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don Cristiano Marcucci – Commento al Vangelo del 13 Ottobre 2024

Domenica 13 Ottobre 2024
Commento al brano del Vangelo di: Mc 10, 17-30

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Gesù maestro interiore

Intelligenza emotiva e corporea. Gesù maestro interiore – Mc 10,17-30

Commento biblico di don Cristiano Marcucci

Trascrizione (non rivista) generata da YouTube e arrangiata tramite IA.

Scena mentre Gesù cammina per strada. Un tale gli corre incontro, gli si getta davanti. Immaginate la scena: in ginocchio, ed esclama: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” Mi sembra una buona domanda, un’interrogazione almeno intelligente.

Prima reazione di Gesù: “Perché mi chiami buono? Dio solo è buono.” Qui ci sarebbe un mondo, perché appunto i complimenti, le valorizzazioni, sono tanto illusori quanto le svalutazioni e le critiche. Ma comunque andiamo avanti. Gesù gli risponde: “Tu conosci i comandamenti.” E quest’uomo aggiunge: “Sì, io le osservo.”

A questo punto, Gesù compie tre movimenti potenti, consecutivi e collegati: fissa lo sguardo su di lui, lo ama e poi parla. Una cosa sola ti manca. Sono i tre movimenti della relazione. Vi faccio notare che l’amore, “lo ama”, è posto tra fissare lo sguardo e il punto debole, diciamo, il punto mancante.

Quindi un passo per volta: l’amore è il fissare lo sguardo. Immaginate quando ci piace qualcuno; io ho uno sguardo fisso su di lui, su di lei. Pensate allo sguardo degli amanti. Io guardo ciò che amo e fiss, lo guarda. Lo sappiamo, è un contatto oculare potente, potentissimo. Infatti, pochissimi riescono a guardare occhi negli occhi; si riescono a guardare reciprocamente.

Ma chi è in contatto con se stesso respira e guarda negli occhi, perché è collegato a se stesso. Chi invece non è in contatto con se stesso non riesce a reggere la potenza del contatto. E solo quando mi accorgo del mio contatto profondo posso scoprire chi vede e chi non vede.

Quindi, fissare lo sguardo vuol dire cogliere profondamente, stare nella profondità. Gli occhi sono l’unica parte del corpo non protetta. Solo se ti vedo interamente ti posso amare. Questo è un temone rispetto all’amore e il rischio di ogni relazione che di fatto avviene è che, quando proviamo attrazione, amiamo; o quando proviamo repulsione, addirittura arriviamo ad odiare.

Facilmente direi appunto: matematicamente, noi idealizziamo, storpiamo, proiettiamo. Quindi è difficile anche nell’amore provare davvero a vedere interamente l’altro. Se già fossimo coscienti e ci ricordassimo sempre che ogni volta che guardiamo qualcuno è un piccolissimo punto di vista. Non è quello che penso io, ma infinitamente di più.

Fosse anche mio marito, dopo 40 anni, sarebbe secondo me un buon passo di amore e di consapevolezza. Comunque, Gesù lo guarda, amandolo, e lo ama guardandolo. Perché guardare e amare sono due facce della stessa medaglia. Solo chi mi ama mi vede. Conoscenza e amore sono sinonimi nel mondo interiore; camminano insieme. Io conosco profondamente solo ciò che amo. Questo vale, prima di tutto, verso me stesso.

Solo quando inizio ad amarmi, inizio veramente a conoscermi. L’oracolo di Delfi “conosci te stesso” si può tranquillamente tradurre in “ama te stesso”. Questo significa appunto che il mondo interiore, il mondo dello spirito, il mondo interiore, cioè il mondo dello spirito, stati di coscienza, equivale al mondo dell’amore.

Ogni volta che io vivo una forma d’amore, un hobby, una passione, una lettura, una relazione bella, io, se è vero amore, scopro un pezzo di me. Non a caso, Platone diceva: “La mente non si apre se non apri il cuore.” Io aggiungo, riprendendo le tradizioni spirituali: “La mente non si illumina se non ascolti il tuo corpo.”

