โGiovanni vedendo Gesรน venire verso di luiโฆโ. ร una delle primissime immagini restituiteci dal vangelo: un Dio in cammino, e passo dopo passo si fa piรน vicino, viene verso di me, proprio verso di me. Abbiamo un terreno comune: ci muoviamo su strade destinate a incrociarsi. Strade, le nostre, che molto spesso registrano i segni di un allontanamento, di una distanza.
Dio si fa ricerca. E come? Non certo come il conquistatore, ma come lโultimo nato del gregge, lโagnello appunto. Non porta il verdetto del giudice ma viene come lโanimale per i sacrifici. ร quanto il Battista attesta di lui: โEcco lโagnello di Dioโ. Gesรน รจ colui che prende su di sรฉ e toglie il peccato del mondo.
Sono le parole che in ogni Eucaristia vengono ripetute prima di accostarci a ricevere il sacramento, a testimoniare il Dio con cui ci apprestiamo a entrare in comunione. Se in tutte le religioni il sacrificio consiste nellโimmolare qualcosa nei confronti della divinitร , nel cristianesimo accade il contrario: รจ Dio che si immola per noi.
Continua il paradosso del vangelo che giร nei giorni scorsi ci รจ stato consegnato. Qui tutto รจ capovolto: invece di chiedere sacrifici, Dio sacrifica se stesso.
ร attraverso la croce che lโagnello porta a compimento lโopera di assumere e togliere il peccato del mondo. Lโagnello traduce per noi uno stile e un orientamento.
Il Battista attesta che โquesti รจ il Figlio di Dioโ, cioรจ, cosรฌ, non diversamente. Cioรจ in che modo? ร la prima immagine che il vangelo di Giovanni ci consegna del Dio che nessuno ha mai visto e che solo il Figlio ha rivelato. Un Dio che si mette in fila con i peccatori, ultimo della fila, un Dio che china il capo, solidale con noi anche lร dove noi non siamo solidali con noi stessi. Un Dio che accetta e assume la condizione di limite, di peccato e di morte, che diventa tutto ciรฒ che noi siamo e non vorremmo essere, che รจ il contrario della proiezione dei nostri desideri. La vicenda di Gesรน, e in modo particolare il suo venire al Giordano da Giovanni, mette in crisi ogni idea religiosa su Dio. Ci si rivela un Dio impensabile, scandaloso per tutti.
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Il Dio che Gesรน presenta รจ la liberazione da quel diabolico che da Adamo in poi tutti ci immaginiamo, piegandoci o ribellandoci a lui.
Ci si rivela un Dio che ha simpatia per lโuomo, ogni uomo, per quanto lontano, e si mette nella sua condizione per stare con lui: โquesti รจ il Figlio di Dioโ, cosรฌ, non diversamente.
Capiamo perchรฉ Giovanni dica: โio non lo conoscevoโ, cioรจ, non me lo immaginavo cosรฌ. Il problema infatti รจ il riconoscerlo. ร diverso il riconoscere dal semplice conoscere, come รจ diverso il vedere dal comprendere. Riconoscere colui che ci viene incontro per rivelarci la passione di Dio per ogni creatura.
ร il Dio che ci battezza in Spirito Santo. Cosa vuol dire? ร il Dio che ci immerge nello Spirito Santo, che ci immerge nella vita stessa di Dio. Il Dio che ci permette di assumere in noi i suoi stessi sentimenti. Comprendiamo cosรฌ come la vita cristiana non sia questione di osservanze esteriori, ma sia una vita nello Spirito, una vita guidata dallo Spirito di Dio.
Di ciascuno di noi deve potersi dire: โquesti รจ il Figlio di Dioโ. Da che cosa poterlo riconoscere? Non certo da un rito compiuto un giorno lontano nel battesimo, ma da una vita che continuamente traduca lo stile della vita del Figlio. Di un Figlio che si avvicina ad una umanitร che รจ segnata dal male e non fa su questo male delle discettazioni, ma lo assume, se ne fa carico.
Comprendiamo come lโopera dellโagnello che toglie il peccato del mondo sia unโopera mai conclusa. Tutte le volte in cui anche noi entriamo nelle situazioni per assumerle, per farle nostre, continua quel processo di chi si fa carico del male del mondo.
Gesรน ha tolto, caricandosi sulle spalle. Dobbiamo riconoscere che non siamo molto credibili quando denunciamo, ma i pesi non sappiamo sfiorarli nemmeno con un dito. Caricarsi del peso, per condividerlo.