Commento al Vangelo del 26 marzo 2017 โ€“ Damiano Antonio Rossi

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Commento a cura di Damiano Antonio Rossi con la collaborazione delle Suore Adoratrici Perpetue del S.S. Sacramento di Vigevano.

La guarigione di un cieco nato (Gv 9,1-41)

Lโ€™episodio del capitolo 9 del IV Vangelo richiama le guarigioni di ciechi trasmesse dalla tradizione sinottica (Mt 20,29-34 = Mc 10,46-52 = Lc 18,35-43; vedi anche le tradizioni singole di Mt 9,27-31; 12,22; Mc 8,22-26) ed il cui scopo รจ quello evidente di dimostrare che con la venuta di Gesรน sono stati inaugurati i tempi messianici.

Ai discepoli di Giovanni Battista, venuti per accertarsi che Egli fosse veramente Colui che era atteso da Israele da secoli, Gesรน ha risposto citando il profeta Isaia: โ€œI ciechi vedonoโ€ฆโ€ (Mt 11,5 pp; cf. Is 29,18; 35,5; 42,7). Oltre allโ€™ovvio significato di evidenziare lโ€™avvenuta realizzazione dellโ€™era messianica, lโ€™evento prodigioso narrato in questa pericope giovannea assume un grande valore simbolico: il miracolato รจ figura del credente illuminato dalla fede. Nella Chiesa primitiva i neofiti, cioรจ quelli che avevano abbandonato le credenze pagane o che avevano aderito alla fede nel Signore Gesรน, provenendo anche dallโ€™ebraismo, venivano chiamati โ€œilluminatiโ€ (cf. At 26,16-18; 1Ts 5,5; Ef 5,8-14; Eb 6,4; 1Pt 2,9) perchรฉ avevano ricevuto la luce della fede nel Figlio di Dio incarnato, morto e risorto per la salvezza degli uomini.

Lโ€™episodio narrato da Giovanni presenta analogie, ma anche sostanziali differenze, con il racconto di Mc 8,22-26. Nella pericope marciana, la guarigione del cieco non รจ istantanea, ma si compie con un procedimento in cui Gesรน interviene in due riprese; inoltre, la guarigione รจ preceduta da un rimprovero che Gesรน rivolge ai suoi discepoli perchรฉ stentano a credere in Lui (8,17) e, dopo il miracolo, essa รจ seguita dalla loro confessione di fede nel Maestro, riconosciuto come Messia. Nel racconto giovanneo, la simbolica dellโ€™illuminazione assume tutto il suo rilievo perchรฉ il miracolato รจ cieco dalla nascita, situazione senza paralleli nella tradizione sinottica. Piรน che un atto di potenza (dรฝnamis), teso a realizzare lโ€™annuncio profetico, il dono della vista al cieco nato รจ presentato come un segno (semรฉion) della presenza nel mondo di Colui che afferma di essere la โ€œluce del mondoโ€ (9,5). La simbolica della luce, perรฒ, funziona anche in senso opposto giacchรฉ i farisei, noti per esseri dotti e saggi, capaci di โ€œvederci chiaroโ€ nelle Sacre Scritture, posti di fronte al miracolo negano il โ€œsegnoโ€ e diventano โ€œciechiโ€, vale a dire incapaci dโ€™avere fede.

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Venendo nel mondo, la Luce illumina o abbaglia, secondo le disposizioni soggettive di ogni essere umano ed in tal modo lโ€™evangelista spiega il mistero del rifiuto della Veritร  da parte di alcuni e la sua accettazione da parte di altri.

Il racconto รจ inquadrato da due parole di Gesรน, riguardanti il significato della sua missione (9,3-5 e 9,39): la prima la definisce come opera di rivelazione, la seconda la collega al โ€œgiudizioโ€.

Lโ€™episodio della guarigione del cieco nato presenta diverse analogie con quello della guarigione del malato di Bethesda (Gv 5). La struttura del racconto รจ in entrambi i casi tripartita: lโ€™episodio del miracolo รจ seguito da una controversia tra il protagonista ed i giudei e, poi, tra questi ultimi e Gesรน prima che sia sviluppato il discorso di rivelazione. Entrambi i segni, il camminare ed il vedere, hanno il precipuo scopo di evidenziare la trasformazione della condizione umana operata da Gesรน in modo del tutto gratuito e violando apertamente la sacralitร  dellโ€™istituto del sabato (cf. 5,9 e 9,14), il che provoca lโ€™aperta ostilitร  delle autoritร  giudaiche. A loro parere, chi agisce contrariamente alle norme stabilite dalla Legge che YHWH ha dato a Mosรจ, non puรฒ โ€œvenireโ€ da Dio. Da un punto di vista squisitamente narrativo, รจ Gesรน che prende lโ€™iniziativa della guarigione miracolosa in entrambi i casi dopo aver โ€œvistoโ€ e constatato la miseria dellโ€™uomo e, dopo la stizzita reazione dei giudei di fronte allโ€™evidenza del miracolo avvenuto, tanto da prendersela in modo piuttosto meschino e puerile con gli stessi miracolati, che nulla possono fare se non prendere atto della guarigione ricevuta in dono da quellโ€™uomo misterioso e buono, Gesรน incontra una seconda volta il miracolato per impegnarlo spiritualmente e psicologicamente, orientandolo verso una decisa scelta di fede. Se le somiglianze tra i due racconti sono evidenti, sono altrettanto notevoli le differenze. Nel capitolo 5 la simbolica della vita, suggerita dalla guarigione di un infermo, viene evidenziata solamente attraverso un discorso; nel capitolo 9 la simbolica della luce รจ giร  presente nel dialogo iniziale tra Gesรน ed i suoi discepoli, per poi incarnarsi nel cieco nato che torna a vedere e ricomparendo nellโ€™opposizione โ€œvedere/non vedereโ€ dei versetti finali (9,39-41). Il discorso successivo puรฒ incentrarsi su una nuova metafora, quella del pastore che raduna le pecore (c. 10).

La differenza piรน evidente tra i due racconti riguarda il comportamento dei due protagonisti. Lโ€™infermo di Bethesda conserva un basso profilo morale e, interpretando lโ€™invito rivoltogli da Gesรน a cambiare vita per evitare che gli capiti di peggio come una minaccia nemmeno tanto velata, si propone come un testimone piuttosto tiepido o titubante del gran dono ricevuto e del benefattore che lo ha guarito. Al contrario, lโ€™ex-cieco diventa un vero testimone di Gesรน di fronte agli sfrontati ed arroganti farisei, esibendo coraggio, senso dellโ€™umorismo sorretto da una logica stringente e, dopo che Gesรน gli si รจ rivelato come il Figlio dellโ€™Uomo, proclama senza riserve la sua fede in Lui. Dal principio alla fine egli conserva un atteggiamento positivo e contribuisce attivamente alla propria guarigione obbedendo, prima di tutto, allโ€™ordine di recarsi alla piscina di Sรฌloe con gli occhi coperti di fango, poi sostenendo senza tentennamenti la prova di un interrogatorio gravido di minacce e dโ€™insulti da parte dei farisei e, quindi, accettando senza riserve il mistero che gli si รจ manifestato. Lโ€™impegno da parte dellโ€™uomo si intreccia efficacemente con la sovrana efficacia della Luce, la quale dร  senso e consistenza alla collaborazione della sua creatura.

La controversia sul sabato collega temporalmente lโ€™episodio della guarigione del cieco nato allโ€™epoca in cui Gesรน svolse la sua missione, ma il racconto contiene un elemento narrativo anacronistico riconducibile allโ€™epoca in cui lโ€™evangelista compose o dettรฒ il suo Vangelo, ossia verso la fine del primo secolo dellโ€™era cristiana: si tratta della sentenza dโ€™esclusione dalla sinagoga del miracolato (9,22) qualora si ostinasse a dichiarare che Gesรน, Colui che lo ha guarito, รจ il Cristo (tipica formula del linguaggio ecclesiale riportata da Paolo in Rm 10,9). In realtร , la messa al bando dalla societร  giudaica fu decretata dai farisei verso lโ€™anno 90 d.C. a Jamnia, in occasione di un raduno delle autoritร  religiose di ciรฒ che rimaneva del popolo ebraico dopo il disastro della distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio (70 d.C.) e fu decisa per dare un taglio netto con gli โ€œereticiโ€ cristiani, colpevoli di diffondere la fede nientemeno che nel Figlio dellโ€™Altissimo (una bestemmia davanti alla quale era considerato un gesto pio turarsi le orecchie), miseramente finito su una croce (altro scandalo inaudito) e, con palesi bugie che erano reiterate ormai da piรน di mezzo secolo, dichiarato nientemeno che โ€œrisortoโ€. Se prima di allora tra giudei ortodossi e giudei cristiani non era corso buon sangue e si erano alternati periodi di tregua ad altri di aperta ostilitร , dal concilio di Jamnia in poi le due realtร  religiose, scaturite da unโ€™unica esperienza di fede nel Dio unico, si separarono definitivamente non senza scagliarsi reciproci anatemi con relativi improperi ed insulti, che sono riecheggiati per secoli e secoli nel corso della storia. Oggi gli studiosi si mostrano piรน riservati sulla reale portata del โ€œconcilio di Jamniaโ€ e su chi sia realmente preso di mira nella famosa XII Benedizione contro gli eretici (birkรขt-ha-minรฎm), termine che non necessariamente designerebbe solo i cristiani; sul versante cristiano, poi, รจ solo dallโ€™epoca del Concilio Vaticano II che non si prega piรน per i โ€œperfidiโ€ giudei, accusati del delitto di โ€œdeicidioโ€, durante la preghiera universale del Venerdรฌ Santo, ma sโ€™implora il perdono e la benedizione divina sia sui cristiani sia sui โ€œfratelli ebreiโ€.

