Il dono e la legge
Seguendo la narrazione degli eventi che hanno preparato e realizzato la nascita di Gesรน fin qui esposti dallโevangelista Luca, vi vediamo in filigrana una logica sottostante, un segno caratterizzante: il segno del dono. Tutto fin qui si realizza come dono: come dice il profeta Isaia, โci รจ stato donato un figlioโ (Is 9,6). Questo รจ ciรฒ che hanno vissuto per primi Maria e Giuseppe, ma dopo di loro, questo รจ ciรฒ che per grazia รจ vissuto da ogni credente: โUn bambino รจ nato per noiโ (Is 9,6), come ancora dice Isaia. ร la grazia stupefacente di ogni nascita, come sa bene per esperienza ogni genitore: un figlio non รจ โprodottoโ da chi lo genera, ma viene da Altrove, da un โOltreโ generoso e generante. E questa coscienza รจ tanto piรน viva โ ci mostra Luca โ nei genitori di Gesรน, che accolgono fin dallโinizio quel figlio come creatura generata dallโAlto.
Di fronte al dono di un figlio, lo si puรฒ rifiutare (in molti modi) o accogliere (in altrettanti modi). Ma una volta accolto come dono, si entra in un processo delicato e fecondo, che coinvolge essenzialmente due dimensioni: la responsabilitร e la libertร . Il dono sorgivo di un figlio vive e cresce solo se โportatoโ davanti alla sua Origine vera, ultima. Questo โportareโ oltre sรฉ stessi รจ proprio ciรฒ che fanno Maria e Giuseppe, i quali, โquando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale โฆ portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signoreโ (v. 22). Questo โportareโ รจ un movimento che ha un fine preciso, riassunto dalle parole di Luca con due verbi fondamentali, pregni di vita: โpresentareโ (v. 22) e โoffrireโ (v. 24). Due verbi che stanno allโinterno della stessa logica fin qui vissuta: la logica del dono. Quel โportareโ ha inoltre un destinatario preciso โ il Signore (v. 22) โ, un luogo preciso โ Gerusalemme/tempio (v. 22) โ e un mezzo preciso โ la legge del Signore (vv. 22.23.24) โ. Tutti e tre โ destinatario, luogo e mezzo โ altro non sono che espressioni del Dono originario, che sempre si manifesta come invocazione di una relazione tra Dio e lโessere umano nella modalitร dellโalleanza.
Lโobbedienza di Maria e Giuseppe non ha, allora, nulla di legalistico, di formale, di ritualistico: il dono della Vita ricevuto attraverso quella nascita, ora presentato e offerto, incarna una nuova tappa dellโalleanza di Dio con lโumanitร . Incarna e attualizza la medesima logica del dono di cui la legge del Signore รจ espressione, quando questa legge รจ vissuta nel tempio costruito con le fibre delle nostre vite, gli unici santuari in cui dare gloria, far crescere e ben maturare il dono della Vita. Vite ben maturate come quelle di Simeone e Anna, che lโevangelista Luca ci offre come figure ispiranti anche il nostro personale dono al Signore: il dono di una โvita a braccia aperteโ, sempre pronta allโaccoglienza del dono di Dio, come quella di Simeone (cf. v. 28); il dono di una โvita sempre a casaโ presso la dimora di Dio, mai lontana dalla presenza del Signore, come quella di Anna (cf. v. 37).
fratel Matteo
Per gentile concessione del Monastero di Bose
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