Commento alle letture di domenica 5 novembre 2017 โ€“ don Mauro Orsatti

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Interpretare i testi: Attenzione alle deformazioni e strumentalizzazioni religiose!

La religiositร  รจ un ganglio vitale della persona, perchรฉ esprime il bisogno di aprirsi allโ€™Altro, al trascendente. La concretizzazione di questa esigenza interiore puรฒ passare da canali inquinati o poco chiari. Non ogni legame con la divinitร  รจ corretto e costruttivo. Possono giocare diversi fattori, poco nobili e persino iniqui. Le letture di oggi mostrano le due possibilitร , quella negativa e quella positiva.

Lo sferzante discorso di Gesรน contro i farisei mostra come si possa impostare male il rapporto con Dio e, di conseguenza, con gli altri. Le sue parole servono a smascherare falsi atteggiamenti, che possono trasformarsi in esempi dalle conseguenze devastanti (vangelo).

            La situazione non รจ nuova. Il pericolo di uno scorretto rapporto con Dio attraversa tutta la tradizione biblica a partire dallโ€™uscita dallโ€™Egitto quando il popolo si lamentava continuamente. Saranno soprattutto i profeti a richiamare le esigenze dellโ€™alleanza e a denunciare i comportamenti sbagliati di coloro che dovevano essere le guide del popolo. Molte volte gli uomini del culto sono criticati con lโ€™intento di richiamarli ai loro doveri di guide spirituali. Anche la voce di Malachia svolge questa funzione, usando toni forti, ma pure carichi di speranza per un pronto ravvedimento (prima lettura).

            A fronte di insegnamenti negativi e di persone che devono essere richiamate ai loro doveri, ce ne sono altre che svolgono in modo egregio la loro paternitร  spirituale. Paolo รจ un bellโ€™esempio di pastore esemplare e ci parla con cuore aperto della sua donazione apostolica, pronto a sacrificarsi per la sua gente, che ama con il cuore di Dio (seconda lettura).

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Vangelo: Giรน la maschera!

Una impietosa requisitoria contro scribi e farisei รจ reperibile nel capitolo 23 di Matteo. Gesรน associa volentieri scribi e farisei, non perchรฉ si amassero tra di loro, ma perchรฉ erano in combutta quanto a volontร  di opprimere il prossimo. Li aveva appena mortificati con una domanda imbarazzante: ยซChe pensate del Messia? Di chi รจ figlio? [โ€ฆ] risposero: โ€œdi Davideโ€ [โ€ฆ]. Se dunque Davide lo chiama โ€œSignoreโ€, come puรฒ essere suo figlio?ยป (Mt 22,41-45). Il silenzio sigilla quelle bocche presuntuose: ยซNessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osรฒ interrogarlo ยป (Mt 22,46).

            Perciรฒ รจ Gesรน che parte allโ€™attacco non piรน rivolgendosi ai farisei avversari, ma ai discepoli e alle folle. Marco osserva argutamente che ยซla numerosa folla lo ascoltava volentieriยป (Mc 12,37b). Infatti cโ€™รจ modo e modo di insegnare. Il legittimo diritto acquisito di sedere sulla โ€œcattedra di Mosรจโ€ non dร  ancora agli scribi e farisei la garanzia della autenticitร  dellโ€™insegnamento: se per autenticitร  si intende abbinamento armonico di teoria e pratica: ยซQuanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perchรฉ dicono e non fannoยป (v. 3). E si accontentassero di riconoscere umilmente la loro incoerenza! Hanno piuttosto questa spudoratezza: ยซlegano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un ditoยป (v. 4). Si sa bene che gli scribi sono professionisti della legge, gente altamente influente sullโ€™educazione e sullโ€™esercizio del potere giudiziario. I farisei non sono da meno: anchโ€™essi hanno grande competenza della Torah, ma soprattutto sono strenui difensori della Tradizione: si considerano i โ€œpuriโ€ nella societร , aggrappati ad un fondamentalismo rigoroso che non lascia spazio di manovra di fronte al dettame della legge, senza appello per la debolezza del comune fedele.

