Mons. Giovanni Dโ€™Ercole โ€“ Commento al Vangelo del 8 Ottobre 2023

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1. Da tre settimane ritorna nei testi biblici delle domeniche lโ€™immagine/ simbolo della vigna presente nellโ€™Antico e nel Nuovo Testamento. Vale la pena allora dedicare qualche attenzione a questo richiamo caro ai profeti e a Gesรน che ben lโ€™utilizza in diverse sue parabole. La vite, una pianta che ben si adatta al clima della Palestina, รจ nella Bibbia simbolo di benessere, di feconditร  e di benedizione; e ad essa si lega il vino, che รจ a sua volta simbolo di gioia, di festa nuziale e di alleanza. Non รจ allora difficile capire perchรฉ รจ cosรฌ utilizzata. Nellโ€™Antico Testamento indica il popolo dโ€™Israele, curato e amato come piantagione preferita da Dio. Quando si mantiene ben curata, la sua vigna cresce rigogliosa e diviene il simbolo dโ€™Israele che procede unito e fedele verso la Terra promessa, guidato dalla luce della parola di Dio.

Quando invece i profeti la presentano abbandonata, piena di rovi e distrutta appare chiaro il richiamo al giudizio divino che sradicherร  dalla Terra promessa un popolo prediletto ma resosi inadempiente e infedele. Nella prima lettura di questa domenica incontriamo una delle pagine piรน belle al riguardo ed รจ il canto del profeta Isaia che ci introduce nella relazione tra Dio e il suo amore, cioรจ il popolo eletto. Eโ€™ il cosiddetto โ€œcantico dโ€™amore per la sua vignaโ€ (Is 5,1-7), dove il Signore viene citato con parole di profonda tenerezza: il mio diletto, il mio amato (v. 1), termini che ritroviamo nel Cantico dei Cantici, un poema, anzi un gruppo di poemi dโ€™amore, arricchito da dialoghi appassionati tra lโ€™amata e lโ€™innamorato con cori che risuonano di una lirica avvincente. Nel canto dโ€™Isaia, che oggi possiamo meditare, รจ il Signore il proprietario e vignaiolo che si da con passione a piantare, curare e proteggere la sua vigna, dalla quale si aspetta i frutti dovuti.  

Dio โ€œlโ€™aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tinoโ€. Ecco il progetto divino perfezionato nei dettagli: Egli vuole la nostra felicitร  e facendo appello a quanto di piรน tangibile cโ€™era allora, mostra nella turgidezza di grappoli maturi la gioia e la feconditร  dellโ€™amore. Della vigna parlerร  Gesรน dopo lโ€™ultima cena nel suo lungo e appassionante discorso/testamento con gli apostoli: ยซIo sono la vite vera e il Padre mio รจ lโ€™agricoltore. Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perchรฉ porti piรน fruttoโ€ฆRimanete in me e io in voiโ€ฆ Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in luiporta molto frutto, perchรฉ senza di me non potete far nullaโ€ (Gv. 15,1-8). 

2. Siamo nel cenacolo nellโ€™ombra tenebrosa del tradimento di Giuda, a poche ore dalla passione, crocifissione e morte e Gesรน, nellโ€™ora della massima intimitร  con i suoi discepoli, ma anche momento drammatico e pieno di tristezza, fa appello alla fedeltร  richiamando i tanti inviti che proprio a partire dallโ€™icona della vigna segnano le tappe della storia della salvezza. โ€œSe rimanete in me e le mie parole rimangono in voi,- assicura โ€“ chiedete quello che volete e vi sarร  fatto. In questo รจ glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoliโ€. Se rimanete in me! Non รจ forse lโ€™estremo tentativo di ridestare coscienze addormentate?

