Domenica scorsa il vangelo ci ha presentato le radicali condizioni per seguire Gesรน (Mt 10,37-42). Oggi la liturgia sceglie di omettere i primi ventiquattro versetti del capitolo undici, e iniziare la lettura col versetto 25. Vorrei ri chiamare i primi versetti perchรฉ ci aiutano a capire meglio il testo della liturgia di questa domenica. Nella prima parte del capitolo, Gesรน ha dovuto prendere atto di due rifiuti: uno, nei confronti di Giovanni Battista (cfr Mt 11,2-19), lโaltro nei confronti delle sue opere (Mt, 11,20-24). Ebbene, di fronte a questi due rifiuti cosa fa Gesรน?
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Non reagisce, non si vendica, non insulta. Niente di tutto questo. Gesรน reagisce pregando, rifugiandosi nel Padre. E lo fa non per lamentarsi o per condannare, ma per renderGli lode. Gesรน si rivela come il re mite e pacifico descritto nel libro del profeta Isaia che la liturgia ci offre come prima lettura: ยซEsulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli รจ giusto e vittorioso, umile, cavalca un asinoโฆ Farร sparire il carro da guerraโฆ lโarco di guerra sarร spezzato, annuncerร la paceโฆยป. Il re atteso, dunque, รจ un re di pace, mite, non vendicativo. Il profilo del Re, descritto in Zaccaria, corrisponde a Gesรน e in Gesรน Dio rivela il suo disegno.
vv. 25-27: ยซIn quel tempo Gesรน disse: โTi rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perchรฉ hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sรฌ, o Padre, perchรฉ cosรฌ hai deciso nella tua benevolenza. Tutto รจ stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrร rivelarloยป.
Come abbiamo accennato allโinizio, Gesรน non prega per rispondere a qualche richiesta, ma risponde con la pre ghiera di lode a degli avvenimenti che hanno preceduto questo testo. Gesรน porta nella preghiera il peso della cri tica e degli insuccessi: mette tutto nelle mani del Padre con atteggiamento di gratitudine. Solo la fede, solo unโadesione vera e convinta al Padre del cielo puรฒ trasformare un insuccesso in unโesperienza di abbandono fidu cioso in Dio. (Il testo non รจ una novitร , ma una ripresa di una preghiera che ritroviamo nel testo del Siracide e che Gesรน in un certo senso ricalca, cfr Sir 51,1-30).
In questa preghiera cโรจ il rinnovato ยซsiยป di Gesรน al Padre che lo ha inviato, un ยซsiยป, quindi, che non รจ condizionato dal successo della sua missione, ma รจ legato unicamente al Padre del cielo. Come per Gesรน, cosรฌ dovrebbe essere anche per noi: non possiamo incrinare la nostra adesione alla missione che Dio ci ha affidato solo perchรฉ le situazioni o le contraddizioni sono a noi sfavorevoli. La vita lโabbiamo affidata a Dio, non alle circostanze del momento, che possono andare bene o male! Lui รจ il centro gravitazionale della vita, il senso ultimo di quanto viviamo e facciamo. Lui. Allora la difficoltร matrimoniale, il disorientamento giovanile, il fallimento pastorale, la sterilitร nel ministeroโฆ non devono divenire causa di scoraggiamento o abbandono, ma momento paradossale per confermare la nostra adesione al Signore e non alle ยซcosa da fareยป.
Abbiamo donato la vita al Signore Gesรน non a quella determinata parrocchia; non a quella determinata iniziativa; non a quella determinata personaโฆ La vita รจ posta nelle mani del Signore e con Lui siamo chiamati a cogliere il bello e il positivo in ogni persona ed esperienza. Inoltre, in queste parole, scopriamo la preghiera di Gesรน, il modo con il quale Lui si rivolge al Padre del cielo. E nel suo rivelarsi, svela che Dio รจ amore. Non un amore imposto, ma una Proposta che, come sโintuisce dal testo, puรฒ essere sia rifiutata che accolta. Certo รจ che i primi ad entrare nella relazione con Dio sono i piccoli, cioรจ coloro che si lasciano stupire di fronte al dono della vita, che sanno accoglierne i doni. Dโaltro canto, riconosce Gesรน non โspontaneoโ; cโรจ chi รจ talmente pieno di se stesso, da illudersi di non aver bisogno di nulla, fino a rimanere prigioniero di se stesso e delle sue cose. Gesรน prega il Padre, si apre a Lui perchรฉ รจ lโInfinitamente Piccolo, perchรฉ Gesรน non si vede se non nel Padre: ยซIo e il Padre siamo una cosa solaยป (cfr Gv 10,30-38)
vv. 28-30: ยซVenite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darรฒ ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti รจ dolce e il mio peso leggeroโ.