            Rimprovera loro lโ€™ostentazione: ยซTutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini ยป (v. 5). Il giudizio di Dio che agisce dal di dentro non li tocca. La loro presunta religiositร  รจ testimoniata da rotolini scritturistici piรน lunghi del normale, ben custoditi e schiacciati sulla fronte davanti agli occhi e attraverso il braccio sul cuore. I loro abiti poi portavano le frange dโ€™ordinanza piรน allungate con il vistoso filo di rosso porpora o viola o azzurro che le caratterizzava nella loro funzione evocativa: ยซSi facciano delle frange alle estremitร  dei loro abiti e mettano alle frange dellโ€™estremitร  un filo di porpora: [โ€ฆ] cosรฌ vi ricorderete di tutti i precetti del Signoreยป (Nm 15,38.40).

            Consci della propria superioritร , desiderano che anche gli altri la riconoscano: da qui lโ€™amore al primo posto ovunque, al saluto riverente e allโ€™ambรฌto titolo di โ€œrabbiโ€, dimenticando quanto dice il profeta: ยซQuando sarร  giunta la pienezza dei tempi tutti saranno ammaestrati da Dioยป (Ger 31,34).

            Quanto poi allโ€™uso ed abuso del titolo di ยซpadreยป (v. 9) questi scribi e farisei non certo presumevano tanto, ma erano ostentatamente orgogliosi di avere come padre Abramo e con lui gli altri antenati: ciรฒ per riaffermare lโ€™assoluto attaccamento allโ€™antico ordine di cose che ora viene decisamente sconvolto: Padre รจ solo il Dio creatore, redentore di tutti, senza distinzione di razza e di religione. E il Cristo รจ il solo maestro, guida alla giustizia: ยซNon fatevi chiamare maestri, perchรฉ uno solo รจ il vostro Maestro, il Cristoยป (v. 10).

            A quale titolo puรฒ allora aspirare il discepolo credente? ยซIl piรน grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerร  sarร  abbassato e chi si abbasserร  sarร  innalzatoยป (vv.11-12). La dignitร  รจ direttamente proporzionale al servizio prestato; dignitร  ed esaltazione sono rapportati alla disponibilitร  al servizio: questo, almeno, secondo le categorie di Dio. La storia dei Santi lo dimostra.

            Il brano liturgico termina a questo punto e ce nโ€™รจ abbastanza! Se volessimo continuare suoneremmo la stessa musica, trovandoli abili maestri in fatto di ipocrisia: come associare preghiere prolungate e latrocini a danno delle vedove, lo scrupolo per la minima tassa da versare alle istituzioni religiose e la piรน squallida insensibilitร  nei confronti di chi chiede giustizia e pietร , una rigorosissima applicazione della legge nei confronti del prossimo e la manica fin troppo larga con se stessi, secondo lโ€™arguto paragone del filtro del moscerino e dellโ€™ingestione tranquilla di un cammello?

Sarebbe troppo facile e comodo indirizzare gli strali di Gesรน contro qualche personaggio della Chiesa o della nostra parrocchia. Avremmo forse soddisfatto una latente e inconscia sete di vendetta. Senza avvedercene, cadremmo in quella strumentalizzazione della religione che Gesรน rimprovera ai farisei del suo tempo. La pagina evangelica mira a suscitare in noi sentimenti di conversione, piรน che sollecitarci a scoprire e a denunciare magagne altrui. Quanto Gesรน denuncia per il suo tempo puรฒ ripetersi puntualmente ai nostri giorni se non stiamo attenti e non sorvegliamo i nostri sentimenti.

Anche noi ambiamo i primi posti, le presidenze o almeno il pubblico riconoscimento della nostra bontร , della nostra generositร , della nostro bravura. Lโ€™umiltร  cristiana รจ per molti di noi una virtรน probabilmente apprezzata, ma poco praticata. Questo non significa che se abbiamo una responsabilitร  in famiglia, in parrocchia o nella professione dobbiamo eluderla. Il modo giusto per adempiere i nostri doveri รจ espresso nella frase finale del brano: in ogni situazione dobbiamo metterci al servizio degli altri, con lโ€™umiltร  e lโ€™amore di cui ci รจ di esempio Gesรน.

