Prosegue il nostro cammino liturgico. Domenica scorsa la liturgia ci ha permesso di confrontarci sullโesperienza del ricco epulone e di Lazzaro (cfr Lc 16,19ss), e oggi, riprendendo dal versetto 5 del capitolo 17, affrontiamo il tema della fede. Nel testo di Abacuc, scelto come prima lettura, troviamo la chiave di comprensione con la quale accostarci poi al testo evangelico: โEcco, soccombe colui che non ha lโanimo retto, mentre il giusto vivrร per la sua fedeโ.
Di fronte agli sconvolgimenti della storia (siamo nel 625-612 a.C., lโimpero assiro sta svanendo mentre si fa strada quello di Babilonia) di fronte al venir meno di una certa sicurezza, il profeta Abacuc invita a non cedere, a non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento, ma piuttosto a continuare โ come risponderemo nella preghiera del salmo โ ad ascoltare la voce del Signore: a metterci in ginocchio davanti a Lui che ci ha creatiโฆ a Lui che ci guidaโฆ a non indurire il cuore ma a ripensare a quanto di grande Dio ha giร operato per noi. La fede, dunque, chiede di essere alimentata anche attraverso la memoria, ossia non ripiegandosi su se stessi, ma uscendo fuori da sรฉ, fissando lo sguardo in Colui che solo ci salva.
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5-6: ยซGli apostoli dissero al Signore: 6โAccresci in noi la fede!โ. Il Signore rispose: โSe aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: โSrร dicati e vai a piantarti nel mareโ, ed esso vi obbedirebbeยป.
Come giร ricordato, il testo del vangelo segue quello di domenica scorsa dedicato al ricco epulone e al povero Lazzaro. Come al tempo di Abacuc, i cambiamenti della storia e la conseguente incertezza creano difficoltร nei discepoli, a tal punto da chiedere a Gesรน di โaumentare in loro la fede. Gesรน risponde a loro e a noi, rimandandoci allโimmagine del chicco di senape, giร indicato al capitolo 13,18ss di Luca, ma che in questo caso vorrei riprendere nellโedizione di Marco: โIl regno di Dioโฆ รจ come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, รจ il piรน piccolo di tutti i semiโฆ ma quando viene seminato, cresce e diventa piรน grande di tutte le pianteโฆโ (cfr Mc 4,31). Basta una fede โpiccolaโ per spostare un gelso. Lโesempio dellโalbero non pare sia casuale: si tratta infatti di un albero di grandi dimensioni e con radici particolarmente ramificate nel terreno. Basterebbe cosรฌ poco, fa capire Gesรนโฆ per fare grandi cose!
La fede รจ un dono, che per quanto piccolo sia, se coltivato, mostrerร tutta la sua forza. Non รจ dunque un dono che possiamo lasciare โdormireโ, ma รจ come un talento (cfr Mt 25,14ss) da trafficare; รจ unโesperienza di amore/amicizia da coltivare: โRavviva il dono di Dio che รจ in teโฆโ ricorda san Paolo nella II lettura a Timoteo. Ravviva questo dono perchรฉ โ dice san Paolo โ โDio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forzaโฆ Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostroโฆSoffri con me per il Vangelo. Prendi come modello i sani insegnamenti che hai uditoโฆ
Custodisci mediante lo Spiritoโฆ il bene prezioso che ti รจ stato affidatoโ. Parole ed esperienza che portano anche noi a fare nostra lโinvocazione umile e accorata dei discepoli: โAccresci in noi la fede!โ. Se gli apostoli hanno chiesto questo, capiamo bene che non dobbiamo certo preoccuparci o vergognarci se lo chiediamo anche noi! Eโ la vita! Ci sono e ci saranno sempre alti e bassi, letizie e fatiche nella fede: a noi non lasciarci scoraggiare e saper chiedere ciรฒ di cui abbiamo bisogno in quel determinato momento. Aumenta la mia e nostra fede, Signore!
La fede รจ quindi un dono che chiede di farsi vita in noi in un processo di crescita e di maturazione in ogni momento dellโesistenza. Ripensiamo a quando Gesรน indicรฒ la โgrande fedeโ di alcuni suoi interlocutori: il centurione a Cafarnao (Lc 7,1-10); la donna giustificata (Lc 7,50); la guarigione della donna emorroissa (Lc 8,48). Esempi che fanno intuire che la grandezza della fede non รจ nel fare grandi cose, ma nellโessere umili di fronte a Colui che tutto puรฒ.
