FARE OPERA DI PACE
Nel breve tratto della lettera di s. Giacomo la pace รจ presentata come un programma che ognuno รจ chiamato ad attuare in se stesso per essere a sua volta operatore di pace nella comunitร . Tra le qualitร della sapienza, dono di Dio che deve ispirare e animare tutta la vita del cristiano, emerge quella di essere โpacificaโ, e lโelenco delle preziose doti della sapienza si chiude con unโesaltazione della pace: โUn frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di paceโ.
S. Giacomo richiama un ideale a cui tutti aspiriamo, una meta per cui, ciascuno a modo suo, tutti i responsabili della politica dichiarano di lavorare. Ma la pace vera non si ottiene nรฉ si mantiene con belle parole o con pii desideri e nemmeno con le furbizie della diplomazia. Essa suppone una lotta decisa contro le passioni che combattono nelle nostre membra, cioรจ contro quellโinsieme di istinti, di inclinazioni al male che sono in fondo espressioni dellโegoismo nelle sue varie forme: โgelosia e spirito di menzognaโ, desiderio smodato di possedere, donde invidia, contese e guerre.
ร necessario reagire decisamente contro un modo di pensare e di fare che legittima ed esalta la soddisfazione di tutti gli istinti, la ricerca a qualsiasi costo del denaro, del potere, del piacere. ร necessario proporsi come ideale quella sapienza che โรจ anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialitร , senza ipocrisiaโ. Ognuna di queste parole puรฒ suggerirci un buon esame di coscienza.
E poichรฉ la sapienza del cristiano โviene dallโaltoโ, e come โogni buon regalo e ogni dono perfettoโฆ discende dal Padre della luceโ (Gc 1,17), la dobbiamo chiedere a Dio: โSe qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarร data. La domandi perรฒ con fede, senza esitareโ (Gc 1,5-6).
La 1ยช lettura ci ha preparati, riferendo i propositi omicidi degli โempiโ contro il โgiustoโ, ad ascoltare la profezia fatta da Gesรน della sua passione, che Marco riferisce a poca distanza dalla predizione che ci fu proposta la scorsa domenica: โIl Figlio dellโuomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitareโ. Lโevangelista soggiunge che i discepoli โnon comprendevano queste paroleโ. Ma dovremmo comprenderle noi, ai quali Paolo potrebbe ripetere ciรฒ che diceva ai Galati: โProprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesรน Cristo crocifissoโ (3,1). ร Paolo stesso che pone Cristo morto e risorto al centro della sua catechesi, sono i quattro evangeli che ci presentano al vivo il dramma della passione. E se lo comprendiamo, dobbiamo trarne le conseguenze.
Prima conseguenza: gratitudine e amore verso Gesรน che si รจ sacrificato per noi, verso il Padre che ce lโha dato: โMi ha amato e ha dato se stesso per meโ (Gal 2,20); โLโamore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno รจ morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli รจ morto per tutti, perchรฉ quelli che vivono non vivano piรน per se stessi, ma per colui che รจ morto e risuscitato per loroโ (2 Cor 5,14-15); โDio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perchรฉ noi avessimo la vita per lui. In questo sta lโamore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma รจ lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccatiโ (1 Gv 4,9-10). E s. Giovanni aggiunge subito: โCarissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altriโ (v. 11).
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Seconda conseguenza: se Gesรน โha dato se stesso per i nostri peccatiโ (Gal 1,4), se โรจ stato messo a morte per i nostri peccati ed รจ stato risuscitato per la nostra giustificazioneโ (Rm 4,25), se โsiamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suoโ (Rm 5,10), se siamo stati liberati โcon il sangue prezioso di Gesรน Cristo, come di agnello senza difetto e senza macchiaโ (1 Pt 1,18-19), dobbiamo pentirci dei nostri peccati, chiederne perdono col proposito sincero di convertirci: โAccostiamoci con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportunoโ (Eb 4,16). Usiamo con riconoscenza, con fede viva, del sacramento della penitenza, dono con cui Gesรน ha voluto manifestare la sua misericordia verso il figlio prodigo che ritorna pentito alla casa del padre.
Lโesempio di Gesรน
Terza conseguenza: imitare Gesรน che accetta di soffrire, di morire. ร paradossale ciรฒ che afferma s. Pietro: โร una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamenteโฆ Se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciรฒ sarร gradito davanti a Dioโ. Ma ne dร la ragione: โAnche Cristo patรฌ per voi, lasciandovi un esempio, perchรฉ ne seguiate le ormeโ (1 Pt 2,19-21). Cโรจ una crocifissione a cui dobbiamo sottometterci anche noi: โQuelli che sono di Cristo hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideriโ (Gal 5,24). Per mezzo della croce di Cristo, aggiunge Paolo, โil mondo per me รจ stato crocifisso, come io per il mondoโ (Gal 6,14). Prima aveva dichiarato: โSono stato crocifisso con Cristo e non sono piรน io che vivo, ma Cristo vive in meโ (Gal 2,20). Che i discepoli non avessero compreso le parole di Gesรน รจ confermato da quello che segue. Dopo aver udito il Maestro parlare della morte violenta che lโattendeva, epilogo dโuna serie di umiliazioni, di atroci sofferenze fisiche e morali che mai avrebbero potuto immaginare, durante il viaggio verso Cafarnao essi discutevano โtra loro chi fosse il piรน grandeโ. Non era lโunica volta.
