Dallโesilio al pellegrinaggio
Le letture di questa domenica evocano il cammino di conversione non verso la fede, ma la conversione del cristiano tiepido o giร freddo.
La prima lettura ci ricorda il cammino drammatico del re Sedecia e del suo popolo, caduti in una situazione difficile che si ripete spesso durante i secoli. Infedeli a Dio, moltiplicavano le pratiche sacrileghe delle nazioni pagane e profanavano il tempio di Gerusalemme, consacrato al Signore.
Dio รจ paziente perchรฉ รจ forte e dร il tempo di riprendersi. Invia i suoi messaggeri per esortarli a tornare a Lui. Ma la pazienza di Dio รจ presa per debolezza e indulgenza. Gli inviati di Dio vengono derisi, fino al punto in cui non cโรจ piรน rimedio alla collera di Dio contro il suo popolo e arriva il giorno della devastazione di Gerusalemme. Le illusioni spariscono e la vacuitร di una vita senza Dio si riempie di angoscia. Cโรจ anche lโesperienza dellโesilio in Babilonia. Gli esiliati a Babilonia piangono e si ricordano di Gerusalemme. Questo ricordo รจ quello delle promesse di Dio che fa loro cambiare ottica.
โDio ha mandato il suo Figlio nel mondo non per giudicare il mondo, ma per salvarlo per mezzo di Luiโ. Ci sarebbero tanti motivi per giudicare il mondo e per condannarlo. Penso allo spaccio di droga, al profitto, alla violenza che gettano le loro reti sui piรน poveri e arricchiscono i ricchi. Tutto quello contro cui gridava il Battista che minacciava il giudizio di Dio.
Dio ha un modo curioso di fare le cose. Lโepisodio del serpente di bronzo che Mosรจ fece innalzare nel deserto come segno di guarigione per coloro i quali, a causa del loro peccato erano stati dati in balia del morso dei serpenti, ci interroga ancora. Guarisce il male col male? Dio รจ omeopatico? In un certo senso, sรฌ. Per guarirci ci rimanda allโimmagine del male che abbiamo subรฌto e abbiamo commesso. Il Vangelo di Giovanni ci orienta. Il simbolo biblico ci mostra che, nel suo Figlio, Dio stesso viene a subire questo male rivelando il suo amore; lasciandoci convertire da questo amore che salverร coloro โche guarderanno Colui che hanno trafittoโ. La croce รจ innalzata come stendardo di vittoria e non come una potenza, perchรฉ Colui che vi รจ crocifisso lo รจ stato a titolo dellโamore di Dio.
Unโ immagine insigne di tutto questo ce lโha donata Massimiliano Kolbe, che si รจ offerto di morire di fame al posto di un altro ad Auschwitz; nel luogo stesso dellโinferno nazista lโamore si รจ rivelato in tutta la sua luce. Massimiliano spesso aveva guardato la Croce e ne era diventato una rappresentazione vivente.
Non siamo chiamati a dei comportamenti eroici, ma a non disperarci a causa del male che subiamo, nรฉ di quello di cui siamo complici. Siamo chiamati a continuare a credere nella potenza dellโamore salvifico di Dio. Siamo sempre invitati ad assumerne le situazioni, rovesciandone il senso e prendendo la via contraria, come propone San Francesco nella sua preghiera: โSignore, fa di me uno strumento della tua pace; dove รจ lโodio che porti lโamore. Dove รจ lโoffesa, che io porti il perdono โฆโ.
Non lo faremo se non ci giriamo a guardare verso il Crocifisso per contemplare lโamore di Dio che ci chiama a purificare la nostra indignazione, a trasformarla in energia di lotta contro il male per lโeccesso di bene. In maniera paradossale Giovanni ci dice che โDio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlioโฆโ E non รจ perchรฉ il male ha sfigurato la sua umanitร che Dio ha cessato di amarci! Al contrario.