Interpretare i testi: Attenzione alle deformazioni e strumentalizzazioni religiose!
La religiositร รจ un ganglio vitale della persona, perchรฉ esprime il bisogno di aprirsi allโAltro, al trascendente. La concretizzazione di questa esigenza interiore puรฒ passare da canali inquinati o poco chiari. Non ogni legame con la divinitร รจ corretto e costruttivo. Possono giocare diversi fattori, poco nobili e persino iniqui. Le letture di oggi mostrano le due possibilitร , quella negativa e quella positiva.
Lo sferzante discorso di Gesรน contro i farisei mostra come si possa impostare male il rapporto con Dio e, di conseguenza, con gli altri. Le sue parole servono a smascherare falsi atteggiamenti, che possono trasformarsi in esempi dalle conseguenze devastanti (vangelo).
La situazione non รจ nuova. Il pericolo di uno scorretto rapporto con Dio attraversa tutta la tradizione biblica a partire dallโuscita dallโEgitto quando il popolo si lamentava continuamente. Saranno soprattutto i profeti a richiamare le esigenze dellโalleanza e a denunciare i comportamenti sbagliati di coloro che dovevano essere le guide del popolo. Molte volte gli uomini del culto sono criticati con lโintento di richiamarli ai loro doveri di guide spirituali. Anche la voce di Malachia svolge questa funzione, usando toni forti, ma pure carichi di speranza per un pronto ravvedimento (prima lettura).
A fronte di insegnamenti negativi e di persone che devono essere richiamate ai loro doveri, ce ne sono altre che svolgono in modo egregio la loro paternitร spirituale. Paolo รจ un bellโesempio di pastore esemplare e ci parla con cuore aperto della sua donazione apostolica, pronto a sacrificarsi per la sua gente, che ama con il cuore di Dio (seconda lettura).
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Vangelo: Giรน la maschera!
Una impietosa requisitoria contro scribi e farisei รจ reperibile nel capitolo 23 di Matteo. Gesรน associa volentieri scribi e farisei, non perchรฉ si amassero tra di loro, ma perchรฉ erano in combutta quanto a volontร di opprimere il prossimo. Li aveva appena mortificati con una domanda imbarazzante: ยซChe pensate del Messia? Di chi รจ figlio? [โฆ] risposero: โdi Davideโ [โฆ]. Se dunque Davide lo chiama โSignoreโ, come puรฒ essere suo figlio?ยป (Mt 22,41-45). Il silenzio sigilla quelle bocche presuntuose: ยซNessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osรฒ interrogarlo ยป (Mt 22,46).
Perciรฒ รจ Gesรน che parte allโattacco non piรน rivolgendosi ai farisei avversari, ma ai discepoli e alle folle. Marco osserva argutamente che ยซla numerosa folla lo ascoltava volentieriยป (Mc 12,37b). Infatti cโรจ modo e modo di insegnare. Il legittimo diritto acquisito di sedere sulla โcattedra di Mosรจโ non dร ancora agli scribi e farisei la garanzia della autenticitร dellโinsegnamento: se per autenticitร si intende abbinamento armonico di teoria e pratica: ยซQuanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perchรฉ dicono e non fannoยป (v. 3). E si accontentassero di riconoscere umilmente la loro incoerenza! Hanno piuttosto questa spudoratezza: ยซlegano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un ditoยป (v. 4). Si sa bene che gli scribi sono professionisti della legge, gente altamente influente sullโeducazione e sullโesercizio del potere giudiziario. I farisei non sono da meno: anchโessi hanno grande competenza della Torah, ma soprattutto sono strenui difensori della Tradizione: si considerano i โpuriโ nella societร , aggrappati ad un fondamentalismo rigoroso che non lascia spazio di manovra di fronte al dettame della legge, senza appello per la debolezza del comune fedele.
