Con la solennitร di Pentecoste (4 giugno) si รจ concluso il tempo pasquale ed รจ ripreso il Tempo Ordinario che avevamo sospeso il 19 febbraio, entrando nel tempo forte della Quaresima e quindi in quello di Pasqua. Chi partecipa allโEucaristia feriale se ne รจ accorto, dato che il sacerdote ha ripreso a utilizzare i paramenti di colore verde, mentre chi partecipa solo alla domenica non ha notato la differenza, perchรจ le prime due domeniche dopo Pentecoste sono dedicate a due solennitร che vedono ancora i sacerdoti con i paramenti bianchi, come nel tempo di Pasqua, quella della Santissima Trinitร e quella del Corpus Domini.
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Da oggi, invece, anche la domenica si sintonizza a tutti gli effetti con il Tempo Ordinario, riprendendo la lettura semicontinua del vangelo di Matteo, in modo tale che nellโarco dellโanno liturgico lo ascolteremo per intero. In questo modo la Chiesa โ attraverso la Liturgia, cattedra di vita cristiana -, ci prende per mano e nellโarco di tre anni ci fa ascoltare i tre vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca), mentre il vangelo di Giovanni invece รจ distribuito nei tre anni in occasioni di particolari festivitร o periodi. Scusate per questa parentesi, ma questo ci aiuta a comprendere che la Liturgia ha un suo preciso e prezioso disegno che chiede di essere compreso per essere rispettato e amato. Il vangelo che mediteremo oggi รจ ripreso dal capitolo 9 di Matteo; la prima lettura offre sempre la chiave attraverso la quale leggere e interpretare il testo in quella determinata domenica.
Oggi ci viene proposto un tratto preso dal libro dellโEsodo: ยซVoi stessi avete visto ciรฒ che io ho fatto allโEgitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a meยป. Lโautore ricorda al popolo che Dio li ha liberati dalla schiavitรน dellโEgitto, li ha come sollevati su ali dโaquila per far loro attraversare indenni il deserto. Unโesperienza che si fa preghiera nelle parole del salmo: ยซโฆSolo il Signore รจ Dio: egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascoloยป. Qui sta il fondamento della fiducia che va data a Dio: Egli รจ il vero pastore, colui che si prende cura con veritร e amore del suo popolo: ยซDio ascoltรฒ il loro lamento โ per il fatto che erano schiavi in Egitto -, Dio si ricordรฒ della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardรฒ la condizione degli israeliti, Dio se ne diede pensieroยป (Es 2,24). E non lo fece una volta soltanto; infatti: ยซQuando venne la pienezza del tempo, Dio mandรฒ il suo Figlio, nato da donnaโฆ per riscattareโฆ perchรฉ ricevessimo lโadozione a figliยป (Gal 4,4-5). Ecco dunque lโapproccio con il quale accostarci al testo del vangelo.
v. 36: ยซVedendo le folle, ne sentรฌ compassione, perchรฉ erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastoreยป. Come un tempo Dio ascoltรฒ con compassione il lamento del popolo immerso nelle tenebre della schiavitรน, cosรฌ Gesรน ha ascoltato il popolo immerso nelle tenebre del peccato e, senza voltarsi dallโaltra parte, ha accettato di ascoltare e guardare fino a sentirne ยซcompassioneยป. Gesรน si รจ lasciato dunque prendere interiormente: non unโemozione passeggera, ma profonda, viscerale. Non si รจ accontentato di mettere un like! La prima cosa che Egli ci insegna oggi รจ saper coltivare uno sguardo attento, profondo, amorevole. Saper guardare allโaltro non per quello che ha o vuol far vedere, ma quello che รจ; non perchรฉ รจ utile e ne possiamo trarre guadagno, ma perchรฉ fratello di cammino. Il testo sottolinea anche un secondo dettaglio: Gesรน vide il popolo come ยซpecore che non hanno pastoreยป. Vuoi perchรฉ il pastore le ha abbandonate (cfr Ez 34), vuoi perchรฉ le pecore hanno scelto il pastore sbagliato! Noi siamo oggi quelle pecore spesso senza pastore, sempre affannati nel rincorrere la moda del momento per sentirci moderni, senza accorgerci che ci facciamo rubare lโanima! Noi siamo quelle pecore che ci lasciamo accecare dai luccichii del mondo e non accettiamo di lasciarci guidare dal vangelo di Gesรน, luce del mondo.
vv. 37-38: ยซAllora disse ai suoi discepoli: โLa messe รจ abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perchรฉ mandi operai nella sua messe!ยป.
