La lettura liturgica del Vangelo secondo Giovanni ci porta allโinizio del capitolo 15.
Siamo ancora nel cenacolo, quando giunse lโora per Gesรน di passare da questo mondo al Padre, ma le parole di Gesรน arrivano cosรฌ, senza introduzione, senza un legame apparente con quanto riferito prima. Questo fatto le rende ancora piรน profonde, non riferibili a una circostanza, ma a tutto il mistero di Cristo e della nostra vita in lui. โIo sono la vite vera e il Padre mio รจ lโagricoltoreโ. ร stato spesso notato che lโimmagine della vigna รจ molto frequente nelle Scritture dellโAntico Testamento, utilizzato per descrivere la cura di Dio nei confronti del suo popolo: la vigna era Israele, dal quale Dio attendeva โ spesso invano โ frutti buoni, nonostante tutta la cura amorevole e la protezione. Ora Gesรน, nellโora solenne della sua donazione, rivela se stesso come la vite โveraโ: vera, appunto, in rapporto allโantico popolo, che non ha avuto la forza di portare โmolto fruttoโ, il frutto desiderato da Dio. Adesso invece la vite produce i suoi frutti, perchรฉ la vite รจ Gesรน. ร lui la nuova umanitร che finalmente piace a Dio. In Gesรน, il Verbo di Dio fatto carne, si congiungono perfettamente il dono di Dio e la risposta dellโuomo. Sulla croce cโรจ Dio che offre la vita per lโuomo: il suo dono, la sua cura per il popolo raggiungono la misura estrema dellโamore. Ma nello stesso tempo, sulla Croce cโรจ lโuomo che offre la vita per Dio e cosรฌ la risposta umana allโamore di Dio รจ piena. Come perรฒ la vite non รจ senza i tralci, cosรฌ anche Cristo non รจ senza i suoi discepoli. Prolungando lโallegoria, Gesรน ci parla della vita nella Chiesa, cioรจ nostra necessaria connessione con lui. La cura amorosa di Dio per la vite vera richiede interventi anche dolorosi. A un primo sguardo lโazione รจ la stessa (la potatura), ma รจ molto diverso il fine: i tralci sterili sono messi a seccare, mentre sui tralci fecondi Dio interviene perchรฉ possano avere ancora piรน forza. ร un appello ad avere fiducia nellโopera di Dio, a non trarre conclusioni prima del tempo, a non giudicare lโopera di Dio: la croce รจ misteriosamente necessaria. La croce รจ allo stesso tempo condanna e salvezza. Al centro di tutto troviamo il verbo โrimanereโ: โRimanete in me e io in voiโฆ Chi rimane in me, e io in lui, porta molto fruttoโฆโ. ร un verbo spesso utilizzato da San Giovanni per esprimere il nostro rapporto con Cristo. Un verbo che indica stabilitร di vita, anche nel variare delle situazioni, dei tempi e delle culture; ma una stabilitร che non significa inerzia, passivitร : รจ una adesione che chiede di essere sempre rinnovata, riaffermata, coltivata, amata, desiderata. โChi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perchรฉ senza di me non potete far nullaโ: notate che la contrapposizione รจ tra molto frutto e nulla. Lโalternativa รจ radicale: non cโรจ il poco ma solo il molto o il nulla. Un caso serio, dunque. Per capire in definitiva quale sia questo frutto (molto frutto), dobbiamo tornare al nome stesso di Dio: Gesรน lo chiama โPadre mioโ, egli รจ lโagricoltore. Proprio la qualifica della sua paternitร divina ci aiuta a comprendere che questo frutto รจ proprio lโallargamento della sua paternitร a tutti gli uomini. โIn questo รจ glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoliโ. Il frutto รจ dunque lโevangelizzazione e solo condividendo con gli altri la grazia della fede, noi diventiamo davvero โsuoi discepoliโ. Cโรจ poi una promessa: โSe rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarร fattoโ. Non vuole dire che la preghiera del discepolo sarร come un abracadabra in grado di compiere magie. Questo รจ piuttosto il segnale per comprendere se davvero โrimaniโ nella vera vite: se veramente sei unito a Lui, con tutto te stesso, non cercherai dalla preghiera nulla che non sia il vero bene e che Dio stesso non voglia. Per questo se sarai veramente unito a Cristo, ogni preghiera sarร esaudita. Questo รจ lโamore.