
V DOMENICA DEL TEMPO DI PASQUA
A cosa pensiamo quando sentiamo la parola โChiesaโ? Ad unโistituzione, che guardiamo โ speriamo โ con simpatia, ma dallโesterno? Ad un edificio, che magari ci รจ caro per tante ragioni? Ma quanto volte invece ci capita di pensare a noi in relazione alla Chiesa, a noi battezzati come parti integranti e membra di essa? E ยซquali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spiritualeยป, ci ha appena ricordato la seconda lettura.
La comunitร cristiana, prima di ogni forma di organizzazione istituzionale, seppure utile, รจ un insieme di persone concrete, radunate da Cristo e che di Cristo fanno memoria, nellโascolto della Sua parola e nella celebrazione dellโEucarestia. Per questo รจ bello pensare alla parrocchia come ad una vera scuola di vita, o meglio, di amore alla vita. Cosรฌ la desideriamo, cosรฌ proviamo a raccontarla seguendo la liturgia odierna, attraverso tre parole: vocazione, famiglia, caritร .
La parrocchia รจ una comunitร di chiamati, non ci scegliamo, non siamo uniti da interessi o propositi comuni, come un โclubโ qualsiasi; oggi come sempre รจ accaduto, siamo insieme perchรฉ Gesรน ci ha riuniti, per stare con Lui e, nello stesso tempo, per stare tra noi. La comunitร cristiana รจ quindi il luogo della vocazione, quella fondamentale, che ci viene donata โ spesso โ quando nemmeno ce ne rendiamo conto, nel battesimo, ma anche quella cui rispondiamo coscientemente, da adulti. ร nel rapporto con Gesรน, ed attraverso la preghiera e lโesempio degli altri membri della comunitร , che siamo aiutati a scoprire e a seguire generosamente la nostra vocazione, in modo che essa possa divenire un dono per tutti.
Da questo โsรฌโ detto al Signore nascono le nuove famiglie, che vengono accolte in quella famiglia piรน grande che รจ la parrocchia. Infatti, la stessa comunitร che ha aiutato la famiglia a formarsi, la sostiene poi con lโamorevole abbraccio di tutti i suoi membri. Se la societร oggi facilmente produce ยซuna tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolataยป (EG, n. 2), come ha ricordato Papa Francesco, la parrocchia permette di costruire โgioia comunitariaโ, fatta del sentirci partecipi e responsabili gli uni della vita degli altri. Come in una famiglia, facciamo esperienza della bellezza del sostenerci, dellโaiutarci ed anche del fare festa insieme, uniti come siamo da quel Gesรน che รจ ben piรน forte e fedele di ogni mutevolezza di umore e situazioni.
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Non vivendo soli, ma camminando insieme ad altri, che sono partiti prima di noi, ci รจ facile vedere le fatiche e, soprattutto, la bellezza che la vita riserva. Lโappartenenza ad una comunitร parrocchiale concreta, in qualunque forma si realizzi, รจ un prezioso strumento, con il quale il Signore ci chiama ad uscire da noi stessi, dai nostri โorticelliโ egoisticamente coltivati, per vivere in mezzo agli altri con amore e generositร e per portare agli altri i frutti dei doni che Dio ci ha dato. Cosรฌ, con gioia, una comunitร fa festa per ogni suo membro che scopre la vocazione a formare una nuova famiglia nel matrimonio, o a seguire il Signore in maniera speciale, nel sacerdozio o nella vita consacrata, o a spendersi per qualcosa, dando forma al Vangelo con la propria vita.
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Alla fine, tutto si riassume nellโamore di Dio, nella caritร . Pensiamo alla prima lettura; persone diverse, anche per nazionalitร e cultura, attraverso Gesรน, costituiscono una comunitร , non ideale, ma concreta, nella quale si presta attenzione ai bisogni di ogni giorno. ร una comunione di vita, che porta coloro che hanno di piรน ad accorgersi ed a farsi carico dei bisogni dei piรน deboli, le vedove, in quel particolare contesto storico. Si tratta di un buon esempio di chiamata di Dio e risposta dellโuomo, attraverso il linguaggio comune dellโamore. Nei bisogni dei piรน deboli Dio si fa presente, su di essi richiama lโattenzione di coloro che credono in Lui. Chi vede, sente di essere chiamato e nel nome di Dio si attiva, per unโยซassistenza quotidianaยป. Di fronte ai bisogni della comunitร non tutti fanno le stesse cose, ma nellโesercizio della caritร si differenziano le vocazioni, secondo i carismi propri di ognuno; non si tratta di mettere in antitesi โservizio alle menseโ, da una parte, e preghiera e predicazione, dallโaltra, ma di articolarli in un giusto rapporto e di considerarli come parti inseparabili dellโunica comunitร dei credenti.
ร bella questa immagine della Chiesa e della parrocchia, intesa come comunitร operosa nellโamore, che cerca il bene dei suoi membri, soprattutto dei piรน deboli, allโinterno, e testimonia allโesterno un modo nuovo di vivere, possibile e veramente umano, perchรฉ appreso da Cristo, tramite la preghiera personale e lโincontro con Lui, nella celebrazione comunitaria dellโEucaristia.
Oggi, possiamo ripensare alla comunitร in cui siamo cresciuti e nella quale abbiamo ricevuto il dono della fede, pensiamo anche a tutte quelle persone, quelle โpietre viveโ, che hanno sostenuto il nostro cammino verso il Signore, con lโesempio, lโaffetto e la preghiera. E per loro eleviamo la nostra preghiera di ringraziamento a Dio, augurando che chiunque incontra o appartiene a questa comunitร possa fare in essa una reale e gioiosa esperienza di Cristo.
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