Meditazioni sul Vangelo di Matteo cap 1-7 โ€“ don Divo Barsotti

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ยซLe meditazioni bibliche di Barsotti recano sempre lโ€™impronta dellโ€™impatto col Mistero di Dio e conducono sempre โ€œin altoโ€ โ€“ come la parola โ€œanagogiaโ€ suggerisce โ€“ perchรฉ portano a Dio: lโ€™esegesi di p. Barsotti รจ sempre unโ€™esegesi spirituale, una parola indirizzata allโ€™anima che cerca Dio. Nelle meditazioni sul Vangelo di Matteo di Barsotti non รจ possibile non avvertire dunque lโ€™eco della sua predicazione viva e appassionata con cui cerca di trasmettere ai suoi figli spirituali non un insegnamento astratto ma in qualche modo tutto il vissuto della propria esperienza interiore. La legge del N.T. รจ una legge sui generis! La perfezione della legge che Gesรน richiede va ben oltre le esigenze della Legge mosaica. รˆ la legge dei figli di Dio, la legge dellโ€™amore che rompe ogni legge, una legge intesa non come un insieme di norme che devono regolare i rapporti tra gli uomini, ma come una legge che dร  allโ€™uomo come ideale la vita stessa di Dio: ut sitis filii Patris vestriยป. (Dalla prefazione di Martino Massa)

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Prefazione del libro

Barsotti ha scritto e pubblicato vari commenti alla Sacra Scrittura, ma ha sempre ricusato di cimentarsi in uno studio accurato o in un commento sistematico dei singoli vangeli. Se si eccettua il Vangelo di Giovanni, che egli peraltro ha commentato solo in parte, in maniera sporadica e sviluppando solo alcune tematiche, non si trovano altri studi specifici sui singoli vangeli tra i libri pubblicati.

Il commento al Vangelo di Matteo, che ora viene dato alle stampe, รจ lโ€™unico commento integrale a un Vangelo che Barsotti ha osato affrontare e rappresenta perciรฒ una perla preziosa nella sua opera omnia. Forse la scelta di Matteo non รจ stata casuale. Proprio da questo Vangelo infatti egli ha tratto ispirazione per dare un nome e un programma di vita alla comunitร  da lui fondata. Barsotti ha svolto il suo commento a Matteo in un arco di tempo di circa tre anni e mezzo, esattamente dallโ€™8 novembre 1958 al 24 marzo 1962: si tratta di piรน di cento meditazioni dettate il sabato, ma non in maniera continua, durante i cosiddetti โ€œCenacoli orantiโ€, incontri tenuti nellโ€™oratorio di S. Francesco Poverino in piazza della SS. Annunziata a Firenze. P. Barsotti il sabato mattina si riuniva con i membri della sua comunitร , celebrava la santa messa, quindi faceva un commento su un libro della S. Scrittura o dettava comunque loro una meditazione su un argomento scelto; la sera si cantava il Vespro e si concludeva la giornata con la Compieta e la benedizione.

Abbiamo preferito dare allโ€™opera il titolo โ€œmeditazioniโ€ anzichรฉ โ€œcommentoโ€ perchรฉ piรน rispondente alle reali intenzioni di Barsotti. Tale infatti รจ il titolo che egli ha sempre voluto usare per tutti i suoi commenti biblici. Nella scelta di Barsotti รจ racchiuso tutto il suo modo di accostarsi alla S. Scrittura. Non si legge la Bibbia per acquisire una certa conoscenza, per ricavare un certo insegnamento, un certo messaggio da comunicare poi agli altri. II fine deve essere lโ€™incontro con Dio, non con noi stessi e le nostre idee. Per questo, se, comโ€™รจ noto, Barsotti non si รจ mai troppo soffermato sullโ€™esegesi letterale, su uno studio โ€œscientificoโ€ della Bibbia, รจ perchรฉ ha sempre paventato il pericolo di una certa โ€œbibliolatriaโ€, un culto โ€œidolatricoโ€ del testo scritto.

