Monastero di Bose โ€“ Commento al Vangelo del giorno โ€“ 4 Luglio 2023

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Salva, Signore!

Siamo al capitolo 8 del vangelo di Matteo. A partire da questo capitolo Gesรน comincia ad essere chiamato Signore: dal lebbroso, dal centurione, da chi desidera mettersi alla sua sequela e, nel nostro testo, dai discepoli che erano con lui sulla barca (8,2.6.21.25). Questi lo avevano seguito, specifica lโ€™evangelista, e verosimilmente avevano lasciato tutto, radicalmente e senza indugiare, secondo le esigenze indicate da Gesรน nei versetti immediatamente precedenti. Ora sono con Gesรน, quando allโ€™improvviso la natura รจ scossa, il mare e il vento si accaniscono contro di loro ed essi sono sopraffatti dalla paura. 

Accade qualcosa di sconvolgente: โ€œed ecco vi fu un grande terremoto nel mareโ€. Lโ€™evangelista utilizza gli stessi termini con cui descriverร  lโ€™evento del mattino di Pasqua, quando lโ€™angelo del Signore rotolerร  la pietra. Al di fuori di questi due passi non vi sono in Matteo altre ricorrenze del termine terremoto. Anche lโ€™annotazione โ€œma egli dormivaโ€ โ€“ letteralmente era coricato, giaceva nel sonno โ€“ rimanda allโ€™assenza della morte: โ€œsonoโ€ฆ tra i morti, come gli uccisi che giacciono nel sepolcroโ€ (Sal 88,6). 

I discepoli prorompono allora nel grido: โ€œSalva, Signore!โ€, invocazione che tante volte risuona nei Salmi: โ€œRisorgi, Signore! Salvami, Dio mioโ€ (3,8) โ€œTi preghiamo, Signore: dona la salvezzaโ€ (118,25) โ€œO Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiutoโ€ (70,2). Qui, รจ vero, lo indirizzano a Gesรน, mentre normalmente era rivolto a Dio. Tutto lโ€™episodio ha una connotazione pasquale, come anche la conclusione fa presagire. Infatti, la domanda: โ€œChi รจ mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?โ€ annuncia la vittoria di Gesรน sulla morte e sul male. Essa inoltre sembra prefigurare lโ€™esperienza della chiesa nella storia, chiesa che ha ricevuto lโ€™annuncio della vittoria del Signore ma sperimenta ancora il male, la morte, il silenzio. Ci si puรฒ chiedere: se questo รจ il grido di tutti i credenti, grido che Gesรน stesso ha sentito di dover rivolgere al Padre (cfr. Gv 12,27), perchรฉ ora egli rimprovera i discepoli per la loro paura e mancanza di fede? Come si manifesta la fede? I discepoli avevano lasciato tutto per seguire Gesรน e la forza che li aveva sostenuti nel fare questo passo rifletteva il dono ricevuto, la testimonianza interiore che avevano sperimentato e che aveva permesso loro di avere fiducia. Il dono della fede ha un aspetto misterioso che sfugge alla nostra comprensione, non รจ sovrapponibile alla certezza o alla mancanza di dubbi e di paura. Spesso le nostre certezze sono idoli ai quali ci aggrappiamo e che ci danno forza. La fede รจ un dono e nel regime del dono รจ invocata, custodita, fa entrare in una dinamica. Non รจ un possesso. Inoltre, proprio allโ€™interno di una storia di fede si fa lโ€™esperienza della lontananza e del nascondimento di Dio: โ€œTi sei avvolto in una nube, perchรฉ la supplica non giungesse fino a teโ€ (Lam 3,44), โ€œPerchรฉ, Signore, ti tieni lontano, nei momenti di pericolo ti nascondi?โ€ (Sal 10,1). 

โ€œSalva, Signore!โ€ ha continuato ad essere il grido dei credenti lungo i secoli, lโ€™invocazione che apre tutte le preghiere dei monaci, lโ€™anelito umano che testimonia che tutti noi, al di lร  dellโ€™appartenenza e della credenza, gemiamo di fronte al male, temiamo la morte perchรฉ la percepiamo come violenza, sappiamo che siamo stati creati per qualcosโ€™altro. โ€œSalva, Signore!โ€ รจ una preghiera umile in cui il timore e la fede si mescolano riconoscendo che la salvezza รจ un dono.

sorella Raffaela

Per gentile concessione del Monastero di Bose

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