Vedere, contatto visivo, fisico, amare sono la stessa cosa. Nell’amore, diciamo, detta in termini un po’ più semplici, perché capisco che è un mondo infinito e complesso. La vera intelligenza si connette al cuore e al corpo. L’intelligenza, che è sapienza, che è illuminata, unisce la parte razionale, la parte emotiva e la dimensione viscerale. Solo quando la mente si pone a servizio, cioè imparo ad ascoltare, integrando anche il cuore e il corpo, davvero progressivamente inizia il processo di illuminazione.

È un’intelligenza superiore, perché appunto l’intelligenza non è solo razionale, ma è anche emotiva e viscerale. Faccio alcuni esempi evidenti per farvi comprendere: quando io sono preoccupato, pensieri compulsivi, mente, cosa accade? Mio diaframma si chiude, respiro corto, il cuore accelera, provo emozioni pesanti, pressanti, negative. Capite? Mh, collegamento profondissimo.

E oppure perché una madre naturalmente percepisce il problema fisico del figlio neonato, che ovviamente non parla e piange anche se non ha competenze mediche? Perché conosce con il cuore. Oppure una coppia che si ama profondamente, connessa, va molto oltre il linguaggio verbale. Oltre le parole che si scambiano. Io, amandoti, di te comprendo molto di più di quello che dici. C’è una connessione e quindi di una comprensione profonda, perché è connesso.

Il cuore è connesso, il corpo. L’amore, quindi, fa conoscere, non solo sentire. Se entro in un ambiente tossico o in un posto che non è il mio, anche se non riesco a dirmelo con la testa, se mi ascolto, se imparo, lo dice il mio corpo. Cioè, si attiva una conoscenza molto più profonda di quella mentale, che arriva spesso molto dopo.

Pertanto, la vera intelligenza, la vera sapienza non è solo, ripeto, razionale, mentale, ma si connette ad altri livelli, amici. Altrimenti non ho nessuna consapevolezza. Basterebbe andare su YouTube, come state facendo voi, ascoltare una conferenza, una catechesi, una riflessione, un insegnamento delle tradizioni antiche e io divento saggio. Ovviamente non è così.

Ecco perché tra discepolo e maestro, per esempio, occorre una connessione fisica di cuore oltre che di insegnamento mentale, verbale. Perché appunto il processo avviene per assimilazione. Direbbe Kubrick: “La verità di una cosa non sta tanto nel pensiero di essa quanto nel nostro modo di sentirla.” Torna indietro e riascolta gli esempi e quello che diceva Kubrick.

Il problema è che la nostra cultura occidentale ha scisso la mente dal corpo, perché si fonda sull’efficienza, sulla competenza e non sull’amore. Cioè le competenze sono esterne, non interiori. L’uomo moderno è pragmatico, funzionale, operativo, prestante e ha perso la dimensione spirituale. È disconnesso e quindi ha uno sguardo mentale che corre avanti e non vede quello che sta sotto, quello che sta dentro, quello che sta dietro. Sono tutti sinonimi del mondo invisibile e spirituale.

Notate la risposta di Gesù a questo tizio che cerca la pienezza: “Una cosa sola ti manca. Va’, vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri.” E poi, questa risposta svela benissimo il processo dell’amore. Come Gesù, appunto, lo vede interamente in piene. Apparentemente, se non ho competenze, diciamo, interiori, sembrerebbe una contraddizione. Pensateci: mi guardi, mi ami, poi mi segui le gambe. Gesù è molto duro, è chiaro.

Ma la domanda è: lo ama o lo svaluta? Non è questa la domanda giusta. Anzi, questa è la vera maestria, la vera sapienza di Gesù, che maestra, appunto, del cuore, delle emozioni, del corpo. Il contatto, proprio perché Gesù lo vede e lo ama, può cogliere le sue fatiche, i suoi blocchi, gli attaccamenti, le vulnerabilità. Perché il vero amore, amici, non è a condiscendere, salvare, idealizzare, come accade normalmente a tutti noi.

