Aumenta la nostra fede!
Noi cristiani non abbiamo lโabitudine di indirizzarci a Dio con il tono della prima lettura. Crediamo che Dio non intervenga nel mondo a colpi di miracoli. O almeno non osiamo pensarlo perchรฉ indifferente ai nostri mali per intervenire, oppure ci rivoltiamo, ma allora diventiamo atei. Dobbiamo ritrovare lโatteggiamento di Israele. In effetti gli uomini della Bibbia non si rassegnano al male; non si rassegnano al silenzio di Dio. La loro preghiera รจ spesso protesta, litigio, braccio di ferro con Dio.
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Giacobbe lottรฒ con lโAngelo fino al mattino. Cosรฌ, dopo questa duplice lotta che lo oppose a Dio e agli uomini, Dio stesso gli cambia il nome: diviene Israele, cioรจ โforte contro Dioโ. Nella prima lettura la risposta di Dio alla richiesta del profeta lo rinvia allโavvenire: โAspetta!โ. E, aspettando, Abacuc deve scrivere la profezia. Vittime della violenza, caduti nella povertร , gli uomini non hanno altro da mettere sotto i denti che un nutrimento: โil Libroโ. Cioรจ a dire che โil giusto vivrร di fedeโ.
Due forme di fede. Cโรจ una fede che crede che Dio ristabilisce lโordine, elimina la violenza, restituisce la salute, riporta la pace โcome il mondo puรฒ dareโ. Fede onorevole che, in fondo, รจ quella di Israele che attende il Messia per restaurare tutto. Fede con cui si comincia sempre e che ispira tutte le nostre preghiere di domanda. La Bibbia la prende in considerazione e gli dona parole ed espressioni. Perรฒ questa fede sarร superata e attraversata e il piรน delle volte prenderร unโaltra forma: la fede pasquale. Per la quale Dio non manda legioni di angeli per impedire di fare il male, nรฉ per sviare la nostra immemorabile lotta contro la natura e le sue contraddizioni.
Noi crediamo che Dio ci dona il suo Spirito per mezzo del quale diventiamo capaci di far servire tutto per realizzare la sua immagine: la morte come la vita, la ricchezza come la povertร , la salute come la malattia. Niente puรฒ veramente nuocerci (Lc 10,19). Niente puรฒ separarci dallโamore (Rom 8,35-39). Non immaginiamo, perรฒ, di installarci immediatamente nella fede pasquale. Ogni volta che le cose non vanno come vorremmo, cominciamo con la prima forma di fede, con la protesta e la supplica e da lรฌ avviene il passaggio alla fede pasquale. Cosรฌ la fede e la preghiera che lโesprime sono esse stesse Pasqua, passaggio.
Gesรน nel primo versetto del vangelo di oggi sembra smentire quello che dirร poi e rinviare alla prima forma di fede. Si guarda bene dal dimostrare quel che dice comandando allโalbero di trapiantarsi nel mare. Potrebbe, come ci dice in Matteo 26,53, pregare il Padre di mandare dodici legioni di angeli e il Padre le avrebbe mandate. Soltanto non lo fa, perchรฉ la fede non ha come progetto di impedire alle cose di realizzare il loro corso: sarebbe proibire lโopera pasquale, lโopera della nostra salvezza.
Il significato di questa parola di Cristo in cui la fede รจ presentata come il poter realizzare lโimpossibile, come poter sottomettere la natura stessa alla stessa libertร dellโuomo, ha un significato chiaro: realizzare lโimpossibile per eccellenza; fare la vita con la stessa morte. Per questo Paolo presenta Abramo come il tipo stesso del credente, dellโuomo che ha creduto in Dio come Colui che con la morte fa sorgere la vita (Rom 4,17).
Il nostro problema รจ che noi tutti i giorni facciamo lโesperienza soltanto della morte e che รจ soltanto per la fede che noi crediamo nasca la vita. ร vero che noi aspettiamo la totale padronanza dellโuomo sulla natura in ciรฒ che ha di immortale per noi. Ma รจ la Pasqua, lโuniverso della resurrezione, รจ il settimo giorno del riposo di Dio e del riposo del mondo. Aspettando abbiamo la Parola, la Scrittura.
Facendo come Gesรน camminiamo verso la nostra Pasqua, senza domandare agli alberi di piantarsi nel mare. Non dimentichiamo poi che lโalbero nella Scrittura ci fa sempre pensare alla Croce, lโAlbero della vita, e che il mare รจ sempre immagine della morte. Il Cristo pianterร questo Albero nelle nostre acque mortali.
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