Commento al Vangelo di domenica 8 ottobre 2017 โ€“ Enzo Bianchi

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Il Figlio inviato nella vigna

Dopo essere entrato nella cittร  santa di Gerusalemme in mezzo ad acclamazioni (cf. Mt 21,1-11) e aver compiuto il gesto della cacciata dei commercianti dal tempio (cf. Mt 21,12-17), Gesรน torna nel tempio per annunciare con parabole la venuta del regno dei cieli. Oggi ascoltiamo la seconda di queste parabole, in realtร  unโ€™allegoria, indirizzata a quei sacerdoti e anziani del popolo che erano venuti a contestare Gesรน interrogandolo sulla sua autoritร , sullโ€™origine della sua missione (cf. Mt 21,23-27).

Ancora una volta Gesรน ripete lโ€™invito: โ€œAscoltate!โ€, ridice questo comando tante volte gridato da Mosรจ e dai profeti. Si tratta di smettere di sentire soltanto, per imparare ad ascoltare con attenzione una parola che viene dal Signore, ad accogliere nel cuore questa parola al fine di operare un mutamento e realizzare ciรฒ che il Signore chiede a chi รจ e vuole essere in alleanza con lui.

Eccoci allora di fronte a unโ€™altra parabola che evoca una vigna, come giร  quella ascoltata domenica scorsa (cf. Mt 21,28-32). Nel Mediterraneo la vigna รจ la coltivazione per eccellenza, che comporta anni di lavoro, richiede cura e amore, esige un rapporto stabile e pieno di attenzione verso di essa da parte del vignaiolo. Basta pensare che la vigna รจ un impianto stabile, occupa il terreno per generazioni, non รจ come un prato o un campo che annualmente possono essere destinati ad altre coltivazioni. Proprio questo legame duraturo, questa vera e propria alleanza tra la vigna e il vignaiolo, generano un amore profondo ed appassionato da parte di chi lavora per la โ€œsuaโ€œ vigna. Sono queste le ragioni per cui giร  i profeti avevano intravisto nellโ€™amore tra vignaiolo e vigna una narrazione dellโ€™amore tra Dio e il suo popolo ed erano ricorsi allโ€™immagine della vigna per esprimere il rapporto di alleanza: una storia tormentata ma piena di amore tra il Signore e la sua proprietร , il suo tesoro (segullah: cf. Es 19,5; Dt 7,6, ecc.). Isaia, in particolare, aveva cantato โ€œil canto di amore dellโ€™amante per la sua vignaโ€œ (Is 5,1; cf. vv. 1-7), raccontando di un vignaiolo che aveva vangato la terra, lโ€™aveva liberata dai sassi e vi aveva piantato ceppi scelti di vite. Lโ€™aveva addirittura ornata con una torre in cui aveva posto un tino. Avendole dedicato tanta cura, si aspettava da essa uva buona e bella, invece quella vigna si era inselvatichita producendo grappoli di uva immangiabile.

Questa immagine era ben conosciuta da Gesรน e dai suoi ascoltatori, perciรฒ, non appena Gesรน inizia la parabola dicendo che โ€œun padrone aveva piantato una vignaโ€œ, i presenti capiscono subito di cosa si tratta: รจ una storia su Dio e su Israele, sua vigna. Questo canto che esprime la speranza di Dio e, nel contempo, lโ€™incapacitร  del popolo di comprendere il suo amore, dunque un canto di accusa verso Israele, รจ stato conservato e tramandato proprio da Israele. Il popolo dellโ€™antica alleanza non ha espunto dalle Scritture i rimproveri e i giudizi di Dio nei suoi confronti: questo va tenuto presente da noi quando leggiamo questa parabola e, facilmente, siamo tentati di puntare il dito contro questo popolo, fino a gloriarci di essere noi il popolo del Signore al quale รจ stata data la vigna tolta ad altri. Stiamo attenti, perchรฉ questa parabola che Matteo colloca nel vangelo indirizzato ai cristiani riguarda certamente i capi religiosi di Israele, ma riguarda anche i capi che sono nella chiesa e riguarda pure noi!