Tipo la mamma, prototipo materno italiano, che salva il proprio figlio e non che lo sta rovinando. Proprio perché lo salva sempre. Il vero maestro mi svela le mie ombre, mi rimanda ciò su cui devo lavorare con amore, ma con molta autenticità.

Il falso maestro è il pompatore: “Dai, sei capace! Dai, ce la fai! Dai, sei forte! Dai, sei tosto! Daje!” Ma Daje che non è questo il modo. Livello bassissimo di contatto. Quando si impara l’amore, impariamo il vero sguardo.

E quindi capiamo la vera vulnerabilità. Di un figlio, di un discepolo, di una persona amica. Quindi Gesù non si vergogna di colpirlo, proprio perché, lo ama, lo sa in modo profondo. Il vero amore fa scoprire, fa fare i conti, fa crescere. È un amore generativo. Si può anche dire affettivo, perché un maestro si deve sentire.

Quando si comincia a scoprire che, ahimè, mi sono confuso. Ogni volta che vedo un errore in te, come ho detto, da sempre, sto esponendo un pezzo di me. E questo è l’unico modo per crescere. Non devo confondermi, direi, e lamentarmi di quel che è sbagliato negli altri, né lamentarmi del mio rapporto con Dio. Perché Dio lo percepisco quando vivo con gli altri. Altrimenti non esiste.

Non posso dire: “Io amo Dio.” Assolutamente. Se non amo il fratello, non può esistere Dio. Quindi il vero amore ha bisogno di una relazione profonda, di contatto. E quindi il vero amore porta a sentirsi vulnerabili, ma anche luminosi, perché scopriamo, di fatto, la nostra profondità. E quindi quando vediamo la nostra vulnerabilità, di conseguenza, con il contatto si fa esperienza di una crescita profonda. È una sfida.

Ed è quello che tutti noi viviamo. Quindi se Dio mi ama, io sono al sicuro. Ecco perché nell’amore scopriamo il punto più debole. Non si tratta di svalutazione, ma non sono salvato dai miei successi e dai miei risultati. Non sono salvato dalle mie capacità.

E questo amore è molto interessante. Ti amo per ciò che sei, con la tua fragilità. È l’unico modo che ho per accettare la fragilità. Solo quando posso entrare in contatto con il dolore mio e degli altri, mi rendo conto che in un attimo tutto questo si riempie.

Il punto vero di questo amore è proprio la vulnerabilità. Infatti, vediamo che gli scambiamo questa esperienza. Solo attraverso un cuore che ascolta riesco ad accettare il mio dolore e mi aiuta a guardare il dolore dell’altro.

Quando sentiamo l’amore vero, vogliamo condividerlo. Immaginate, da questo punto di vista, l’amore di Dio. Un amore che guarda e accoglie. Non si può dire: “Dio mi ama.” Assolutamente. È impossibile. Se lo dico, di fatto, mi sto illudendo.

Dio è amore. Qui possiamo scoprire un mistero, che non è solo una mera proiezione, un’idea romantica, una tradizione, una cultura. Ma è un’illuminazione che ci abita. È una condizione di vita, di libertà e di amore. Un amore che avvolge, accoglie e invita ad un senso di pienezza.

Una libertà profonda. Qui scopro una grandezza. E non è così semplice. Questo non significa che noi siamo perfetti, che non abbiamo ombre. Al contrario, accettare di non essere perfetti non vuol dire perdere dignità. Anzi, lo scopo di tutto questo è proprio accogliere questo mistero dell’amore.

Un amore che dice: “Ehi, ho bisogno di te. Ho bisogno di imparare da te, anche per il tuo amore.” Lo spirito di relazione, alla fine, è molto chiaro. Questo è l’invito, il programma che ci fa vedere cosa ci muove, cosa ci sostiene.

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