Commento alle letture di domenica 28 Luglio 2019 โ€“ Carlo Miglietta

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Il commento alle letture di domenica 28 Luglio 2019 a cura di Carlo Miglietta, biblista; il suo sito รจ โ€œBuona Bibbia a tuttiโ€œ.

Il โ€œPadre nostroโ€, modello di preghiera

Spesso invece la nostra preghiera, soprattutto nel momento della sofferenza, non riesce ad essere lode, ma si limita ad un superstizioso e pagano elenco di richieste. Anche noi dobbiamo quindi dire  con umiltร :

โ€œSignore, insegnaci a pregare!โ€ (Lc 11,1).

E nel Nuovo Testamento il Signore Gesรน stesso verrร  incontro alla richiesta dei suoi discepoli, insegnando loro una โ€œpreghiera modelloโ€, il โ€œPadre nostroโ€ (Mt 6,9-13; Lc 11,1-4). Nella prima parte del โ€œPaterโ€, lโ€™invocazione รจ al contempo lode a Dio e richiesta che presto per noi si realizzi il suo progetto dโ€™amore.

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a) Padre nostro, che sei nei cieli

Innanzitutto Dio non รจ lโ€™Assente, lโ€™Essere impersonale: รจ colui al quale io posso parlare, che ascolta la mia voce, con cui posso entrare il colloquio. Anzi egli mi รจ โ€œPadreโ€: la paternitร  รจ lโ€™icona piรน usata, con quella sponsale, nella Bibbia, per esprimere che Dio รจ amore: noi non siamo a lui indifferenti, ma siamo lโ€™oggetto della sua benevolenza, siamo preziosi ai suoi occhi โ€œcome la pupilla del suo occhioโ€ (Dt 32,10; Sl 17,8), siamo suoi figli amatissimi (Es 4,22; Dt 1,31; 14,1; Est 8,12; Sl 103,13; Pr 3,12; Sap 9,4; 16,26; Ger 31,20; Os 11,1; Gv 1,12; 11,52; Mt 5,45; Ef 1,5; Gal 3,26; 4,6-7; Rm 8,12-17; 1Gv 3,1-2; Ap 21,7โ€ฆ). Tutti siamo suoi figli: il โ€œnostroโ€ che Matteo aggiunge (Mt 6,9) ci ricorda questa universalitร  dellโ€™amore di Dio  che abbraccia tutti gli uomini, anzi ogni creatura e tutto il creato:

โ€œPoichรจ tu ami tutte le cose esistenti

e nulla disprezzi di quanto hai creatoโ€ฆ

perchรจ tutte le cose son tue, Signore, amante della vitaโ€ (Sap 11,24.26).

Tutti quindi possono chiamare Dio โ€œPadreโ€, anzi โ€œAbbaโ€™โ€ (Rm 8,15; Gal 4,6), cioรจ โ€œPapiโ€, โ€œPapinoโ€, il piรน tenero vezzeggiativo dei bimbi.

b) Sia santificato il tuo nome

Al Dio โ€œPapiโ€ innanzitutto chiediamo che

โ€œsia santificato il tuo nomeโ€ (Mt 6,9; Lc 11,2):

siamo probabilmente di fronte ad un โ€œpassivo divinoโ€, cioรจ ad uno di quei modi ebraici per evitare di nominare il nome di Dio invano, e che quindi puรฒ vedere Dio come complemento dโ€™agente; potremmo tradurlo: โ€œFaโ€™ che sia manifesta la santitร  del tuo nomeโ€. La โ€œsantitร โ€ traduce lโ€™ebraico โ€œqedushahโ€œ, derivante da una radice che dignifica โ€œseparareโ€, โ€œtagliareโ€. Il termine richiama lโ€™assoluta alteritร  di Dio, la sua trascendenza: Matteo rafforza questo concetto ricordando che il Padre nostro a cui ci rivolgiamo รจ  โ€œnei cieliโ€:

โ€œPadre nostro, che sei nei cieliโ€ (Mt 6,9),

cioรจ in una dimensione diversa dalla nostra: i suoi pensieri e le sue vie non sono le nostre (Is 55,9-10).

Di converso, con questa invocazione chiediamo a Dio di comprendere la nostra alteritร  da lui: che cioรจ noi siamo creature, e come tali limitate, finite, mortali. Eโ€™ la richiesta di comprendere, soprattutto nel momento del dolore, che non รจ Dio a mandarci il male e la morte, ma che esse fanno parte della nostra condizione creaturale, che sono il modo di essere di noi che siamo โ€œsulla terraโ€ e non โ€œnei cieliโ€. Ma รจ al contempo la domanda di capire che la nostra alteritร  da lui non รจ una punizione, ma il suo dono piรน bello, lโ€™unico modo per poterci permettere di essere suoi partners nellโ€™amore, capaci con lui di dialogo e di relazione.

c) Venga il tuo regno

Ma la โ€œsantitร โ€ di Dio, la sua alteritร  da noi non restano inaccessibili. Lโ€™affermazione in Osea

โ€œIo sono Santo in mezzo a teโ€ (Os 11,9)

indica giร  nellโ€™Antico Testamento la possibiltร  che Dio venga in mezzo a noi a farci partecipi della sua santitร , della sua vita divina, della sua beata immortalitร . Dio โ€œsoffreโ€, come abbiamo detto, di vedere il suo amato, la creatura, oppressa dalla finitudine e della morte. E fin dalla creazione progetta lโ€™incarnazione del Figlio, per la quale sussumerร  il limite umano nella sua dimensione divina. Tutto il tema dellโ€™Alleanza, nella Bibbia, altro non รจ che il richiamo allโ€™hesed di Dio, al suo amore tenero e misericordioso che cerca di relazionarsi con lโ€™uomo in un rapporto paterno e sponsale.

