LA SPOSA ATTENDE LO SPOSO CRESCENDO NELLA FEDE, APPROFITTANDO DI OGNI OCCASIONE PER AMARLO NEGLI EVENTI E NELLE PERSONE CHE NE ANTICIPANO LโAVVENTO
Il cristianesimo รจ una cosa seria, non รจ sentimentalismo e amore sdolcinato. Eโ una missione, e chi รจ chiamato ad essere cristiano, deve sapere che diventarlo significa essere trasformati in sale, luce e lievito del mondo, offrendo se stesso per salvezza di ogni uomo. Le โdieci verginiโ erano delle damigelle di onore allo sposo che, secondo la tradizione ebraica, dovevano accompagnare alla casa della sposa e da qui alla sala del banchetto. Loro compito era tenere accese le lampade nel momento in cui lo Sposo tornava dalle spesso lunghe trattative pre-matrimoniali, e per questo avevano anche un โpiccolo vasoโ che conteneva lโolio di riserva.
Esse rappresentano i chiamati ad essere cristiani ai quali รจ stata donata la primogenitura: i cristiani sono chiamati a fare da corona allo Sposo quando tornerร , a sedere sui troni accanto a Lui e a giudicare le Nazioni. Essi sono promessi a un unico sposo, per essere presentati quali vergini caste a Cristo (cfr. 2 Cor. 11,2). E San Paolo sta parlando del battesimo. Durante la โVegliaโ Pasquale, dopo essere scesi nel fonte battesimale e aver ricevuto lโunzione con lโolio crismale (la cresima), colmi dello Spirito Santo i neofiti attendevano lo Sposo per entrare con Lui al banchetto. Erano โverginiโ, cioรจ rinnovati e senza peccato originale, e โnei piccoli vasiโ avevano lโolio dello Spirito Santo che aveva compiuto in loro segni e prodigi durante lโiniziazione cristiana conducendoli alla statura adulta della fede. Avevano โvigilatoโ e ora, con i loro piccoli vasi colmi del crisma, erano pronti ad accendere le โfiaccoleโ con la luce delle opere sante e soprannaturali che rivelavano in essi la nuova natura ricevuta.
E proprio nel cuore della notte di Pasqua, un grido li destava: โecco lo sposo!โ, รจ risorto, โandategli incontroโ. Allora essi si alzavano dal sonno, andavano ad accogliere il Signore che li conduceva con Lui al banchetto dellโEucarestia, culmine e fonte della liturgia. Anche per noi, la chiamata che abbiamo accolto nelle diverse circostanze, ha inaugurato un cammino attraverso la storia reale e concreta di ciascuno per giungere alla maturitร della fede. Creati a sua immagine dobbiamo crescere in esso perchรฉ, al giungere dello Sposo, al termine del nostro catecumenato come poi alla fine del mondo, Egli possa โriconoscerciโ quali suoi fratelli, chiamarci, destarci e farci nascere alla vita che non muore. Per questo, le nozze eterne si preparano durante tutta la vita. Un fidanzamento, un matrimonio, il ministero presbiterale, la consacrazione religiosa, la maternitร e la paternitร , anche unโamicizia, non sono cose di un momento, non sono avventure e passioni, roba da grandi quanto effimeri entusiasmi. Tutto si costruisce passo dopo passo, attraverso la fedeltร nelle piccole cose: โafferro le occasioni che si presentano ogni giorno, per compiere azioni ordinarie in modo straordinarioโ (Card. Van Thuan).
La saggezza รจ questa fedeltร paziente e semplice; la stoltezza รจ la superficialitร che disprezza il sacrificio quotidiano aspettando il grande slancio, le emozioni forti. La โsapienzaโ รจ lโumiltร fondata nella veritร . La โstoltezzaโ รจ la superbia radicata nella menzogna. La vita รจ molto seria, e quella eterna ce la giochiamo qui, come ogni uomo; per questo il cristianesimo รจ quanto di piรน serio vi sia. Solo percorrendo un serio cammino di conversione potremo ascoltare il grido che annuncerร lโarrivo dello Sposo e trovarci pronti per entrare con Lui nelle nozze. I โpiccoli vasiโ indicano le orme che precedono i nostri passi: essi sono immagine delle piccole occasioni che Dio ci offre nella nostra storia; รจ in esse che occorre essere fedeli, pronti, colmi di olio. Per questo la vera saggezza รจ procurarsi lโolio dello Spirito Santo, rinnovare ad ogni evento della vita lโAlleanza che ci fa primogeniti. Ci si puรฒ addormentare, siamo deboli, ma รจ proprio nella debolezza che si manifesta la potenza di Dio. Anche Adamo si รจ addormentato, e fu vita tratta dalla sua stessa carne. Anche Abramo fu preso da un torpore, e fu lโAlleanza incorruttibile. Anche i discepoli cedettero agli occhi appesantiti, e fu il compimento definitivo della Volontร di Dio. In comune tutti hanno la propria debolezza e il potere di Dio: รจ Lui che fa tutto, perchรฉ Dio dona il pane ai suoi amici nel sonno: mentre dormiamo pulsa la vita autentica, ed รจ il mistero a cui siamo chiamati, la vita nella morte. La primogenitura รจ, essenzialmente, vivere senza timore nel sonno della morte che ogni giorno prende le nostre vite, tenendo desto il cuore colmo di Spirito Santo.