Leggendo la pericope del cieco nato, il lettore รจ invitato a prendere posizione nei confronti di Cristo identificandosi con i personaggi del racconto: o esprime la propria fede nel โ€œFiglio di Dioโ€, come ha fatto il cieco guarito ed aperto alla Parola, o rifiuta di credere come hanno deciso i farisei, bloccati nel loro sapere acquisito.

9,1 Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: โ€œRabbรฌ, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perchรฉ egli nascesse cieco?โ€. 3 Rispose Gesรน: โ€œNรฉ lui ha peccato nรฉ i suoi genitori, ma รจ cosรฌ perchรฉ si manifestassero in lui le opere di Dio. 4 Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finchรฉ รจ giorno; poi viene la notte, quando nessuno puรฒ operare. 5 Finchรฉ sono nel mondo, sono la luce del mondoโ€.

Lโ€™episodio si colloca nel contesto della festa delle Tende e lโ€™avvenimento accade in giorno di sabato (9,14). Uscendo dal Tempio, lo sguardo di Gesรน si sofferma su un uomo la cui disgrazia totale รจ la cecitร , che lo affligge dalla nascita. Tale sciagurata situazione, evidentemente giร  nota ai discepoli, non รจ un particolare casuale nella descrizione che ne fa lโ€™evangelista: la radicalitร  della malattia ne sottolinea il valore simbolico e rende il miracolo ancor piรน eccezionale nella stima dei testimoni e dei lettori. La guarigione, operata da Gesรน, รจ preparata da un dialogo tra i discepoli ed il loro Maestro, il cui scopo รจ quello di precisare il motivo del suo intervento.

Passando, vide un uomo cieco dalla nascita. Tra Dio e lโ€™uomo esiste da sempre un rapporto interpersonale dinamico ed esistenziale; dalla nascita, cioรจ dal momento della sua primitiva esistenza sul pianeta Terra, lโ€™essere umano รจ โ€œciecoโ€, ossia limitato, provvisorio, fragile, soggetto al male fisico e spirituale e destinato alla dissoluzione fisica attraverso la morte. La consapevolezza di questa sua provvisorietร  temporale e fragilitร  psico-fisica, rende lโ€™uomo inquieto, insoddisfatto e sempre teso alla ricerca della piena realizzazione dei suoi sogni e dei suoi desideri, di cui la felicitร  perenne e senza incrinature e lโ€™immortalitร  sono i confini estremi ed umanamente irrealizzabili, almeno nellโ€™ambito dellโ€™esistenza terrena fisicamente sperimentabile. Il potere, il successo, la salute, la notorietร  e lโ€™autostima sono le inevitabili proiezioni psicologiche del positivo bisogno interiore dellโ€™uomo di sfuggire alla distruzione radicale del proprio essere. Dio non รจ indifferente alle aspirazioni piรน intime e profonde della sua creatura ed il suo interesse per lโ€™uomo viene espresso da un verbo dโ€™azione: Egli passa ed incontra gli esseri umani lungo i sentieri, spesso oscuri, tortuosi ed insidiosi della loro storia ma essi โ€œnon lo vedonoโ€ a causa della loro cecitร , pur potendone avvertire la โ€œPresenzaโ€ se solo riuscissero a โ€œfare silenzioโ€ dentro loro stessi (1Re 19,11-13), mettendosi in ascolto della sua Parola, che il piรน delle volte รจ solo sussurrata. รˆ nei piani e nei desideri di Dio guarire lโ€™uomo dalla sua cecitร  e salvarlo da una volontaria e sconsiderata auto-distruzione senza agire in modo arbitrario, bensรฌ sollecitando la sua collaborazione (affermava s. Agostino che โ€œColui che ti ha creato senza di te, non puรฒ salvarti senza di teโ€).

I discepoli sollevano il problema della presenza del male e della sofferenza nel mondo e sollecitano un chiarimento al loro rabbรฌ. Secondo unโ€™opinione ereditata dalla loro cultura, il benessere materiale, la salute e la lunga durata della vita, erano considerati la giusta retribuzione divina per coloro che si comportavano in modo onesto e pio; al contrario, Dio colpiva gli ingiusti e gli iniqui con la malattia e con ogni sorta di sciagura. Tale credenza era giustificata dalla convinzione che la vita nellโ€™oltretomba fosse limitata ad unโ€™esistenza indifferenziata, larvale, uguale per buoni e cattivi, vaganti come ombre nelle oscuritร  del โ€œmondo sotterraneoโ€ (detto sheรฒl). Per salvaguardare la giustizia divina, era quindi necessario che la retribuzione delle azioni umane, buone o cattive che fossero, avvenisse su questa terra e che si concretasse con la felicitร  per i giusti e con lโ€™infelicitร  e la disgrazia per gli ingiusti. Lโ€™esperienza della vita dโ€™ogni giorno, perรฒ, dimostrava che non sempre avveniva proprio cosรฌ, sicchรฉ sembrava ovvio che una sventura individuale o collettiva dipendesse da qualche colpa o peccato anteriore, personale o familiare. Il male doveva scaturire necessariamente dal male, come il bene dal bene (cf. Es 20,5; Nm 14,18; Dt 5,9; Tb 3,3ss). Lโ€™esempio di Giobbe forniva una diversa chiave di lettura per spiegare lโ€™esistenza del male chiaramente non collegabile ad una vita moralmente deviata, attribuendo ad un misterioso personaggio, il satร n (letteralmente, lโ€™avversario o lโ€™accusatore) lโ€™iniziativa, permessa da Dio, di mettere alla prova la fedeltร  dellโ€™uomo alle leggi divine attraverso gli ostacoli della vita (cf Gb 1,11). Gli amici di Giobbe, al fine di giustificare le azioni di YHWH, avevano attribuito le sventure di questo giusto alla punizione di qualche colpa segreta, ma Giobbe continuava a respingere una simile concezione di Dio e, invece di cercare una spiegazione razionale alle sue sventure, aveva preferito immergersi silenziosamente nel mistero di Colui che รจ fedele e sa esserlo sino in fondo (Gb 42), tanto da premiare il suo servo fedele restituendogli, moltiplicato in modo spropositato, ogni bene di cui lo aveva privato. Anche se i profeti si erano opposti ad un mera interpretazione punitiva dellโ€™esistenza della sofferenza (cf. Ger 31,29ss; Ez 18), evidentemente i discepoli si fanno interpreti dellโ€™opinione corrente, secondo cui la responsabilitร  del peccato si trasmetteva dai padri ai figli. Secondo tale opinione, era inevitabile che non potesse esistere sofferenza senza colpevolezza (cf. Sal 89,33) ed anche i farisei sosterranno tra breve (9,34) tale punto di vista. Gesรน fornisce un diverso approccio interpretativo del male che affligge ed angustia gli esseri umani, rifiutandosi di giudicare colpevoli sia le vittime della crudeltร  di Pilato o del crollo della torre di Sรฌloe (Lc 13,1-5) che il povero ed incolpevole sventurato che gli sta di fronte, il cui unico torto, socialmente rilevante, รจ quello di essere nato cieco.

Nรฉ lui ha peccato nรฉ i suoi genitori. Gesรน sta preparando i suoi discepoli, dal punto di vista psicologico e spirituale, ad accogliere ed accettare la dimensione redentrice del dolore, in vista della quale opera un passaggio fondamentale: il cieco nato si trova in questa situazione di sofferenza affinchรฉ in lui si manifestino le opere di Dio. Gesรน non spiega lโ€™origine della sofferenza innocente nรฉ afferma che questโ€™uomo รจ cieco per permettere a Dio di manifestare la sua potenza, ma prende atto della sua situazione di dolore, cui sta per porre fine manifestando cosรฌ al mondo il modo di agire generoso e gratuito di Dio.

Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato. I migliori manoscritti antichi (come la versione detta vulgata oppure la vetus latina, la versione siriaca ed altre) riferiscono al solo Gesรน il compito di agire in nome e per conto del Padre, mentre il codice B, il codice S ed altre testimonianze scritte autorevoli associano a quella di Gesรน anche lโ€™azione dei suoi discepoli e, per riflesso, delle comunitร  cristiane da loro fondate durante la loro esperienza missionaria. In tal modo, pure la comunitร  guidata dallโ€™evangelista ed apostolo Giovanni si sente coinvolta nella trasmissione, nella ripresentazione e riattualizzazione dellโ€™agire salvifico di Cristo, storicamente compiutosi durante la sua vita terrena (โ€œfinchรฉ รจ giornoโ€) e conclusosi con la sua morte (โ€œpoi viene la notteโ€). La breve durata storica della missione pubblica di Gesรน, paragonabile ad una giornata di lavoro (cf. 5,17), rende urgente la sua azione salvifica, al punto da rendere secondaria lโ€™importanza del sabato e da giustificarne la trasgressione volontaria. Fintanto che Gesรน รจ presente fisicamente tra gli uomini, la luce di Dio, irradiata dal Figlio, brilla nel mondo in tutto il suo splendore e mostra in pieno la sua efficacia salvifica. Dichiarando di essere la โ€œluce del mondoโ€, Gesรน anticipa il senso del miracolo ed orienta lโ€™attenzione verso ciรฒ che รจ tenebra.