Rimprovera loro lโostentazione: ยซTutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini ยป (v. 5). Il giudizio di Dio che agisce dal di dentro non li tocca. La loro presunta religiositร รจ testimoniata da rotolini scritturistici piรน lunghi del normale, ben custoditi e schiacciati sulla fronte davanti agli occhi e attraverso il braccio sul cuore. I loro abiti poi portavano le frange dโordinanza piรน allungate con il vistoso filo di rosso porpora o viola o azzurro che le caratterizzava nella loro funzione evocativa: ยซSi facciano delle frange alle estremitร dei loro abiti e mettano alle frange dellโestremitร un filo di porpora: [โฆ] cosรฌ vi ricorderete di tutti i precetti del Signoreยป (Nm 15,38.40).
Consci della propria superioritร , desiderano che anche gli altri la riconoscano: da qui lโamore al primo posto ovunque, al saluto riverente e allโambรฌto titolo di โrabbiโ, dimenticando quanto dice il profeta: ยซQuando sarร giunta la pienezza dei tempi tutti saranno ammaestrati da Dioยป (Ger 31,34).
Quanto poi allโuso ed abuso del titolo di ยซpadreยป (v. 9) questi scribi e farisei non certo presumevano tanto, ma erano ostentatamente orgogliosi di avere come padre Abramo e con lui gli altri antenati: ciรฒ per riaffermare lโassoluto attaccamento allโantico ordine di cose che ora viene decisamente sconvolto: Padre รจ solo il Dio creatore, redentore di tutti, senza distinzione di razza e di religione. E il Cristo รจ il solo maestro, guida alla giustizia: ยซNon fatevi chiamare maestri, perchรฉ uno solo รจ il vostro Maestro, il Cristoยป (v. 10).
A quale titolo puรฒ allora aspirare il discepolo credente? ยซIl piรน grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerร sarร abbassato e chi si abbasserร sarร innalzatoยป (vv.11-12). La dignitร รจ direttamente proporzionale al servizio prestato; dignitร ed esaltazione sono rapportati alla disponibilitร al servizio: questo, almeno, secondo le categorie di Dio. La storia dei Santi lo dimostra.
Il brano liturgico termina a questo punto e ce nโรจ abbastanza! Se volessimo continuare suoneremmo la stessa musica, trovandoli abili maestri in fatto di ipocrisia: come associare preghiere prolungate e latrocini a danno delle vedove, lo scrupolo per la minima tassa da versare alle istituzioni religiose e la piรน squallida insensibilitร nei confronti di chi chiede giustizia e pietร , una rigorosissima applicazione della legge nei confronti del prossimo e la manica fin troppo larga con se stessi, secondo lโarguto paragone del filtro del moscerino e dellโingestione tranquilla di un cammello?
Sarebbe troppo facile e comodo indirizzare gli strali di Gesรน contro qualche personaggio della Chiesa o della nostra parrocchia. Avremmo forse soddisfatto una latente e inconscia sete di vendetta. Senza avvedercene, cadremmo in quella strumentalizzazione della religione che Gesรน rimprovera ai farisei del suo tempo. La pagina evangelica mira a suscitare in noi sentimenti di conversione, piรน che sollecitarci a scoprire e a denunciare magagne altrui. Quanto Gesรน denuncia per il suo tempo puรฒ ripetersi puntualmente ai nostri giorni se non stiamo attenti e non sorvegliamo i nostri sentimenti.
Anche noi ambiamo i primi posti, le presidenze o almeno il pubblico riconoscimento della nostra bontร , della nostra generositร , della nostro bravura. Lโumiltร cristiana รจ per molti di noi una virtรน probabilmente apprezzata, ma poco praticata. Questo non significa che se abbiamo una responsabilitร in famiglia, in parrocchia o nella professione dobbiamo eluderla. Il modo giusto per adempiere i nostri doveri รจ espresso nella frase finale del brano: in ogni situazione dobbiamo metterci al servizio degli altri, con lโumiltร e lโamore di cui ci รจ di esempio Gesรน.
Perciรฒ รจ necessario che i nostri stessi gesti lascino trasparire la tenerezza di Dio nostro Padre. Allora i rapporti reciproci, siano essi tra genitori e figli, tra insegnanti e alunni, tra datori di lavoro e maestranze, non saranno fondati sullโautoritร , quanto piuttosto sullโautorevolezza che viene da Dio nostro Padre.