La risposta sarร  il sonno degli apostoli, la consegna dโ€™un traditore nelle mani degli uccisori, lโ€™abbandono di tutti, il fallimento apparente di un progetto divino che sognava una vite feconda gonfia di grappoli maturi per la vendemmia. In cambio solo lโ€™amara realtร che giร  echeggiava nelle parole del profeta Isaia: โ€œEgli aspettรฒ che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbiโ€.  Dunque, contrariamente a ogni attesa e malgrado tanta cura, la vigna ha dato uva selvatica, โ€œacini acerbiโ€, suscitando il dolore divino causato dallโ€™amore ferito che porta come conseguenza la punizione.

Punizione che non รจ mai un rifiuto assoluto, bensรฌ paziente azione pedagogica per ridestare nel cuore del suo popolo il pentimento e rinfuocare lโ€™amore tradito. Dopo che ha offerto a tutti, ma proprio a tutti, compresi quelli dellโ€™ultima ora, lโ€™opportunitร  di lavorare nella sua vigna, come Gesรน spiegava nella parabola di due domenica fa e, nonostante abbia meglio indicato domenica scorsa che non attende la nostra risposta al suo invito come un dovere da compiere ma come una replica dโ€™amore a un dono dโ€™amore, nella parabola odierna che lโ€™evangelista Matteo ci offre in meditazione cโ€™รจ lโ€™amara constatazione dโ€™un fallimento totale tra tristezza e delusione. Ma la speranza non muore! Infatti non si tratta dโ€™un fallimento completo, ma di una vittoria rinviata.

3. Alla fine dellโ€™odierna parabola cโ€™รจ tuttavia una domanda che inquieta la nostra coscienza: โ€œQuando verrร  dunque il padrone della vigna, che cosa farร  di quei contadini?โ€.  In altre parole, che sorte avranno coloro che bastonarono e addirittura uccisero i servi mandati una prima e una seconda volta dal proprietario a raccogliere i frutti al tempo dovuto? Veramente insensibile e crudele questa gente che non rispetta nemmeno il figlio del re al punto da prenderlo, cacciarlo fuori della vigna e addirittura ucciderlo. Non resta che farli morire miseramente e consegnare ad altri la vigna i quali, questa volta, โ€œgli consegneranno i frutti a suo tempoโ€. Raccogliamo lโ€™invito a meditare seriamente perchรฉ se grande รจ il dono ricevuto altrettanto gravida di responsabilitร  personale รจ la risposta che esso attende e che tocca a ciascuno. Gesรน sta parlando ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo che eranodeterminati e chiusi a ogni sua predicazione. Non possiamo perรฒ dimenticare che queste sue parole producono unโ€™eco profonda nella coscienza della Chiesa e di ogni credente. Nella vigna del Signore, cantiere sempre aperto, quale contributo stiamo offrendo e con quale consapevolezza?

Si tratta di un quesito esistenziale che vuole soprattutto suscitare il desiderio di una vera e decisa conversione, nella certezza che in qualsiasi momento รจ possibile ripartire perchรฉ nella la vigna di Dio cโ€™รจ spazio e tempo sempre e per tutti. Eโ€™ innegabile tuttavia che nellโ€™odierna parabola Gesรน presenta il mistero dellโ€™ostinazione del peccato sul quale pende inesorabile il giudizio divino. La salvezza non รจ uno scherzo e la misericordia non รจ un gioco di parole: รจ un mistero di amore che attende una risposta dโ€™amore. Purtroppo la risposta puรฒ essere un rifiuto totale e la conseguenza รจ scegliere lโ€™inferno cioรจ la morte per sempre lontani da Dio che รจ la Vita. 