In questo preciso contesto narrativo, la tenebra non va identificata con il peccato inteso come scelta di volontaria e radicale opposizione a Dio ed alle sue leggi; infatti, lโ€™uomo del racconto รจ cieco dalla nascita, ma la sua cecitร  non scaturisce da una situazione di peccato, sia pure imputabile ai suoi genitori (โ€œnรฉ lui ha peccato, nรฉ i suoi genitoriโ€). La tenebra, che รจ qui sottintesa e simboleggiata dalla cecitร  congenita di un uomo sfortunato, cui il destino ha riservato giorni amari e bui nel senso piรน letterale del termine, richiama lโ€™esistenza di una tenebra originaria nella quale ogni uomo si trova prima di essere illuminato dalla rivelazione del Figlio. Giร  nel Prologo lโ€™evangelista aveva definito il Lรฒgos (= verbo, parola, progetto, discorso) di Dio come la luce che brilla nella tenebra (1,5), per cui, presentando il cieco nato, sembra proprio fare riferimento a questo genere di oscuritร  esistenziale, che puรฒ essere dissipata solo quando la Luce di Dio si incontra con lโ€™uomo nel corso della sua storia personale e collettiva. Forse รจ questo il motivo per cui il cieco nato del racconto, pur essendo un mendicante bisognoso di aiuto, non formula alcuna preghiera, non potendo domandare ciรฒ che ignora. Acquistando miracolosamente la vista per intervento di Gesรน, Luce che illumina ogni uomo (1,4), egli non recupera un bene giร  posseduto e poi perso per colpa propria, ma rinasce ad una nuova esistenza e ad una vita di relazione mai immaginata. Per lui esistevano, prima del miracolo, rapporti umani mediati dai suoni, dagli odori e dal contatto fisico, sicchรฉ la sua vita sociale si svolgeva entro ambiti piuttosto limitati; grazie alla vista, invece, il suo orizzonte esistenziale si amplia a dismisura e si arricchisce dโ€™elementi dialogico-relazionali col mondo circostante straordinariamente ricchi e complessi. Col dono della vista, il miracolato diventa un uomo nuovo, pronto a collaborare attivamente e consapevolmente al progetto di salvezza di Colui che lo ha โ€œilluminatoโ€ nel profondo del cuore e della mente. Si tratta, in altre parole, di una vera e propria โ€œrinascita dallโ€™altoโ€ (cf. 3,3).

Poco dopo, durante il dibattito che avverrร  tra Gesรน ed i farisei, la cecitร  riacquisterร  il significato metaforico tipico dellโ€™Antico Testamento e sarร  associata alla perdita volontaria della vista come conseguenza del peccato di rifiuto di Cristo e del suo Vangelo di salvezza (cf. Is 6,9ss; Ger 5,21; Ez 12,2; Gv 9,39; 12,40).

Il protagonista del racconto รจ un uomo religioso, la cui vita รจ illuminata dalla Legge giudaica e che mai e poi mai si sognerebbe di accusare Dio di averlo fatto nascere gravemente menomato. Grazie alla sua fiducia nella Legge, egli riconoscerร  che Gesรน viene da Dio (9,30ss), di cui realizza le promesse in modo inatteso e con sovrabbondanza di grazia e di bontร .

6 Detto questo sputรฒ per terra, fece del fango con la saliva, spalmรฒ il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: โ€œVaโ€™ a lavarti nella piscina di Sรฌloe (che significa Inviato)โ€. Quegli andรฒ, si lavรฒ e tornรฒ che ci vedeva.

La procedura seguita da Gesรน per compiere il miracolo รจ alquanto sorprendente. La saliva era ritenuta un valido rimedio per le malattie degli occhi39, ma nel racconto giovanneo non รจ la saliva che opera direttamente la guarigione, bensรฌ รจ il mezzo utilizzato da Gesรน per fare un poโ€™ di fango, con cui spalmare gli occhi del cieco. Secondo il parere dei piรน, lโ€™uso del fango da parte di Gesรน aveva come obiettivo lโ€™infrazione dellโ€™istituto umano del sabato, (39 Plinio, Nat 28,7; Tacito, Hist IV, 8l) come sarร  denunciato dai farisei nel seguito del racconto, mentre, secondo altri, mettendo del fango sugli occhi di un cieco Gesรน avrebbe simbolicamente aggravato la sua giร  grave infermitร  per rendere ancora piรน impegnativa la sua guarigione sul piano personale ed esistenziale. S. Ireneo, vescovo di Lione verso la fine del II secolo d. C., riteneva invece che il gesto di Gesรน fosse da accostare allโ€™atto con cui, secondo il testo della Genesi (2,7), Dio ha formato lโ€™uomo e nella guarigione del cieco nato aveva individuato il perfetto compimento della primitiva creazione, da cui, a suo modo di vedere, aveva avuto origine lโ€™essere perfetto identificabile col credente in Cristo.40 Il fango della nuova creazione si collegherebbe allora allโ€™acqua del battesimo, di cui la saliva di Gesรน o lโ€™acqua della piscina di Sรฌloe sarebbero lโ€™immagine. Le due fasi del miracolo fanno pensare ad altri riferimenti biblici: alcuni salmi, ispirandosi evidentemente allโ€™esperienza del profeta Geremia (cf. Ger 38,6), presentano la situazione dellโ€™uomo che affonda nel fango (pelรฒs) e rilevano che da tale imbarazzante situazione lโ€™uomo non puรฒ salvarsi con le sole proprie forze, nonostante tutti gli sforzi compiuti per liberarsi dagli impacci della miseria morale e spirituale, in cui si trova consapevolmente invischiato (Sal 69,3.15; 40,3). Col suo gesto, Gesรน intenderebbe ribadire che lโ€™uomo รจ prigioniero delle tenebre del male; impartendo al cieco lโ€™ordine di andare alla piscina di Sรฌloe, cioรจ lโ€™Inviato che รจ Lui stesso, Gesรน rende evidente la sua missione di liberazione dellโ€™umanitร  da queste tenebre di carattere esistenziale. Solo a Sรฌloe il fango cade dagli occhi del cieco nato ed egli riceve in dono la vista; la cura dei malati con il fango, seguita da abluzioni, รจ testimoniata nel santuario pagano di Pergamo nella prima metร  del II secolo d.C., quindi lโ€™evangelista Giovanni avrebbe inteso, proponendo ai suoi lettori lโ€™episodio della guarigione del cieco nato, contrapporre Gesรน, il vero Salvatore, ad Asclepio, il dio medico. Questโ€™ipotesi avvalorerebbe la tesi di coloro che sostengono che il IV Vangelo sia stato scritto in Asia Minore, lโ€™attuale Turchia.41 Sรฌloe รจ lโ€™unico luogo menzionato nel racconto. Lโ€™ordine di Gesรน richiama quello che il profeta Eliseo aveva impartito a Naaman il Siro, di andare ad immergersi sette volte nel fiume Giordano per guarire dalla lebbra (cf. 2Re 5); Naaman si era mostrato reticente, mentre il cieco nato obbedisce prontamente alla parola di Gesรน, fidandosi โ€œciecamenteโ€ di Lui (รจ proprio il caso di dirlo!). La piscina di Sรฌloe si trovava a sud-ovest della cittร  vecchia, proprio allo sbocco di un tunnel che re Ezechia aveva fatto costruire verso il 704 a.C. per portare le acque del torrente Gichon allโ€™interno di Gerusalemme (cf. 1Re 1,33; 2Re 20,20; Ireneo, Adversus Haereses V, 15,2-3. H. Rengstorf, Grande Lessico del Nuovo Testamento X, 177-178. 2Cr 32,30; Sir 48,17). 42 Secondo il rito della festa delle Tende o Capanne, che aveva un significato messianico, una processione solenne si recava ad attingere acqua alla piscina di Sรฌloe, che era lโ€™unico serbatoio idrico della cittร ; in tal modo si onorava la dinastia davidica, di cui tale piscina era divenuta un simbolo, allorquando il profeta Isaia aveva rimproverato al popolo di disprezzare queste โ€œacque che scorrono placidamenteโ€ (Is 8,6). Questi dati biblici servono allโ€™evangelista quale collegamento storico tra Sรฌloe e lโ€™Inviato, giustificando il compimento della tradizione ebraica nella persona di Cristo: il termine ebraico infinitivo qal ha, in primo luogo, un senso attivo ed indica la conduttura, il canale (che invia acqua) ma puรฒ essere letto anche al passivo col significato di โ€œessere inviatoโ€. Il narratore sintetizza lโ€™evento prodigioso della guarigione del cieco nato con poche e sobrie parole: โ€œquegli andรฒ, si lavรฒ e tornรฒ che ci vedevaโ€. Persino la dinamica del miracolo passa quasi sotto silenzio pur essendo circoscritta da ben tre verbi dโ€™azione, i quali ottemperano, da una parte, ad un ordine che non ammette nรฉ discussioni nรฉ tentennamenti e, dallโ€™altra, ad unโ€™esplicita volontร  di obbedire: chi compie la volontร  di Dio nellโ€™ordinaria quotidianitร  della propria esistenza non deve necessariamente fare uso della grancassa ed attirare su di sรฉ lโ€™attenzione del prossimo ad ogni costo e, dal canto suo, Dio non interviene quasi mai nella storia dellโ€™uomo con troppo clamore. Lโ€™agire di Dio รจ silenzioso, discreto e rispettoso della libera volontร  dellโ€™uomo.

8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poichรฉ era un mendicante, dicevano: โ€œNon รจ egli quello che stava seduto a chiedere lโ€™elemosina?โ€. 9 Alcuni dicevano: โ€œ Eโ€™ luiโ€; altri dicevano: โ€œNo, ma gli assomigliaโ€. Ed egli diceva: โ€œSono io!โ€. 10 Allora gli chiesero: โ€œCome dunque ti furono aperti gli occhi?โ€. 11 Egli rispose: โ€œQuellโ€™uomo che si chiama Gesรน ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: ยซVaโ€™ a Sรฌloe e lavati!ยป. Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vistaโ€. 12 Gli dissero: โ€œDovโ€™รจ questo tale?โ€. Rispose: โ€œNon lo soโ€.