Perciรฒ รจ necessario che i nostri stessi gesti lascino trasparire la tenerezza di Dio nostro Padre. Allora i rapporti reciproci, siano essi tra genitori e figli, tra insegnanti e alunni, tra datori di lavoro e maestranze, non saranno fondati sullโ€™autoritร , quanto piuttosto sullโ€™autorevolezza che viene da Dio nostro Padre.

Chi sono i Farisei?

Il nome deriva dalla parola ebraica perusim, che letteralmente significa โ€œseparatiโ€, cioรจ i santi, la vera comunitร  di Israele. Con questo termine i farisei si distinguevano dalla gente comune, per il loro ideale di puritร  rituale e di scrupolosa osservanza della legge divina. Lโ€™aspetto religioso si unรฌ ben presto a quello politico, cosicchรฉ il gruppo aveva una rilevanza sociale per diversi aspetti.

Storicamente i farisei si staccarono dal movimento asideo tra il 160 e il 150 a.C. Ciรฒ avvenne perchรฉ, dopo la morte di Giuda Maccabeo nel 160 a.C., i farisei si rifiutarono di condividere con gli altri asidei lโ€™imminente fine del tempo e si appoggiarono alla politica religioso-nazionale degli Asmonei. In questo senso, il termine ยซfariseiยป assume anche il significato di dissidenti o di secessionisti. Come gruppo, sono nominati per la prima volta al tempo dellโ€™asmoneo Gionata (160-143). Giuseppe Flavio li cita insieme ai sadducei e agli esseni.

          La piรน antica attestazione biblica si trova in Fil 3,5, dove Paolo dice di se stesso: ยซfariseo quanto alla leggeยป, un titolo di vanto che indica un forte attaccamento alla legge. Qualcosa di analogo testimonia Giuseppe Flavio, lo storico giudaico del primo secolo: ยซUn gruppo di giudei che hanno fama di essere piรน pii degli altri e di interpretare esattamente le leggiยป (Bel. Jud., I,112).

            Secondo le cifre fornite da Giuseppe Flavio, i farisei al tempo di Erode il Grande โ€“ e quindi vicino al tempo di Gesรน โ€“ oltrepassavano le 6.000 unitร . Una cifra considerevole, se pensiamo che la popolazione di Gerusalemme ammontava a 25-30.000 abitanti, lโ€™insieme dei sacerdoti e dei leviti ammontava a circa 18.000 persone e gli Esseni contavano 4.000 membri.

Sono soprattutto i Vangeli che parlano dei farisei, ottantasette volte, e quasi mai bene. Gesรน li incrocia in diverse occasione e, piรน che di incontro, si dovrebbe parlare di scontro, perchรฉ i rapporti non furono tra i migliori. Non sembra tuttavia onesto equiparare sic et simpliciter fariseo a cavilloso interprete della legge e tanto meno a persona falsa. Di farisei sinceramente favorevolI a Gesรน, sia pure con molta prudenza, conosciamo Nicodemo, un personaggio menzionato piรน volte da Giovanni. Attratto verso Gesรน, questโ€™uomo prese lโ€™iniziativa di recarsi da lui di notte ed ebbe con lui un colloquio personale (Gv 3,1-21); in seguito, nel Sinedrio, di cui era membro, difese Gesรน con coraggio contro il parere di tutti (Gv 7,48-52); dopo la morte di Gesรน, egli onorรฒ il suo corpo con unguenti scelti e generosi e, insieme con Giuseppe di Arimatea, provvide una degna sepoltura al Maestro stimato (Gv 19,39).

          Resta comunque vero che nella maggioranza dei casi si tratta di situazioni di tensione o di non chiarezza. Si comprende meglio lo scontro, tenendo presente il forte ascendete dei farisei, come documenta ancora Giuseppe Flavio: ยซNelle masse si presta loro fede completamente, anche quando sparlano di qualcuno per pura invidiaยป (Ant. 13,402).