Nasce in Israele lโ€™attesa del โ€œgiorno di JHWHโ€, dellโ€™avvento definivo del โ€œRegno di Dioโ€ (Ez 20,33; Mi 4,7):

โ€œLodai e glorificai colui che vive in eterno,

la cui potenza รจ potenza eterna

e il cui regno รจ di generazione in generazioneโ€ (Dn 4,31);

il regno di colui che vive nella dimensione dellโ€™eternitร  vuole farsi storia, uscire โ€œdai cieliโ€ per entrare nelle generazioni degli uomini. Nella profezia (Is 2,2-5; 9,1-6; 11,1-9; 32,1-5; Mi 5,1-3; Zc 6,12-13โ€ฆ) e nella teologia della sovranitร  regale (2 Sam 7, 8-16; 1 Re 8,25; Sl 2; 89; 110; 132โ€ฆ) si fa strada lโ€™idea di un Messia che instaurerร  il Regno di Dio (Gen 17,16; 49,8-14;1 Sam 2,10; Sl 72; Ger 23,5-6; 33,14-16; Dn 2,44; Zc 12,7-10โ€ฆ).

Ma รจ in Gesรน Cristo che

โ€œรจ dunque giunto a voi il regno di Dioโ€ (Lc 11,20);

รจ in Gesรน che

โ€œi ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi acquistano lโ€™udito, i morti risuscitano, ai poveri รจ predicata la buona novellaโ€ (Mt 11,5),

realizzando lโ€™attesa di Israele (Is 26,19; 29,18-23; 35,5-6; cfr Lc 4,17-21 e Is 61,1-2):

โ€œVi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciรฒ che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciรฒ che voi udite, ma non lโ€™udironoโ€ (Lc 10,24).

Per questo Gesรน predica:

โ€œIl regno dei cieli รจ vicinoโ€ (Mt 4,17; Lc 21,31),

โ€œAl Padre vostro รจ piaciuto di darvi il suo regnoโ€ (Lc 12,32),

ed esorta i suoi discepoli:

โ€œPredicate che il regno dei cieli รจ vicinoโ€ (Mt 10,7).

Ormai, in Gesรน, Dio si รจ fatto โ€œvicinoโ€ agli uomini, la divinitร  si fonde con lโ€™umanitร , e noi partecipiamo della vita di Dio pur nellโ€™alteritร  da lui. Gesรน lo esplicita rispondendo ai farisei, che lo interrogarono:

โ€œโ€Quando verrร  il regno di Dio?โ€โ€ฆ Rispose: โ€œIl regno di Dio รจ in mezzo a voi!โ€ (Lc 17,20.21).

Eโ€™ interessante che Matteo (Mt 11,5), dichiarando compiuto in Gesรน il regno messianico, cita la profezia di Isaia che collega la realizzazione del โ€œgiorno del Signoreโ€ con la glorificazione del suo santo Nome:

โ€œUdranno in quel giorno

i sordi le parole di un libro;

liberati dallโ€™oscuritร  e dalle tenebre,

gli occhi dei ciechi vedranno.

Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore,

i piรน poveri gioiranno nel Santo di Israeleโ€ฆ

Perchรจ il tiranno non sarร  piรน, sparirร  il beffardoโ€ฆ

Vedendo il lavoro delle mie mani tra di loro,

santificheranno il mio Nome,

santificheranno il Santo di Giacobbe

e temeranno il Dio dโ€™Israeleโ€ (Is 29,18-23).

Il regno di Dio si รจ instaurato una volta per tutte nellโ€™incarnazione, morte e resurrezione di Gesรน, nell'โ€oraโ€ (Gv 13,1) in cui egli รจ passato da questo mondo al Padre, e con lui ha fatto fare Pasqua, cioรจ passaggio, anche a noi.

Ma se ciรฒ si รจ giร  realizzato nella fede โ€œuna volta per tutteโ€ (Rm 6,10; Eb 7,27; 9,12; 1 Pt 3,18), per noi che restiamo ancora nella creaturalitร , soggiacendo ai limiti dello spazio e del tempo, cโ€™รจ ancora lโ€™esperienza della sofferenza e della morte: per questo talora nei Vangeli questo regno รจ presentato come evento non ancora realizzato (Mt 7,21; 8,11; 13,43; 19,23; 25,34; Mc 14,25; 1 Cor 6,9-10; Ef 5,5; 2 Pt 1,11โ€ฆ). Nella fede siamo giร  salvati, partecipi della vita stessa di Dio, del suo regno glorioso; nellโ€™esperienza quotidiana siamo ancora sotto il segno della creaturalitร  e dei suoi limiti. Per questo preghiamo:

โ€œVenga il tuo regnoโ€ (Mt 6,10; Lc 11,2),

chiedendo a Dio che sperimentiamo presto anche nella nostra dimensione storica quanto si รจ giร  realizzato nellโ€™eternitร  di Dio, la vittoria definitiva sul male e sulla morte da parte del Figlio. Eโ€™ il grido del credente che implora:

โ€œMaranร  tha: vieni, Signore!โ€ (1 Cor 16,22),

come la Sposa dellโ€™Apocalisse (Ap 22,17.20).

Che giร  ora, nella nostra vita, possiamo partecipare, nella fede, alla vittoria di Cristo sul male e sulla morte, che giร  ora la nostra vita sia piena della gioia del regno! Nellโ€™attesa dellโ€™incontro definitivo con il Signore che si realizzerร  con la nostra morte, quando usciremo dallo spazio e dal tempo per andare incontro a Dio nella sua eternitร .

d) Sia fatta la tua volontร  come in cielo cosรฌ in terra

Chiedendo .poi:

โ€œSia fatta la tua volontร 

come in cielo cosรฌ in terraโ€ (Mt 6,10),

invocazione presente solo nella versione di Matteo, altro non facciamo che implorare da Dio che si compia per noi il suo progetto di salvezza, che รจ proprio lโ€™incarnazione fino a morire del Figlio per farci partecipi della vita divina con la sua resurrezione: รจ il tema evangelico della โ€œvolontร โ€ del Padre (Gv 6,38-40; 8,42; 10,17-18; 12,49-50; 14,31; 18,11; 19,30; Mt 26,39โ€ฆ), cui corrisponde la meditazione paolina sull'โ€obbedienzaโ€ del Figlio (Ef 2,5-9; Rm 5,19โ€ฆ). Noi chiediamo a Dio che il suo piano di salvezza si realizzi per noi giร  nel nostro oggi, e che tutti giร  fin dโ€™ora ne diventino partecipi nellโ€™adesione al Cristo, che ci rende capaci di passare dalla morte alla vita (Rm 6,4-11; Col 1,12-14.20; 3,3-4).

e) Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Se le invocazioni della prima parte del โ€œPadre nostroโ€ sono in fondo soprattutto una lode per il progetto dโ€™amore di Dio, oltre che una supplica perchรจ tutti gli uomini lo accettino nella propria vita e rispondano nellโ€™amore allโ€™offerta dโ€™amore  di Dio, qualche problema in piรน ci pongono le istanze della seconda parte, che sono delle vere e proprie richieste.