La constatazione del miracolo avviene in un clima di evidente stupore, incredulitร  e costernazione da parte di persone estranee allโ€™avvenimento e che, loro malgrado, sono costrette a prendere atto dellโ€™avvenuto prodigio. Pare di sentire i commenti della gente, evidentemente abituata da qualche tempo a vedere quel cieco nato mentre chiedeva lโ€™elemosina nelle piazze ed agli angoli delle strade della cittร , soprattutto durante i giorni di festa, quando cโ€™erano tanti pellegrini che affluivano verso il Tempio di Salomone, molti dei quali ben disposti a fare lโ€™elemosina ai tanti sventurati, veri o fasulli, situati nei punti strategici della cittร . รˆ soprattutto la gente del posto che, incontrando il miracolato, non crede ai propri occhi e manifesta opinioni contrastanti. Il richiamo al passato (โ€œera un mendicanteโ€ฆ stava seduto a chiedere lโ€™elemosinaโ€) dร  rilievo al cambiamento che รจ avvenuto in quellโ€™uomo. โ€œEโ€™ luiโ€ฆ no, non รจ lui, perรฒ gli somigliaโ€ฆโ€. Tocca al miracolato dare un taglio alle supposizioni con un deciso e perentorio โ€œsono ioโ€, grazie al quale egli conferma la propria identitร  quasi con soddisfatto orgoglio: sono proprio io il destinatario di una grazia cosรฌ grande ed inaspettata, sono proprio io quello che avete compatito fino a pochi istanti fa, io che vi chiedevo qualche spicciolo dโ€™elemosina e che stavo zitto quando sussurravate i vostri maliziosi commenti sulla mia disgraziaโ€ฆ ero cieco, mica sordo e nemmeno scemo! E adesso, eccomi qua! Ci vedo come voi, anzi, ci vedo meglio di tanti voi, grazie a Gesรน. Giร , ma Lui dovโ€™รจ?

Il cieco guarito comincia a subire i primi inconvenienti della sua vita di miracolato: โ€œCome ti furono aperti gli occhi?โ€. Il poveruomo capisce subito che non lo lasceranno stare in pace tanto facilmente, perchรฉ Gesรน ha compiuto unโ€™azione certamente giusta ma nel momento e nel modo sbagliati: ha guarito un uomo in giorno di sabato facendo del fango e mettendoglielo sugli occhi! Quella domanda gli รจ ripetuta fino alla nausea (9,10.15.16.19.21.26) quasi volessero farlo sentire in colpa per essere stato guarito da una grave menomazione, che si portava dietro dalla nascita! Lโ€™ex cieco si rende conto che le autoritร  religiose giudaiche gli imputano, quasi fosse un crimine, la responsabilitร  di essere un testimone diretto delle qualitร  taumaturgiche di un Uomo temuto ed odiato e comprende che chi sta dalla parte di Gesรน rischia grosso. Ciononostante, egli non teme di schierarsi a favore di Gesรน e di rendergli testimonianza, anche a costo di farsi emarginare dalla societร  ebraica (โ€œlo cacciarono fuoriโ€, 9,34) e di farsi insultare (9,28).

Per indicare il recupero della vista da parte del cieco nato, lโ€™evangelista usa il verbo greco anablรฉpo (9,11.15.18), che significa โ€œalzare gli occhi verso qualcuno o qualcosaโ€, quasi a voler sottolineare una predisposizione del cieco ad avere fede in Gesรน. Al termine del racconto, quando Gesรน incontra nuovamente il cieco ormai guarito ma espulso dal consesso religioso ebraico e ricusato persino dai suoi genitori, lโ€™evangelista esprime la fede piena e perfetta del miracolato nel Figlio dellโ€™uomo, che lo ha guarito, usando il verbo orร o (9,37), che significa โ€œvedere con cognizione di causa, guardare in profonditร  andando oltre le apparenze, credereโ€. Per passare da una buona disponibilitร  a credere alla fede piena, lโ€™ex cieco deve affrontare una dura prova: respinto dagli uomini, egli รจ pronto ad essere accolto dalle amorevoli braccia del Figlio di Dio.

Autocertificando la propria identitร  con lโ€™espressione โ€œsono ioโ€, che lโ€™evangelista mette sulla sola bocca di Gesรน come formula di rivelazione della propria identitร  divina, il cieco guarito dalla sua infermitร  ed illuminato da Cristo confermerebbe ai presenti, che lo interrogano, di essere quasi un tuttโ€™uno con colui che lo ha guarito e del quale, dโ€™ora in poi, sarร  il testimone piรน veritiero e credibile grazie alla vista recuperata in modo cosรฌ prodigioso ed evidente a tutti. Dovโ€™รจ questo tale?, incalzano i presenti. Non lo so, risponde il miracolato, ancora disorientato dallโ€™accaduto. Egli conosce Gesรน solo di nome e certamente, come avviene per tutti i non vedenti di questo mondo, la sua voce gli รจ rimasta impressa nella mente e sicuramente saprebbe riconoscerla fra mille e mille altre voci. Ancora โ€œnon saโ€ chi รจ Gesรน, anche se ha giร  intuito, dal nome che porta (YEร’SHUA, Dio salva), di essere stato beneficato dal โ€œSalvatoreโ€ (v. 11): quellโ€™uomo, che si chiama Gesรนโ€ฆ ha fattoโ€ฆ mi ha spalmatoโ€ฆ mi ha detto. Il buonuomo ha indicato alla curiositร  della gente il suo benefattore chiamandolo per nome e specificandone le azioni โ€œsalvificheโ€, ma per la gente il taumaturgo rimane un perfetto sconosciuto: dovโ€™รจ questo tale? In greco la domanda della gente, che brilla per ottusitร  e si distingue per lโ€™anonimato, suona ancora piรน cruda e scostante: dovโ€™รจ quello? La gente diffidente e senza volto di Gerusalemme (โ€œi vicini e quelli che lo avevano visto primaโ€ฆโ€) prende le distanze da un uomo che infrange la sacralitร  del sabato e nemmeno vuole conoscere il suo โ€œnomeโ€, la sua identitร , ma vuole solo sapere dove si trova per denunciarlo alle autoritร  religiose. Chi viola il sabato merita di morire! Lโ€™ex cieco intuisce le intenzioni di coloro che lo interrogano e si esprime con un lapidario โ€œnon soโ€, che stride con la loquacitร  mostrata poco prima nel comunicare a tutti la gioia per una vista recuperata in modo cosรฌ insperato. Il seguito del racconto dimostrerร  che il miracolato non avrร  alcun timore di โ€œsapereโ€ chi รจ e dove si trova Gesรน, non avrร  paura di manifestare la sua fede nel Figlio dellโ€™uomo e saprร  pagarne le conseguenze estreme: il dono della fede, cioรจ della โ€œvistaโ€, rende accettabile lโ€™ostilitร  di chi rifiuta di credere e di โ€œvedereโ€ (9,40-41).

13 Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era infatti sabato il giorno in cui Gesรน aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: โ€œMi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedoโ€. 16 Allora alcuni dei farisei dicevano: โ€œQuestโ€™uomo non viene da Dio, perchรฉ non osserva il sabatoโ€. Altri dicevano: โ€œCome puรฒ un peccatore compiere tali prodigi?โ€. E cโ€™era dissenso tra loro. 17 Allora dissero di nuovo al cieco: โ€œTu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?โ€. Egli rispose: โ€œEโ€™ un profeta!โ€.

La prodigiosa guarigione di un cieco nato, anche se avvenuta in giorno di sabato, non รจ un evento comune e una volta costatato che, in effetti, lโ€™evento si รจ verificato, ai piรน pare opportuno accompagnare il miracolato dai responsabili della sinagoga, gli unici autorizzati a pronunciarsi sulle implicazioni teologiche e religiose del miracolo. In effetti, i farisei che compongono in maggioranza anche il Sinedrio, il tribunale amministrativo e religioso della nazione giudaica, procedono con cautela e con metodo nei confronti dellโ€™ex cieco, interrogandolo ben due volte (9,13-17.24-34) e convocando persino i suoi genitori. Davanti alla testimonianza resa dal miracolato, i farisei vanno in crisi e manifestano opinioni contrastanti. La loro difficoltร  nel comprendere il miracolo ed il modo in cui รจ avvenuto รจ reale e comprensibile. Secondo la Legge (Dt 13,1-6), chi compie prodigi incitando il popolo a disprezzare la legge divina deve essere condannato; nel caso in questione, lโ€™infrazione del sabato puรฒ squalificare il taumaturgo ed esporlo ai rigori della legge, che รจ stata palesemente violata. Ma chi sono questi onnipresenti โ€œfariseiโ€, che lโ€™evangelista ripetutamente presenta come i nemici piรน accaniti di Gesรน, fatte le debite eccezioni come Nicodemo?

I farisei, il cui nome significa letteralmente โ€œseparati, divisiโ€, erano in realtร  dei laici che, sin dallโ€™epoca dei Maccabei (166/37 a.C.) si erano opposti con tutte le loro forze alla diffusione della cultura greca (ellenizzazione) in Giudea da parte delle forze di occupazione straniere in collaborazione con diversi elementi di spicco della popolazione ebraica, accusati di collaborazionismo. Il loro scopo era di realizzare lโ€™ideale di santitร , che Dio aveva richiesto ad Israele, attraverso la scrupolosa osservanza della Legge, della quale erano esperti e profondi conoscitori e di cui erano ascoltati ed apprezzati insegnanti presso il popolo. Dai sadducei, loro acerrimi avversari sul piano religioso e politico, essi erano considerati come coloro che vivevano โ€œseparatiโ€ da tutto ciรฒ che era legalmente impuro.