Gesรน ne prende occasione per una lezione valida anche per noi: โSe uno vuol essere il primo, sia lโultimo di tutti e il servo di tuttiโ. Anche in questo รจ lui a darci lโesempio: โDisprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevano alcuna stimaโ (Is 53,3). Cosรฌ era stato presentato dal profeta il Servo di Dio; e Gesรน non si stanca di dichiararsi tale: โI capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non cosรฌ dovrร essere tra voi; ma colui che vorrร diventare grande tra voi, si farร vostro servo, e colui che vorrร essere il primo tra voi, si farร vostro schiavo; appunto come il Figlio dellโuomo, che non รจ venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per moltiโ (Mt 20,24-28). Queste parole del Maestro come pure quelle, molto simili, che Luca riferisce nel racconto dellโultima cena (22,24-27), spiegano il testo piรน conciso di Marco.
Gesรน mette in guardia chiunque occupa un posto di autoritร , sia nella vita civile sia nella Chiesa, dallโorgoglio, dalla volontร di dominio, mentre lโautoritร รจ un servizio da esercitare per il bene dei fratelli in spirito di umiltร , di amore e di dedizione. Debbono ricordarsene i genitori, gli educatori, gli uomini politici, gli amministratori della cosa pubblica, i pastori della Chiesa, chiunque รจ chiamato a una funzione di guida e di comando. Lโautoritร ha la sua ultima radice in Dio. Egli ha creato lโuomo destinato a vivere in societร e legato da un destino di solidarietร con i suoi simili, che richiede unโautoritร che assicuri ordine e armonia, che difenda la libertร di tutti. โCiascuno stia sottomesso alle autoritร costituite; poichรฉ non cโรจ autoritร se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone allโautoritร , si oppone allโordine stabilito da Dioโ (Rm 13,1-2). Con ciรฒ non si vuol dire che non sia lecito โ e talvolta doveroso โ sottoporre lโoperato dellโautoritร a una critica rispettosa della veritร e ispirata dalla sincera volontร di cercare il bene comune; quando poi lโautoritร costituita si comportasse in modo da favorire lโinteresse di persone o gruppi privilegiati anzichรฉ della comunitร , lโopposizione potrebbe diventare necessaria e doverosa.
Agli apostoli Gesรน ha dichiarato: โCome il Padre ha mandato me, anchโio mando voiโ, e ha dato loro lโautoritร (quale autoritร !) di rimettere o ritenere i peccati (Gv 20,21-23). Lโautoritร di insegnare a nome suo: โMi รจ stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciรฒ che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondoโ (Mt 28,18-20). Ma proprio perchรฉ mandati da lui, dobbiamo adempiere il nostro ufficio con lo spirito con cui egli lโha compiuto, di servizio umile, disinteressato, ispirato dallโamore, in totale disponibilitร fino al sacrificio di noi stessi.
Sono parole gravi, che obbligano il vescovo ad un serio esame di coscienza. Mi rendo conto del dovere che mi incombe di servire la comunitร e di promuovere sempre piรน in essa unโautentica comunione di fede, di amore, di opere.
Cosรฌ Pietro interpretava il volere del Signore rivolgendosi ai capi della comunitร : โPascete il gregge di Dio che vi รจ affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del greggeโ (1 Pt 5,2-3). โMa una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterร โ. Il mistero pasquale, centro di tutta lโopera di salvezza, comprende la passione, la morte e la risurrezione del Signore. ร in tutto il suo insieme che dobbiamo vederlo e viverlo, attingendo alla parola di Dio e alla celebrazione eucaristica che ce lo rende presente perchรฉ possiamo ricevere perennemente i suoi frutti di grazia. In tal modo, per riprendere la felice espressione dโun teologo francese, โsempre posta sotto il segno dellโAgnello immolato, dellโAmore che si รจ dato in sacrificio, lโesistenza dei credenti svela, al cuore del mondo, il senso e lโesito dellโavventura umanaโ.
Tratto da โOmelie per un anno 1 e 2 โ Anno Aโ โ a cura di M. Gobbin โ LDC
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XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO โ Anno B
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- Colore liturgico: Verde
- Sap 2, 12.17-20; Sal.53; Gc 3,16 โ 4,3; Mc 9, 30-37
Il Figlio dellโuomo viene consegnatoโฆ
Mc 9, 30-37
Dal Vangelo secondo Marco
30Partiti di lร , attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: ยซIl Figlio dellโuomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerร ยป. 32Essi perรฒ non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. 33Giunsero a Cafร rnao. Quando fu in casa, chiese loro: ยซDi che cosa stavate discutendo per la strada?ยป. 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse piรน grande. 35Sedutosi, chiamรฒ i Dodici e disse loro: ยซSe uno vuole essere il primo, sia lโultimo di tutti e il servitore di tuttiยป. 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: 37ยซChi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandatoยป.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
- 23 โ 29 Settembre 2018
- Tempo Ordinario XXV
- Colore Verde
- Lezionario: Ciclo B
- Anno: II
- Salterio: sett. 1
Fonte: LaSacraBibbia.net
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