Mons. Giovanni Dโ€™Ercole โ€“ Commento al Vangelo del 7 Maggio 2023

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โ€œNon sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in meโ€ฆ nella Casa del Padre mio vi sono molte dimoreโ€ฆ.quando sarรฒ andato e vi avrรฒ preparato un posto, verrรฒ di nuovo e vi prenderรฒ con me, perchรฉ dove sono io siate anche voiโ€.

Gesรน parla cosรฌ durante lโ€™ultima cena nel cenacolo di Gerusalemme; un discorso non facile per i suoi discepoli, sorpresi giร  per i gesti che il Maestro aveva compiuto. Avevano partecipato a una insolita cena pasquale con lโ€™istituzione dellโ€™eucaristia, erano stati colpiti dallโ€™inusuale gesto di lavare loro i piedi e dagli insegnamenti che aveva impartito sul servizio, e su chi avendo autoritร  deve farsi umile servo di tutti. Avevano poi visto fuggire nel buio il loro compagno Giuda e si erano domandati perchรฉ e dove andava a quellโ€™ora. Li meravigliava e inquietava adesso quel parlare del Signore intriso di tristezza che ribadiva di non avere paura e di mantenere sempre fede nelle sue parole.  Che stava succedendo โ€“ si saranno chiesti lโ€™un lโ€™altro -, che vuol dirci il nostro Rabbi con questo linguaggio simbolico e misterioso? Eโ€™ in questo clima che si situa la domanda dellโ€™apostolo Tommaso: ยซSignore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?ยป. E la replica di Gesรน li sorprende ancor piรน: โ€œIo sono la via, la veritร  e la vitaโ€.  

Leggendo questa pagina del vangelo di Giovanni nella quinta domenica di Pasqua, mi รจ venuta in mente quel che annota lo scrittore convertito Gilbert Keith Chesterton: โ€œla piรน alta forma dellโ€™amore รจ il desiderio della conoscenzaโ€, cioรจ se tu ami qualcuno vuoi conoscere chi รจ, cosa gli succede, dove sta e che fa, cosa dice e perchรฉ e per chi lo dice. Come lโ€™apostolo Tommaso pure noi possiamo metterci in ascolto della risposta di Gesรน: โ€œIo sono la via, la veritร , la vitaโ€. In effetti, solo quando si รจ mossi dallโ€™amore, arde in noi il desiderio di conoscere Gesรน e di penetrare i misteri della sua vita. E Lui spiega che โ€œnessuno viene al Padre se non per mezzo di meโ€. Gesรน cioรจ รจ lโ€™unica sicura via, possibile a tutti, per incontrare Dio come Padre, un Padre tenero e misericordioso. Gesรน รจ la Porta, che apre al mistero dellโ€™Amore trinitario, come abbiamo ascoltato domenica scorsa contemplandolo nel simbolo del buon Pastore, pronto a sacrificarsi per le proprie pecore e a difenderle da lupi rapaci. Gesรน รจ la Via, la Porta mistica attraverso la quale viene a noi e noi a Lui; รจ la Vita che sconfigge la morte; รจ la Veritร  che illumina mente e cuore dellโ€™essere umano e lo rende realmente libero. Ma come incontrare questo Dio? 

Allโ€™apostolo Filippo che gli dice: โ€œSignore mostraci il Padre e ci bastaโ€, Gesรน risponde: โ€œChi ha visto me, ha visto il Padreโ€ฆ. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre รจ in meโ€. Come allora nel cenacolo, anche ora le parole del divino Maestro sono invito, stimolo, presenza che si fa compagnia per chi vuole conoscere e incontrare il vero volto di Dio. A questo riguardo, per ogni autentico ricercatore della veritร  restano vere alcune osservazioni di santโ€™Anselmo dโ€™Aosta, noto come Anselmo di Canterbury o Anselmo di Le Bec (1033- 1109), monaco, filosofo, arcivescovo, che รจ considerato tra i massimi esponenti del pensiero cristiano medievale. Santโ€™Anselmo mirava a spiegare come lโ€™intelligenza possa percepire la veritร , e perciรฒ diventare capace di aprirsi allโ€™evidenza delle ยซragioni necessarieยป, intimamente sottese al mistero.  Egli scrive: โ€œNon tento, Signore, di penetrare la tua profonditร , perchรฉ non posso neppure da lontano mettere a confronto con essa il mio intelletto; ma desidero intendere, almeno fino a un certo punto, la tua veritร  che il mio cuore crede e ama. Non cerco infatti di capire per credere, ma credo per capireยป.