Innanzitutto noi chiediamo a Dio:

โ€œDacci oggi il nostro pane quotidianoโ€ (Mt 6,11; Lc 11,3: โ€œogni giorno il nostro pane quotidianoโ€):

noi riconosciamo che tutto ci viene da Dio: il termine โ€œpaneโ€ per gli ebrei indica il nutrimento in genere, ciรฒ di cui necessitiamo (Gen 28,20; 47,15โ€ฆ). Noi dipendiamo completamente dalla Provvidenza di Dio, confessiamo di essere creature che sussistono per la liberalitร  del Creatore, e gli chiediamo il nostro sostentamento, che proviene da lui, e non unicamente dai nostri sforzi. Anche se il pane รจ frutto della nostra fatica (โ€œChi non vuol lavorare neppure mangiโ€: 2 Ts 3,10),

โ€œSe il Signore non costruisce la cittร 

invano vi faticano i costruttori.

Se il Signore non custodisce la cittร ,

invano veglia il custode.

Invano vi alzate di buon mattino,

tardi andate a riposare

e mangiate pane di sudore:

il Signore ne darร  ai suoi amici nel sonnoโ€ (Sl 127,1-2).

Ma attenzione: il pane che Dio ci dร  non รจ riconducibile alla logica del โ€œmioโ€ e del โ€œtuoโ€, ma del โ€œnostroโ€: Dio dร  il suo pane a tutti gli uomini come famiglia umana. Se poi cโ€™รจ chi muore di fame mentre altri soffrono per i problemi collegati allโ€™obesitร , ciรฒ รจ da ricercarsi nel peccato degli uomini. Chiedere quindi a Dio il โ€œnostroโ€ pane significa farsi carico della fame dei fratelli, significa impegnarsi a partecipare  i nostri beni con chi non ne ha, significa battersi contro ogni sperequazione ed ingiustizia sociale, contro un sistema malvagio che rende troppo ricco il venti per cento della popolazione mondiale e troppo povero il restante ottanta per cento. Non si tratta solo di dare il supefluo, ma di impegnarsi davanti a Dio per la vera solidarietร  ed unitร  della famiglia umana, da Dio convocata al banchetto terreno, segno e profezia di quello celeste (Is 25,6; 55,1-3; Mt 22,2; 26,29; Ap 19,9), in cui tutti โ€œnon avranno piรน fame, non avranno piรน seteโ€ (Ap 7,16).

โ€œQuotidianoโ€ (Mt 6,11; Lc 11,3), โ€œepiousionโ€œ, che compare solo qui in tutto in Nuovo Testamento, puรฒ significare โ€œper il giorno che vieneโ€, cioรจ per lโ€™oggi, se lo si fa derivare da epi-ienai: in tal caso รจ un rafforzativo di โ€œdacci oggiโ€, o โ€œdacci ogni giornoโ€, per aprirci ad una fiducia illimitata. Ma se lo si fa derivare da epi-einai, puรฒ significare โ€œnecessario per lโ€™esistenzaโ€:  in questo caso รจ domanda a Dio di tutto ciรฒ di cui abbiamo bisogno per la nostra vita, รจ affidare a lui tutto il nostro essere; ma puรฒ anche tradursi โ€œsovrasostanzialeโ€, ed in tal senso vi sarebbe una chiara allusione allโ€™Eucarestia, Pane di Vita, corpo di Cristo, โ€œfarmaco di immortalitร โ€ (Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 20,2: PG 5,661), indispensabile per la vita eterna (Gv 6,53-56). Chiediamo cioรจ a Dio anche il dono dellโ€™Eucarestia, mistero per cui si fa presente a noi Dio stesso, il Figlio diventa tuttโ€™uno con la nostra carne mortale per farla partecipe della sua immortalitร , si fonde con la nostra finitudine per farci partecipi dellโ€™infinito di Dio, vero Viatico verso il Regno, in cui pienamente parteciperemo della vita divina.

f) Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

โ€œE rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitoriโ€ (Mt 6,10; โ€œE rimetti a noi i nostri peccati, e infatti anche noi li rimettiamo a ogni nostro debitoreโ€: Lc 11,4):

chiediamo qui a Dio di inglobarci nel suo piano di salvezza. Noi confessiamo a Dio la nostra limitatezza, il nostro peccato, il nostro bisogno  di lui, di essere incorporati in Cristo,

โ€œper opera del quale abbiamo la redenzione,

la remissione dei peccatiโ€ (Col 1,14; Ef 1,7).

Il riconoscerci limitati e peccatori รจ il primo indispensabile passo per entrare nel suo mistero di amore, prendendo coscienza della sua tenerezza che ci salva e rispondendo di sรฌ alla sua misericordia.

Ma perchรจ โ€œcome noi li rimettiamo ai nostri debitoriโ€? Perchรจ il perdono di Dio รจ condizionato al nostro perdonarci tra di noi? Non siamo qui nella logica mercantile del โ€œdo ut desโ€, tipica di tante religioni: siamo qui ancora una volta al cuore del cristianesimo. Chiedere a Dio qualcosa significa sempre immediatamente farcene carico, cominciare a viverla: per questo possiamo chiedere a Dio riconciliazione solo se siamo diventati riconciliazione con i nostri fratelli. Piรน volte Gesรน esplicita questa logica:

โ€œSiate misericordiosi come รจ misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarร  perdonato; date e vi sarร  dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarร  versata nel grembo, perchรจ con la misura con cui misurate, sarร  misurato a voi in cambioโ€ (Lc 7,36-38);

โ€œAmate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perchรจ siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiustiโ€ (Mt 5,44-45);

โ€œSe voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerร  anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerร  le vostre colpeโ€ (Mt 6,14-15);

e Gesรน racconta la parabola del servo spietato, cui il Padrone condona un debito immenso, e che non sa perdonare un piccolo debito di un altro servo, concludendo:

โ€œAllora il padrone fece chiamare quellโ€™uomo e gli disse: โ€œServo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perchรจ mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu avere pietร  del tuo compagno, come io ho avuto pietร  di te?โ€. E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finchรจ non gli avesse restituito tutto il dovuto. Cosรฌ anche il mio Padre celeste farร  a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore il vostro fratelloโ€ (Mt 18, 23-35);

โ€œSe dunque presenti la tua afferta sullโ€™altare e lรฌ ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lรฌ il tuo dono davanti allโ€™altare e vaโ€™ prima a riconciliarti con tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo donoโ€ (Mt 5,23-24).