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Leggere e meditare la S. Scrittura vuol dire prima di tutto โ€” per usare unโ€™espressione a lui cara โ€” realizzare la Presenza, stabilire un rapporto reale con il Dio vivente, fare esperienza di Lui attraverso lโ€™ascolto della Sua Parola, quella Parola che รจ il Verbo di Dio, il Cristo. Tutto ciรฒ senza che in lui sia mai venuta meno lโ€™esigenza dello studio e dellโ€™approfondimento continuo della Bibbia mediante la lettura di tanti autori, teologi ed esegeti antichi e moderni: un dato questo che si riscontra in tutti i suoi libri, in particolare quelli dedicati alla S. Scrittura.

Cosรฌ non mancano qua e lร  anche in queste meditazioni sul Vangelo di Matteo tanti spunti e riflessioni per una lettura piรน attenta anche al dato letterale, per una esegesi piรน moderna, piรน โ€œscientificaโ€ , potremmo dire, del testo biblico โ€” indizio di un retroterra culturale che ha radici profonde โ€” con ipotesi e osservazioni tra lโ€™altro alquanto arditi e innovativi dal punto di vista teologico specialmente per quegli anni prima del Concilio Vaticano Il, e ciรฒ forse potrebbe spiegare il perchรฉ questa raccolta di meditazioni sia rimasta inedita per cosรฌ tanto tempo! Tuttavia ciรฒ che conferisce alla predicazione di Barsotti ancora una volta quel carattere unico e inconfondibile รจ lโ€™afflato mistico che la pervade e la mantiene costantemente su un livello spirituale altissimo, un livello che con i mistici medievali potremmo chiamare โ€œanagogicoโ€.

Le meditazioni bibliche di Barsotti recano sempre lโ€™impronta dellโ€™impatto col Mistero di Dio e conducono sempre โ€œin altoโ€ โ€” come la parola โ€œanagogiaโ€ suggerisce โ€” perchรฉ portano a Dio: lโ€™esegesi di p. Barsotti รจ sempre unโ€™esegesi spirituale, una parola indirizzata allโ€™anima che cerca Dio. Nelle meditazioni sul Vangelo di Matteo di Barsotti non รจ possibile non avvertire dunque lโ€™eco della sua predicazione viva e appassionata con cui cerca di trasmettere ai suoi figli spirituali non un insegnamento astratto ma in qualche modo tutto il vissuto della propria esperienza interiore. Data la mole consistente di queste meditazioni abbiamo pensato di non pubblicarle tutte insieme in un unico volume, ma in piรน volumi in tempi successivi, esattamente in cinque volumi secondo questโ€™ordine: I vol.(cc. 1-7); II vol.(cc. 8-13); III vol.(cc. 14-18); IV vol. (cc. 19-25); V vol. (cc. 26-28). Grandiosa lโ€™introduzione in cui Barsotti mette in relazione la rivelazione biblica con la rivelazione cosmica sottolineando la continuitร  di un unico disegno di salvezza che ha per termine Cristo.

รˆ tipica di Barsotti la visione di una triplice rivelazione: cosmica, profetica e cristiana. Questโ€™ultima non รจ esclusiva ma inclusiva delle altre due e le porta a compimento. Possiamo parlare di Vangelo in quanto ciรฒ che distingue il cristianesimo dalle altre religioni รจ il fatto che Dio entra veramente nella storia, si incontra con lโ€™uomo. Il cristianesimo non รจ una dottrina e un insegnamento morale, nรฉ una filosofia, nรฉ tanto meno una gnosi avulsa dal tempo e dallo spazio. Prima di ogni dottrina e insegnamento cโ€™รจ una storia reale, un evento reale in cui la dottrina trova il suo fondamento: la fede cristiana implica il rivelarsi di Dio negli eventi storici. รˆ proprio questo che distingue il cristianesimo dalle altre religioni. Ciรฒ emerge particolarmente quando Barsotti pone a confronto a un certo punto del suo commento il cristianesimo col buddhismo.