Di fronte allo smarrimento delle pecore e mosso dalla sua compassione, Gesรน invita a pregare: lo chiede esplicitamente: ยซPregateโฆ perchรฉ mandi operai nella sua messe!ยป. Uno solo รจ il Padrone della messe, e solo da Lui possiamo avere/ricevere operai nella sua messe. Se oggi ci sono ancora pecore smarrite, se ci sono comunitร senza pastoriโฆรจ certamente perchรฉ i giovani non rispondono, ma forse anche perchรฉ non si prega a sufficienza, affidandoci a dinamiche sociologiche, statistiche, ricreativeโฆ che poco hanno a che fare con la logica del vangelo! Dโaltro canto, perรฒ, tornano quanto mai attuali le parole di san Gregorio Magno a commento di questo versetto: ยซPer una grande messe gli operai sono pochi; non possiamo parlare di questa scarsitร senza profonda tristezza, poichรฉ vi sono persone che ascolterebbero la buona parola, ma mancano i predicatori. Ecco, il mondo รจ pieno di sacerdoti, e tuttavia si trova di rado chi lavora nella messe del Signore; ci siamo assunti lโufficio sacerdotale, ma non compiamo le opere che lโufficio comportaโฆ Spesso infatti la lingua dei predicatori perde la sua scioltezza a causa delle loro colpe; spesso invece viene tolta la possibilitร della predicazione a coloro che sono a capo per colpa dei fedeliโฆ Vi sono altre cose, fratelli carissimi, che mi rattristano profondamente sul modo di vivere dei pastoriโฆ Ci siamo ingolfati in affari terreni, e altro รจ ciรฒ che abbiamo assunto con lโufficio sacerdotale, altro ciรฒ che mostriamo con i fatti. Noi abbandoniamo il ministero della predicazioneโฆ Coloro che ci sono stati affidati abbandonano Dio e noi stiamo zitti. Giacciono nei loro peccati e noi non tendiamo loro la mano per correggerliยป. I pastori che Gesรน sceglie sono chiamati per prendersi cura delle pecore, non di strutture o altro: il cammino sinodale che stiamo vivendo come Chiesa ci aiuti a tornare allโessenziale, a recuperare la veritร di ciascun carisma nella Chiesa, affinchรฉ ognuno torni a fare ciรฒ per cui รจ stato chiamato.
vv. 1-8: ยซChiamati a sรฉ i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermitร . I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda lโIscariota, colui che poi lo tradรฌ. 5Questi sono i Dodici che Gesรน inviรฒ, ordinando loro: โNon andate fra i pagani e non entrate nelle cittร dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa dโIsraele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli รจ vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demรฒni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente dateยป.
Proprio di fronte alle pecore afflitte e senza pastore, Gesรน volge il suo sguardo attento verso alcuni uomini, nel suo amore li sceglie e li chiama a prolungare nel tempo la sua stessa missione di pastore. Nella scelta dei Dodici non emergono chissร quali personalitร , quali talenti: Gesรน li chiama per un suo misterioso disegno dโamore. Nientโaltro. Sappiamo che tra questi ci sarร chi tradirร , rinnegherร , scapperร โฆ non perchรฉ Gesรน ha sbagliato nello scegliere, ma perchรฉ si sono lasciati ingannare da illusioni umane facendo quello che sostenevano di non voler mai fare (cfr Gen 4,7; Rm 7,20); dimenticando che allโorigine della chiamata cโรจ una scelta del Signore: ยซNon temereโฆ ti ho chiamato per nomeยป (cfr Is 43,1). E di fronte alla paura di sentirsi piccoli e peccatori o di sentire sproporzionata alle loro forze la missione affidata, ancora una volta รจ il Signore a rassicurare: ยซTi basta la mia grazia: la mia potenza infatti si manifesta nella debolezzaยป (1Cor 12,9), esperienza che ha portato a dire: ยซTutto posso in colui che mi da forzaยป (Fil 4,13). Allora con e come Maria anche noi possiamo sussurrare: ยซEccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parolaยป (Lc 1,38).
Come per i Discepoli, cosรฌ oggi per noi: nel Battesimo siamo resi popolo sacerdotale. Tutti siamo invitati a divenire pastori lโuno dellโaltro, ciascuno col proprio carisma, col proprio dono: ยซVi sono diversi carismi, ma uno solo รจ lo Spiritoโฆ Come il corpo รจ uno solo e ha molte membraโฆ cosรฌ anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati un solo Spirito in un solo corpoโฆ E infatti il corpo non รจ formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: โPoichรฉ non sono mano, non appartengo al corpoโ, non per questo non farebbe parte del corpoโฆtutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe lโudito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe lโodorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha volutoโฆ Invece molte sono le membra, ma uno solo รจ il corpo. Non puรฒ lโocchio dire alla mano: โNon ho bisogno di teโ; oppure la testa ai piedi: โNon ho bisogno di voiโโฆ Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciรฒ Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingueโฆยป (1Cor 12,12-30).
Ciรฒ che conta รจ imparare a coltivare uno sguardo puro e bello su noi stessi, prima di tutto: perchรฉ a volte quelle pecore smarrite siamo noi stessi. Pecore smarrite sono i nostri sentimenti abbattuti e delusi da un momento di crisi e difficoltร ; sono i nostri pensieri che vanno dove noi non vorremmo che andassimoโฆ Noi siamo chiamati a guardarci con amorevole compassione. A volerci bene, perchรฉ Dio, nostro pastore, ci vuole bene per primo! (1Gv 4,19). Non dobbiamo domandarci se Dio ci vuole bene, ci ha giร voluti bene! Dobbiamo partire da questo sguardo, da questa certezza. E cosรฌ, sapremo volgere uno sguardo amorevole e compassionevole anche verso quanti incontriamo: ยซโฆPassandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciรฒ le feriteโฆ lo caricรฒ sulla sua cavalcaturaยป (Lc 10,33).
In questi mesi abbiamo sperimentato la premura di Dio: ci ha visti smarriti, ha provato compassione e si fatto Uomo per noi pur di aiutarci a ritrovare il cammino verso il Cielo (Natale); ci ha insegnato lo stile del buon pastore che non scappa ma รจ pronto a dare la vita per le sue pecore (Pasqua); ha tracciato la Via di Veritร che conduce alla Vita vera e ha donato lo Spirito per renderci idonei alla missione (Pentecoste). Ora tocca a noiโฆ fare altrettanto. Possiamo leggere tutto questo come una coincidenza, ma per il credente tutto รจ segno, tutto รจ provvidenza.
Il commento al Vangelo di domenica 18 giugno 2023 curato da don Andrea Vena. Canale YouTube.