E ciรฒ accade se camminiamo nella Chiesa, se alimentiamo i piccoli vasi con lโascolto della Parola di Dio, con i sacramenti, con la frequenza alle liturgie; nel seno della Chiesa, infatti, impariamo a nutrire lโuomo nuovo che vi รจ gestato: e ogni gravidanza inizia con un โritardoโโฆ Per questo il ritardo del Signore รจ fecondo, perchรฉ in esso si cela il suo mistero di Pasqua, di vita che distrugge la morte. Gli stessi verbi utilizzati da Matteo rimandano a questo significato: le vergini si โdestanoโ come il Signore si โdestaโ dalla morte! Il ritardo รจ lโoccasione per crescere nellโamore, per prepararsi allโincontro con lo Sposo, per assomigliare a Lui in tutto. Cosรฌ ogni ritardo nella nostra vita, quello della moglie nello stirare la camicia e del marito nel comprendere le esigenze della sposa, quello dei figli nellโobbedire e dei genitori nellโascoltare i figli, quello del corpo che non ce la fa a guarire, quello del datore di lavoro nel promuoverci o nel darci le ferie o lo stipendio; tutto ciรฒ che ritarda il compimento dei nostri desideri e delle nostre speranze costituisce lโoccasione per vivere come primogeniti che hanno i nomi iscritti nei cieli, pronti al sacrificio, a crocifiggere la propria carne con le sue passioni, e a vivere la vita nuova secondo lo Spirito. Essere โvigilantiโ รจ, secondo il grande esegeta H. Schlier, essere sobrii, che โsignifica vedere e prendere le cose cosรฌ come esse sonoยป. Prenderle anche quando richiedono un sacrificio, che รจ lโunico polo capace di attrarre lโattesa e tenerla desta orientandola verso la bellezza.
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San Paolo, dopo aver ricordato ai Galati che โil tempo รจ breveโ, conclude dicendo: โDunque, fino a quando abbiamo tempo, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede!โ. Operare il bene che lo Spirito Santo ispira e compie attraverso di noi, nei fatti e con le persone di ogni giorno: il lavoro con le sue difficoltร , le occasioni per prendere su di sรฉ le pratiche dei colleghi e, per amore, rinunciare al proprio prestigio; il fidanzamento ancorato alla speranza di veder compiuto il desiderio di amare, attraverso il combattimento per la castitร , per il rispetto, per la libertร dellโaltro, imparando nei piccoli frammenti di vita a rinunciare a se stessi; il matrimonio aperto alla vita, alla volontร di Dio, nelle occasioni di fedeltร che si presentano ogni giorno, nella pazienza e nel dono del proprio tempo, dei propri gusti, accompagnando il coniuge, in tutto, verso lโobbedienza a Cristo; i genitori a cui obbedire anche nelle cose piรน banali, come lavare i piatti, rifare il letto e lavarsi i denti; la scuola nella quale approfittare per imparare a fare anche ciรฒ che non piace, rinunciando alle piรน allettanti e gratificanti per compiere la volontร di Dio; la vita religiosa nella quale cogliere lโoccasione per obbedire ai superiori, che ci appaiono cosรฌ spesso meno perspicaci e illuminati di noi, per imparare ad ancorare la vita in Cristo e non negli uomini attraverso i quali Egli ci parla. Tutto quello che ci รจ dato di vivere รจ unโoccasione per crescere e prepararsi allโultima opportunitร , quella che ci attende sulla soglia del banchetto escatologico.