Giustamente egli nota come nelle altre religioni รจ la dottrina ad avere il primato, una dottrina che spesso non ha niente a che vedere con la storia, una dottrina immutabile, fissa, eterna, che รจ al di lร  della storia, al di lร  di questo mondo cosรฌ che il rapporto tra questo mondo, questa realtร  visibile, e il mondo invisibile possa essere concepito solo in maniera vaga, mitica e simbolica: se si puรฒ parlare di una certa partecipazione di questa realtร  visibile e transeunte a quella invisibile ed eterna essa puรฒ essere intesa tuttโ€™al piรน platonicamente come mimesis ( somiglianza) e metexis (imitazione). Niente di piรน. E non puรฒ essere diversamente dal momento che se Dio รจ trascendenza infinita Egli rimane irragiungibile per lโ€™uomo se non รจ Lui stesso a discendere verso lโ€™uomo colmando lโ€™abisso infinito che separa lโ€™uomo da Lui. Tra il mondo e Dio la distanza rimane infinita.

Non cosรฌ nel cristianesimo, dove i due mondi sono intimamente congiunti nellโ€™uomo Gesรน, il Cristo, il Verbo di Dio fatto carne. La storia della rivelazione รจ la storia di una discesa di Dio, una storia che ha per termine Cristo. Cosรฌ spiega Barsotti: ยซIl puro mistero della vita divina diviene mistero della vita divina in senso non piรน teologico ma liturgico, in quanto รจ avvenimento che esige una partecipazione, precisamente attraverso una storia: la storia di una discesa di Dio in mezzo agli uomini, la storia di un incontro di Dio con lโ€™uomo, la storia di unโ€™unione di Dio con lโ€™uomo, storia che ha per termine Cristoยป.

Interessante allโ€™inizio del commento il confronto tra il Vangelo e la Genesi. Per Barsotti la storia della salvezza implica una prima e una seconda creazione. La prima creazione di cui ci parla la Genesi implica un allargarsi, un moltiplicarsi, si passa dallโ€™uno al molteplice: รจ una diastole. Nella seconda creazione, invece, che si compie nellโ€™uomo Gesรน, vi รจ la sistole, il riassumersi di tutto in lui, in Gesรน che รจ il Cristo. La storia della salvezza alle origini implica cosรฌ un dilatarsi e un espandersi progressivo, mentre al suo termine essa si risolve in un restringersi concentrico attorno un evento circoscritto nello spazio e nel tempo, lโ€™evento Cristo, per poi, a partire da esso, nuovamente riespandersi per tutto abbracciare e ricapitolare nel Christus totus.

Il compimento in senso vero e proprio della storia รจ quellโ€™evento-mistero che va oltre la storia stessa, la include e la supera infinitamente: lโ€™evento pasquale, la morte e la resurrezione di Gesรน. Cristo pone fine alla storia โ€” una delle idee chiave di Barsotti รจ che con Cristo la storia รจ finita โ€” ma il compimento non si realizza immediatamente nellโ€™incarnazione ma nella morte di croce e nella resurrezione. Se questo รจ vero allora tutto ciรฒ che ci narrano i vangeli prima della passione, cioรจ il ministero pubblico di Gesรน, ha ancora un certo carattere di profezia, fa ancora parte dellโ€™annuncio, non รจ lโ€™adempimento ultimo della storia della salvezza, e puรฒ essere quindi paradigmatico e normativo della vita cristiana solo in quanto lo si rapporta al mistero pasquale, in quanto annuncia e significa lโ€™evento-mistero ultimo della vita di Gesรน, solo se compreso e contemplato alla luce di esso.

Non a caso per ben tre volte Gesรน annuncia la sua passione ai suoi discepoli (Mt 16, 21; 17, 22-23; 20, 17-19). Nel Vangelo profezia e adempimento si trovano congiunti. La realtร  ultima non sono i miracoli, non sono i discorsi di Gesรน considerati in se stessi, ma la sua morte e resurrezione. Nellโ€™elenco dei libri del Canone neotestamentario il Vangelo di Matteo ha il primo posto: รจ il primo scritto del N.T. e il primo dei quattro vangeli; ma sappiamo che non รจ il primo Vangelo in senso cronologico, in quanto la versione greca del Vangelo di Matteo, lโ€™unica a noi giunta, รจ successiva a Marco e ne dipende, mentre nulla sappiamo di un originale Matteo aramaico pur attestato da diversi padri della Chiesa.