Tocca a noi, sacerdoti, diaconi e catechisti, chiamati a proclamare la veritร  del vangelo, il compito di invitare al coraggio della fedeltร  offrendo come esempio la nostra testimonianza. Lo fa san Paolo nellโ€™odierna lettera ai Filippesi: โ€œLe cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in praticaโ€, offrendoci lil modello di un annuncio del vangelo non teorico ma vissuto, e soprattutto personale senza compromessi. Siamo certi che tutti coloro che Dio chiama al servizio del suo popolo sono/siamo consapevoli di testimoniare con la vita quanto viene proclamato con le parole? Opportunamente allโ€™inizio della messa oggi la liturgia ci fa pregare cosรฌ: โ€œDio onnipotente ed eterno effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciรฒ che la coscienza teme e aggiungi ciรฒ che la preghiera non osa sperareโ€.

4. Cโ€™รจ infatti una certezza che, malgrado i nostri peccati, sostiene lo sforzo della necessaria conversione; certezza che poggia su due solidi pilastri ben espressi dalle ultime parole di Gesรน nellโ€™odierno vangelo: โ€œLa pietra che i costruttori hanno scartato รจ diventata la pietra angolareโ€ e โ€œa voi sarร  tolto il regno di Dio e sarร  dato a un popolo che ne produca i fruttiโ€. La pietra scartata diventata pietra angolare descrive con unโ€™immagine plastica lโ€™intera storia della salvezza la cui vittoria definitiva si compie nei segreti dei cuori. Scriveva in proposito santโ€™Agostino che la Chiesa non puรฒ essere distrutta perchรฉ, โ€œprosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio โ€œ(De civ. Dei, XVIII,51,2).

E Benedetto XVI in una delle sue ultime udienze ricordava che โ€œlโ€™apparente onnipotenza del maligno si scontra con la vera onnipotenza che รจ quella di Dioโ€. Quindi anche davanti a realtร  confuse e drammatiche, mai smarrire la speranza perchรฉ โ€œstat Crux dum volvitur orbisโ€ : il mondo cambia e gli uomini possono impazzire, ma la Croce resta saldo punto di riferimento e alto segno della vittoria di Cristo. Il secondo solido pilastro su cui si radica la certezza della fede รจ che pur laddove la nostra risposta fosse infedele, lโ€™Onnipotente realizza comunque il suo progetto dโ€™amore che nulla e nessuno potrร  mai arrestare, tanto meno distruggere. Da qui lโ€™invito a tutti i cristiani a spendere la vita per il vangelo. Nel 1987, con lโ€™esortazione post-sinodale Christifideles laici, san Giovanni Paolo II utilizzava il simbolo biblico della vigna, oltre che per la Chiesa, anche per indicare lโ€™umanitร  chiamata ad entrare nel Regno di Dio.

ยซLa vigna รจ pertanto il mondo intero (cfr. Mt 13, 38), che devโ€™essere trasformato secondo il disegno di Dio, in vista dellโ€™avvento definitivo del Regno di Dioยป (n.1). Eโ€™ chiaro allora che proprio per la ricchezza della propria simbologia la vite insieme ai tralci continuano nel tempo ad essere metafore di riferimento per i cristiani. Del resto lโ€™allegoria della vite ricorreva giร  frequentemente nelle pitture delle catacombe e rappresentava talora il Redentore, altre volte lโ€™Eucaristia ed era probabilmente il simbolo piรน antico che colpiva lโ€™immaginazione dei primi cristiani non meno della parabola del buon Pastore. Cโ€™รจ di piรน: in ogni celebrazione eucaristica si rivive lโ€™icona della vite e dei tralci nel sangue prezioso del Redentore invitando tutti al   banchetto delle โ€œnozze dellโ€™Agnelloโ€. Da non dimenticare perรฒ che per parteciparvi occorre presentarsi con lโ€™abito nuziale come ci ricorderร  il vangelo domenica prossima (Mt 22, 1-14)

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Mt 21, 33-43 | mons. Giovanni Dโ€™Ercole 21 kb 11 downloads

Omelia del 8 ottobre 2023 โ€ฆ

AUTORE: Mons. Giovanni Dโ€™Ercole, Vescovo emerito โ€“ Pagina Facebook โ€“ Sito Web