Chi sono i Farisei?
Il nome deriva dalla parola ebraica perusim, che letteralmente significa โseparatiโ, cioรจ i santi, la vera comunitร di Israele. Con questo termine i farisei si distinguevano dalla gente comune, per il loro ideale di puritร rituale e di scrupolosa osservanza della legge divina. Lโaspetto religioso si unรฌ ben presto a quello politico, cosicchรฉ il gruppo aveva una rilevanza sociale per diversi aspetti.
Storicamente i farisei si staccarono dal movimento asideo tra il 160 e il 150 a.C. Ciรฒ avvenne perchรฉ, dopo la morte di Giuda Maccabeo nel 160 a.C., i farisei si rifiutarono di condividere con gli altri asidei lโimminente fine del tempo e si appoggiarono alla politica religioso-nazionale degli Asmonei. In questo senso, il termine ยซfariseiยป assume anche il significato di dissidenti o di secessionisti. Come gruppo, sono nominati per la prima volta al tempo dellโasmoneo Gionata (160-143). Giuseppe Flavio li cita insieme ai sadducei e agli esseni.
La piรน antica attestazione biblica si trova in Fil 3,5, dove Paolo dice di se stesso: ยซfariseo quanto alla leggeยป, un titolo di vanto che indica un forte attaccamento alla legge. Qualcosa di analogo testimonia Giuseppe Flavio, lo storico giudaico del primo secolo: ยซUn gruppo di giudei che hanno fama di essere piรน pii degli altri e di interpretare esattamente le leggiยป (Bel. Jud., I,112).
Secondo le cifre fornite da Giuseppe Flavio, i farisei al tempo di Erode il Grande โ e quindi vicino al tempo di Gesรน โ oltrepassavano le 6.000 unitร . Una cifra considerevole, se pensiamo che la popolazione di Gerusalemme ammontava a 25-30.000 abitanti, lโinsieme dei sacerdoti e dei leviti ammontava a circa 18.000 persone e gli Esseni contavano 4.000 membri.
Sono soprattutto i Vangeli che parlano dei farisei, ottantasette volte, e quasi mai bene. Gesรน li incrocia in diverse occasione e, piรน che di incontro, si dovrebbe parlare di scontro, perchรฉ i rapporti non furono tra i migliori. Non sembra tuttavia onesto equiparare sic et simpliciter fariseo a cavilloso interprete della legge e tanto meno a persona falsa. Di farisei sinceramente favorevolI a Gesรน, sia pure con molta prudenza, conosciamo Nicodemo, un personaggio menzionato piรน volte da Giovanni. Attratto verso Gesรน, questโuomo prese lโiniziativa di recarsi da lui di notte ed ebbe con lui un colloquio personale (Gv 3,1-21); in seguito, nel Sinedrio, di cui era membro, difese Gesรน con coraggio contro il parere di tutti (Gv 7,48-52); dopo la morte di Gesรน, egli onorรฒ il suo corpo con unguenti scelti e generosi e, insieme con Giuseppe di Arimatea, provvide una degna sepoltura al Maestro stimato (Gv 19,39).
Resta comunque vero che nella maggioranza dei casi si tratta di situazioni di tensione o di non chiarezza. Si comprende meglio lo scontro, tenendo presente il forte ascendete dei farisei, come documenta ancora Giuseppe Flavio: ยซNelle masse si presta loro fede completamente, anche quando sparlano di qualcuno per pura invidiaยป (Ant. 13,402).
Il punto di maggior attrito era quella particolare interpretazione della Torah che finiva per diventare un monopolio. Lโopposizione di Gesรน viene da una profonda rilettura che egli fa della legge mosaica. Partendo da una sostanziale fedeltร che egli rivitalizza in occasione della discussione su puro ed impuro (cfr. Mc 7), rivendica una libertร di intervento che si spiega solo come particolare attenzione allโuomo (cfr. Mc 3). Sostenendo che ยซil sabato รจ per lโuomoยป e non viceversa, la libertร di sospendere la legge va letta come servizio allโuomo: nessuna negligenza verso la legge, ma solo una prioritร di amore. ร questo un modo per garantire libertร al cuore, duttilitร allโintelligenza, fedeltร al piano di Dio che ha dato la legge allโuomo perchรฉ lo servisse con tutto se stesso.