Tuttavia il Vangelo di Matteo detiene un suo primato, potremmo dire, di intenzione e di contenuto: รจ primo perchรฉ, in quanto indirizzato ai cristiani provenienti dallโ€™ebraismo, rappresenta quellโ€™annuncio della Buona Novella che deve essere portato prima a Israele โ€” quellโ€™Israele che nella storia della salvezza rimane sempre il primo destinatario della divina rivelazione dallโ€™inizio alla fine โ€” prima che il Vangelo sia annunciato anche ai pagani; il Vangelo di Matteo รจ primo anche perchรฉ, proprio in quanto rivolto ai giudeo-cristiani, รจ il primo scritto cristiano per cosรฌ dire che unisce la Chiesa alla Sinagoga, che fa da ponte tra Antico e Nuovo Testamento, che mostra chiaramente la continuitร  tra lโ€™Antica e la Nuova Alleanza, tra la Legge antica e la legge nuova, che presenta la Chiesa come il Nuovo Israele.

Barsotti pone a confronto Matteo con gli altri vangeli affermando che รจ il piรน teologico tra i vangeli sinottici e che ciรฒ lo accomuna a Giovanni, che รจ il piรน teologico di tutti; ma mentre il Vangelo di Giovanni si distingue per un certo carattere liturgico, quello di Matteo รจ eminentemente ecclesiologico. Forse non รจ un caso che i vangeli piรน teologici siano attribuiti a degli apostoli. Si potrebbe concludere: gli evangelisti raccontano i fatti, ma sono gli apostoli che hanno il mandato di annunciare il kerygma, di fissare e insegnare la dottrina da credere. Ancora รจ importante rilevare che in Marco e Luca troviamo una composizione ordinata degli eventi mentre in Matteo troviamo una composizione ordinata dei discorsi di Gesรน.

Ecco dunque i cinque grandi discorsi di Matteo, che richiamano i cinque libri del Pentateuco: il discorso della montagna, il discorso missionario, il discorso parabolico, il discorso ecclesiologico e il discorso escatologico. Quello che contraddistingue sempre il Vangelo di Matteo รจ il suo carattere didattico e non narrativo. I fatti sono importanti in quanto diventano parabola, paradigma, recano un insegnamento. Probabilmente gli eventi narrati da Matteo, come del resto anche quelli narrati dagli altri evangelisti, non sono avvenuti secondo lโ€™ordine da lui seguito. Ma a Matteo basta sapere che si tratta di fatti reali, storici.

Egli รจ molto povero quando narra i fatti, riduce tutto allโ€™essenziale, non ha la vivacitร  e la drammaticitร  dello stile di Marco. In Matteo non troviamo il gusto della narrazione, ma cโ€™รจ il gusto dellโ€™aforisma, del proverbio, della parabola, della poesia ebraica. Secondo Barsotti ยซnon vi รจ libro di poesia ebraica piรน puro e piรน alto di Matteoยป. La narrazione per Matteo รจ sempre in funzione del messaggio teologico. Per questo i personaggi restano quasi sullo sfondo, sono appena tratteggiati, sono figure dai contorni sfumati, non emerge il loro carattere umano, nรฉ i loro sentimenti o emozioni, ma รจ proprio questo che conferisce loro un carattere ieratico, una sacralitร  unica tra i vangeli.