Nel non dimenticarsi di farsi piccoli come bambini; nel non stancarsi mai di stupirsi. Vivere secondo la fede significa allora imparare a divenire consapevoli che si vive continuamente alla presenza del Signore e quanto facciamo lo facciamo in Lui, con Lui e per Lui: in famiglia, al lavoro, nello studio, nel tempo liberoโฆ vivere alla presenza di Dio. Solo cosรฌ la fede non diventerร quellโora domenicale in chiesa, ma un vivere in Presenza di Lui. Solo in questo modo riusciremo a sradicare i gelsi delle fatiche, dei dubbi, delle paureโฆ Non ci sarร โgelsoโ che non potremo sradicare in noi e attorno a noi, perchรฉ tutto diventerร Grazia, Dono.
A questo punto vorrei soffermarmi un istante a guardare alle ultime domeniche quando la liturgia ci ha presentato: la parabola del Padre misericordioso, nella quale siamo stati inviati a comprendere che Dio รจ un Padre misericordioso, sempre pronto a venirci incontro (XXIV domenica, 11 settembre); poi lโamministratore infedele, il quale con โscaltrezzaโ condona i debitori del padrone pur di ingraziarsi la gente (XXV domenica, 18 settembre); domenica scorsa la parabola di Lazzaro e del ricco epulone (XXVI domenica, 25 settembre).
Tre parabole, tre tasselli per aiutarci a comprendere che certamente seguire il Signore Gesรน non รจ facile, comporta prendere la croce (cfr XXIII domenica, 4 settembre), ma che Dio รจ buono, รจ paziente. Bastaโฆcrederci! Qualcuno potrebbe dire: โMa รจ troppo bello se Dio รจ cosรฌ buono, cosรฌ misericordioso, cosรฌ pazienteโฆโ. Ma รจ cosรฌ! Puรฒ sembrare una favola, ma non lo รจ! A noi prendere Dio sul serio, a noi dare retta sul serio alla sua Parola. Perchรฉ troppo spesso non crediamo ai โmiracoliโ solo perchรฉ non crediamo in Dio! Eppure tutto รจ un miracolo! Tutta la vita รจ un miracolo! Basta crederci: Aumenta Signore la nostra, la mia fede! Aiutami a capire che mi vuoi bene; aiutami a capire che credi in me; aiutami a capire che sei misericordioso con me. Ohโฆรจ troppo bello per essere vero. Ma รจ vero! Perchรฉ Dio รจ fedele alla sua
Parola, e quando dice, fa: โE Dio disseโฆe fuโ (Gen 1). ร troppo bello. Ma รจ cosรฌ: aumenta la mia fede!
vv. 7-10: ยซChi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirร , quando rientra dal campo: โVieni subito e mettiti a tavolaโ? 8Non gli dirร piuttosto: โPrepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finchรฉ avrรฒ mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tuโ? 9Avrร forse gratitudine verso quel servo, perchรฉ ha eseguito gli ordini ricevuti? Cosรฌ anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi รจ stato ordinato, dite: โSiamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fareโยป.
In queste parole Gesรน fa capire che non basta โaumentare la fedeโ se non teniamo conto che chi lavora nella vigna del Signore, ossia chi vive per la fede in Dio, non puรฒ attendersi risultati e ricompense come nella logica umana. A volte le difficoltร , le crisi, le incomprensioni nascono proprio perchรฉ si valutano i risultati con dinamiche umane, ma non evangeliche. Essere โservi inutiliโ non significa che non si serve a nulla, ma che quanto facciamo lo si fa senza utile, senza profitto, senza contraccambio, senza pretese. Lo si fa per il gusto di farlo per il Signore: Lui รจ la ricompensa.
Ecco perchรฉ il credente, lโinnamorato di Dio รจ felice comunque sia: non perchรฉ le cose vanno come lui vorrebbe, ma perchรฉ comunque vadano le cose, il credente sa di essere in compagnia del Signore. Sa di essere collaboratore di Dio. A volte anche amici e conoscenti sono portati a misurare le scelte dei credenti nella logica umana, del profitto, dellโapparenzaโฆ ma non colgono che unโautentica vita cristiana sarร sempre vista come โuno sprecoโ secondo la logica puramente razionale (pensiamo solo a Giuda di fronte allo spreco dellโolio versato sui piedi di Gesรน!).
Il commento al Vangelo di domenica 2 ottobre 2022 curato da don Andrea Vena. Canale YouTube.