Gesรน non parte da alcun pregiudizio, nรฉ si sente bloccato davanti a qualche gruppo: non ha difficoltร alcuna ad accettare lโinvito a tavola anche dei farisei. Lโepisodio di Lc 7 garantisce la piena disponibilitร di Gesรน. Anche in questo caso ha perรฒ dovuto smascherare atteggiamenti equivoci, prese di posizioni sclerotizzate: il fariseo che lo invita tradisce una visione parziale della realtร , una schiavistica dipendenza da giudizi codificati, una visione miope della donna che giudica e condanna prima ancora di osservarla. Non puรฒ quindi cogliere i germi di novitร che Gesรน invece individua, valorizza e promuove, facendoli passare dallo stato di germe a quello di piena fioritura.
Cosicchรฉ, incastrati da una normativa che, nata per proteggere, finisce per soffocare, i farisei sono destinatari di una delle pagine piรน crude di tutto il Vangelo: la dura requisitoria di Mt 23, la cui prima parte costituisce il brano evangelico odierno. Forse, ciรฒ che faceva loro maggiormente difetto, era quellโamore allโuomo che Gesรน considera primario e per il quale ha impegnato tutta la sua esistenza. Con Gesรน, lโunico criterio per lโadempimento della legge non รจ piรน la legge come tale con la tradizione orale, considerata dal fariseismo come sostanzialmente equipollente, ma lโamore verso Dio e verso il prossimo.
Dallโincontro-scontro di Gesรน con i farisei ricaviamo un insegnamento che รจ altresรฌ un monito: tutti possono tragicamente sdoppiarsi, creando uno spaccato incolmabile tra quello che dovrebbero essere e quello che sono in realtร . Per non cadere in tale schizofrenia spirituale, occorre integrare la volontร di Dio espressa nella legge nella unitร della vita, accettandola con la mente, amandola con il cuore e realizzandola nella concretezza del quotidiano. Esempi di buoni farisei non mancano; esempi di farisei non sintonizzati con il vangelo sono ancora piรน numerosi: nel seguire i primi e nellโevitare i secondi sta il nostro impegno. Anche i farisei, dunque, a loro modo, sono nostri maestri.
Prima lettura: Un ultimo, disperato appello
Le dure parole di Gesรน contro i farisei possono vantare numerosi antecedenti nei testi dellโAntico Testamento. Molte volte i profeti hanno lanciato i loro strali contro persone che avevano stravolto il senso religioso e interpretato in modo fin troppo disinvolto il loro rapporto con Dio. Unโeco ci giunge anche da Malachia, un profeta del dopo esilio, che denuncia con parole minacciose un comportamento gravemente colpevole. Il brano liturgico ha tagliuzzato il testo profetico per combinare una reprimenda contro i sacerdoti.
Partendo dal primo versetto, unโautorivelazione divina che sottolinea lโaspetto di riguardosa venerazione che lโuomo deve a Dio, accanto allโaffetto filiale, segue una dura accusa contro i sacerdoti. Il versetto finale, con la carica psicologica delle domande retoriche, รจ un ultimo, quasi disperato, tentativo, di richiamare i colpevoli a ritrovare il corretto rapporto con Dio.
La partenza รจ solenne, con lโintento di presentare la meta cui tutti devono tendere: il riconoscimento di Dio e, di conseguenza, lโonore che gli si deve, perchรฉ Lui รจ il ยซgrande Reยป. Il fatto che nella quinta grotta di Qumran siano stati rinvenuti tre piccoli frammenti che riportano questo versetto di Malachia dimostra il suo valore. Riconoscere Dio come il grande Re e agire di conseguenza รจ un privilegio che dovrebbe stare a cuore.
