, Simeone e Anna, due giusti in attesa. Dice Luca che attendevano. L’attesa è il tratto che li distingue, l’attesa e il servizio. Sono due giusti, e si lasciano muovere dallo Spirito che fa vedere in profondità. “Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e… anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio”. Gesù viene accolto da due anziani capaci di attesa e di disponibilità allo spirito che soffia dove vuole, al di là e oltre ogni istituzione e barriera umana e religiosa. Questo gesto di accoglienza parla della loro apertura a scorgere il venire incontro di Dio nel piccolo segno di un bambino, in contrasto con la grandezza e i fasti di una religiosità del dominio. Come Simone Weil richiamava nel suo scritto Attesa di Dio: “I beni più preziosi non devono essere cercati ma attesi. L’uomo, infatti, non può trovarli con le sue sole forze, e se si mette a cercarli troverà al loro posto dei falsi beni di cui non saprà neppure riconoscere la falsità”.

E Simeone pronuncia parole di benedizione: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

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Simeone e Anna scoprono che la loro attesa era tutta orientata ad una conversione di amore, di sguardo diverso all’altro. Due persone nel cuore del tempio aprono lo sguardo ad un disegno di Dio il cui tempio è l’umanità. La salvezza che Gesù testimonia è per gli estremi confini della terra.

Fa seguire parole di profezia: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione”. Gesù con la sua vita fa cadere tutte le costruzioni che sono sicurezze illusorie. E’ segno di contraddizione perché si pone in contrasto con tutte le idee di Dio che non sono altro che costruzioni umane, spesso ad immagine del desiderio di potenza, di controllo e di esclusione degli altri. E’ segno di contraddizione perché nel suo esserci come bambino parla di un Dio fragile e inerme e nei suoi gesti, annuncia il Dio della misericordia e del perdono. Per questo Gesù è resurrezione. Nel suo passare facendo del bene Gesù testimonia il volto di Dio che prende per mano e alza, apre speranza e futuro a chi pensa di essere ormai perduto, a chi non vede alcuna luce nella propria esistenza.

Simeone e Anna sono due anziani ma che hanno nel cuore la capacità di vedere in profondità e nei loro occhi la trasparenza dello stupore. Stupore per un incontro: sono loro che vanno incontro ad accogliere quel bambino, ma sono loro a scoprirsi accolti dal Dio della misericordia e della risurrezione.

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.

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