Credere per capire! Conoscere, vedere, sentire la presenza di Dio! Malgrado ogni tentativo di negarne lโ€™esistenza, รจ insistente nellโ€™animo umano un senso di innata inquietudine che non risparmia nessuno. Ci si pone domande esistenziali che non sempre trovano risposte, ed anche chi si proclama ateo o agnostico in fondo non puรฒ negare di essere alla ricerca di qualcosa dโ€™altro che non puรฒ essere il prodotto di noi stessi. Giร  santโ€™Agostino osservava che questo senso di innata inquietudine รจ la prova che il cuore umano non รจ fatto solo per realtร , desideri e aspirazioni terreni e materiali. La paura spesso ci accompagna; la curiositร  di possedere la veritร  e la ricerca di significato davanti a realtร  che ci fanno soffrire o gioire ci inquietano; il desiderio di felicitร  e il bisogno di amare e essere amati sono i sintomi di una sete di vita che va oltre lโ€™umanamente possibile. Lโ€™arcivescovo americano Fulton Sheen (1895-1979) grande evangelizzatore attraverso la televisione, annotava in un suo celebre discorso sulla fede che non saremmo in cerca di Dio se non lo avessimo giร  trovato in qualche misura perchรฉ, aggiungeva, siamo come dei re in esilio, ma abbiamo un regno.

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Eโ€™ a questโ€™anelito vitale dโ€™infinito che fa riferimento Gesรน nel suo lungo discorso di addio ai discepoli durante lโ€™ultima cena.. Il vangelo di Giovanni di questa quinta domenica di Pasqua ci immette come compartecipanti in tale intimo colloquio perchรฉ Gesรน si rivolge ai suoi apostoli, ma oggi anche a noi.  Ci esorta ancora una volta a non avere paura e a mantenere salda la nostra fiducia in Lui. Di quanta chiarezza ha bisogno lโ€™essere umano contemporaneo assetato di vita autentica, ma troppo spesso impantanato nelle sabbie mobili dellโ€™incertezza e del dubbio.! Quante volte nella storia e nella vita sโ€™incontrano persone che vogliono prima vedere per poi capire, vogliono capire per credere, uomini e donne in cerca di risposte umane soddisfacenti alle questioni fondamentali dellโ€™io assetato di vita.

E quanti anche senza saperlo, mentre vagano come profughi nel mare della solitudine e della confusione, sono raggiunti  dallโ€™amore di un Dio capace di percepire e soddisfare  la  sete del nostro cuore.  Tentazione forte รจ sempre quella di voler vedere per credere mentre lโ€™esperienza degli uomini che incontrano Dio รจ esattamente il contrario: solo nellโ€™umiltร  della filiale fiducia sta il segreto per poter vedere con gli occhi del cuore il mistero della vita divina.  

Il vangelo oggi ci ripropone come modello di inquieto ricercatore della veritร , lโ€™apostolo Tommaso che abbiamo giร  incontrato nella seconda domenica dopo Pasqua quando agli apostoli che gli raccontano di aver visto il Cristo risorto, replica che se non costata con i propri occhi le sue piaghe nelle mani e nel costato, e non tocca con le sue mani non crederร .  Siamo nel cenacolo una settimana dopo la risurrezione di Cristo di cui nessuno รจ stato testimone oculare, ma sia gli apostoli, come alcune donne e altre persone lo hanno perรฒ incontrato, toccato risorto e persino hanno mangiato con Lui.

