ร unโApocalisse!
โEโ unโApocalisse!โ. Quante volte lo abbiamo detto in questi ultimi tempi: durante la pandemia, lo scoppio della guerra in Ucraina, la fuga disperata di tanta gente affamata di pane e di libertร dalle loro patrieโฆ โApocalisseโ traduce in immagini i drammi che noi viviamo nella nostra storia, il tempo che si svolge dallโinizio alla fine.
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Il Vangelo di Luca che ci viene proposto questa domenica ci parla di guerre, di rivoluzioni, di terremoti, di epidemie, tutte cose che appartengono alla nostra esperienza. Si tratta del nostro universo. Accendiamo la televisione al momento delle notizie e ci accorgiamo che lโapocalisse รจ contemporanea. Questo mondo viene messo in prospettiva con la distruzione del tempio, evento storico che tutti possono costatare: รจ un segno della fine. E i segni della fine li abbiamo sempre dinnanzi.
Liberiamoci dallโidea di catastrofi e prove mandate da Dio. Tutta la Bibbia ci dice che il peccato dellโuomo genera divisioni e lui stesso รจ divisione. Divisione dellโuomo dalla donna, divisione dellโuomo dallโuomo, divisione dellโuomo con la naturaโฆ Divisione che genera lotta e morte, una lotta per dominare. La storia รจ fatta di questo, ma non per questo dobbiamo rassegnarci. Il conflitto dellโuomo con la natura deve concludersi con il dominio dellโuomo. Dio disse: ยซFacciamo lโuomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terraยป (Gen 1,26).
Ma il conflitto tra gli esseri umani deve tendere alla riconciliazione. Passiamo dallโapocalisse allโescatologia /fine. Nel nostro mondo non possiamo riprodurre che i segni della riconciliazione: il perdono, gli sforzi per stabilire la pace, il tentativo di ridurre le ingiustizie, lโimpegno di dominare, di umanizzare la natura.
E il parossismo della violenza che viene esercitata principalmente sui messaggeri di pace, su coloro che, in nome di Gesรน, vengono ad annunciare la non violenza. ร la stessa esperienza di Gesรน. Anche nella storia degli uomini che si dicevano o erano discepoli di Gesรน si trova che essi stessi hanno esercitato la violenza, โcredendo di rendere gloria a Dioโ. โMi hanno odiato senza ragioneโ. Dopo Cristo, se uno accetta di guardare a lui non puรฒ piรน credere al valore della violenza. Anche se la morte di Gesรน รจ per noi lontana nella storia, anche se rivive nei sacramenti, abbiamo sotto gli occhi il dramma che non finisce e si ricopia: โCiรฒ che avete fatto al piรน piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a meโ. La Pasqua si dilata nella totalitร dei tempi col suo frutto di resurrezione. Questa รจ โlโapocalisseโ.
La vita รจ unโapocalisse, una lotta continua tra il bene e il male, una aggressione violenta del male verso il bene che a sua volta deve difendersi con la forza, perchรฉ il male non imperversi e distrugga la vita. Sono le guerre, che nella loro assurditร vedono il bene che deve difendersi dal male ed entrare nella tristissima esperienza dello spargimento di sangue e dellโuccisione di innocenti.
Ma verrร nel mondo la pace? Ci risponde il Vaticano II: โGli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristoโ (G. et Sp. 78).
Gesรน ci risponde: โCon la vostra perseveranza salverete le vostre animeโ. Perseveranza nel credere in mezzo alla violenza umana e cosmica che โneppure un capello del vostro capo perirร โ.
La sovrabbondanza del male mette alla prova la nostra fede.
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โVieni, Signore, a giudicare il mondo!โ ci fa pregare la chiesa col salmo delle letture, ma non ci stupiamo del silenzio di Dio dinanzi a tanto male, perchรฉ sappiamo che Dio rispetta la nostra libertร , quella libertร per cui ci fa essere uomini e ci invita a umanizzarci. Una cosa รจ certa: la lotta continuerร fino alla fine, ma il male non prevarrร . Lโora di Dio รจ lโora della fine, anche se alla fine di un lungo cammino. Per questo siamo invitati a perseverare nella fede fino alla fine.