LโAmore si dร . Anzi, come dice Meister Eckhart, non puรฒ non darsi, รจ obbligato. Infatti Dio non ama, รจ amore! Come il profumo, non decide da chi farsi avvertire. Si ri-versa su tutto e tutti: ยซEgli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiustiยป (Mt 5, 45), non facendo preferenza di persona (cfr. At 10, 34).
Soprattutto non fa preferenze nella mia persona. Io sono terreno dove lโAmore semplicemente ac-cade. In questa mia storia fatta di terra dura, di sassi, di rovi, di superficialitร โ ma anche di terra buona, Egli si dร , con tutto sรฉ stesso. Non mi ama a pezzi; abbraccia il tutto di me: la luce e la tenebra, il bene e il male, lโombra e lo splendore. Un amore che scegliesse cosa amare dellโamato sarebbe ancora troppo umano.
โDio e io siamo uno; egli opera e io divengo. Il fuoco trasforma in sรฉ ciรฒ che vi รจ gettato, che diventa sua naturaโ (Meister Eckhart).
Se Dio ha una debolezza, รจ dunque quella di abbracciare il tutto di me, recuperare sempre, di scommettere ancora una volta sullโamato che ha fallito, che รจ caduto e di non finire di rompere ciรฒ che รจ giร scheggiato:
ยซNon spezzerร una canna giร incrinata,
non spegnerร una fiamma smorta,
finchรฉ non abbia fatto trionfare la giustiziaยป (Mt 12, 20).
E la giustizia di Dio, sappiamo, nella Bibbia si chiama fedeltร .
Al di lร dei sentieri che lo attraversano, delle pietre che nasconde e dei rovi che lo dominano, lโuomo agli occhi del suo Dio รจ sempre terra buona e bella, madre feconda in grado di ricominciare daccapo, di rimettersi in piedi ancora una volta, di sbagliare ancora una volta. Perchรฉ in fondo aveva ragione il grande drammaturgo irlandese, Samuel Beckett โHo sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglioโ.
A me รจ chiesto semplicemente di stare e accogliere. Fare โvoto di vastitร โ. Come โterra deserta, arida senzโacquaโ, attendo e accolgo. Faccio opera di silenzio, di preghiera che si fa Meditazione, sapendo che โmeditare significa attendere Dioโ (Mahatma Gandhi).
Non cโรจ nulla di moralistico in questa parabola. Non viene chiesto di essere terreno buono perchรฉ la parola, lโAmore possa compiere quanto promesso, ma solo spazio vuoto per poi semplicemente credere che, indipendentemente dalla qualitร della terra, la Parola, lโamore del nostro Dio porterร frutto, perchรฉ la potenza, lโenergia, la feconditร non dipende dal tipo di terreno ma dal seme.
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Per poi commuoverci dinanzi allo splendore del fior di loto che affonda le sue radici nella melma fangosa.
A noi รจ chiesta lโazione piรน impegnativa, quella della โnon-azioneโ.
โLโartista tanto meno opera piรน creaโ ebbe a dire Leonardo da Vinci.
Ma in fondo lo intuรฌ giร Isaia: ยซCome infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo / e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, / senza averla fecondata e fatta germogliare, / perchรฉ dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, / cosรฌ sarร della mia parola uscita dalla mia bocca: / non ritornerร a me senza effetto, / senza aver operato ciรฒ che desidero / e senza aver compiuto ciรฒ per cui lโho mandataยป (Is 55, 10s.).
Per gentile concessione di don Paolo Scquizzato