Tommaso appare dunque lโ€™apostolo incredulo che non presta fede ai suoi colleghi, ma quando Gesรน, apparso a sorpresa, lo inviterร  a mettere il dito nel foro delle mani e la mano nel costato ammonendolo a โ€œnon essere piรน incredulo ma credenteโ€,  egli proclamerร  la piรน bella , breve e completa professione della fede cristiana: โ€œMio Signore e mio Dioโ€, E a quel punto Gesรน concluderร  con un saggio  ammonimento: โ€œPerchรฉ mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!โ€ (Gv.20,27-28). Se un uomo crede di sapere tutto, allora nemmeno Dio potrร  insegnargli qualcosa. La scoperta di una qualsiasi veritร  richiede sempre la docilitร  dellโ€™ascolto e la capacitร  di voler imparare, ma chi crede di conoscere giร  tutto  raramente  รจ disposto a essere ammaestrato.

โ€œIl tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamoโ€. Con il salmo responsoriale facciamo nostra lโ€™invocazione del salmista a sperimentare lโ€™amore divino. Nella pagina del vangelo, che stiamo meditando, troviamo una delle piรน belle forme di autorivelazione di Gesรน (ยซIoโ€“sonoยป), quella in cui egli dice di sรฉ di essere via veritร  e vita, la strada, cioรจ, per poter finalmente incontrare il Padre e in Lui fare permanente dimora. Nel libro dellโ€™Esodo si racconta di Mosรจ che chiede a Jaweh: ยซMostrami la tua Gloria!ยป (Es 33,18). Il Signore non sembra soddisfare quanto gli chiede: โ€œIl mio volto non lo si puรฒ vedereโ€ (Es cf.33,19-23). La novitร  di Gesรน, nella risposta a Filippo, sta in questโ€™affermazione: โ€œChi vede me vede il padreโ€. Quindi ci รจ data la possibilitร  di vedere il volto del nostro Dio,, come anche Paolo scrive nella lettera ai Colossesi: Gesรน Cristo รจ icona (eikon: โ€œimmagineโ€) del Dio invisibile (cf. Col 1,15). Eโ€™ vero, il Padre al momento ci รจ invisibile, ma giungerร  il momento quando, resi simili a lui, lo vedremo come egli รจ (cfr. 1Gv 3,2), Gesรน invece si รจ giร  ยซfatto vedereยป (cf. 1Cor 15,5) dagli uomini e resta presente nella Chiesa in tanti modi, ma soprattutto nella celebrazione dellโ€™Eucaristia. E questa รจ la confortante notizia che in ogni santa messa possiamo sperimentare.

Possiamo oggi pregare con questa stupenda invocazione eucaristica composta da san Tommaso dโ€™Aquino:

โ€œAdoro Te devotamente, oh Dio nascosto,
Sotto queste apparenze Ti celi veramente:
A te tutto il mio cuore si abbandona,
Perchรฉ, contemplandoti, tutto vien meno.

La vista, il tatto, il gusto, in Te si ingannano,
Ma solo con lโ€™udito si crede con sicurezza:
Credo tutto ciรฒ che disse il Figlio di Dio,
Nulla รจ piรน vero di questa parola di veritร .

Sulla croce era nascosta la sola divinitร ,
Ma qui รจ celata anche lโ€™umanitร :
Eppure credendo e confessando entrambe,
Chiedo ciรฒ che domandรฒ il ladrone penitente.

Le piaghe, come Tommaso, non vedo,
Tuttavia confesso Te mio Dio.
Fammi credere sempre piรน in Te,
Che in Te io abbia speranza, che io Ti amiโ€.

AUTORE: Mons. Giovanni Dโ€™Ercole, Vescovo emerito โ€“ Pagina Facebook โ€“ Sito Web
โœ๏ธ Commento al brano del Vangelo di: โœ Gv 14, 1-12