A differenza dei sadducei, i quali costituivano il partito politico religioso dellโ€™aristocrazia sacerdotale, erano amanti della cultura e simpatizzanti del progresso culturale delle altre nazioni, disdegnavano il contatto con il popolo ed erano politicamente compromessi coi dominatori di turno, i farisei amavano invece stare con la gente comune, alla quale insegnavano i precetti della Legge e, forti della loro conoscenza della tradizione orale, davano utili consigli per rendere praticabili nella vita quotidiana le esigenze della Legge stessa. Sul piano strettamente religioso, farisei e sadducei erano agli antipodi. Estremamente fatalisti e sostanzialmente materialisti, i sadducei accettavano solo le norme legali e cultuali presenti nella Torรขh, cioรจ la Legge scritta, rifiutavano la tradizione orale e respingevano le innovazioni farisaiche, affermavano che nulla dipende da Dio, negavano la futura resurrezione dei morti e lโ€™esistenza degli angeli, applicavano rigorosamente la legge del taglione.

Dal canto loro, i farisei erano assai rispettosi dellโ€™essere umano tanto che lo scrittore Giuseppe Flavio lodava la loro austeritร  e cortesia, sottolineava la loro benevolenza nel giudicare il prossimo e li elogiava per il loro abbandono alla divina provvidenza, ma erano degli esagerati osservanti della Legge e della tradizione, specie per quanto concerneva il riposo del sabato, la purezza legale e le decime. Essi erano cosรฌ scrupolosi nellโ€™osservanza formale delle norme legali, da rasentare la paranoia.

Gesรน non aveva alcun pregiudizio nei loro confronti e con molti di loro aveva intrattenuto anche delle relazioni positive. Spesso era stato invitato alla loro tavola, con Nicodemo aveva avuto un rispettoso colloquio nel cuore della notte, da alcuni di loro era stato avvisato che Erode lo stava cercando certamente non per un amabile scambio dโ€™opinioni (Lc 13,31). Dโ€™altra parte, Gesรน non si era mai espresso in modo sfavorevole nei confronti di un uomo solo per la sua appartenenza pura e semplice a questo od a quel gruppo sociale o politico o religioso: per Gesรน veniva, prima di tutto, lโ€™uomo con le sue virtรน e le sue debolezze. Ciรฒ che Gesรน mal digeriva di molti farisei era la loro arroganza, la vanitร  e lโ€™ipocrisia. A molti di loro rinfacciava la mancanza di senso della giustizia, di misericordia, di coerenza e dโ€™umanitร , nonchรฉ lโ€™incapacitร  di accogliere la novitร  del suo Annuncio. Or dunque, le persone semplici del popolo sono incapaci di dare una spiegazione al miracolo e si affidano al giudizio di coloro che sono considerati i massimi esperti in materia religiosa.

Solo a questo punto (9,14) Giovanni informa il lettore che il miracolo รจ avvenuto in giorno di sabato, dando cosรฌ una spiegazione dellโ€™aspra discussione che divampa fra gli stessi farisei, alcuni dei quali squalificano ipso facto lโ€™operato di Gesรน come prodotto del maligno (โ€œโ€ฆ questโ€™uomo non viene da Dio, perchรฉ non osserva il sabatoโ€) mentre altri, piรน cauti, lasciano spazio almeno a qualche ombra di dubbio e dโ€™incertezza circa la reale provenienza di Gesรน (โ€œโ€ฆ come puรฒ un peccatore compiere tali prodigi?โ€). Ai fini di un giudizio finale, che sia coerente con i principi legali contenuti nella Legge, i farisei si fanno spiegare per filo e per segno dal miracolato come ha fatto Gesรน a guarirlo dalla sua cecitร . รˆ evidente che a nessuno di loro venga in mente di contestare il prodigio in sรฉ; troppi testimoni conoscono il cieco nato e sono in grado di attestare lโ€™avvenuta guarigione. Ciรฒ che conta รจ delegittimare lโ€™operato di Gesรน trovando il modo di affermare, senza alcuna ombra di dubbio, che Egli non โ€œviene da Dioโ€ perchรฉ non si comporta come un โ€œuomo di Dioโ€. Il fatto che Gesรน abbia impastato del fango e lo abbia messo sulle palpebre del cieco aggrava la sua posizione dal punto di vista strettamente giuridico, perchรฉ lโ€™azione dellโ€™impasto era una delle attivitร  specificamente vietate durante la festivitร  del sabato, il che rendeva illegittimo anche il risultato, seppure prodigioso, di tale azione.

Le domande dei farisei allโ€™uomo risanato sono presentate come un vero interrogatorio. Pare logico aspettarsi che il racconto del miracolato, incalzato dalle domande dei farisei, sia stato ben piรน particolareggiato di quanto non lasci intendere la lapidaria dichiarazione riportata dallโ€™evangelista: โ€œMi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedoโ€.

Questa dichiarazione รจ, comunque, piรน che sufficiente per capire come si sono svolti i fatti nella realtร . Prigionieri del loro atteggiamento legalistico, i farisei non sanno spiegarsi, ad ogni buon conto, come possa un peccatore compiere tali prodigi; questo vocabolo viene riportato al plurale dal testo greco, semรจia, quasi a sottolineare il fatto che ai farisei erano pervenute notizie di diversi altri miracoli operati da Gesรน, alcuni dei quali ancora in giorno di sabato (cf. 5,9)! La discussione fra i farisei avviene con toni accesi davanti agli occhi increduli del cieco guarito, il quale, direttamente interpellato da quellโ€™eminente assemblea di esperti in cose riguardanti la santa Legge ed invitato ad esprimere un giudizio sullโ€™Uomo che lo ha guarito, non esita ad affermare che Gesรน รจ un profeta, cioรจ un uomo particolarmente vicino a Dio e dotato del particolare carisma di essere il portavoce dellโ€™Altissimo. Il giudizio dellโ€™uomo risanato รจ, ovviamente, subito scartato dai farisei, che considerano costui un povero ignorante della Legge, un am-ha-haretz, perciรฒ cercano di delegittimare la sua testimonianza mettendo in dubbio che non sia mai stato veramente cieco e che non sia, piuttosto, un impostore. Occorre cambiare tattica e convocare i genitori dellโ€™uomo guarito per un confronto, che si rivelerร  drammatico ma non privo dโ€™amaro umorismo.

18 Ma i giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finchรฉ non chiamarono i genitori di colui che aveva recuperato la vista. 19 E li interrogarono: โ€œรˆ questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?โ€ 20 I genitori risposero: โ€œSappiamo che questo รจ il nostro figlio e che รจ nato cieco; 21 come poi ora ci veda, non lo sappiamo, nรฉ sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha lโ€™etร , parlerร  lui di se stessoโ€. 22 Questo dissero i suoi genitori, perchรฉ avevano paura dei giudei; infatti i giudei avevano giร  stabilito che se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. lโ€™etร , chiedetelo a lui!โ€. 23 Per questo i suoi genitori dissero: โ€œHa lโ€™etร , chiedetelo a lui!โ€.

 

Pur davanti allโ€™evidenza dei fatti ed alla concordanza delle testimonianze pervenute dalla folla, i farisei non demordono e cercano una qualsiasi contraddizione od imprecisione nelle parole dei testimoni per smantellare ciรฒ che considerano un castello di menzogne o, nella migliore delle ipotesi, il risultato di unโ€™autosuggestione collettiva. Rompendo gli indugi, i farisei convocano i genitori del presunto cieco guarito per avere la certezza che il miracolato fosse proprio il loro figlio e, soprattutto, per avere la conferma che fosse un finto malato. Possiamo ben immaginarci le minacce, nemmeno tanto velate, ricevute dai due poveretti prima di essere messi a confronto con il cieco risanato: โ€œBadate bene a quello che dite, altrimenti ne pagherete le conseguenze in un modo che neppure vi potete immaginareโ€ฆโ€, oppure โ€œse fate i furbi, lo scopriremo presto anche a costo di mettervi sotto torturaโ€ฆโ€ o amenitร  di questo genere. Chi non ama la veritร , รจ disposto a tutto pur di non sentirsela dire o dimostrare.

In modo sorprendente, lโ€™evangelista definisce โ€œgiudeiโ€ quelli che, fino a poco prima, ha qualificato come โ€œfariseiโ€ (9,18). Molto probabilmente il narratore ha inteso sottolineare il carattere ufficiale della convocazione dei genitori del cieco nato e la loro successiva deposizione. Nel IV Vangelo, infatti, sono generalmente indicati come โ€œgiudeiโ€ i rappresentanti delle autoritร  religiose e politiche del mondo ebraico (cf. 1,19; 2,18.20; 5,10 ecc.), anche se molti di loro appartenevano al movimento farisaico. La decisione di espellere dalla sinagoga gli eventuali seguaci di Gesรน partirร  proprio dai โ€œgiudeiโ€ (9,22), le cui decisioni sono inappellabili in seno alla nazione ebraica.