          Il punto di maggior attrito era quella particolare interpretazione della Torah che finiva per diventare un monopolio. Lโ€™opposizione di Gesรน viene da una profonda rilettura che egli fa della legge mosaica. Partendo da una sostanziale fedeltร  che egli rivitalizza in occasione della discussione su puro ed impuro (cfr. Mc 7), rivendica una libertร  di intervento che si spiega solo come particolare attenzione allโ€™uomo (cfr. Mc 3). Sostenendo che ยซil sabato รจ per lโ€™uomoยป e non viceversa, la libertร  di sospendere la legge va letta come servizio allโ€™uomo: nessuna negligenza verso la legge, ma solo una prioritร  di amore. รˆ questo un modo per garantire libertร  al cuore, duttilitร  allโ€™intelligenza, fedeltร  al piano di Dio che ha dato la legge allโ€™uomo perchรฉ lo servisse con tutto se stesso.

          Gesรน non parte da alcun pregiudizio, nรฉ si sente bloccato davanti a qualche gruppo: non ha difficoltร  alcuna ad accettare lโ€™invito a tavola anche dei farisei. Lโ€™episodio di Lc 7 garantisce la piena disponibilitร  di Gesรน. Anche in questo caso ha perรฒ dovuto smascherare atteggiamenti equivoci, prese di posizioni sclerotizzate: il fariseo che lo invita tradisce una visione parziale della realtร , una schiavistica dipendenza da giudizi codificati, una visione miope della donna che giudica e condanna prima ancora di osservarla. Non puรฒ quindi cogliere i germi di novitร  che Gesรน invece individua, valorizza e promuove, facendoli passare dallo stato di germe a quello di piena fioritura.

          Cosicchรฉ, incastrati da una normativa che, nata per proteggere, finisce per soffocare, i farisei sono destinatari di una delle pagine piรน crude di tutto il Vangelo: la dura requisitoria di Mt 23, la cui prima parte costituisce il brano evangelico odierno. Forse, ciรฒ che faceva loro maggiormente difetto, era quellโ€™amore allโ€™uomo che Gesรน considera primario e per il quale ha impegnato tutta la sua esistenza. Con Gesรน, lโ€™unico criterio per lโ€™adempimento della legge non รจ piรน la legge come tale con la tradizione orale, considerata dal fariseismo come sostanzialmente equipollente, ma lโ€™amore verso Dio e verso il prossimo.

          Dallโ€™incontro-scontro di Gesรน con i farisei ricaviamo un insegnamento che รจ altresรฌ un monito: tutti possono tragicamente sdoppiarsi, creando uno spaccato incolmabile tra quello che dovrebbero essere e quello che sono in realtร . Per non cadere in tale schizofrenia spirituale, occorre integrare la volontร  di Dio espressa nella legge nella unitร  della vita, accettandola con la mente, amandola con il cuore e realizzandola nella concretezza del quotidiano. Esempi di buoni farisei non mancano; esempi di farisei non sintonizzati con il vangelo sono ancora piรน numerosi: nel seguire i primi e nellโ€™evitare i secondi sta il nostro impegno. Anche i farisei, dunque, a loro modo, sono nostri maestri.

Prima lettura: Un ultimo, disperato appello

Le dure parole di Gesรน contro i farisei possono vantare numerosi antecedenti nei testi dellโ€™Antico Testamento. Molte volte i profeti hanno lanciato i loro strali contro persone che avevano stravolto il senso religioso e interpretato in modo fin troppo disinvolto il loro rapporto con Dio. Unโ€™eco ci giunge anche da Malachia, un profeta del dopo esilio, che denuncia con parole minacciose un comportamento gravemente colpevole. Il brano liturgico ha tagliuzzato il testo profetico per combinare una reprimenda contro i sacerdoti.

Partendo dal primo versetto, unโ€™autorivelazione divina che sottolinea lโ€™aspetto di riguardosa venerazione che lโ€™uomo deve a Dio, accanto allโ€™affetto filiale, segue una dura accusa contro i sacerdoti. Il versetto finale, con la carica psicologica delle domande retoriche, รจ un ultimo, quasi disperato, tentativo, di richiamare i colpevoli a ritrovare il corretto rapporto con Dio.

            La partenza รจ solenne, con lโ€™intento di presentare la meta cui tutti devono tendere: il riconoscimento di Dio e, di conseguenza, lโ€™onore che gli si deve, perchรฉ Lui รจ il ยซgrande Reยป. Il fatto che nella quinta grotta di Qumran siano stati rinvenuti tre piccoli frammenti che riportano questo versetto di Malachia dimostra il suo valore. Riconoscere Dio come il grande Re e agire di conseguenza รจ un privilegio che dovrebbe stare a cuore.