Ebbene, questo proprietario della vigna, che lโ€™ha piantata e lโ€™ha dotata di tutto il necessario perchรฉ fruttifichi, la affida a dei contadini perchรฉ la lavorino in sua assenza: la vigna continua a essere sua proprietร , ma รจ affidata ad altri uomini in tutto il tempo della presa di distanza e dellโ€™allontanamento da essa da parte del Signore. Giunge perรฒ lโ€™ora della vendemmia, un giorno preciso in cui le uve sono mature, allโ€™inizio dellโ€™autunno, e allora il padrone manda alcuni suoi servi dai vignaioli per ritirare il raccolto con cui produrre il vino. Perchรฉ il raccolto resta suo, come la vigna รจ sua! Ma nel frattempo รจ sorta in quei vignaioli la tentazione di essere loro i padroni della vigna, perchรฉ il padrone ha tardato molto tempo prima di ritornare. Questa รจ la tentazione di chi รจ stato posto dal Signore come primo, come piรน grande, come lavoratore nella sua vigna: spadroneggiare sulla vigna, pensarla come proprietร  personale, sostituendosi a colui che deve invece solo rappresentare nel servizio. Cosรฌ quei vignaioli, allโ€™arrivo dei servi inviati dal padrone, reagiscono con un rifiuto violento. Colpiscono alcuni e ne uccidono e lapidano altri, per farli scomparire. Il Signore perรฒ pazienta, continua ad aspettare il frutto della vigna e invia altri servi, in numero piรน grande di quanto fatto nella prima missione. Ma anche questi vengono trattati allo stesso modo, subendo rifiuto e rigetto.

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Il Signore dunque nella sua makrothymรญa (sentire in grande, pazienza) fa un ultimo tentativo. Siccome spera ancora, decide di inviare suo figlio, che ha piรน autoritร  dei servi. La sua speranza profonda รจ che, vedendo il suo figlio amato, i vignaioli sentano di avere di fronte a sรฉ il signore stesso e dunque, portando rispetto a lui, gli consegnino il frutto della sua vigna. Ingenuitร  di questo padrone? No, da parte sua cโ€™รจ la volontร  di restare in alleanza con i vignaioli a cui ha affidato la vigna. Cosa avviene invece? Quei vignaioli, โ€œal vedere il figlioโ€, aumentano ancora di piรน il desiderio di essere padroni, di avere potere sulla vigna, perciรฒ dicono tra sรฉ: โ€œCostui รจ lโ€™erede. Su, uccidiamolo e lโ€™ereditร  sarร  nostra!โ€. Innanzitutto escludono il figlio dalla sua vigna, prendendolo e gettandolo fuori, poi lo uccidono; prima lo portano โ€œfuoriโ€, fuori dalla vigna, fuori dalla cittร  (cf. Lc 4,29; Mc 15,20; Mt 27,31; At 7,58), poi lo eliminano.

Gesรน racconta questa allegoria alla vigilia della sua passione, la racconta proprio per quelli che la metteranno in pratica contro di lui, fino a rigettarlo fuori dalla cittร  e a crocifiggerlo. Cosรฌ Matteo ci mostra che Gesรน ha coscienza di essere il Figlio inviato dal Padre nella vigna di Israele, sa ciรฒ che lo attende come fine (tรฉlos) della sua missione in questo mondo e non si sottrae a questa necessitas humana inscritta nella storia: in un mondo ingiusto, il giusto puรฒ solo essere rigettato fino a essere eliminato! Gesรน sa che il Padre non lโ€™ha mandato nel mondo perchรฉ subisca la morte violenta; sa che il Padre, come il padrone della vigna, lo ha inviato perchรฉ sperava, perchรฉ spera di essere accolto. E anche se questa รจ la fine dolorosa che lo attende, Gesรน sa che lโ€™ultima parola spetta comunque al Padre. Conoscendo le sante Scritture e pregandole, sa infatti che โ€“ come sta scritto โ€“ la pietra che proprio i costruttori (questo รจ il termine con cui si chiamavano i capi religiosi del tempio) avrebbero scartato, messo fuori dalla costruzione, Dio lโ€™avrebbe scelta e posta come testata dโ€™angolo, facendo poggiare su di essa tutta la costruzione. Gesรน crede, aderisce a questo piano di Dio profetizzato e cantato nel salmo  118.