Il vero amore verso Dio รจ sempre lโ€™amore per i fratelli:

โ€œSe uno dicesse: โ€œIo amo Dioโ€, e odiasse il suo fratello, รจ un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non puรฒ amare Dio che non vede. Questo รจ il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratelloโ€ (1 Gv 4,19-21).

Solo se siamo riconciliati con i fratelli possiamo quindi essere riconciliati con Dio: e la preghiera di essere perdonati da lui diventa impegno di perdono verso tutti gli uomini.

g) Non ci indurre in tentazione

โ€œE non ci indurre in tentazioneโ€ (Mt 6,13; Lc 11,4):

la โ€œtentazioneโ€ รจ certamente un tema costante nella Bibbia: poichรจ lโ€™amore รจ un atto libero, รจ โ€œvolerโ€ bene, si puรฒ sempre dire di no allโ€™alleanza proposta da Dio, si puรฒ sempre rifiutare la sua offerta. La possibilitร  di dire di no a Dio, di cercare altrove che in lui ciรฒ che per lโ€™uomo รจ bene e felicitร , รจ presente fin dallโ€™esperienza di Adamo ed Eva (Gen 3), di Abramo (Gen 22,1-19), di Giobbe (Gb 1,9-12; 2,4-6), dellโ€™intero Israele (Dt 8,2-5). La tentazione fa parte del nostro essere liberi (Gdt 8,25-27): รจ la conseguenza del nostro essere โ€œa immagine e somiglianzaโ€ di Dio (Gen 1,26), capaci di amore e quindi di atti volontari. In questo senso Dio ci โ€œmandaโ€ la tentazione: ci ha dato cioรจ la possibilitร  di rapportarci o no con lui in una libera scelta. Anche Gesรน, vero uomo, ebbe questa possibilitร : per questo si dice che

โ€œfu condotto dallo Spirito (ndr.:!!!) nel deserto per essere tentato dal diavoloโ€ (Mt 4,1).

Ma se รจ reale la tentazione, che significa chiedere a Dio di non โ€œindurciโ€ in essa? โ€œTradurre con una sola parola il termine greco รจ difficile: significa โ€œnon permettere di entrare inโ€ (cfr Mt 26,41: โ€œVegliate e pregate, per non cadere in tentazioneโ€), โ€œnon lasciarci soccombere alla tentazioneโ€.

โ€œDio non puรฒ essere tentato dal male e non tenta nessuno al maleโ€ (Gc 1,13);

al contrario , vuole liberarcene. Noi gli chiediamo di non lasciarci prendere la strada che conduce  al peccato. Siamo impegnati nella lotta โ€œtra la carne e lo Spiritoโ€. Questa richiesta implora lo Spirito di discernimento e di fortezzaโ€ (Catechismo della Chiesa Cattolica, op. cit., n. 2846). Noi chiediamo cioรจ a Dio quello Spirito che egli non nega mai, e che ci rende capaci di dire โ€œAbbร , Padre!โ€ (Gal 4,6) e โ€œGesรน รจ Signoreโ€ (1 Cor 12,3), di aderire quindi con fede al suo piano dโ€™amore. Ancora una volta, la richiesta fatta a Dio รจ affermazione della nostra disponibilitร  ad aprire il nostro cuore a lui.

h) Liberaci dal male

โ€œMa liberaci dal maleโ€ (Mt 6,13):

 apรฒ toรน poneroรน: รจ molto controverso se derivi dal neutro ponerรฒn, il male, o dal maschile ponerรฒs, il maligno, cioรจ satana (cfr Mt 13,19 in parallelo a Mc 4,15 e Lc 8,12). Nel primo caso, chiediamo che si compia presto per noi il piano di Dio che prevede che noi superiamo ogni dolore, ogni sofferenza, la morte, per vivere della sua stessa vita in Cristo. Nel secondo caso invochiamo di essere liberati da satana, il diavolo (da dia -ballo, dividere, colui che vuole dividerci da Dio , tra di noi e in noi stessi), โ€œomicida fin da principioโ€ฆ, menzognero e padre di menzognaโ€ (Gv 8,44), โ€œche seduce tutta la terraโ€ (Ap 12,9), โ€œprincipe del mondoโ€ (Gv 14,30). E forse piรน probabile la seconda interpretazione: โ€ 13b deve essere considerato alla luce di 13a: secondo J. Jeremias la parola โ€œtentazioneโ€ non si riferisce โ€œalle piccole tentazioni quotidianeโ€, bensรฌ โ€œalla grande tentazione finaleโ€ฆ , satana al posto di Dioโ€ฆโ€.  Se dunque 13a implora cosรฌ apertamente aiuto contro il demonio, allora il genitivo poneroรน in 13b andrร  inteso come maschile: lโ€™orante chiede di essere strappato da questa potenza (K. G. Kuhn). Su questo I. A. Bengel โ€ฆ: โ€œla sesta e settima domanda sono intimamente legateโ€ -quasi una formulazione negativa e una positiva- โ€œtalchรจ alcuni le ritengono una sola e unica domandaโ€. Su Mt 6,13 Bengel cita Hiller: โ€œIl maligno non ha ancora cambiato idea dal tempo di Adamo: รจ e rimane il maligno, nemico di Dio e di Cristo e di tutti coloro che credono in Dio e in Cristoโ€โ€ (L. Coenen, E. Beyreuther, H. Bietenhard, Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, Dehoniane, Bologna, 1976, pgg. 963-964).