รˆ vostro questo figlio, che dite essere nato cieco? Il tono della domanda non deve essere stato molto amichevole nรฉ comprensivo, specie quando viene sottolineato ciรฒ che finora i genitori โ€œhanno dettoโ€ del figlio, cioรจ che รจ nato cieco. I giudei incalzano e non danno tregua: se รจ vero che รจ nato cieco, โ€œcome mai ora ci vede?โ€. Ai due poveretti non resta che rispondere alle prime due domande dicendo la veritร  e, alla terza domanda, mantenendosi sulla difensiva: โ€œcome poi ora ci veda non lo sappiamo, nรฉ sappiamo chi gli ha aperto gli occhiโ€. Dalla risposta si arguisce che i due sanno molto bene cosa รจ successo al loro disgraziato figliolo e sanno anche chi รจ il guaritore, che, se non altro, conoscono di fama, ma fanno finta di non saperlo per non avere guai. Ciรฒ che fino a pochi istanti prima era loro parsa una grande grazia ricevuta dallโ€™Altissimo, ora si sta trasformando in una pericolosa trappola ed essi si accorgono che, se non misurano le parole, rischiano di perdere tutto, forse anche la vita. I giudei si sono limitati a chiedere loro se sanno โ€œcomeโ€ sia guarito il figlio, ma essi tradiscono la loro ansia di mettersi al riparo da brutte sorprese ed anticipano la domanda successiva, nemmeno formulata dai giudei, affermando che non sanno โ€œchiโ€ ha aperto gli occhi a loro figlio. Allโ€™improvviso, essi intuiscono che cโ€™รจ una via di fuga per mettersi in salvo e la imboccano senza pensarci due volte, anche a costo di consegnare nella mani di quei giudici severi ed intransigenti la sorte del figlio: โ€œchiedetelo a lui, ha lโ€™etร , parlerร  lui di se stessoโ€. Amareggiato, ma in tono comprensivo, lโ€™evangelista spiega il motivo di un simile comportamento da vigliacchi dei due genitori: โ€œavevano paura dei giudeiโ€, che avevano minacciato di espellerli dalla sinagoga trasformandoli in poveracci senza patria e senza diritti, quasi degli โ€œimpuriโ€ a vita!

Ha lโ€™etร . Evidentemente il cieco guarito da Gesรน aveva piรน di tredici anni e un giorno, etร  fissata dalla Legge come termine minimo per essere considerati maggiorenni,43 dopo lโ€™espletamento del rituale dโ€™iniziazione detto bร r-mitzvร h. A proposito dellโ€™espulsione dalla sinagoga di un membro del popolo eletto, ai tempi di Gesรน questa misura punitiva aveva un valore temporaneo (massimo 30 giorni) e vi si ricorreva per correggere coloro che si erano resi responsabili di violazioni della Legge; ciรฒ che รจ ventilato dallโ€™evangelista, invece, รจ una vera e propria esclusione definitiva dalla sinagoga di quanti riconoscevano che Gesรน รจ il Cristo e tale misura fu adottata al concilio di Jamnia (intorno al 90 d.C.) presieduto dal rabbรฌ Gamaliele II. Va precisato che lโ€™espulsione di un ebreo dalla comunione religiosa giudaica aveva gravi conseguenze personali e sociali. Lโ€™annotazione dellโ€™evangelista circa questa drastica decisione, presa dalle autoritร  giudaiche nei confronti dei seguaci di Gesรน (9,22), risentirebbe pertanto del clima di persecuzione attuato dai giudei a danno dei cristiani alla fine del I secolo d.C. ma, inserita in questo contesto narrativo, avrebbe lo scopo di sottolineare lโ€™accesa ostilitร  attiva esistente giร  allโ€™epoca di Gesรน tra i giudei ed il Maestro di Galilea, da cui non erano esclusi i discepoli di questโ€™ultimo. In altre parole, Giovanni avrebbe proiettato nel passato una disposizione di scomunica ufficiale e definitiva recente (cf. 12,42; 16,2) e di cui, molto probabilmente, avevano sofferto alcuni dei suoi lettori. Non contenti delle risposte date dai genitori del cieco risanato, i giudei convocano una seconda volta questโ€™ultimo nella speranza di farlo cadere in contraddizione.

24 Allora chiamarono di nuovo lโ€™uomo che era stato cieco e gli dissero: โ€œDaโ€™ gloria a Dio! Noi sappiamo che questโ€™uomo รจ un peccatoreโ€. 25 Quegli rispose: โ€œSe sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedoโ€: 26 Allora gli dissero di nuovo: โ€œChe cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?โ€. 27 Rispose loro: โ€œVe lโ€™ho giร  detto e non mi avete ascoltato; perchรฉ volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?โ€. 28 Allora lo insultarono e gli dissero: โ€œTu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosรจ! 29 Noi sappiamo infatti che a Mosรจ ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove siaโ€.

Lโ€™interrogatorio dei testimoni da parte delle autoritร  giudiziarie dโ€™Israele poteva sembrare pedante, noioso e ripetitivo ma aveva lo scopo di esaminare scrupolosamente tutte le circostanze dei fatti attribuiti allโ€™imputato, per evitare unโ€™ingiusta condanna dellโ€™accusato stesso. Il miracolato aveva giร  risposto una prima volta alle domande rivoltegli dalla folla, poi una seconda volta ai giudei accorgendosi di aver sollevato dubbi e perplessitร  anche sulla sua situazione di cieco dalla nascita. La semplice evidenza di non essere stato creduto lo induce a non voler piรน rispondere una terza volta alle medesime domande rivoltegli da quegli stessi giudei, che hanno dimostrato di non credere alla sua sinceritร . Il suo rifiuto a ripetere quanto giร  detto in occasione dei due interrogatori precedenti appare del tutto comprensibile: stanco di quella tiritera interminabile, il miracolato passa allโ€™attacco ed accusa i giudei di non averlo ascoltato e creduto. Sordi alla testimonianza di Dio (cf. 8,43.47), i giudei non cambierebbero le loro opinioni neppure se ascoltassero per la terza o la quarta volta la deposizione dellโ€™uomo guarito grazie alla potenza di Dio, che agisce e guarisce attraverso Gesรน di Nazareth. A meno che, ironizza lโ€™arguto uomo risanato, i suoi giudici vogliano ascoltare ancora una volta ciรฒ che Gesรน ha detto e fatto per diventare suoi convinti discepoli; non sarebbe una cosa scandalosa se pure loro dessero credito e testimonianza a quellโ€™Uomo capace di compiere prodigi cosรฌ grandi e, a loro volta, rendessero โ€œgloria a Dioโ€ (9,24) per essere stati beneficati dallโ€™arrivo di un simile โ€œprofetaโ€ (9,17), mandato da YHWH allo scopo di dimostrare che la sua benevolenza per Israele non era venuta a mancare! Il poveretto non sโ€™immagina neppure lontanamente di aver calpestato un nido di vipere. A ciรฒ che considerano un vero e proprio insulto alla loro intelligenza ed integritร  religiosa e morale, i giudei reagiscono con violenza insultando a loro volta il miracolato ed accusandolo di essere proprio lui โ€œdiscepoloโ€ di quel violatore del sabato, del quale non hanno affatto stima alcuna. Considerare i giudei come potenziali โ€œdiscepoli di Gesรนโ€ equivale ad insultarli e coprirli di vergogna inaudita: solo di Mosรจ essi sono i discepoli e gli eredi spirituali legittimi e, allโ€™infuori degli scribi farisei, nessuno puรฒ a buon diritto aspirare ad essere od a ritenersi vero discepolo di Mosรจ! Quando i farisei contrappongono a Gesรน il profeta e legislatore Mosรจ, โ€œal quale Dio ha parlatoโ€, i lettori di buona memoria non possono fare a meno di ricordare che Gesรน ha citato Mosรจ proprio come suo testimone (cf. 5,46). Per questi giudei, Gesรน รจ solamente un uomo dalle oscure origini ed essi sospettano che egli provenga dal โ€œregno di satanaโ€. Per la maggioranza di loro Gesรน non puรฒ in alcun modo โ€œvenire da Dioโ€ (9,16), anche se gli si attribuiscono poteri taumaturgici. Affermando di non sapere โ€œ di dove siaโ€, i giudei intendono disprezzare Gesรน ma, senza rendersene conto, ammettono di non comprendere la rivelazione di Dio (cf. 7,28; 8,14), di cui non sanno riconoscere le opere. Proprio i presuntuosi โ€œdiscepoli di Mosรจโ€, che si considerano i veri custodi della Legge, restano ottusamente incapaci di riconoscere il Rivelatore di Dio, del quale Mosรจ ha scritto e reso testimonianza parecchi secoli prima della sua venuta tra gli uomini.

30 Rispose loro quellโ€™uomo: โ€œProprio questo รจ strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno รจ timorato di Dio e fa la sua volontร , egli lo ascolta. 32 Da che mondo รจ mondo, non sโ€™รจ mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nullaโ€. 34 Gli replicarono: โ€œSei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?โ€. E lo cacciarono fuori.