Il discorso ha precisi destinatari, indicati come ยซsacerdotiยป. Se lโonore di Dio e il culto dovutogli sono impegni di tutto il popolo, a maggior ragione devono attenersi i sacerdoti, coloro che per missione trattano continuamente con Dio. La impietosa reprimenda che segue, lascia intendere che le cose non stanno proprio cosรฌ. Lโargomento prevalente รจ la minaccia di punizione, che va letto nel suo intento correttivo, ยซmonitoยป, come si era espresso il versetto iniziale. Ed รจ proprio la forma casuistica, introdotta dal ยซseยป, a far capire che siamo davanti a tragiche possibilitร che i destinatari del messaggio hanno ancora il tempo di stornare da sรฉ.
La minaccia di volgere la benedizione in maledizione รจ di inaudita gravitร , perchรฉ stravolge il compito dei sacerdoti, chiamati appunto a benedire e ad essere mediatori della benevolenza divina. La durezza della minaccia si spiega alla luce di comportamenti gravemente lesivi: i sacerdoti sono stati di ยซinciampo a moltiยป e hanno ยซrotto lโalleanzaยป. ร come dire che hanno tradito la loro missione, hanno rinnegato il loro compito cultuale, hanno fallito tutta la loro vita.
Il versetto finale recupera la speranza e vale come ultima ancora di salvataggio. Il ricordo di un unico Dio, che รจ Padre, dovrebbe richiamare la peculiaritร di Israele in mezzo ai pagani e dare rinnovato vigore allโimpegno dei sacerdoti nel tenere alti i valori dellโalleanza. Solo cosรฌ Dio rimane il ยซgrande Reยป e gli si tributa lโonore dovuto che ricade sullโuomo come pioggia benefica.
Seconda lettura: A cuore aperto
Paolo รจ lโapostolo e fondatore della comunitร di Tessalonica. Un felice rapporto di reciproca e fruttuosa intesa si รจ stabilito tra di loro e riecheggia nel presente brano, un abbinamento di due minuscole unitร che riguardano rispettivamente lโazione pastorale di Paolo e la risposta della comunitร . Potremmo dire: a ciascuno la sua parte. Paolo apre il suo cuore alla confidenza di un servizio pieno di amore disinteressato (vv. 7-9) e valorizza la risposta generosa della comunitร (v. 13).
Paolo si abbandona piacevolmente alla dolcezza del ricordo: ยซun fremito di tenerezza virile vibra nelle parole dellโapostolo, fra le piรน appassionate che le sue lettere riportanoยป (E. Ghini). Nessuna forma di autodifesa, come dovrร fare in altre lettere, ma solo la dolce rievocazione di due impegni che si sono felicemente incontrati, quello di Paolo nel recare con gioiosa gratuitร lโannuncio evangelico e quello della comunitร nel riceverlo con vivo interesse.
Dopo aver escluso un annuncio fatto di vile tornaconto personale, e purificato lโorizzonte da possibili equivoci, Paolo cambia registro. Incontriamo tenere espressioni di affetto con le quale lโApostolo dichiara di essere stato per la comunitร come una madre e come un padre. Della prima ha la lโaltruismo fino al dono della vita; lโespressione รจ di una toccante bellezza: ยซSiamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e cura le proprie creature. Cosรฌ affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perchรฉ ci siete diventati cariยป (vv. 7-8). Il richiamo alla tenerezza materna non ha nulla di sdolcinato, nรฉ paga un tributo ad un romanticismo decadente. Paolo se ne serve per documentare che non ha lesinato energie e il suo lavoro indefesso depone a suo vantaggio. Il Vangelo รจ entrato nella cittร commerciale di Tessalonica mediante operai del Vangelo che prima di essere tali sono operai accanto agli altri con i quali hanno condiviso la durezza e la laboriositร (cfr. ยซla nostra fatica e il nostro travaglioยป del v. 9). E alla sua personale esperienza potrร richiamarsi Paolo quando dovrร impartire istruzioni ad alcuni oziosi che avevano incrociato le braccia (cfr. 2Ts 3,6-12), confondendo lโattesa del Signore con lโinoperositร .