Ma sappiamo che nellโ€oraโ€ di Gesรน, in cui โ€œelevato da terra, attira tutti a sรจโ€ (Gv 12,31), โ€œil principe di questo mondoโ€ รจ stato โ€œgettato fuoriโ€ (Gv 12,31), e sconfitto una volta per tutte. E chi sta con Dio non soggiace  piรน alle forze del male:

โ€œChi รจ nato da Dio preserva se stesso e il maligno non lo tocca. Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del malignoโ€ (1 Gv 5,18-19);

Quindi lโ€™uomo giร  puรฒ partecipare, nella fede, alla vittoria definitiva di Gesรน; il cristiano perciรฒ invoca di aderire pienamente a Cristo, di sfuggire alla possibilitร  di opporsi a Dio, perchรจ nel tempo presente ancora abbiamo la possibilitร  di rifiutare Dio:

โ€œIl vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fedeโ€ (1 Pt 5,8-9).

Chiedere  a Dio di liberarci dal โ€œmale-malignoโ€ significa professare la nostra volontร  di aderire alla salvezza, e aprire il nostro cuore al Figlio venuto sulla terra a sconfiggere il dolore, la sofferenza, il peccato, la morte.

Globalmente quindi โ€œla preghiera modelloโ€, il โ€œPadre nostroโ€, ci insegna nelle sette  domande di Matteo (Mt 6,9-13) e nelle cinque forse piรน antiche domande di Luca (Lc 11,2-4) a chiedere la nostra conversione, la nostra adesione piena a amorosa al

โ€œmistero della sua volontร ,

secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui (ndr: nel Figlio) prestabilito

per realizzarlo nella pienezza dei tempi:

il disegno cioรจ di ricapitolare in Cristo tutte le cose,

quelle del cielo come quelle della terra

In lui siamo stati fatti anche erediโ€ (Ef 1,9-11).

La preghiera di domanda

Nel Salterio abbiamo visto portare a Dio richieste concrete; ma nel โ€œPadre nostroโ€ Gesรน ci ha insegnato che la preghiera รจ essenzialmente lode e richiesta della nostra conversione. Alla luce della rivelazione di Dio in Cristo, che senso ha ancora la preghiera di domanda, se Dio รจ un Padre buono che a tutti provvede con un piano di infinita misericordia? Infatti Gesรน ci dice:

โ€œPregando, poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di essere ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perchรจ il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediateโ€ (Mt 6,7-8).

Ma dโ€™altra parte lo stesso Gesรน ci esorta:

โ€œChiedete e vi sarร  dato, cercate e troverete, bussate e vi sarร  aperto. Perchรจ chi chiede ottiene, chi cerca trova, a chi bussa sarร  apertoโ€ (Lc 11,9-10);

e perciรฒ racconta la parabola dellโ€™amico importuno, che ottiene esaudimento dallโ€™altro, giร  a letto con i bambini, non

โ€œper amicizia, โ€ฆ ma per la sua insistenzaโ€ (Lc 11,5-8).

Gesรน ci invita a

โ€œpregare sempre, senza stancarsiโ€ (Lc 18,1),

e racconta a proposito la parabola del giudice disonesto che dร  udienza alla vedova solo perchรจ questa non smette di importunarlo (Lc 18,2-8).

Ma allora come conciliare lโ€™invito a non sprecare parole, perchรจ il Padre sa giร  tutto, con quello di pregare incessantemante? E poi: Dio ha bisogno di essere โ€œstancatoโ€ dalle nostre preghiere per esaudirci? E ci esaudirร  solo per la nostra cocciutaggine e non per amore? Anzi, รจ un โ€œdisonestoโ€ (Lc 18,6), che ascolta solo chi lo stressa e non per giustizia? Con che criterio allora Dio esaudisce le nostre preghiere? Conta quindi la loro quantitร , se non addirittura le โ€œraccomandazioniโ€ di questo o di quel Santo piรน โ€œpotenteโ€ degli altri? Anche i rapporti con lโ€™Altissimo viaggiano con la logica perversa delle relazioni umane, spesso improntate solo sulla petulanza quando non addirittura su bustarelle e tangenti?

a) Una preghiera del tempo irredento

Innanzittutto, mentre la preghiera di lode non cesserร  mai, perchรจ farร  parte della nostra dimensione paradisiaca (i santi cantano in cielo il โ€œcantico nuovoโ€ (Ap 5,9-10.13), il cantico di Mosรจ (Ap 15,3) e il cantico dellโ€™Agnello (Ap 15,3-4), oltre ad altri inni a Dio (Ap 19,1-3.6-8)โ€ฆ), la supplica fa ancora parte del tempo irredento, nasce dallโ€™uomo non ancora compiuto. Eโ€™ lโ€™uomo che รจ ancora sotto la minaccia delle tenebre, che ancora non riesce a scorgere il piano di Dio, che porta a lui le sue domande.

Anche il Nuovo Testamento ci testimonia continuamente la preghiera di domanda: il centurione

โ€œavendo udito parlare di Gesรน, mandรฒโ€ฆ a pregarlo di venire e di salvare il suo servoโ€ (Lc 7,3);

โ€œGiairo, capo della sinagoga, โ€ฆ lo pregava di recarsi a casa sua, perchรจ aveva unโ€™unica figlia, che stava per morireโ€ (Lc 8,41-42);

il padre dellโ€™epilettico implora:

โ€œMaestro, ti prego di volgere lo sguardo a mio figlioโ€ (Lc 9,38);

i dieci lebbrosi pregano:

โ€œGesรน Maestro, abbi pietร  di noi!โ€ (Lc 17,13);

e il cieco di Gerico:

โ€œGesรน, Figlio di Davide, abbi pietร  di me!โ€ (Lc 18,28);

uno dei due ladroni sulla croce:

โ€œRicordati di me quando sarai nel tuo regnoโ€ (Lc 23,42);

la donna siro-fenicia

โ€œlo pregava di scacciare il demonio dalla figliaโ€ (Mc 7,26);

โ€œLa suocera di Pietro era a letto con la febbre e subito gli parlarono di leiโ€ (Mc 1,30);

โ€œe gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la manoโ€ (Mc 7,32);

โ€œgli condussero un cieco pregandolo di toccarloโ€ (Mc 8,22);

Maria e Marta mandano a dire a Gesรน:

โ€œSignore, ecco, il tuo amico รจ malatoโ€ (Gv 11,3)โ€ฆ

Gesรน stesso esorta a pregare il Padre โ€œperchรจ mandi operai alla sua messeโ€ (Mt 9,38), perchรจ nel momento della grande tribolazione โ€œla vostra fuga non accada dโ€™inverno o di sabatoโ€ (Mt 24,20),

โ€œper non entrare in tentazioneโ€ (Lc 22,40); ed egli stesso prega โ€œperchรจ non venga meno la fedeโ€ di Pietro (Lc 22,32), perchรจ passi da lui il calice della Passione (Lc 22,41-42; Gv 12,27), perchรจ il Padre perdoni i suoi crocifissori (Lc 23,34), perchรจ mandi ai suoi il Consolatore (Gv 14,16), per tutti i suoi discepoli nella stupenda โ€œpreghiera sacerdotaleโ€ dellโ€™ultima cena (Gv 17).