E qui la grandezza di Matteo, nel fatto cioรจ che i personaggi, i miracoli, gli eventi, i discorsi stessi rimandano a una realtร  soprannaturale e trascendente, a un mistero che si svela e si compie nella storia e tuttavia la trascende sempre. Suggestivo poi quanto afferma Barsotti a proposito del confronto con Giovanni: ยซprendiamo le parabole di san Matteo, il Sermone della Montagna, e facciamo il paragone con il quarto Vangelo: molto piรน povero, piรน scolorito รจ il linguaggio di san Giovanni; avrร  una carica interiore anche maggiore, avrร  una profonditร , un peso spirituale anche piรน grande, ma non ha piรน quella universalitร , non รจ piรน un linguaggio popolare, non ha piรน il colorito, la vivacitร , la freschezza del linguaggio di Gesรน che ritroviamo in san Matteoโ€ฆ

Eโ€™ poesia il Discorso della Montagna ed รจ poesia grandissima anche il Discorso Escatologicoยป. Matteo in particolare narra i fatti in funzione della messianicitร  del Cristo. Per questo Matteo puรฒ sembrare alquanto scialbo nel raccontare i fatti della vita pubblica di Gesรน, ma รจ molto accurato nel racconto della passione e della morte di Gesรน. Come afferma ancora Barsotti tutto รจ un ยซmuoversi concentrico intorno a un centro che non รจ una legge immutabile ma un avvenimento unico, irreversibile, contingente: la morte di croceยป.

Il fatto che il Vangelo di Matteo sia un Vangelo didattico non deve trarre in inganno. Non si tratta mai di un insegnamento che รจ dato a prescindere dallโ€™evento ma รจ lโ€™evento stesso che insegna. Il kerigma in fondo non รจ quello della predicazione ma quello della morte, a tal punto che potremmo dividere il Vangelo di Matteo in due parti: quella che riguarda la preparazione lontana all'โ€oraโ€ di Gesรน e quella che riguarda invece la preparazione prossima che รจ la sua morte. Tra queste due preparazioni si rinnova lโ€™esodo.

A commento della prima moltiplicazione dei pani Barsotti afferma: ยซNon solo il camminare sopra le acque ha un riferimento allโ€™Esodo, ma anche il primato. Mosรจ ha i settantadue seniori. Gesรน giร  dallโ€™inizio, dopo il Sermone dalla Montagna, come si vede in Matteo, chiama i Dodici, i quali dovranno essere i capostipiti del nuovo Israele: i Dodici sono i figli del nuovo Giacobbe. Dopo la vocazione, ora il conferimento del primato. Tutto si ripete come per ondate successive fino a che tutto non si compie nellโ€™atto unico e semplicissimo della morte di croce.

โ€œLโ€™oraโ€ di Gesรน, lโ€™avvenimento in cui tutte le promesse si adempiono non รจ nemmeno lโ€™Incarnazione del Verbo, non sono nemmeno i miracoli del Cristo, non รจ nemmeno la sua parola: รจ la sua morte di croce. Anche la vita di Gesรน prepara e annuncia imminente lโ€™avvento del Regno, ma lโ€™avvento del Regno si compie soltanto con la sua morteยป. Alla luce della morte di croce tutto acquista un significato pasquale, di redenzione e salvezza. Cosรฌ nella tempesta sedata si scorge la vittoria sugli elementi del cosmo, nella guarigione degli ossessi la vittoria sul demonio, nella guarigione del paralitico quella sul peccato, nella resurrezione della ragazza morta la vittoria infine sulla morte.

Ancora una volta spiega Barsotti piรน chiaramente e sinteticamente: ยซI Vangeli non sono la storia di Gesรน, la vita di Gesรน. Sono vangeli, annuncio della buona novella. E lโ€™annuncio della buona novella non vuol essere che lโ€™annuncio della morte del Cristo e della sua resurrezioneยป. Si รจ giร  accennato al carattere ecclesiologico del Vangelo di Matteo. Bisogna aggiungere che nessun Vangelo รจ cosรฌ ecclesiologico come Matteo perchรฉ legato piรน degli altri alla concezione di una comunitร  religiosa quale era propria dellโ€™ebraismo. La Chiesa รจ il Nuovo Israele che ha come fondamento la fede nel Cristo professata da Pietro (Mt 16, 13ss). Tutto ciรฒ implica che per Matteo non si potrebbe mai capire la Chiesa nรฉ avere una teologia cristiana che alla luce dellโ€™A.T. La tesi di Matteo รจ proprio il fatto che Gesรน รจ lโ€™adempimento, il Messia promesso.