Lโesperienza del lavoro ha connotazioni materne per lโaltruismo e connotazioni paterne per lโimpegno e lโesempio. Il fatto di aver lavorato con le proprie mani ha permesso alla predicazione di brillare perchรฉ carica di disinteresse. Paolo รจ soprattutto un operaio del Vangelo e questo gli preme moltissimo. Lโannuncio del Vangelo deve avere una meta a cui puntare; essa รจ additata nella chiamata di Dio ยซal suo regno e alla sua gloriaยป (v. 12, fuori testo), formulazione biblica del concetto piรน popolare di โparadisoโ. La meta รจ dunque la comunione con Dio. Attirata da questa meta, la comunitร sarร piรน disponibile ad affrontare le avversitร di cui si parla poco piรน avanti. Paolo, oltre che madre che nutre e dร la vita, oltre che padre che esorta e dร lโesempio, รจ anche grande maestro e teologo che addita la meta. Questa, ultima ad essere raggiunta, deve essere prima nel cuore per indirizzare e sostenere lo sforzo.
Considerato dalla prospettiva di Paolo, il Vangelo รจ giunto genuino e ha trovato concretizzazione nella sua persona. Con ยซringraziamo Dio continuamenteยป (v. 13) si cambia, o meglio, si completa la prospettiva, considerando la recezione positiva della comunitร . Per questo il brano si apre con una esultanza eucaristica, in quanto Paolo intende ringraziare Dio per aver aperto il cuore dei Tessalonicesi al Vangelo.
Esso viene qui chiamato ยซParola di Dioยป, in manifesta opposizione alla ยซparola di uominiยป. Non si dร ancora il contenuto del Vangelo, anche se il passo di 1,9-10 potrebbe valerne come una sintesi. Paolo sembra piรน preoccupato di definirne il dinamismo, di mostrarne lโefficacia attraverso la sperimentazione della vita e per questo dice ยซParola di Dio che opera in voi che credeteยป. Troviamo in nuce il pensiero di Rm 1,16-17: ยซIo infatti non mi vergogno del vangelo, poichรฉ รจ potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. ร in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrร mediante la fedeยป. Lโaccoglienza della Parola crea un flusso di comunione tra la comunitร e Dio, permettendo a questi di operare in quella. La Parola di Dio dimostra la sua efficacia soprattutto perchรฉ rende capaci di soffrire, perchรฉ abilita alla testimonianza e al martirio. Mediante essa la comunitร รจ entrata nella grande schiera della Chiesa sofferente, quella che sa resistere alle prove piรน dure โ la persecuzione, per esempio โ e sa farne uno strumento di salvezza, a imitazione del suo Signore.
Paolo parla con il cuore in mano e la comunitร risponde con entusiasmo. Un bellโesempio di vita cristiana felicemente realizzata.
LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 5 novembre 2017 anche qui.
XXXI Domenica del Tempo Ordinario โ Anno A
- Colore liturgico: Verde
- Ml 1,14 โ 2,2.8-10; Sal.130; 1 Ts 2, 7-9. 13; Mt 23, 1-12
Mt 23, 1-12
Dal Vangelo secondo Matteo
1Allora Gesรน si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: ยซSulla cattedra di Mosรฉ si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciรฒ che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perchรฉ essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattรจri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti dโonore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati โrabbรฌโ dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare โrabbรฌโ, perchรฉ uno solo รจ il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate โpadreโ nessuno di voi sulla terra, perchรฉ uno solo รจ il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare โguideโ, perchรฉ uno solo รจ la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi รจ piรน grande, sarร vostro servo; 12chi invece si esalterร , sarร umiliato e chi si umilierร sarร esaltato.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
- 05 โ 11 Novembre 2017
- Tempo Ordinario XXXI
- Colore Verde
- Lezionario: Ciclo A
- Salterio: sett. 3
Fonte: LaSacraBibbia.net
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