            Il discorso ha precisi destinatari, indicati come ยซsacerdotiยป. Se lโ€™onore di Dio e il culto dovutogli sono impegni di tutto il popolo, a maggior ragione devono attenersi i sacerdoti, coloro che per missione trattano continuamente con Dio. La impietosa reprimenda che segue, lascia intendere che le cose non stanno proprio cosรฌ. Lโ€™argomento prevalente รจ la minaccia di punizione, che va letto nel suo intento correttivo, ยซmonitoยป, come si era espresso il versetto iniziale. Ed รจ proprio la forma casuistica, introdotta dal ยซseยป, a far capire che siamo davanti a tragiche possibilitร  che i destinatari del messaggio hanno ancora il tempo di stornare da sรฉ.

La minaccia di volgere la benedizione in maledizione รจ di inaudita gravitร , perchรฉ stravolge il compito dei sacerdoti, chiamati appunto a benedire e ad essere mediatori della benevolenza divina. La durezza della minaccia si spiega alla luce di comportamenti gravemente lesivi: i sacerdoti sono stati di ยซinciampo a moltiยป e hanno ยซrotto lโ€™alleanzaยป. รˆ come dire che hanno tradito la loro missione, hanno rinnegato il loro compito cultuale, hanno fallito tutta la loro vita.

Il versetto finale recupera la speranza e vale come ultima ancora di salvataggio. Il ricordo di un unico Dio, che รจ Padre, dovrebbe richiamare la peculiaritร  di Israele in mezzo ai pagani e dare rinnovato vigore allโ€™impegno dei sacerdoti nel tenere alti i valori dellโ€™alleanza. Solo cosรฌ Dio rimane il ยซgrande Reยป e gli si tributa lโ€™onore dovuto che ricade sullโ€™uomo come pioggia benefica.

Seconda lettura: A cuore aperto

Paolo รจ lโ€™apostolo e fondatore della comunitร  di Tessalonica. Un felice rapporto di reciproca e fruttuosa intesa si รจ stabilito tra di loro e riecheggia nel presente brano, un abbinamento di due minuscole unitร  che riguardano rispettivamente lโ€™azione pastorale di Paolo e la risposta della comunitร . Potremmo dire: a ciascuno la sua parte. Paolo apre il suo cuore alla confidenza di un servizio pieno di amore disinteressato (vv. 7-9) e valorizza la risposta generosa della comunitร  (v. 13).

            Paolo si abbandona piacevolmente alla dolcezza del ricordo: ยซun fremito di tenerezza virile vibra nelle parole dellโ€™apostolo, fra le piรน appassionate che le sue lettere riportanoยป (E. Ghini). Nessuna forma di autodifesa, come dovrร  fare in altre lettere, ma solo la dolce rievocazione di due impegni che si sono felicemente incontrati, quello di Paolo nel recare con gioiosa gratuitร  lโ€™annuncio evangelico e quello della comunitร  nel riceverlo con vivo interesse.

            Dopo aver escluso un annuncio fatto di vile tornaconto personale, e purificato lโ€™orizzonte da possibili equivoci, Paolo cambia registro. Incontriamo tenere espressioni di affetto con le quale lโ€™Apostolo dichiara di essere stato per la comunitร  come una madre e come un padre. Della prima ha la lโ€™altruismo fino al dono della vita; lโ€™espressione รจ di una toccante bellezza: ยซSiamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e cura le proprie creature. Cosรฌ affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perchรฉ ci siete diventati cariยป (vv. 7-8). Il richiamo alla tenerezza materna non ha nulla di sdolcinato, nรฉ paga un tributo ad un romanticismo decadente. Paolo se ne serve per documentare che non ha lesinato energie e il suo lavoro indefesso depone a suo vantaggio. Il Vangelo รจ entrato nella cittร  commerciale di Tessalonica mediante operai del Vangelo che prima di essere tali sono operai accanto agli altri con i quali hanno condiviso la durezza e la laboriositร  (cfr. ยซla nostra fatica e il nostro travaglioยป del v. 9). E alla sua personale esperienza potrร  richiamarsi Paolo quando dovrร  impartire istruzioni ad alcuni oziosi che avevano incrociato le braccia (cfr. 2Ts 3,6-12), confondendo lโ€™attesa del Signore con lโ€™inoperositร .