Solo gli stolti si lasciano scappare i kairos pieni di amore, i fatti e le persone che Dio ci invia ogni giorno perchรฉ siano vissuti cristianamente, intrisi cioรจ nellโunzione del Crisma profetico, sacerdotale e regale. In tutto come profeti del Cielo, re della carne e dei suoi desideri, sacerdoti che intercedono per ogni uomo. Le vergini stolte sono, infatti, immagine di chi non persevera nelle opere di Cristo, preferendo, per sciatteria e superficialitร , le proprie. Dormono ma il loro cuore non veglia. Ogni relazione, ogni esperienza รจ per loro come quella di un corpo addormentato dopo unโubriacatura, preda di sogni e passioni, ma incapace di cogliere la realtร nella sua essenza. Vivono tutto addormentate nel sonno drogato della carne, con il cuore assente e vuoto, come i loro piccoli vasi. Non possono colmare dโamore le occasioni che Dio dona loro. Fanno, disfano e non resta nulla: opere morte, opere addormentate. Cosรฌ รจ di tanti matrimoni, di tanti fidanzamenti, di tante amicizie: โInvece che spalancare le braccia ad abbracciare il mondo, si vuole ridurre lโabbraccio allโoggetto che piace, che ci รจ davanti, e cosรฌ uno lancia le braccia โ secondo il paragone dellโEneide โ e stringe il nulla, abbraccia e stringe il nienteโ (Mons. Luigi Giussani). Sono stolte perchรฉ nemmeno si rendono conto di essere state chiamate ad accompagnare lo Sposo, ad esserne le damigelle dโonore; hanno dimenticato lโabito nuziale, lโolio per le lampade, la primogenitura: sono stolte perchรฉ senza memoria. Hanno, come tanti di noi, partecipato al memoriale della Pasqua del Signore, sorgente e compimento della vocazione, ma non hanno mai rinnovato nulla, non hanno mai accolto davvero la Grazia offerta dalla Chiesa: sacramenti, preghiere, riunioni, forse anche buone opere, ma tutto come vasi forati, incapaci di trattenere lo Spirito Santo.
Stolte come chi pensa di poterla comunque sfangare alla fine, anche se nella vita ha sempre schivato il sacrificio, le piccole occasioni, dissipando lโolio ricevuto senza provvederne dellโaltro. La stoltezza รจ negare la Croce, ed รจ sempre opera dellโanticristo che nega lโincarnazione, le piccole occasioni dove incontrare il Signore. Ma, alla resa dei conti, la stoltezza si rivela per quello che รจ: zizzania cresciuta accanto al grano, buona solo per essere gettata fuori. Si muore come si รจ vissuti: benedicendo per chi ha benedetto; amando per chi ha amato. Per questo, come alla fine della vita, anche ogni giorno occorre pensare seriamente e saggiamente a se stessi. Vi sono cose che nessuno potrร mai fare per noi. Non รจ possibile distribuire lโolio destinato a ciascuno, perchรฉ non ne venga a mancare a tutti. Si puรฒ amare, pregare, offrire la propria vita, ma lโolio dello Spirito Santo capace di far compiere le opere per le quali siamo predestinati, quello รจ dono esclusivo di Dio. A Lui bisogna chiederlo al tempo opportuno. Non cโรจ sentimentalismo o pietismo che tenga: nulla possiamo anteporre a Cristo. Nulla allโobbedienza e allโintimitร con Lui.
Vi รจ sempre un ordine fondamentale, perduto il quale si inciampa e ci si perde: una madre non puรฒ trascurare il proprio rapporto con il Signore per tentare di aiutare suo figlio. Sarebbe assorbita dalle stesse sabbie mobili. Cosรฌ per ogni relazione: quanti ragazzi distruggono la propria vita per tentare di salvare lโamico o la fidanzata drogata, perdendo il proprio olio e non offrendo nulla se non la propria indifesa debolezza. Eโ Cristo e solo Lui che scende nella morte, che perdona e risuscita: noi possiamo e siamo chiamati ad annunciarLo, a condurre al suo trono di misericordia chi amiamo, non a sostituirci a Lui. Per questo lโamore autentico agli altri sorge da unโintimitร profonda con il Signore: spesso รจ meglio parlare a Dio delle persone che alle persone di Dio. La libertร รจ la firma di Dio nella vita di ciascuno e spesso ci procura dolore; la stoltezza di un figlio, di un amico, di una persona cara ci spezza il cuore, ma non possiamo sostituirci a lui. Lโunico che รจ morto al posto di ciascuno di noi รจ Cristo! Amare autenticamente, saggiamente, รจ dunque curare il nostro cuore, tenerlo desto, ricevere e custodire lo Spirito Santo perchรฉ in noi ogni stolto possa incontrare Lui, e, se ancora in tempo, accogliere il suo amore.
AUTORE: don Antonello Iapicca
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