Si chiamerร Giovanni
Alla nascita del proprio figlio, quando tutti i parenti avrebbero voluto imporre il nome del padre al bambino, Elisabetta, lโunica in grado di riconoscere e leggere ciรฒ di cui quel figlio era segno, non teme di gridare il suo โnoโ. E lo fa non giร a casa ma durante la liturgia giudaica della circoncisione del bambino in un contesto pubblico. Si tratta, cioรจ, di un contesto in cui la donna, mai come in quel momento, avrebbe dovuto tacere.
Luca apre il suo vangelo con il โsรฌโ di Maria allโannuncio dellโangelo e il โnoโ di Elisabetta a una tradizione inveterata. Con quel โnoโ Elisabetta sta dicendo che quanto accadrร da ora in avanti va letto e affrontato in un altro modo.
Il no di Elisabetta dร voce a tutta lโattesa che Israele viveva in quel tempo. Israele attendeva da Dio la consolazione, la gioia, la giustizia, uno scatto di vita, ma probabilmente se lo aspettava sulla linea di quanto accaduto finora. La vicenda di Maria e di Elisabetta, invece, annuncia che Dio cambia ogni cosa e chiede che nessuno cristallizzi la presenza di Dio secondo categorie che ora hanno ceduto il passo a qualcosa di inimmaginabile.
Non era prassi comune che fossero le donne a dare il nome al proprio figlio ma quando questo accadeva era per riconoscere in lui qualcosa di insperato, una sovversione della propria condizione di umiliazione, un riconoscere che in quella nascita era allโopera la misericordia stessa di Dio. Era accaduto cosรฌ ad Agar che aveva chiamato il proprio figlio Ismaele perchรฉ il Signore aveva udito il suo lamento; era accaduto a Lia con Ruben: il Signore ha visto la mia umiliazione; era accaduto ancora a Rachele con Giuseppe: il Signore mi aggiunga un altro figlio.
โNo! Si chiamerร Giovanni!โ. Quel nome รจ nel suo stesso DNA: il dono di Dio, Dio fa grazia. Quel figlio era venuto quando ormai non lo si attendeva piรน perchรฉ sarebbe stato impossibile.
I parenti non se ne stanno e fanno pressione: รจ proibito mettere un nome che non รจ nel proprio albero genealogico. Si deve chiamare Zaccaria, il nome della memoria, il nome della tradizione, il nome di ciรฒ che il padre rappresenta. Ma cosa rappresenta Zaccaria? Un sacerdozio che non รจ in grado di accogliere quanto Dio vuol operare nella propria vita. Un sacerdozio che non รจ in grado di trasmettere la voce di Dio al popolo che รจ in attesa. Quel nome, paradossalmente, finisce addirittura per essere di ostacolo al โdono di Dioโ.
Ma non cโรจ verso. Nonostante il no di Elisabetta, i parenti la ignorano comโera prassi che accadesse. ร al padre che spetta dare il nome. ร questione di vita o di morte. Ed ecco la sorpresa, finalmente. Fattasi dare una tavoletta, dal momento che non poteva parlare, Zaccaria conferma quanto attesta sua moglie: โGiovanni!โ. Proprio in quel momento la sua lingua si scioglie e puรฒ parlare nuovamente. Il primo segno operato da quel dono di Dio รจ la possibilitร di parlare ridonata al padre.
ร la fede che ha permesso ad Elisabetta di saper cogliere quanto di nuovo Dio stava operando. ร la sua fede che ha salvato anche suo marito restituendo la voce propria ad un tipo di sacerdozio che era diventato muto. Il sacerdozio di Zaccaria custodiva e ripeteva dei riti senza aprirsi piรน a ciรฒ che Dio avrebbe voluto compiere.
In contesti che non hanno nulla di sacro come potevano essere le case di Maria ed Elisabetta, due donne diventano il canale mediante il quale si attua un cambiamento epocale. Due donne vengono in soccorso di un intero popolo che attende il compimento della promessa.
โSolo le donne, le madri, sanno che cosโรจ il verbo โaspettareโ. Il genere maschile non ha nรฉ costanza nรฉ corpo per ospitare atteseโ (cosรฌ Erri De Luca in Nocciolo dโoliva).
Maria ed Elisabetta โhanno corrisposto con entusiasmo e rischio, umiltร e audacia, libertร e coraggio alla creativitร di Dioโ (R. Virgili).
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Luca restituisce loro un vero e proprio ministero di mediazione a fronte dellโincapacitร di esercitarlo da parte dei ministri del tempio.