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Don Luciano Labanca โ€“ Commento al Vangelo del 21 Aprile 2024

Domenica 21 Aprile 2024
Commento al brano del Vangelo di: Gv 10, 11-18

Il piรน bello tra i figli dellโ€™uomo

La quarta domenica di Pasqua, in cui la Chiesa celebra la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, prevede sempre la lettura di un passo del capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, in cui Gesรน si rivela attraverso lโ€™allegoria del pastore.

Non รจ unโ€™immagine nuova nel panorama biblico, ben nota giร  infatti nel libro dei Salmi (cfr. Sal 23) e in Ezechiele (cfr. Ez 34, 24-31). Essa assume un senso piรน profondo dopo il passaggio pasquale di Gesรน: รจ soltanto con il dono della sua vita e la sua Resurrezione che Egli mostra in pienezza lโ€™amore totalizzante verso il suo popolo, redento dal suo sangue e radunato nellโ€™unitร  della Chiesa.

Esaminando il testo propostoci, vediamo come Gesรน riveli se stesso utilizzando un aggettivo qualificativo, accanto allโ€™immagine del pastore: Io sono il pastore, quello bello (egรณ eimi o poimรฉn o kalรณs). Lโ€™aggettivo โ€œkalรณsโ€ indica la bellezza, non da intendersi in senso estetico, ma totalizzante: il vero, il buono, il giusto, quindi il bello.

Per questa ragione anche la traduzione italiana che definisce Gesรน come โ€œbuon pastoreโ€, funziona perfettamente. Gesรน possiede una bellezza totalizzante, perchรฉ in Lui si manifesta la pienezza dellโ€™amore, quindi della veritร , della giustizia e della bontร . รˆ vero, donando la sua vita sulla croce โ€œegli non ha apparenza, nรฉ bellezza per attirare i nostri sguardiโ€ (Is 53,2), ma il dono totale di sรฉ lo rende โ€œil piรน bello tra i figli dellโ€™uomoโ€ (Sal 44,3).

La bellezza di Cristo, dunque, non ha niente a che vedere con la vana attrazione fisica, che come il fiore del campo รจ destinata a sfiorire, ma esprime la bontร  e la veritร  dellโ€™amore donato. Egli dร  la sua vita per le pecore, con generositร , senza riserve. Questa bellezza supera ogni qualificazione superficiale ed esteriore, perchรฉ emerge dalla parte piรน profonda del suo Essere umano-divino.

Non cโ€™รจ niente di utilitaristico in lui, come avviene nel mercenario, che non รจ pastore. Nel mestierante, pagato per occuparsi delle pecore, cโ€™รจ sfruttamento. A lui in realtร  non interessa nulla di loro, ma vuole soltanto servirsene.  In lui cโ€™รจ solo la bruttezza dellโ€™egoismo, dei secondi fini e del proprio interesse.

La bellezza del pastore, invece, attrae le sue pecore, lโ€™umanitร  di ogni razza, lingua, popolo e nazione, perchรฉ esse sentono lโ€™amore incondizionato, che niente e nessuno puรฒ donare al di fuori del Padre e del Figlio. Quando le pecore si lasciano attrarre da questa bellezza e ne fanno esperienza, esse stesse sono rigenerate nellโ€™unitร  e le forze disgreganti dei lupi rapaci non possono disperderle.

Loro stesse, attratte dallโ€™amore incondizionato del pastore, ne riproducono i medesimi tratti, partecipando della sua bellezza e bontร . Contemplando la bellezza totalizzante di questo Pastore, che รจ Cristo, non ci resta che chiederci: in una societร  dellโ€™apparenza, segnata da una ricerca ossessiva dellโ€™estetica, siamo ancora in grado di cercare la vera bellezza?

Cosa conta di piรน per noi, la vera bellezza dellโ€™amore gratuito e totalizzante, oppure quella falsa che seduce i nostri sguardi sullโ€™esterioritร  e su ciรฒ che รจ utile o piacevole, ma destinato a sfiorire, come lโ€™erba del campo?

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.

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