Don Joseph Ndoum โ€“ Commento al Vangelo del 24 Luglio 2022

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Il catechismo di Gesรน sulla preghiera

La lettura del libro della Genesi e la pagina del Vangelo di Luca sono al centro dellโ€™annuncio di questa domenica. Ci rivelano il volto misericordioso e amante di Dio ,come pure il Suo volto paterno.. questa rivelazione viene appresa nel contesto della preghiera. Nel brano della Genesi, questa rivelazione emerge in modo acuto nel dialogo tra Dio ed Abramo, sul destino di Sodomia e Gomorra. Il grido contro queste due cittร  รจ troppo grande e il loro peccato รจ molto grave. Dio vuole scendere e vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui รจ giunto il grido fino a Lui: Dio, giudica giusto, non giudica per sentito dire, ma vuole fare lโ€™indagine personale.

Questa concezione popolare di Dio, anche se va contro lโ€™attributo della sua onniscienza, offre la cornice adatta per il colloquio con Abramo. Abramo pone a Dio la domanda cruciale sulla giustizia: โ€œDavvero sterminerai il giusto con lโ€™empio?โ€, cioรจ lโ€™innocente con il reo. Il padre dei credenti parte dal principio che, in una comunitร  di malvagi, vi possa essere una minoranza di persone buone. Dio, se รจ giusto, non puรฒ fare perire tutti insieme, anzi, Dio potrebbe risparmiare lโ€™intera comunitร  grazie alla presenza di questi giusti, cosรฌ che i giusti non siano trattati come gli empi. Nella sua intercessione, Abramo parte da cinquanta giusti fino a dieci, questo numero minimo per fare una comunitร .

Ogni volta Dio dichiara di voler risparmiare la cittร  per riguardo della minoranza dei giusti che vi si trovano. La fonte e il garante di ogni giustizia non puรฒ condannare il giusto assieme allโ€™empio. In questo caso, รจ preferibile sospendere la sanzione collettiva, per rispettare proprio il principio della giustizia divina. Sappiamo come va a finire la storia di queste due cittร  malvagie ed empie :sono state travolte nella catastrofe. Tuttavia il principio della giustizia nel giudizio di Dio รจ stato rispettato, perchรฉ il giusto Lot, con la sua famiglia, รจ stato salvato. Questo volto della giustizia di Dio corrisponde alla sua misericordia .

Nel brano evangelico, uno dei discepoli di Gesรน gli dice: โ€œSignore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli.โ€ Prima di tutto. Bisogna ricordare che Gesรน ha insegnato a pregare ai suoi discepoli col suo esempio. Il Terzo vangelo riporta almeno sette momenti di preghiera che scandiscono le scelte di Gesรน. Anche lโ€™insegnamento del โ€œPadre nostroโ€ รจ preceduto dalla preghiera solitaria del maestro. Questa preghiera comporta due parti essenziali: la prima riguarda Dio (โ€œsia santificato il tuo nome, venga il tuo regnoโ€); la seconda riguarda lโ€™uomo, con tre domande (โ€œDacci il nostro pane quotidiano, perdona le nostre colpe, e non indurci in tentazioneโ€).

La differenza di questo โ€œPadre nostroโ€ lucano, rispetto a quello di Matteo, รจ una maggiore essenzialitร , poichรฉ la preghiera dei discepoli di Gesรน, prima di essere una formula da recitare, dovrebbe essere una relazione da vivere. Essi stanno davanti a Dio con lโ€™attitudine di figli che possono chiamarlo โ€Padreโ€. Eโ€™ cosรฌ che Gesรน pregava, e i sentimenti che Egli esprime sono quelli che aveva nei confronti del Padre, tranne per quanto riguarda la domanda sul perdono dei peccati.

Per illustrare la relazione vitale con Dio, che รจ la sostanza della preghiera o lโ€™attitudine di fondo rispetto alle parole da dire, Gesรน propone due piccole parabole: La parabola dellโ€™amico importuno e analogamente quella del figlio che chiede qualcosa da mangiare al padre.

Lโ€™applicazione della prima (quella dellโ€™amico importuno) raccomanda la preghiera fiduciosa, insistente, perfino testarda. Dio รจ molto piรน disponibile di qualsiasi amico. Anche nella seconda parabola, lโ€™accento รจ posto sulla fiducia che deve sostenere qualsiasi preghiera. โ€œChiedete e vi sarร  datoโ€ฆโ€. Come conciliare questa assicurazione dellโ€™esaudimento certo della preghiera con lโ€™esperienza quasi quotidiana che sembra smentire questa promessa? Infatti la nostra preghiera raggiunge e tocca sempre Dio. E poi Dio interviene sempre, anche se non sempre โ€œquandoโ€ e โ€œcomeโ€œ vorremmo noi.

Dio potrebbe far sparire gli ostacoli che ingombrano il nostro cammino, oppure puรฒ lasciare le cose come sono, almeno nellโ€™apparenza, per mettersi in strada con noi, disposto a condividere gli stessi rischi. Rimangono gli stessi, ma sei tu che non sei piรน lo stesso, sei diverso se hai pregato; la tua forza non รจ piรน soltanto la tua forza: pregando hai ricevuto un supplemento di forza e di capacitร . Non รจ quindi il caso di lamentarsi perchรฉ Dio non ci ha concesso quelle determinate grazie. In realtร  abbiamo ottenuto immensamente di piรน: non delle cose, ma lui stesso, la sua presenza.

Non sorprende allora la promessa del dono dello Spirito Santo. Il Signore non ci dร  le cose inutili o pericolose, ma le cose in rapporto con i beni spirituali e con la nostra salvezza. Pregare non significa, quindi, imporre a Dio la nostra volontร , ma domandargli di renderci disponibili al suo disegno di salvezza, e di renderci veri figli.

Don Joseph Ndoum


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