Un uomo senza cultura tira le orecchie a quei sapientoni e trova stupefacente che essi non sappiano โ€œdi dove siaโ€ Gesรน e non siano in grado di giudicare lโ€™operato di Dio. A lui, invece, che non sa nรฉ leggere nรฉ scrivere a causa della cecitร  congenita ma che, con tutta probabilitร , ha frequentato la sinagoga ed ha saputo ascoltare la Parola di Dio proclamata e spiegata da quegli stessi โ€œmaestriโ€ che gli stanno ora di fronte per interrogarlo, appare chiara ed evidente la spiegazione dei โ€œsegniโ€ compiuti da Gesรน. Chi opera prodigi cosรฌ inauditi non puรฒ che โ€œvenire da Dioโ€, il quale ascolta ed esaudisce chi รจ timorato di Lui e compie la sua santissima volontร . In quel โ€œnoi sappiamoโ€ (9,31), che contrappone la conoscenza e la sapienza di chi crede allโ€™ignoranza di chi non crede, รจ racchiusa lโ€™esperienza di fede dei cristiani della comunitร  dellโ€™evangelista, i quali replicavano alle accuse dei giudei increduli del loro tempo con le medesime argomentazioni del cieco nato. Nel mondo giudaico circolavano voci insistenti circa le arti magiche praticate da Gesรน e tali accuse erano riportate anche dai grandi Padri apologisti del II-III secolo d.C. come s. Giustino44 ed Origene45. A tali calunnie si poteva controbattere con le motivazioni addotte dallโ€™uomo risanato, poichรฉ nel giudaismo i miracoli erano ritenuti esaudimenti di preghiere. Un detto rabbinico coincide quasi alla lettera con il concetto espresso dal miracolato: โ€œSono esaudite le parole di ogni uomo nel quale cโ€™รจ timore di Dioโ€. Nel caso del cieco nato, poi, si tratta di una guarigione miracolosa mai udita prima dโ€™ora, perciรฒ Gesรน non avrebbe mai potuto effettuarla se non fosse stato โ€œda Dioโ€. La risposta astiosa e velenosa dei giudei non si fa attendere: โ€œSei nato tutto nei peccatiโ€ (cf. Sal 51,7). I giudei non si riferiscono al generale irretimento nel peccato e nella colpa condiviso da tutto il genere umano (cf. Gen 8,21; Gb 14,4), bensรฌ alla speciale costituzione peccatrice di questโ€™uomo, che รจ nato cieco. Essi intendono imputare la sua disgrazia ai peccati dei suoi genitori (9,2) e presentarlo allโ€™attenzione del popolo come un uomo reietto da Dio. Come osa, poi, questo peccatore congenito insegnare a loro, che sono studiosi qualificati della Scrittura e scrupolosi osservanti della Legge? I giudei sono accusati dallโ€™evangelista di una cecitร  e di un peccato piรน gravi di quelli attribuiti da loro al cieco nato: oltre a non aver compreso la Rivelazione di Dio e ad aver respinto il Rivelatore, essi sono colpevoli anche di presuntuosa arroganza e di vanitร . La loro cecitร  รจ tipica degli uomini che si vantano della propria saggezza ed autoritร , al punto di non temere di ricorrere alla forza ed alla violenza quando rimangono a corto di argomenti convincenti per opporsi a ciรฒ che considerano errore. E lo cacciarono fuori. Il poveretto non viene buttato fuori semplicemente dal luogo in cui si รจ svolto lโ€™interrogatorio, ma viene, in senso piรน proprio, โ€œscomunicatoโ€, cioรจ espulso dalla comunione di fede giudaica e privato dei suoi diritti personali e sociali. Per mettere a tacere un testimone scomodo della veritร  non cโ€™รจ niente di meglio che fare terra bruciata intorno a lui e definire falsa la sua testimonianza.

35 Gesรน seppe che lo avevano cacciato fuori e, incontratolo, gli disse: โ€œTu credi nel Figlio dellโ€™uomo?โ€. 36 Egli rispose: โ€œE chi รจ, Signore, perchรฉ io creda in lui?โ€. 37 Gli disse Gesรน: โ€œTu lโ€™hai visto: colui che parla con te รจ proprio luiโ€. 38 Ed egli disse: โ€œIo credo, Signore!โ€ e gli si prostrรฒ innanzi. 39 Gesรน allora disse: โ€œIo sono venuto in questo mondo per giudicare, perchรฉ coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechiโ€. 40 Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: โ€œSiamo forse ciechi anche noi?โ€. 41 Gesรน rispose loro: โ€œSe foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane.

Gesรน viene a sapere della violenza gratuita subita dal poveretto che ha risanato e, non volendo perdere nessuno di coloro che il Padre porta a Lui (cf. 6,38), lo va a cercare e lo interpella direttamente per condurlo alla fede piena. Incontrato il cieco risanato, non gli chiede direttamente: โ€œ credi in me?โ€, ma in modo ancora velato gli domanda se crede nel Figlio dellโ€™uomo, sollecitando da lui una risposta del tutto personale e priva di tentennamenti, che scaturisca dal profondo del cuore.

Tu credi nel Figlio dellโ€™uomo? Gesรน sa fin troppo bene che gli โ€œaltriโ€ non credono, ma sa anche che questโ€™uomo non ha ceduto alle lusinghe ed alle minacce di coloro che non credono (9,22) e che, anzi, ha subito senza ripensamento alcuno una palese ingiustizia da parte delle autoritร  preposte a guidare, con cuore integro ed onesto, le sorti religiose ed i principi morali del popolo eletto. Il miracolato aveva giร  compiuto di suo un grande cammino di fede, sorretto dalla formazione religiosa giudaica e da una formidabile fiducia nella Provvidenza divina ed ora รจ pronto a compiere il passo definitivo incontro a Cristo.

Chi รจ, Signore, perchรฉ io creda in lui? Lโ€™ultimo diaframma, che separa lโ€™uomo dalla fede in Gesรน e che lo rende ancora per poco โ€œnon vedenteโ€, viene rimosso da Gesรน in persona con una formula di auto-rivelazione: โ€œColui che parla con te, รจ proprio luiโ€ (formula equivalente a: Sono io). A questo punto, la vista del cieco รจ pienamente recuperata, sia in senso fisico che metafisico; la professione di fede dellโ€™uomo risanato viene espressa con parole (โ€œIo credoโ€) e con gesti (โ€œgli si prostrรฒ innanziโ€) di grande rilevanza simbolica: i veri cristiani sono coloro che accettano con la mente, col cuore e con la condotta di vita la loro dipendenza assoluta da Cristo, Signore della storia e Dio dellโ€™universo, che siede alla destra del Padre (cf. Sal 110,1; Mt 22,44p; At 2,33-35; Eb 1,13; 10,12-13; 1Pt 3,22) e davanti al quale โ€œogni ginocchio si piega in cielo, sulla terra e sotto terraโ€ (Fil 2,10). Il Messia tanto atteso da secoli รจ presente in carne ed ossa davanti a quegli occhi umani, che ora โ€œsanno vedereโ€ ben di lร  delle apparenze e dei tanti pregiudizi che ancora affliggono i tanti farisei della storia (inclusi numerosi cristiani, che sono tali solo per aver ricevuto il battesimo, ma si sono rifiutati piรน o meno consapevolmente ed intenzionalmente di crescere quotidianamente nella fede e di accogliere nella loro vita la gran novitร  del Vangelo di salvezza, annunciato da Gesรน e da coloro che sono i suoi โ€œinviatiโ€).

Lโ€™uomo risanato si prostra ai piedi di Gesรน per adorarlo, forse consapevole di trovarsi di fronte il Rivelatore di Dio in persona, il Messia, il Profeta tanto atteso. La prosternazione (proskรบnesis) come gesto di adorazione sarร  pienamente consapevole dopo la resurrezione di Gesรน (cf. 20,27-29), allorquando il diffidente e cauto Tommaso capirร  che Colui che gli si รจ mostrato con le ferite dei chiodi e del colpo di lancia non รจ un fantasma nรฉ unโ€™allucinazione, ma nientemeno che il Figlio di Dio entrato definitivamente, con la resurrezione dai morti, nella gloria del Padre, dal quale era stato inviato tra gli uomini per rendere accessibile a costoro lโ€™infinito amore di Dio per le sue creature. Anche se, con tutta probabilitร , lโ€™uomo risanato non comprende appieno il significato del titolo che Gesรน si attribuisce (Figlio dellโ€™uomo), tuttavia egli non esita a professare la sua fede in Lui e diventa, a pieno titolo, un vero e proprio โ€œveggenteโ€, uno che vede Dio a faccia a faccia: tu lo hai visto. Lโ€™evangelista usa il verbo orร o per significare che la vista di quellโ€™uomo รจ ormai orientata verso la fede nellโ€™Inviato di Dio.

Il verbo โ€œprosternarsiโ€ o โ€œprostrarsiโ€ (in greco, proskunรจin) potrebbe esprimere un semplice omaggio reso ad un uomo, ma lโ€™evangelista ha certamente inteso suggerire qualcosa di piรน con quel gesto compiuto dal cieco guarito. Nel IV Vangelo, infatti, questo verbo รจ usato solo per indicare lโ€™adorazione di Dio (4,20-24; 12,20); Gesรน รจ il vero tempio (2,21) ed il luogo della vera adorazione del Padre (4,23). In Gesรน รจ Dio stesso che si accosta agli uomini nella pienezza della sua gloria, della maestร , della potenza soccorritrice e della bontร  salvifica (cf. 6,20.69; 14,9s; 20,28). Perciรฒ il gesto dellโ€™uomo, anche se non deve esprimere una formale adorazione di Gesรน in quanto Dio, vuole perรฒ indicare che al portatore della salvezza inviato da Dio viene resa ed รจ dovuta la venerazione con cui รจ onorato ed adorato Dio stesso. In tal modo si manifesta la progressione dellโ€™uomo dalla sua fede giudaica (9,31-33) a quella cristiana.

A colui che prima era stato โ€œciecoโ€ e che ora รจ divenuto โ€œveggenteโ€, Gesรน rivolge una parola profonda, fondata su questo simbolismo. La venuta di Gesรน sulla terra, dopo essere โ€œdiscesoโ€ dal cielo che di diritto gli appartiene in virtรน della sua natura divina, ha il significato di un giudizio od azione giudiziaria (krรฌsis) ed Egli riveste i panni del giudice (cf. 5,22.27.30), senza che ciรฒ sia in contraddizione con la sua missione salvifica (cf. 3,17; 8,15; 12,47). Per chi rifiuta lโ€™Inviato di Dio, infatti, la sua colpevole incredulitร  diventa per ciรฒ stesso un giudizio (cf. 3,18; 12,48). Tale giudizio dร  luogo ad una divisione tra gli uomini, dei quali gli uni scelgono di essere illuminati dalla luce e compiere le opere di Dio, mentre gli altri preferiscono vivere nelle tenebre dellโ€™incredulitร  e dedicarsi ad opere malvagie.