La messianicitร  di Gesรน รจ il principio e il fondamento di tutta la teologia posteriore della Chiesa, specialmente di quella patristica che consiste nella concordia dei due testamenti: basti pensare allโ€™esegesi tipologica dei Padri della Chiesa. Il N.T. non sarebbe piรน nulla senza lโ€™A.T. Viene in rnente qui il detto di S. Girolamo: ignorantia Scripturae ignorantia Christi.

Ma Barsotti estende il discorso anche alla rivelazione cosmica: se si separasse la rivelazione abramitica e mosaica dalla rivelazione cosmica la rivelazione stessa dโ€™Israele non avrebbe piรน radici. Di fatto Dio non ha mai abbandonato lโ€™uomo a se stesso come ci insegna S. Ireneo e come insegna anche S. Giustino i semina Verbi si trovano sparsi in tutti i tempi e luoghi. Una delle idee portanti del pensiero di p. Barsotti รจ che il cristianesimo รจ veramente cattolico perchรฉ tutto abbraccia, tutto compie e nello stesso tempo tutto trascende.

Ma il legame con la rivelazione cosmica presuppone la concordia tra i due testamenti senza la quale il cristianesimo rimane un masso erratico, incomprensibile. Il cristianesimo รจ rivelazione solo in quanto รจ adempir-nento di un piano giร  accennato da Dio. Cristo per Matteo รจ il Messia, colui nel quale le promesse di Dio si sono adempiute. Questo รจ il fondamento di tutto il pensiero cristiano posteriore, di tutta la teologia e spiritualitร . Matteo pone dunque le fondamenta di una teologia cristiana della Chiesa in quanto la Chiesa non รจ altro che il prolungamento dellโ€™Antico Israele.

La continuitร  importa che se Gesรน รจ il Nuovo Mosรจ e il figlio di Davide allora posso conoscere Cristo in quanto conosco Mosรจ e Davide, cosรฌ come conosco la predicazione di Gesรน nella misura in cui conosco la predicazione dei profeti. Si scopre allora una mirabile continuitร : ad esempio quella morale escatologica del โ€œgiorno di Jahwhรจโ€ , tanto ricorrente nei profeti, avrร  il suo termine nella vita divina, nella beatitudine stessa di Dio, nel Regno dei cieli di cui ci parla il Vangelo di Matteo. Ma bisogna dire che vi รจ anche discontinuitร  pur nella continuitร . Anzi discontinuitร  totale, sproporzione infinita, incommensurabilitร  assoluta tra la figura e la realtร , tra la profezia e il compimento, perchรฉ nessuna preparazione reca in sรฉ la pienezza. Non vi puรฒ essere continuitร  tra Antica e Nuova Alleanza (significativo lo squarcio del velo del Tempio dopo la morte di Gesรน), tra Mosรจ e Cristo, se si guarda a Cristo come lโ€™eterna novitร , lโ€™assoluto nel tempo, Dio nel tempo.

In particolare la dialettica continuitร /discontinuitร  si riscontra nel cosiddetto Discorso della Montagna (cc. 5-7), quella serie di discorsi che Matteo raggruppa allโ€™inizio della vita pubblica del Signore anche se probabilmente non sono stati pronunciati tutti nello stesso tempo. Si tratta, รจ vero, del complesso legislativo del Vangelo ed รจ posto allโ€™inizio in quanto promulgazione delle condizioni indispensabili per essere discepoli di Gesรน, cittadini del Regno, partecipi dellโ€™Alleanza Nuova ratificata nel Suo sangue. Cosรฌ spesso si dice che il Discorso della Montagna rappresenta nel N .T. quello che รจ la Legge nell โ€˜ A.T. Non bisogna certo dimenticare lโ€™importanza della parola โ€œleggeโ€ in Matteo.

