
A Gesรน viene posta una questione per metterlo alla prova: รจ una questione sul dovere di pagare le tasse allโimperatore. Una questione delicata perchรฉ dietro a questo gesto poteva esserci il riconoscimento del dominio dei pagani. Ma anche era questione delicata perchรฉ ogni affermazione che fosse stata diretta a non riconoscere lโautoritร romana poteva generare lโaccusa di ribellione.
Eโ interessante notare che Gesรน non possiede con sรฉ la moneta er pagare il tributo, e chiedendola a color che stanno sfidando mostra giร la loro ipocrisia. La fa infatti mostrare da loro stessi. โMostratemi la moneta del tributo! Ed essi gli presentarono un denaro.
Le sue parole poi presentano poi una tensione: โEgli domandรฒ loro: Di chi รจ questโimmagine e lโiscrizione? Gli risposero: di Cesare! Allora disse loro: rendete dunque a Cesare quello che รจ di Cesare e a Dio quello che รจ di Dioโ.
In primo luogo queste parole indicano una distinzione tra ciรฒ che appartiene a Cesare, la sfera della politica, e ciรฒ che compete a Dio. A Cesare vanno pagate le tasse perchรฉ la moneta reca la sua immagine. Le monete portano lโeffigie dellโautoritร imperiale e a tale autoritร si deve rispondere nel riconoscimento delle competenze proprie. Eโ affermazione di una separazione. Cโรจ una sfera del potere distinta e distante da quella specificamente religiosa. Gesรน รจ ben distante dal riconoscere Cesare come un potere a cui inchinarsi, ma rinvia a restituire ciรฒ che compete.
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Cโรจ poi nella risposta di Gesรน cโรจ un altro aspetto su cui riflettere: che cosa intendeva dicendo che cโรจ qualcosa che compete a Dio nel dare a lui ciรฒ che รจ di Dio? Che cosa รจ da riferire a Lui?
Se le monete portano lโeffigie di Cesare e al potere statale va riconosciuta autoritร per quel che riguarda ambiti particolari della vita umana questo non รจ tuttavia un riferimento assoluto, non copre nรฉ puรฒ pretendere di assorbire tutta la vita umana senza riserve e critica.
Cโรจ un luogo in cui รจ posta lโimmagine di Dio per poter dare a Dio quello che รจ di Dio? Se nelle monete imperiali appare lโeffigie di Cesare vi รจ un luogo dove รจ presente lโeffigie di Dio?
Nel volto di ogni persona vivente sta il luogo dellโimmagine di Dio. A Dio allora compete non solo una sfera tra altre della vita umana ma รจ da dare a Dio la totalitร dellโesistenza, pur riconoscendo che vi sono dimensioni della vita in cui si attua una responsabilitร e competenze proprie. Non รจ tuttavia un riferimento assoluta che possa escludere il riferimento fondamentale a Dio.
Immagine รจ la categoria al centro di questo confronto tra Gesรน e i discepoli dei farisei. Eโ rinvio a Gen 1,26: โFacciamo lโuomo a nostra immagine somiglianteโฆโ, espressione che indica la creazione stessa dellโuomo come evento di un rapporto unico. โDio creรฒ lโumano a sua immagine, a immagine di Dio lo creรฒ, maschio e femmina li creรฒโ (Gen 1,27)
Uomo e donna nella loro diversitร , e nellโunitร che costituisce lโumano, sono costituiti ad immagine del Dio che nella creazione si apre nel dono di sรฉ, comunica vita lasciando spazio allโaltro.
I discepoli di Gesรน allora sono invitati a due attenzioni: in primo luogo non dovranno mai confondere lโimmagine di Dio con lโimmagine di Cesare. La presenza di Dio, sempre piรน grande non si lascia identificare o rinchiudere in una forza politica o in un dominio umano e culturale. La sua signoria sta oltre ogni realizzazione umana e non viene esaurito da un potere umano.
In secondo luogo discepoli sono chiamati a riconoscere lโimmagine di Dio presente in ogni persona. Questo esige un riferimento totale della vita. Ciรฒ apre ad una libertร di coscienza di fronte ad ogni potere politico di cui riconoscere ambiti precisi di competenza ma che non potrร mai porsi come assoluto. Ci sono ambiti della vita che prevedono riferimenti penultimi. Lโautoritร politica non potrร mai pretendere di esaurire tutta lโintera esistenza delle persone.
Le parole di Gesรน sono una sfida a riconoscere che gli ambiti propri della politica, dellโeconomia, della societร non escludono il riferimento a Dio. Ma anche Gesรน indica che Dio non puรฒ essere ridotto ad un potere che si sostituisce a Cesare o si si pone sul medesimo piano del dominio politico.
Le questioni della politica sono ricondotte ad essere spazio dellโumano, spazio โpenultimoโ.
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XXIX Domenica del Tempo Ordinario โ Anno A
- Colore liturgico: Verde
- Is 45, 1. 4-6; Sal.95; 1 Ts 1, 1-5; Mt 22, 15-21
Mt 22, 15-21
Dal Vangelo secondo Matteo
15Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: ยซMaestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo veritร . Tu non hai soggezione di alcuno, perchรฉ non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, diโ a noi il tuo parere: รจ lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?ยป. 18Ma Gesรน, conoscendo la loro malizia, rispose: ยซIpocriti, perchรฉ volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributoยป. Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandรฒ loro: ยซQuesta immagine e lโiscrizione, di chi sono?ยป. 21Gli risposero: ยซDi Cesareยป. Allora disse loro: ยซRendete dunque a Cesare quello che รจ di Cesare e a Dio quello che รจ di Dioยป.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
- 22 โ 28 Ottobre 2017
- Tempo Ordinario XXIX
- Colore Verde
- Lezionario: Ciclo A
- Salterio: sett. 1
Fonte: LaSacraBibbia.net
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