            Lโ€™esperienza del lavoro ha connotazioni materne per lโ€™altruismo e connotazioni paterne per lโ€™impegno e lโ€™esempio. Il fatto di aver lavorato con le proprie mani ha permesso alla predicazione di brillare perchรฉ carica di disinteresse. Paolo รจ soprattutto un operaio del Vangelo e questo gli preme moltissimo. Lโ€™annuncio del Vangelo deve avere una meta a cui puntare; essa รจ additata nella chiamata di Dio ยซal suo regno e alla sua gloriaยป (v. 12, fuori testo), formulazione biblica del concetto piรน popolare di โ€˜paradisoโ€™. La meta รจ dunque la comunione con Dio. Attirata da questa meta, la comunitร  sarร  piรน disponibile ad affrontare le avversitร  di cui si parla poco piรน avanti. Paolo, oltre che madre che nutre e dร  la vita, oltre che padre che esorta e dร  lโ€™esempio, รจ anche grande maestro e teologo che addita la meta. Questa, ultima ad essere raggiunta, deve essere prima nel cuore per indirizzare e sostenere lo sforzo.

            Considerato dalla prospettiva di Paolo, il Vangelo รจ giunto genuino e ha trovato concretizzazione nella sua persona. Con ยซringraziamo Dio continuamenteยป (v. 13) si cambia, o meglio, si completa la prospettiva, considerando la recezione positiva della comunitร . Per questo il brano si apre con una esultanza eucaristica, in quanto Paolo intende ringraziare Dio per aver aperto il cuore dei Tessalonicesi al Vangelo.

            Esso viene qui chiamato ยซParola di Dioยป, in manifesta opposizione alla ยซparola di uominiยป. Non si dร  ancora il contenuto del Vangelo, anche se il passo di 1,9-10 potrebbe valerne come una sintesi. Paolo sembra piรน preoccupato di definirne il dinamismo, di mostrarne lโ€™efficacia attraverso la sperimentazione della vita e per questo dice ยซParola di Dio che opera in voi che credeteยป. Troviamo in nuce il pensiero di Rm 1,16-17: ยซIo infatti non mi vergogno del vangelo, poichรฉ รจ potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. รˆ in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrร  mediante la fedeยป. Lโ€™accoglienza della Parola crea un flusso di comunione tra la comunitร  e Dio, permettendo a questi di operare in quella. La Parola di Dio dimostra la sua efficacia soprattutto perchรฉ rende capaci di soffrire, perchรฉ abilita alla testimonianza e al martirio. Mediante essa la comunitร  รจ entrata nella grande schiera della Chiesa sofferente, quella che sa resistere alle prove piรน dure โ€“ la persecuzione, per esempio โ€“ e sa farne uno strumento di salvezza, a imitazione del suo Signore.

            Paolo parla con il cuore in mano e la comunitร  risponde con entusiasmo. Un bellโ€™esempio di vita cristiana felicemente realizzata.

Fonte

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 5 novembre 2017 anche qui.

XXXI Domenica del Tempo Ordinario โ€“ Anno A

Mt 23, 1-12
Dal Vangelo secondo  Matteo

1Allora Gesรน si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: ยซSulla cattedra di Mosรฉ si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciรฒ che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perchรฉ essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattรจri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti dโ€™onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati โ€œrabbรฌโ€ dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare โ€œrabbรฌโ€, perchรฉ uno solo รจ il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate โ€œpadreโ€ nessuno di voi sulla terra, perchรฉ uno solo รจ il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare โ€œguideโ€, perchรฉ uno solo รจ la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi รจ piรน grande, sarร  vostro servo; 12chi invece si esalterร , sarร  umiliato e chi si umilierร  sarร  esaltato.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 05 โ€“ 11 Novembre 2017
  • Tempo Ordinario XXXI
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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