Anzi il fatto di porre lโ€™accento sulla legge potrebbe tradire una certa sua polemica contro lโ€™antinomismo di alcuni che volevano togliere invece qualsiasi valore alla legge nella vita cristiana. In questo senso Matteo si potrebbe collocare tra coloro che vogliono mettere in guardia contro le false interpretazioni del pensiero paolino (cfr. ad esempio 2Pt 3, 15-16). Ma qui la differenza qualitativa tra la legge nuova e la Legge antica รจ infinita. La legge del N.T. รจ una legge sui generis! La perfezione della legge che Gesรน richiede va ben oltre le esigenze della Legge mosaica. รˆ la legge dei figli di Dio, la legge dellโ€™amore che rompe ogni legge, una legge intesa non come un insieme di norme che devono regolare i rapporti tra gli uomini, ma come una legge che dร  allโ€™uomo come ideale la vita stessa di Dio: ut sitis Wii Patris vestri.

Barsotti spiega infatti: ยซLa perfezione della legge che cosa richiede? Essenzialmente due cose, secondo Gesรน. Almeno questo sembra a me lโ€™insegnamento fondamentale del Sermone della Montagna; richiede essenzialmente due cose: che la legge sia fatta interiore allโ€™uomo e che non importi immediatamente lโ€™azione ma prima di tutto il cambiamento del cuore. โ€œConvertitevi! Cosรฌ comincia Gesรน a parlare, secondo san Marco (Mc 1, 15). Rovesciare i propri sentimenti interiori: metร noia. Dunque, prima di tutto la conversione del cuore; che sia intima, la legge, al cuore dellโ€™uomo. Poi, che lโ€™esigenza della legge sia infinita. Non legge esteriore, e non legge che esiga un atto ben determinato e preciso: รจ piuttosto un tendere verso nessun limite, verso lโ€™infinitoยป.

Per quanto riguarda le Beatitudini in particolare, esse rappresentano il cuore della legge nuova e importano certamente anche unโ€™etica della vita cristiana. Ma questโ€™ultima non consiste in un insieme di norme da osservare ma nella risposta a un invito. Ecco allora che le Beatitudini, collocate allโ€™inizio del Discorso della Montagna, si presentano come la via della vita cui si contrappone la via della morte rappresentata dalle maledizioni (Mt 23). Per Barsotti le Beatitudini implicano il primato di Dio che sceglie, non quello della volontร  dellโ€™uomo che si determina.

Se รจ vero che esse dettano le condizioni per divenire eredi del Regno dei cieli, proprio per il fatto che tale Regno รจ il โ€œRegno di Dioโ€ e lโ€™uomo vi entra nella misura in cui trascende il piano umano per vivere sul piano divino dellโ€™essere allora le parti qui addirittura si invertono: le Beatitudini sono una legge che deve essere osservata piรน da Dio che dallโ€™uomo; solo Dio puรฒ infatti realizzare quella โ€œsantitร โ€ a cui chiama lโ€™uomo. Lโ€™uomo รจ chiamato a divenire Dio per partecipazione, a vivere la perfezione stessa di Dio: ยซSiate perfetti come รจ perfetto il Padre vostro celesteยป (Mt 5, 38). Barsotti inoltre รจ molto esplicito nel dire che se si deve parlare di morale si tratta di una morale escatologica che lโ€™uomo non potrร  mai vivere quaggiรน. ยซIl Vangelo di per sรฉ รจ norma etica e non giuridica, รจ norma di valori tutti intimi e sostanziali, che potrร  avere la sua piena attuazione solo nel mondo futuroยป. Eppure le Beatitudini rappresentano anche quello stato escatologico che il cristiano รจ chiamato a vivere giร  ora e qui.

La vita eterna non รจ al di lร  di questa vita presente. Verso la fine del suo commento p. Barsotti afferma: ยซCโ€™รจ piรน grande diversitร  fra lโ€™epoca che precedeva il Cristo e lโ€™economia cristiana, di quella che vi รจ fra lโ€™economia cristiana e lโ€™eternitร  che si attende. Non vi รจ una vera continuitร , vi รจ anzi una rottura, fra lโ€™epoca avanti Cristo e lโ€™economia nostra; ma vi รจ una vera continuitร  invece fra lโ€™economia che viviamo noi e lโ€™economia dei santi, e anche la trasfigurazione del mondo futuro e la stessa dissoluzione della carne e il giudizio divinoยป.

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