Lโinvito a seguirlo richiama un itinerario di sequela del discepolo. Vi รจ anzitutto la chiamata: โVenite a meโ; quindi la necessaria rinuncia alla volontร propria per obbedire alla volontร del Signore (โprendete il mio giogoโ. Giogo: strumento di legno che viene posto sul collo agli animali per poterli governare e guidare. Ebbene, il ยซgiogoยป di Gesรน non รจ un insieme di norme religiose e morali che vengono caricate sulle nostre spalle โ come facevano i farisei, che poi loro stessi non mettevano in pratica! -. Ma รจ relazione di amicizia, ecco perchรฉ รจ un ยซgiogo leggeroยป.). Il giogo di Gesรน porterร alla croce, perchรฉ la relazione se รจ autentica, non pone limiti. ร amore maturo, compiuto.
ยซImparate da meยป: lo stare dietro a Gesรน richiede obbedienza, cioรจ ascolto del Maestro, certi che in Lui troviamo quanto il nostro cuore cerca: ยซTroverete riposo per la vostra vitaยป. Stare dietro al Signore permette di guardare Lui per fare come Lui. Permette di apprendere lโarte della mitezza, che รจ lโarte di vincere la violenza e lโaggressivitร , attraverso un approccio improntato alla pace, la sola che permette di divenire artigiani di dialogo e amicizia. Oggi la mentalitร corrente spinge a rinchiudersi, a ยซstarsene in santa paceยป. Ma alla fine รจ proprio la solitudine ciรฒ che stanca di piรน, il camminare senza meta, il non dar senso alla giornata, alla vita. Stanca lโagitarsi inutilmente, il consumare energie per ciรฒ che non serve (cfr Marta, Marta, cfr Lc 10,38ss). La vera pace che Gesรน propone la si trova in Dio e nello stare con Lui, a tu per tu, proprio come fa Gesรน che si confida col Padre.
Questo aiuta sempre a relativizzare quanto si sta facendo, a comprendere che il filo della storia โ che sia personale o che sia la storia del mondo โ alla fine lo ha in mano Dio. Se solo prendessimo pienamente coscienza di questo, allora impareremmo a scoprire che Dio si rivela nei piccoli, nei deboli, nei poveri. Ecco perchรฉ tornano di estrema attualitร le parole di papa Francesco, il quale invita a guardare la vita, cosรฌ come la Chiesa, dalla periferia. A volte basta cambiare angolatura per scoprire che nel povero cโรจ Dio. Basterebbe ripensare a san Francesco dโAssisi: ยซโฆQuando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciรฒ che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpoโฆยป (dal testamento).
Francesco, finchรฉ viveva nellโagio e guardava alla vita dalla sua posizione nobiliare, considerava con disprezzo i lebbrosi; ma appena il cuore si ricolmรฒ dellโamore di Dio, non solo lรฌ servรฌ, ma, allontanandosi, si sentiva triste, perchรฉ intuiva โ aveva fatto esperienza, che tra loro cโera Dio. Unโesperienza capace di affascinare e attrarre i suoi stessi amici che allโinizio lo criticavano e lo deridevano. Se ora torniamo a guardarci indietro, al cammino compiuto in queste domeniche, notiamo che il mosaico del sogno di Dio si va sempre piรน rendendo comprensibile.
Gesรน ha provato compassione per le folle disorientate e ha chiamato i discepoli a contribuire alla stessa missione (cfr XI domenica, Mt 9,36-10,8). Comprendendo il loro timore di fronte alla missione, li ha invitati a ยซnon avere pauraยป, perchรฉ il Signore stesso garantisce la sua compagnia e il suo aiuto (cfr XII domenica, Mt 10,26-33). E oggi invita a lasciare la mentalitร del mondo che guarda alla quantitร dei risultati e pensare invece alla qualitร delle relazioni. In questo Lui si offre come Maestro e Guida. Questa รจ la Gioia piรน grande: che al di lร di quanto vivremo, Lui รจ con noi. E ci basta.
Il commento al Vangelo di domenica 9 luglio 2023 curato da don Andrea Vena. Canale YouTube.