โMostratemi la moneta del tributo! Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandรฒ loro: Di chi รจ questโimmagine e lโiscrizione? Gli risposero: di Cesare! Allora disse loro: rendete dunque a Cesare quello che รจ di Cesare e a Dio quello che รจ di Dioโ
Gesรน รจ messo alla prova da farisei e erodiani. Essi costituiscono un primo gruppo che sfida Gesรน in modo polemico. Alla loro provocazione seguirร quella dei sadducei sulla questione della risurrezione e poi ancora i farisei sul comandamento piรน grande e sulla signoria del messia nei confronti del re Davide. In tal modo Matteo vede raccogliersi contro Gesรน i maggiori gruppi che guidavano Israele in quel tempo. Gli pongono davanti ad una moneta utilizzata per pagare una tassa ai romani che dominavano la Palestina. โEโ lecito o no pagare il tributo a Cesare?โ La domanda recava in sรจ un tranello. Riconoscere il tributo significava affermare il dominio romano e venir meno al riferimento allโunico Dio Signore. Rifiutare il tributo a Cesare poteva condurre allโaccusa di rivolta contro i romani che erano le forze di occupazione e avevano il controllo militare e sociale della Palestina. Sulla moneta peraltro cโera lโeffigie di Cesare e questo fatto poteva essere riconoscimento idolatrico di un potere che si pensava come divino.
Il riferimento a Cesare emerge quindi perchรฉ nelle monete era scolpita lโeffigie dellโimperatore. Le parole di Gesรน risultano enigmatiche. Gesรน non ha la moneta e con le sue parole smaschera coloro che volevano metterlo in difficoltร denunciandone lโatteggiamento ipocrita: proprio loro hanno in mano la moneta segno dellโidolatria. Di fatto non offre una risposta ma respinge il tranello e rinvia ad una responsabilitร dei suoi interlocutori: โDate a Cesare quel che รจ di Cesare e a Dio quel che รจ di Dioโ.
Un primo livello di interpretazione di questa espressione puรฒ essere nella direzione di scorgere come Gesรน ponga una distinzione tra la sfera di Cesare, quella della politica, e ciรฒ che compete a Dio. La frase รจ una grande indicazione che apre a non confondere la dimensione della fede con altri aspetti della vita, come lโambito politico o quello economico, che hanno una propria autonomia. Non dalla fede deriva necessariamente una opzione politica o economica. A Cesare vanno pagate le tasse perchรฉ la sfera economica รจ di competenza dello Stato, le monete portano lโeffigie dellโautoritร imperiale e allo stato si deve rispondere nel riconoscimento delle competenze proprie. Si tratta di affermazione di separazione tra la sfera religiosa e quella dello stato e di un riconoscimento della responsabilitร umana nel condurre le cose di questo mondo. Dโaltra parte a Dio spetta un riconoscimento che non viene meno e che non puรฒ essere preso o sostituito da nessun Cesare.
Tuttavia cโรจ un altro livello su cui riflettere. Ciรฒ che sta a cuore a Gesรน รจ lโurgenza di accogliere il regno di Dio. Sono giunti i tempi ultimi e la sua chiamata รจ a donare la vita in riferimento a Dio. Che cosa compete a Dio? Che cosa รจ da riferire a Lui? Le monete portano lโeffigie di Cesare segno del potere statale. Gesรน non intende il suo annuncio del regno di Dio come proposta di instaurare un potere terreno che si contrappone a quelli esistenti. Tuttavia presenta una critica radicale ad ogni potere introducendo lโinvito a dare a Dio ciรฒ che รจ di Dio. Cโรจ una riferimento della vita a Dio che non puรฒ essere ridotta alla sfera di Cesare e che pone la questione di relativizzare ogni potere terreno e non considerarlo assoluto. La dimensione politica non puรฒ essere il tutto ed esaurire la vita della persona, anzi cโรจ un primato da dare al riferimento a Duo.
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Le monete recano iscritta lโimmagine di Cesare, ma dovโรจ lโimmagine di Dio? Il riferimento va immediatamente ai testi della Genesi in cui si parla dellโuomo immagine di Dio (Gen 1,26). La vita umana รจ in se stessa immagine di Dio. Dare a Dio quello che รจ di Dio implica allora scorgere lโimmagine di Dio รจ impressa in ogni volto e da qui deriva il compito di ritornargli ciรฒ che รจ suo, ovvero la cura per la vita dei suoi poveri e il dono di se stessi.
Se nelle monete imperiali appare lโeffigie di Cesare, nel volto dellโuomo vivente traluce lโimmagine di Dio. A Dio allora compete non solo una sfera tra altre della vita umana ma รจ da dare a Dio la totalitร dellโesistenza. Gesรน non si pone tuttavia nei termini di un fondamentalista. Ci sono ambiti dellโesistenza che provengono da Dio ma affidati alla responsabilitร umana di creature a cui รจ stata affidata una autonomia ed un mandato. Ma non si tratta di una competenza assoluta e che elimina o esclude il riferimento fondamentale a Dio.
I discepoli di Gesรน sono chiamati innanzitutto a non confondere lโimmagine di Dio con lโimmagine di Cesare, a non identificare in una forza politica o in un governo umano la presenza di Dio, unico Signore che sta oltre ogni realizzazione umana. Sono poi chiamati a riconoscere lโimmagine di Dio presente in ogni persona che esige un riferimento totale della vita pur riconoscendo gli ambiti di competenza della politica dellโeconomia e delle altre sfere dellโesistenza: si tratta di una competenza autonoma, ma non sganciata, non autosufficiente. Questa non puรฒ pretendere di esaurire lโintera esistenza umana nรฉ puรฒ pretendere di assoggettarla come mero ingranaggio di un sistema. Gesรน rivendica per sรฉ la libertร profonda di fronte al tranello che gli รจ posto e richiama i suoi alla fatica della libertร che non รจ mai scissa da responsabilitร e cura.
Alessandro Cortesi op
Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโIstituto Superiore di Scienze Religiose โsanta Caterina da Sienaโ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โGiorgio La Piraโ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ Firenze.