E Paolo esorta:

โ€œNon angustiatevi per nulla, ma in ogni necessitร  esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, supplicheโ€ (Fil 4,6);

e Giacomo:

โ€œChi รจ malato, chiami a sรจ i presbiteri della chiesa e preghino su di luiโ€ (Gc 5,14).

b) Un dialogo con il Papร 

Ma

โ€œIl Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediateโ€ (Mt 6,8);

โ€œChiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherรฒ il Padre per voi: il Padre stesso vi ama!โ€ (Gv 16,26-27):

perchรจ allora la preghiera di domanda? 

Questo รจ giร  un fatto stupendo: Dio รจ colui che mi ascolta, รจ lโ€™Amico con cui confidarmi, รจ il Papร  buono a cui posso rivolgermi in ogni circostanza, certo di essere capito. Il nostro Dio non รจ colui che tace, ma รจ colui che per noi si รจ fatto Verbo, Parola incarnata (Gv 1,14), con cui posso avere dialogo. Posso sottoporre a lui ogni mio problema, ogni mia ansia, ogni mia angoscia, certo che saranno compresi nel suo Amore. Eโ€™ quindi giusto e gesto dโ€™affetto che io gli parli, che gli sottoponga quelle che mi sembrano le mie necessitร .

c) Richiediamo il nostro massimo bene?

Ma perchรจ talora Dio non ci esaudisce? Una delle risposte che ci dร  la Scrittura รจ che spesso ciรฒ che chiediamo non รจ il bene piรน grande per noi: anche la guarigione, la fine di una prova, il superamento di quella difficoltร  che tanto ci angustia, talora agli occhi di Dio non sono il massimo bene per noi. Talora siamo come il bimbo che chiede al papร  la caramella o di giocare con lโ€™accendino, ma che si vede negare le sue richieste perchรจ il padre sa che il figlio potrebbe fare indigestione o bruciarsi con il pericoloso giocattolo. Al bimbo le sue richieste sembrano grandi beni, nellโ€™ottica sapiente del genitore queste non sono il meglio per lui.

Spesso la logica lungimirante di Dio รจ diversa dalla nostra: e ciรฒ che a noi appare una inconsolabile sciagura puรฒ essere agli occhi di Dio occasione di un dono migliore:

โ€œLe anime dei giusti sono nelle mani di Dio,

nessun tormento le toccherร .

Agli occhi degli stolti parve che morissero;

la loro fine fu ritenuta una sciagura,

la loro partenza da noi una rovina,

ma essi sono nella paceโ€ฆ

Quanti confidano in lui comprenderanno la veritร โ€ (Sap 3,1-8);

โ€œIl giusto, anche se muore prematuramente, troverร  riposo.

Vecchiaia veneranda non รจ la longevitร ,

nรจ si calcola dal numero degli anni;

ma per gli uomini la canizie sta nella sapienza;

e unโ€™etร  senile รจ una vita senza macchia.

Divenuto caro a Dio, fu amato da lui

e poichรจ viveva fra peccatori, fu trasferito.

Fu rapito, perchรจ la malizia non ne mutasse i sentimenti

o lโ€™inganno non ne traviasse lโ€™animo,

perchรจ il fascino del vizio deturpa anche il bene

e il turbine della passione travolge una mente semplice.

Giunto in breve alla perfezione,

ha compiuto una lunga carriera.

La sua anima fu gradita al Signore;

perciรฒ egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.

I popoli vedono senza comprendere;

non riflettono nella mente a questo fatto

che la grazia e la misericordia sono per i suoi eletti

e la protezione per i suoi santiโ€ฆ

Le folle vedranno la fine del saggio,

ma non capiranno ciรฒ che Dio ha deciso a suo riguardo

nรจ in vista di che cosa il Signore lโ€™ha posto al sicuroโ€ (Sap 4,7-17).

โ€œPerchรจ i miei pensieri non sono i vostri pensieri,

le vostre vie non sono le mie vie โ€“ oracolo del Signore.

Quanto il cielo sovrasta la terra,

tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,

i miei pensieri sovrastano i vostri pensieriโ€ (Is 55,8-9).

Solo Dio sa qual รจ il supremo bene per noi. E la nostra preghiera non cambia il suo parere, nonostante alcuni antropomorfismi dellโ€™Antico Testamento, come in occasione dellโ€™episodio in cui Abramo parrebbe voler distogliere Dio dallโ€™intenzione di distruggere Sodoma (Gn 18,18-32), o quando Mosรจ fa recedere Dio dal proposito di sopprimere il popolo idolatra (Es 32, 9-14):

โ€œIo sono il Signore, non cambioโ€ (Ml 3,6).

Inoltre se Dio cambiasse idea per la nostra preghiera, o avrebbe pensato qualcosa di non bene per noi prima della nostra supplica, o avrebbe deciso qualcosa che non รจ il massimo bene per noi dopo la nostra invocazione: รจ ciรฒ รจ impossibile, perchรจ lโ€™Amore non puรฒ che volere il massimo bene per lโ€™amato.

โ€œNoi non sappiamo che cosa sia conveniente domandareโ€ฆ, ma lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza e intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibiliโ€ (Rm 8,26).

Spesso quindi non siamo esauditi perchรจ non chiediamo a Dio โ€œi beni per noi convenientiโ€, anche se quella grazia a noi pare indispensabile per la nostra felicitร . Durissimo รจ al proposito lโ€™apostolo Giacomo:

โ€œNon avete perchรจ non chiedete; chiedete e non ottenete perchรจ chiedete male, per spendere per i vostri piaceri. Gente infedele!โ€ฆ O forse pensate che la Scrittura dichiari invano: fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi? Ci dร  anzi una grazia piรน grandeโ€ (Gc 4,2-6).