Questa parabola risuona certamente come un giudizio di Dio: non perรฒ sul popolo dโ€™Israele, ma su quei capi del popolo che hanno rigettato e condannato Gesรน. Matteo, infatti, registra subito la loro reazione: cercano di catturarlo ma hanno paura della folla, per questo decidono di rimandare di qualche giorno il loro piano, attendendo una situazione piรน propizia (nella notte e nel Getsemani, dove non ci sarร  la folla dei suoi seguaci; cf. Mt 26,47-56). Hanno infatti compreso che quella parabola individua proprio in loro i vignaioli omicidi. Ma la parabola dice che questo sarร  pure il giudizio sulla chiesa, soprattutto sui suoi capi. La vigna รจ stata tolta a quei capi di Israele e data una nuova collettivitร  umana (รฉthnos): la comunitร  dei poveri nello spirito, dei miti che, secondo la promessa del Signore, erediteranno la terra (cf. Mt 5,5; Sal 37,11), a quel popolo umile e povero costituito erede per sempre dal Signore (cf. Sof 3,12-13; Is 60,21; Ger 30,3).

Certo, al suo interno ci saranno ancora dei pastori, dei capi, dei primi, ma stiano attenti a non essere come i vignaioli della parabola. La loro tentazione, infatti, รจ quella di occupare tutto lo spazio ecclesiale, assolutizzando i loro progetti e chiedendo obbedienza a sรฉ; la loro tentazione รจ quella di sostituirsi al Signore, magari con il semplice stare al centro, sentendosi non servi dei servi, ma padroni. Anche nella chiesa puรฒ accadere come nella parabola. E, se anche in essa non si manifesta la violenza fisica (come perรฒ รจ purtroppo avvenuto in altre epoche storiche!), oggi magari si pratica la violenza del non ascolto, del rifiuto, dellโ€™emarginazione, della calunnia, del disprezzo, della manipolazione, dellโ€™abuso psicologico. Queste le tentazioni dei vignaioli perfidi, ma anche, qui e ora, di chiunque nello spazio ecclesiale, nella vigna, esercita lโ€™autoritร . Non si scarichi dunque lโ€™accusa di questa parabola su Israele, ma si pensi a noi, oggi, nelle vigne delle chiese.

p. Enzo Bianchi

Fonte: Monastero di bose

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XXVI Domenica del Tempo Ordinario โ€“ Anno A

Mt 21, 33-43
Dal Vangelo secondo Matteo

33Ascoltate unโ€™altra parabola: cโ€™era un uomo che possedeva un terreno e vi piantรฒ una vigna. La circondรฒ con una siepe, vi scavรฒ una buca per il torchio e costruรฌ una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andรฒ lontano. 34Quando arrivรฒ il tempo di raccogliere i frutti, mandรฒ i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandรฒ di nuovo altri servi, piรน numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandรฒ loro il proprio figlio dicendo: โ€œAvranno rispetto per mio figlio!โ€. 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: โ€œCostui รจ lโ€™erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua ereditร !โ€. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrร  dunque il padrone della vigna, che cosa farร  a quei contadini?ยป. 41Gli risposero: ยซQuei malvagi, li farร  morire miseramente e darร  in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempoยป. 42E Gesรน disse loro: ยซNon avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato รจ diventata la pietra dโ€™angolo; questo รจ stato fatto dal Signore ed รจ una meraviglia ai nostri occhi? 43Perciรฒ io vi dico: a voi sarร  tolto il regno di Dio e sarร  dato a un popolo che ne produca i frutti.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 08 โ€“ 14 Ottobre 2017
  • Tempo Ordinario XXVII
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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