Luciano Manicardi โ€“ Non era dei nostri

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โ€œNon era dei nostriโ€

La tentazione del credente di impedire e porre ostacolo allโ€™azione dello Spirito se questa si manifesta in modi e forme non corrispondenti ai suoi schemi; una visione chiusa e rigida dellโ€™appartenenza comunitaria di contro a una visione aperta e accogliente; la gelosia come grande minaccia portata alla vita comunitaria: questi alcuni temi che legano tra loro prima lettura e vangelo.

Lโ€™atto con cui i discepoli impediscono a uno sconosciuto di cacciare demoni perchรฉ non fa parte del loro gruppo (โ€œnon era dei nostriโ€; letteralmente: โ€œnon ci seguivaโ€) mostra anzitutto la frustrazione che diventa arroganza. Incapaci di scacciare il demone che affliggeva lโ€™epilettico (cf. Mc 9,18), i discepoli proibiscono di cacciare demoni nel nome di Gesรน a un estraneo che ci riusciva, e questo solo perchรฉ โ€œnon li seguivaโ€.

Ma quel gesto mostra anche la pretesa del gruppo dei discepoli di detenere il monopolio della presenza del Signore e di stabilire chi puรฒ accedere al โ€œNomeโ€ santo e chi no. รˆ una pretesa di dominio e di potere. Alla concezione di unโ€™identitร  di gruppo chiusa ed escludente propugnata dai discepoli, si oppone la concezione aperta e inclusiva di Gesรน. A coloro che dicono: โ€œNon ci segue, dunque deve essere esclusoโ€, si oppone Gesรน che dice: โ€œChi non รจ contro di noi รจ per noiโ€. Gesรน non รจ totalitario e non afferma che tutti debbano appartenere al gruppo dei suoi discepoli. Il Nome del Signore travalica i confini della chiesa che tale Nome confessa.

Nel nostro testo, in cui appartenenza e identitร  del gruppo dei discepoli appaiono in primo piano, affiora anche il problema dellโ€™inimicizia. Ai discepoli che vedono un nemico nellโ€™esorcista estraneo, Gesรน dice: โ€œChi non รจ contro di noi, รจ per noiโ€. Il rapporto chiesa-nemico si situa allโ€™interno di una fondamentale polaritร . Da un lato, se la chiesa vive la radicalitร  evangelica e lo spirito delle beatitudini, non puรฒ non conoscere persecuzioni e inimicizie a causa del Nome di Cristo; dallโ€™altro, la stessa radicalitร  evangelica impedisce alla chiesa di fabbricarsi dei nemici, di entrare in regime di inimicizia con gli uomini non credenti o di dar nome di nemico ad โ€œaltriโ€, a categorie di persone o a gruppi umani che semplicemente sono segnati da diversitร  o estraneitร . Sul problema dellโ€™inimicizia la chiesa gioca la sua capacitร  di assumere e gestire, positivamente o meno, il problema dellโ€™alteritร  e della differenza al proprio interno e di fronte a sรฉ.

La Potenza e la Presenza del Signore non sono in mano ai soli cristiani, ma sono suscitate dallo Spirito e noi โ€œdobbiamo ritenere che lo Spirito santo dia a tutti la possibilitร  di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasqualeโ€ (GS 22). Nemmeno la chiesa puรฒ pretendere questa conoscenza, pena il ridurre Dio a idolo e il divenire occasione di scandalo, cioรจ inciampo e ostacolo al cammino dellโ€™uomo verso Dio. Certamente la prima accezione delle parole di Gesรน sullo scandalo รจ comunitaria, e intravede la possibilitร  che un corpo comunitario si opacizzi al punto da non essere piรน trasparenza della presenza di Cristo. Ma tali parole hanno anche una valenza personale: occorre vigilare sul proprio agire (mani), sul proprio comportamento (piedi) e sulle proprie relazioni (occhi) per non divenire un ostacolo alla vocazione e al cammino di fede dellโ€™altro. Anzi, occorre il coraggio della rinuncia a ciรฒ che puรฒ ostacolare lโ€™ingresso nel Regno, ingresso che avviene non a partire da un di piรน o da un pieno, ma da un vuoto, da una mancanza, da una povertร . Abbiamo qui lโ€™esigenza (oggi forse impopolare) di unโ€™ascesi, di una lotta, di un duro combattimento contro le tendenze che portano lโ€™uomo a un agire, a un comportamento e una relazionalitร  antievangelici. Tagliare e cavare (lett. โ€œgettareโ€) non sono disumane direttive da applicarsi letteralmente, ma indicazioni realistiche di una lotta da combattere ogni giorno per purificare il proprio cuore e vivere il vangelo con maggiore libertร . Cโ€™รจ un perdere la vita che รจ essenziale per trovarla in Cristo (cf. Mc 8,35).

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Luciano Manicardi