Questo Dio che ci ama alla follia, che addirittura รจ โ€œgelosoโ€ di noi, ci esaudisce sempre, ma talora con โ€œuna grazia piรน grandeโ€ di quella che noi gli chiediamo. La fede รจ proprio credere al suo Amore, che la sua volontร  altro non รจ che il massimo bene per noi:

โ€œEgli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerร  ogni cosa insieme con lui?โ€ (Rm 8,32).

Abbandonarsi quindi totalmente a lui รจ giungere quindi al sommo bene, alla piรน vera realizzazione di noi stessi.

 

  1. d) Chiedere il โ€œmiracoloโ€?

Ma parliamoci chiaramente: anche se sappiamo

โ€œche tutto concorre al bene di coloro che amano Dioโ€ (Rm 8,28),

la morte di una persona cara, la malattia, le tragedie di questo mondo restano male oggettivo; anche se Dio sa trarre da esse un bene piรน grande per noi, ci possiamo sempre chiedere come mai Dio, onnipotente, non ci dia beni piรน grandi lasciandoci anche i โ€ฆ beni piรน piccoli. La risposta che spesso non chiediamo a Dio il nostro massimo bene, se pur puรฒ darci talune consolazioni, non ci soddisfa certo. E nessuno, credo, potrร  dire che, seppur misteriosamente, la morte di un bambino o lo sterminio di un popolo siano in ogni caso un bene. Nel mistero del mancato esaudimento delle nostre preghiere cโ€™รจ quindi spazio per il concetto che spesso  Dio  ha preparato per noi beni maggiori, ma ciรฒ non basta a confortarci di fronte al mancato ottenimento di certe sacrosante richieste in ordine alla salute, alla vita, allโ€™onesta prosperitร .

Il problema รจ ancora una volta un altro: come abbiamo piรน volte cercato di esplicare, lโ€™alteritร  da Dio รจ per noi grande dono, perchรจ ci permette di incontrarlo in un ambito di amore. Ma รจ un dono che contempla purtroppo sofferenza e morte. Dio non bara dicendo che questa finitudine creaturale รจ un bene: egli sa che essa รจ un male, e per questo si pone accanto a noi che soffriamo mandando a noi il suo stesso Figlio che, incarnandosi, morendo e risorgendo, vince per noi malattia e morte e ci fa partecipi della vita divina. Questa รจ la โ€œvolontร  di Dioโ€ (Gv 6,38-40.42; 10,17-18; 19,30; Mt 26,39; Eb 10,5-7โ€ฆ), il suo progetto creazionale per noi, che trova il suo compimento nel mistero dellโ€™incarnazione: e lโ€™incarnazione del Figlio, che ci permette di superare la nostra finitudine, รจ il massimo dono di Dio. Certo, a Dio non รจ impossibile il โ€œmiracoloโ€, lโ€™intervento straordinario sul libero corso della natura e della storia. Ma lo stesso Gesรน, di fronte ai milioni di malati, di sofferenti, di morti del suo tempo, non ne guarรฌ e risuscitรฒ che pochissimi: perchรจ il vero dono per tutti sarebbe stata la sua stessa vita, che avrebbe, nel mistero pasquale della sua morte e resurrezione, sconfitto ogni malattia a la stessa morte: e di ciรฒ i vari โ€œmiracoliโ€ non erano che un piccolo โ€œsegnoโ€.

Il credente puรฒ anche quindi chiedere a Dio il โ€œmiracoloโ€, di intervenire sospendendo per un attimo il limite creaturale, in qualche modo la nostra alteritร  da lui: ma deve credere che proprio questa alteritร  ci permette di amare Dio, e soprattutto  che in ogni caso il vero โ€œmiracoloโ€ che Dio sempre opera per tutti รจ il dono del Figlio che ci fa risorgere con lui.

 

  1. e) Pregare รจ chiedere: โ€œNon sia fatta la mia, ma la tua volontร โ€ (Lc 22,42)

La vera preghiera del credente, nel dolore, รจ allora di essere incorporato al mistero del Cristo Salvatore, di aderire cioรจ al progetto di Dio, alla sua โ€œvolontร โ€. Pregare รจ quindi chiedere a Dio lโ€™accettazione della sua volontร . Il criterio fondamentale della preghiera cristiana รจ proprio:

โ€œSia fatta la tua volontร โ€ (Mt 6,10).

Gesรน nel Getsemani chiede sรฌ che

โ€œpassi da lui il caliceโ€ della Passione (Mt 26,39; Mc 14,36; Lc 22,42);

nel testo di Marco sembra chiedere decisamente il miracolo:

โ€œAbbร , Padre, tutto รจ possibile a teโ€ (Mc 14,36);

in quello di Luca la richiesta รจ piรน sfumata:

โ€œPadre, se vuoiโ€ (Lc 22,42);

in Matteo Gesรน pare conscio che il Padre ha voluto vincolarsi allโ€™alteritร  degli eventi creaturali:

โ€œPadre mio, se รจ possibileโ€ฆโ€ (Mt 26,39).

Ma in ogni caso conclude decisamente:

โ€œNon sia fatta la mia, ma la tua volontร โ€ (Lc 22,42; cfr Mc 14,36; Mt 26,39).

E nel brano di Giovanni che i biblisti considerano corrispondente ai testi sinottici sul Getsemani, Gesรน addirittura non chiede piรน nulla al Padre, ma solo professa la sua obbedienza alla sua volontร :

โ€œOra lโ€™anima mia รจ turbata; e che devo dire? Padre, salvami da questโ€™ora? Ma per questo sono giunto a questโ€™ora! Padre, glorifica il tuo nome!โ€ (Gv 12,27-28).

La preghiera di essere capaci di compiere la volontร  di Dio, che quindi รจ lโ€™unica autentica orazione, sempre viene esaudita:

โ€œQuesta รจ la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontร , egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in quello che gli chiediamo, sappiamo di avere giร  quello che abbiamo chiestoโ€ (1 Gv 5,14-15).

