Commento al Vangelo di domenica 18 Ottobre 2020 โ€“ p. Alessandro Cortesi op

1009

โ€œMostratemi la moneta del tributo! Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandรฒ loro: Di chi รจ questโ€™immagine e lโ€™iscrizione? Gli risposero: di Cesare! Allora disse loro: rendete dunque a Cesare quello che รจ di Cesare e a Dio quello che รจ di Dioโ€

Gesรน รจ messo alla prova da farisei e erodiani. Essi costituiscono un primo gruppo che sfida Gesรน in modo polemico. Alla loro provocazione seguirร  quella dei sadducei sulla questione della risurrezione e poi ancora i farisei sul comandamento piรน grande e sulla signoria del messia nei confronti del re Davide. In tal modo Matteo vede raccogliersi contro Gesรน i maggiori gruppi che guidavano Israele in quel tempo. Gli pongono davanti ad una moneta utilizzata per pagare una tassa ai romani che dominavano la Palestina. โ€œEโ€™ lecito o no pagare il tributo a Cesare?โ€ La domanda recava in sรจ un tranello. Riconoscere il tributo significava affermare il dominio romano e venir meno al riferimento allโ€™unico Dio Signore. Rifiutare il tributo a Cesare poteva condurre allโ€™accusa di rivolta contro i romani che erano le forze di occupazione e avevano il controllo militare e sociale della Palestina. Sulla moneta peraltro cโ€™era lโ€™effigie di Cesare e questo fatto poteva essere riconoscimento idolatrico di un potere che si pensava come divino.

Il riferimento a Cesare emerge quindi perchรฉ nelle monete era scolpita lโ€™effigie dellโ€™imperatore. Le parole di Gesรน risultano enigmatiche. Gesรน non ha la moneta e con le sue parole smaschera coloro che volevano metterlo in difficoltร  denunciandone lโ€™atteggiamento ipocrita: proprio loro hanno in mano la moneta segno dellโ€™idolatria. Di fatto non offre una risposta ma respinge il tranello e rinvia ad una responsabilitร  dei suoi interlocutori: โ€˜Date a Cesare quel che รจ di Cesare e a Dio quel che รจ di Dioโ€™.

Un primo livello di interpretazione di questa espressione puรฒ essere nella direzione di scorgere come Gesรน ponga una distinzione tra la sfera di Cesare, quella della politica, e ciรฒ che compete a Dio. La frase รจ una grande indicazione che apre a non confondere la dimensione della fede con altri aspetti della vita, come lโ€™ambito politico o quello economico, che hanno una propria autonomia. Non dalla fede deriva necessariamente una opzione politica o economica. A Cesare vanno pagate le tasse perchรฉ la sfera economica รจ di competenza dello Stato, le monete portano lโ€™effigie dellโ€™autoritร  imperiale e allo stato si deve rispondere nel riconoscimento delle competenze proprie. Si tratta di affermazione di separazione tra la sfera religiosa e quella dello stato e di un riconoscimento della responsabilitร  umana nel condurre le cose di questo mondo. Dโ€™altra parte a Dio spetta un riconoscimento che non viene meno e che non puรฒ essere preso o sostituito da nessun Cesare.

Tuttavia cโ€™รจ un altro livello su cui riflettere. Ciรฒ che sta a cuore a Gesรน รจ lโ€™urgenza di accogliere il regno di Dio. Sono giunti i tempi ultimi e la sua chiamata รจ a donare la vita in riferimento a Dio. Che cosa compete a Dio? Che cosa รจ da riferire a Lui? Le monete portano lโ€™effigie di Cesare segno del potere statale. Gesรน non intende il suo annuncio del regno di Dio come proposta di instaurare un potere terreno che si contrappone a quelli esistenti. Tuttavia presenta una critica radicale ad ogni potere introducendo lโ€™invito a dare a Dio ciรฒ che รจ di Dio. Cโ€™รจ una riferimento della vita a Dio che non puรฒ essere ridotta alla sfera di Cesare e che pone la questione di relativizzare ogni potere terreno e non considerarlo assoluto. La dimensione politica non puรฒ essere il tutto ed esaurire la vita della persona, anzi cโ€™รจ un primato da dare al riferimento a Duo.

- Pubblicitร  -

Le monete recano iscritta lโ€™immagine di Cesare, ma dovโ€™รจ lโ€™immagine di Dio? Il riferimento va immediatamente ai testi della Genesi in cui si parla dellโ€™uomo immagine di Dio (Gen 1,26). La vita umana รจ in se stessa immagine di Dio. Dare a Dio quello che รจ di Dio implica allora scorgere lโ€™immagine di Dio รจ impressa in ogni volto e da qui deriva il compito di ritornargli ciรฒ che รจ suo, ovvero la cura per la vita dei suoi poveri e il dono di se stessi.

Se nelle monete imperiali appare lโ€™effigie di Cesare, nel volto dellโ€™uomo vivente traluce lโ€™immagine di Dio. A Dio allora compete non solo una sfera tra altre della vita umana ma รจ da dare a Dio la totalitร  dellโ€™esistenza. Gesรน non si pone tuttavia nei termini di un fondamentalista. Ci sono ambiti dellโ€™esistenza che provengono da Dio ma affidati alla responsabilitร  umana di creature a cui รจ stata affidata una autonomia ed un mandato. Ma non si tratta di una competenza assoluta e che elimina o esclude il riferimento fondamentale a Dio.

I discepoli di Gesรน sono chiamati innanzitutto a non confondere lโ€™immagine di Dio con lโ€™immagine di Cesare, a non identificare in una forza politica o in un governo umano la presenza di Dio, unico Signore che sta oltre ogni realizzazione umana. Sono poi chiamati a riconoscere lโ€™immagine di Dio presente in ogni persona che esige un riferimento totale della vita pur riconoscendo gli ambiti di competenza della politica dellโ€™economia e delle altre sfere dellโ€™esistenza: si tratta di una competenza autonoma, ma non sganciata, non autosufficiente. Questa non puรฒ pretendere di esaurire lโ€™intera esistenza umana nรฉ puรฒ pretendere di assoggettarla come mero ingranaggio di un sistema. Gesรน rivendica per sรฉ la libertร  profonda di fronte al tranello che gli รจ posto e richiama i suoi alla fatica della libertร  che non รจ mai scissa da responsabilitร  e cura.

Alessandro Cortesi op

Fonte


p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโ€™Istituto Superiore di Scienze Religiose โ€˜santa Caterina da Sienaโ€™ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โ€˜Giorgio La Piraโ€™ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ€“ Firenze.