Meditazione di Mons. Angelo Spina, Arcivescovo di Ancona-Osimo
Trascrizione automatica (non rivista) generata da Youtube e “corretta” tramite IA.
Nel Vangelo di oggi, preso da Luca al capitolo 19, dal versetto 45 e seguenti, leggiamo:
“Ed entrato nel tempio si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: ‘Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera, e voi invece ne avete fatto un covo di ladri.'”
Gesù entra nel tempio e ha un comportamento che ci sorprende: si indigna e condanna l’idolatria.
Cos’è l’idolo? È Dio fatto a mia misura, che mi dà ciò che chiedo. Questa è la comodità dell’idolo: faccio il sacrificio e poi sono sicuro che lui mi dà quello che chiedo.
Ebbene, ogni volta che noi, per il nostro bisogno di rassicurarci, costruiamo da noi la nostra salvezza, invece di accoglierla come dono totalmente gratuito, entriamo in una dimensione idolatrica.
Gesù vede che l’immagine autentica di Dio è compromessa e reagisce. Butta a terra i banchi delle cambiavalute, degli oggetti e degli animali in vendita: segni con cui l’uomo credeva di acquistarsi così la benevolenza di Dio. Come se la salvezza si potesse comprare con monete, buoi, colombe e altro.
In questo modo, Dio stesso diventerebbe un idolo scolpito da mani d’uomo, un oggetto semplicemente più potente degli altri. Al posto di monete di metallo, oro e argento, Gesù propone la sua parola e, ancor di più, la sua persona. È in lui la vera Alleanza; è il suo l’unico vero e autentico sacrificio di amore.
Ebbene, ogni volta che noi, per il nostro bisogno di rassicurarci, costruiamo da noi la nostra salvezza, invece di accoglierla come dono totalmente gratuito, entriamo in una dimensione idolatrica.
Un tempio fatto così non è più un tempio di preghiera. Per questo Gesù si indigna.
È tempo allora di liberare le nostre vite da tanti idoli.
A tutti auguro una serena e buona giornata nella pace del Signore.