Giovanni ci dice quindi che ciรฒ che noi domandiamo a Dio secondo la sua volontร , Dio ce lo ha giร  concesso: ciรฒ significa che chiedere di compiere la volontร  di Dio  รจ in realtร  interrogarsi se si sta facendo o no il suo volere, รจ mettersi di fronte a Dio per disporsi ad obbedirlo, certi di ottenere da lui la forza divina per fare quanto egli richiede. Pregare รจ quindi chiedere a Dio la conversione, lโ€™accettazione del suo piano su di noi, lโ€™obbedienza alla sua Parola: e nella misura in cui la nostra preghiera รจ sincera scopriamo che Dio ci ha giร  dato questa grazia.

 

  1. f) Pregare รจ chiedere lo Spirito Santo

Nella preghiera quindi apriamo il nostro cuore e ci lasciamo trasformare dalla potenza di Dio. Eโ€™ per questo che di fronte al brano di Matteo:

โ€œChi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darร  una pietra? O se gli chiede un pesce darร  una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto piรน il Padre vostro che รจ nei cieli darร  cose buone a quelli che gliele domandanoโ€ (Mt 7,9-11),

Luca, il medico (Col 4,14), forse piรน attento al grande tema del dolore, cambia, nel suo testo parallelo, โ€œle cose buoneโ€ in โ€œlo Spirito Santoโ€:

โ€œil Padre vostro celeste darร  lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedonoโ€ (Lc 11,11-13);

la vera preghiera di domanda รจ richiedere lo Spirito Santo  che ci trasformi secondo il piano di Dio!!!   Preghiera รจ quindi chiedere la trasformazione del cuore di chi prega perchรจ sia conforme alla divina volontร : nella preghiera non chiedo a Dio di cambiare i suoi piani, chiedo che Dio mi cambi secondo i suoi piani! La vera preghiera รจ quindi sempre richiesta dello Spirito Santo perchรจ ci plasmi, ci trasformi secondo il piano di Dio, incorporandoci al Cristo, realizzando in noi โ€œi disegni di Dioโ€;

โ€œLo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili: e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poichรจ egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dioโ€ (Rm 8,26-27).

Dio  quindi sempre esaudisce la nostra preghiera dandoci non questo o quel bene, ma il sommo bene, lo Spirito Santo, pienezza di ogni dono, che ci fa comprendere ed amare il mistero di Dio:

โ€œVi insegnerร  ogni cosa e vi ricorderร  tutto ciรฒ che vi ho dettoโ€ (Gv 14,26);

โ€œConvincerร  il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizioโ€ (Gv 16,8).

Veramente la preghiera รจ allora

โ€œcercare il regno di Dio e la sua giustiziaโ€,

cioรจ lo Spirito stesso di Dio, certi che

โ€œtutto il resto vi sarร  dato in aggiuntaโ€ (Mt 6,33).

Da: C. MIGLIETTA, PERCHEโ€™ IL DOLORE? La risposta della Bibbia, Gribaudi, Milano, 1997

Letture della
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO โ€“ ANNO C

Prima Lettura

Non sia adiri il mio Signore, se parlo.

Dal libro della Gรจnesi
Gen 18, 20-32

In quei giorni, disse il Signore: ยซIl grido di Sรฒdoma e Gomorra รจ troppo grande e il loro peccato รจ molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui รจ giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!ยป.
Quegli uomini partirono di lร  e andarono verso Sรฒdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore.
Abramo gli si avvicinรฒ e gli disse: ยซDavvero sterminerai il giusto con lโ€™empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella cittร : davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con lโ€™empio, cosรฌ che il giusto sia trattato come lโ€™empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherร  la giustizia?ยป. Rispose il Signore: ยซSe a Sรฒdoma troverรฒ cinquanta giusti nellโ€™ambito della cittร , per riguardo a loro perdonerรฒ a tutto quel luogoยป.
Abramo riprese e disse: ยซVedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la cittร ?ยป. Rispose: ยซNon la distruggerรฒ, se ve ne troverรฒ quarantacinqueยป.
Abramo riprese ancora a parlargli e disse: ยซForse lร  se ne troveranno quarantaยป. Rispose: ยซNon lo farรฒ, per riguardo a quei quarantaยป. Riprese: ยซNon si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse lร  se ne troveranno trentaยป. Rispose: ยซNon lo farรฒ, se ve ne troverรฒ trentaยป. Riprese: ยซVedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse lร  se ne troveranno ventiยป. Rispose: ยซNon la distruggerรฒ per riguardo a quei ventiยป. Riprese: ยซNon si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse lร  se ne troveranno dieciยป. Rispose: ยซNon la distruggerรฒ per riguardo a quei dieciยป.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 137 (138)
R. Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dรจi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo. R.
 
Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltร :
hai reso la tua promessa piรน grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza. R.
 
Perchรฉ eccelso รจ il Signore, ma guarda verso lโ€™umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Se cammino in mezzo al pericolo, tu mi ridoni vita;
contro la collera dei miei avversari stendi la tua mano. R.
 
La tua destra mi salva.
Il Signore farร  tutto per me.
Signore, il tuo amore รจ per sempre:
non abbandonare lโ€™opera delle tue mani. R.

Seconda Lettura

Con lui Dio ha dato vita anche a voi, perdonando tutte le colpe.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossรฉsi
Col 2,12-14


Fratelli, con Cristo sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.
 
Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.

Parola di Dio

Vangelo

Chiedete e vi sarร  dato.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11, 1-13

Gesรน si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: ยซSignore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoliยป. Ed egli disse loro: ยซQuando pregate, dite:
โ€œPadre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazioneโ€ยป.
 
Poi disse loro: ยซSe uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: โ€œAmico, prestami tre pani, perchรฉ รจ giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgliโ€; e se quello dallโ€™interno gli risponde: โ€œNon mโ€™importunare, la porta รจ giร  chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i paniโ€, vi dico che, anche se non si alzerร  a darglieli perchรฉ รจ suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerร  a dargliene quanti gliene occorrono.
 
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarร  dato, cercate e troverete, bussate e vi sarร  aperto. Perchรฉ chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarร  aperto.
 
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darร  una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darร  uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto piรน il Padre vostro del cielo darร  lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!ยป.

Parola di Dio