DIGNITร E IDENTITร DEL DISCEPOLO
Dopo aver ascoltato domenica scorsa gli ordini (non optionals) di Gesรน ai suoi primi discepoli, ci ritroviamo oggi al cuore di tutto il discorso che si estende nei capitoli 10-12 del vangelo di Matteo. Tutte le istruzioni di Gesรน si possono comprendere solo se lโamore per Lui viene prima di ogni altro amore. La questione del discepolato sta tutta qui. O Gesรน รจ colui al quale si dร il primato nellโamore, oppure non รจ il Dio in cui dico di credere. Credere e amare non sono verbi separabili. Se mia madre, mio padre, mio figlio o altra persona catalizza maggiormente il mio amore, sono un idolatra come altri: cioรจ, il mio Dio sarร mio padre, mia madre, mio figlio o unโaltra persona.
Che ne dite? Non รจ forse cosรฌ? Come รจ facile essere idolatri! A chi si deve, nella vita, il primato su tutto e tutti? Non รจ degno di me รจ un ritornello che ricorre ben 3 volte in un solo versetto (Mt 10,37). Non che uno possa essere degno del Signore per sรฉ stesso, ovvero per il fatto che voglia amare Gesรน sopra tutto e tutti. Allora, chi รจ il suo vero discepolo?
ร uno che il Signore stesso rende degno di Lui. ร uno che prende la propria croce e lo segue (Mt 10,38). Si tratta di qualcuno che il male della sua vita non lo scarica sugli altri, ma sta imparando a portarlo, anche perchรฉ riconosce di esserne un artefice. Nellโespressione la propria croce possiamo racchiudere lโesperienza del male ricevuto o fatto in prima persona. La cosa non cambia, perchรฉ il male lo si porta, mai lo si ricambia. Siamo tutti in qualche modo complici del male che cโรจ nel mondo. Si impara a prendere la propria croce se si segue Gesรน, non se si vuole far di Lui un โfollowerโ. Lui รจ il Maestro che ci insegna a vincere il male portandolo su di sรฉ. Ma non costringe nessuno a seguirlo.
Infatti, che tipo di Maestro รจ il Signore Gesรน? Cosa impariamo da Lui sulla nostra vita? Che essa non va trattenuta, la vita che abbiamo ricevuto in dono non la si deve conservare, ma regalare. Se uno vuol salvare a tutti i costi (soprattutto facendola pagare agli altri! โฆ) la propria vita, non ha capito un bel niente di essa, รจ ancora preda di quel grande imbroglione che รจ il diavolo. ร schiavo della paura di perderla, mentre รจ proprio perdendola a causa di Gesรน che uno la trova! (Mt 10,39)
Una possibile chiave di volta sta in questa considerazione: o Gesรน รจ un impostore in quel che dice, o lo รจ satana, il principe di questo mondo. Non si puรฒ rimanere neutrali davanti alla parola del Signore. Chi non vuol decidere ha comunque deciso. Il discepolo รจ colui che ha preso la sua decisione e si gioca la sua vita sulla parola di Gesรน. Dunque chi vive per sรฉ stesso sembra un vincente, invece รจ un perdente. Chi vive per Gesรน risulterร un perdente in questo mondo, in realtร รจ un vincente.
Il mistero della vita si dipana tra qualcosa che passa e muore e qualcosa che invece non passa perchรฉ risorge: se uno รจ in Cristo, รจ una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove (2Cor 5,17). Queste parole di Paolo rivelano lโunitร โontologicaโ che si stabilisce tra discepolo e Maestro. Al punto da far chiarire al Maestro che accogliere i suoi discepoli significa accogliere Lui. E qualunque gesto di accoglienza (anche solo un bicchiere dโacqua) riservato a uno di questi piccoli perchรฉ รจ un discepolo avrร sempre una conseguenza, ovvero una ricompensa (Mt 10,40-42).
Il discepolo sarร riconosciuto, nellโaccoglienza, per alcune qualitร della sua persona: perchรฉ รจ profeta, perchรฉ lo si crede giusto, ma soprattutto perchรฉ รจ piccolo. Insomma alla lunga, chi comincia ad assomigliare a Gesรน lo si puรฒ riconoscere. Se lo si accoglie come tale, si fa esperienza della fedeltร delle promesse del Maestro. Parafrasando un altro celebre passo della Bibbia potremmo dire: โchi trova un discepolo del Signore, trova un tesoroโ.
AUTORE: d. Giacomo Falco Brini
FONTE: PREDICATELO SUI TETTI