Lโ€™incisiva durezza del giudizio appare nel fatto che i ciechi vedono e coloro che ritengono di vedere bene diventano ciechi. Tale situazione paradossale รจ esemplificata dal cieco nato e dai farisei che lo hanno interrogato, insultato, deriso e scomunicato dalla comunitร  religiosa giudaica. Il primo รจ diventato veggente non solo con gli occhi del corpo ma anche col cuore pieno di fede, mentre i secondi sono rimasti accecati dal loro orgoglio e sono diventati incapaci di recepire le realtร  spirituali e divine. Il vedere รจ virtรน propria di chi crede, per cui il credente รจ abilitato ad accedere alla sfera della luce di Dio, mentre la cecitร  รจ il vizio tipico dellโ€™incredulo, che si abbandona al potere malefico delle tenebre.

Io sono venuto in questo mondo per giudicare. Il giudizio non รจ solo frutto della scelta libera e volontaria degli uomini (cf. 3,19), che decidono se credere o no allโ€™Inviato di Dio, ma รจ anche conseguenza della volontร  e della determinazione divina, in forza della quale lโ€™uomo รจ sollecitato a prendere una posizione favorevole o contraria al progetto salvifico di Dio. Non sono ammesse le posizioni neutrali di fronte alla mano che Dio ha teso agli uomini per strapparli dalla loro โ€œcecitร โ€. Lโ€™indifferenza รจ giร , di per sรฉ, un rifiuto e come tale essa viene giudicata da Dio.

Alcuni farisei, che si trovano nei pressi di Gesรน e dellโ€™uomo guarito dalla cecitร , sentono le dure parole di condanna pronunciate dal Maestro e si sentono presi di mira. Poichรฉ lโ€™uso traslato dellโ€™espressione โ€œessere ciecoโ€ era giร  noto dallโ€™antico Testamento (cf. Is 42,16.18 ss; 43,8) ed in seno al giudaismo (Sap 2,21; Filone dโ€™Alessandria) col significato di cecitร  spirituale, essi hanno buoni motivi per ritenersi offesi, ma la risposta di Gesรน alla loro domanda (โ€œsiamo forse ciechi anche noi?โ€) li imbarazza ancor di piรน.

Il Maestro solleva la questione della colpa ed inchioda i farisei alle loro responsabilitร .

Lโ€™accecamento รจ nei piani di Dio e si attua con la venuta di Gesรน, ma non va inteso come un decreto divino teso ad abolire la libera decisione degli uomini, che sono โ€œciechiโ€ per loro colpa. Se i farisei sono ciechi e non riescono a vedere in Gesรน lโ€™inviato di Dio, devono incolpare solo se stessi e la propria presunzione, che li induce a non scrutare con retta intenzione il significato delle Scritture, di cui affermano di conoscere tutto.

In secondo luogo, la risposta di Gesรน mira ad aprire gli occhi dei farisei sulla loro intima costituzione, non tanto rinfacciando loro di essere ciechi ma, con dialettica tipica dei rabbini, accusandoli di avere la โ€œpretesaโ€ di vedere. Essendo essi esperti di Sacra Scrittura e teologicamente molto ben preparati, dovrebbero capire che Gesรน โ€œviene da Dioโ€ (9,29-33), ma se non vogliono intender ragioni la causa di tutto ciรฒ risiede nel loro peccato di orgoglio.

In terzo luogo, Gesรน spiega ciรฒ che Egli intende per cecitร : essa รจ unโ€™interiore chiusura dellโ€™uomo alla rivelazione di Dio ed รจ causata da presunzione e da errata valutazione di sรฉ. La ricerca del proprio onore, che nel caso di questi farisei addirittura prende a pretesto lโ€™onore di Dio (cf. 9,24; 16,2) รจ il vero motivo della loro chiusura alla rivelazione e della loro cecitร  (cf. 5,40-44; 8,49; 12,43). Il peccato dei farisei รจ molto ben illustrato dal comportamento che essi hanno tenuto nei confronti del cieco nato: rifiuto della sua testimonianza e odio nei suoi confronti, sfociato nellโ€™espulsione dalla sinagoga, perchรฉ ha confessato e sostenuto la sua fiducia nel โ€œprofetaโ€ di nome Gesรน. A ciรฒ si aggiunge il rifiuto, immotivato e senza alcuna comprensione, dellโ€™Inviato di Dio e questo รจ il peccato per antonomasia nel IV Vangelo (cf. 8,21; 15,22.24; 16,9; 19,11). Dal momento che i farisei non si lasciano distogliere dalla loro presunzione neppure dal grande segno e dalla testimonianza diretta del miracolato, il loro โ€œpeccatoโ€ rimane grande ed imperdonabile. Gesรน mette a nudo, cosรฌ, lโ€™incoerenza del comportamento umano: quando lโ€™uomo si ripiega su se stesso e si nega allโ€™esigenza di Dio, che pure insinua il dubbio nel suo cuore, sโ€™irrigidisce nel suo atteggiamento quanto piรน duramente si trova a confronto con la richiesta di Dio e non riesce a liberarsi della sua ostinazione egocentrica.

Nel corso dei secoli, la vicenda del cieco nato ha suscitato numerose interpretazioni, due delle quali meritano unโ€™attenzione particolare per la loro originalitร . Per s. Ireneo di Lione il gesto di Gesรน, che quasi modella gli occhi del cieco nato, gli appare come un portare a compimento il gesto di Dio che modella il corpo dโ€™Adamo: โ€œQuando si trovรฒ di fronte il cieco dalla nascita, gli rese la vista non con parole, ma con unโ€™azione e ciรฒ non per caso, ma per mostrare (che fu) la mano di Dio che allโ€™inizio creรฒ lโ€™uomo. Perciรฒ, ai discepoli i quali chiedevano per quale motivo fosse cieco, se per colpa sua o per colpa dei suoi genitori, rispose: ยซNรฉ costui nรฉ i genitori peccarono, ma ciรฒ avvenne perchรฉ si manifestasse lโ€™opera di Dio in luiยป (Gv 9,3). Opera di Dio รจ la formazione dellโ€™uomo, che egli compรฌ con lโ€™azione, come dice la Scrittura: ยซIl Signore prese del fango dalla terra e plasmรฒ lโ€™uomoยป (Gen 2,7). Per questo il Signore (nel caso del cieco nato) sputรฒ per terra, fece un poโ€™ di fango e lo plasmรฒ sugli occhi indicando come avvenne la prima creazione e rivelando, a coloro che sanno intendere, la mano di Dio con la quale fu plasmato lโ€™uomo.

Ciรฒ che il Verbo aveva omesso di fare nel seno della madre, compรฌ poi pubblicamente, perchรฉ in lui fosse manifesta lโ€™opera di Dio e noi non andassimo piรน a cercare altra mano che abbia plasmato lโ€™uomo e altro Padre, poichรฉ ora sappiamo che la stessa mano di Dio che ci plasmรฒ al principio e che ci plasma ancora nel seno della madre, negli ultimi tempi venne a ricercare noi che eravamo perduti e recuperรฒ la pecorella perduta, se la pose sulle spalle e la riportรฒ tutto felice con le altre alla vitaโ€.

Con molta intelligenza, s. Ireneo proietta sul testo la luce dellโ€™Antico Testamento, che ha il suo compimento nel Nuovo, poichรฉ il gesto di Gesรน รจ strettamente collegato al gesto creatore primordiale, dal quale รจ scaturito lโ€™uomo. Quanto, poi, al lavaggio nella piscina di Sรฌloe, esso permette al cieco nato di riconoscere Colui che lo ha modellato fin dal seno materno (momento della creazione) e di poter incontrare il Signore che gli ha donato la vista, ossia la fede (momento della salvezza). Per s. Ireneo cโ€™รจ quindi una continuitร  teologica e storica tra i due eventi, quello della creazione e quello della salvezza, che fanno parte di un unico progetto provvidenziale ideato da Dio fin dallโ€™eternitร , di cui Cristo Gesรน รจ il fondamento unico ed irripetibile, essendo lโ€™unico vero Mediatore tra Dio Padre e lโ€™uomo.

In modo diverso da s. Ireneo, ma con intuizione altrettanto originale, s. Agostino focalizza la propria attenzione sul segno dellโ€™acqua e sullโ€™invio del cieco alla piscina di Sรฌloe:

โ€œEra stato spalmato (con quel fango), ma ancora non vedeva. Egli (Cristo) lo mandรฒ alla piscina, denominata Sรฌloe. Lโ€™evangelista stesso ha creduto opportuno spiegare il nome di questa piscina e dice: ยซ Ciรฒ che significa: โ€œInviatoโ€ยป. (Il cieco) lavรฒ dunque i suoi occhi in questa piscina, che significa โ€œInviatoโ€, egli fu battezzato in Cristo. (Il Cristo) lโ€™ha battezzato in qualche modo in se stessoโ€ฆ Avete udito un grande misteroโ€ฆโ€.

Agostino, pertanto, si sofferma su due dati importanti del racconto giovanneo: lโ€™azione di lavarsi ed il nome di Cristo che porta la piscina. Da questi due elementi narrativi assai rilevanti dal punto di vista teologico, egli deduce il significato sacramentale del racconto. Anche se non tutti gli esegeti condividono la lettura sacramentale in chiave battesimale del testo, tuttavia va sottolineato come il dialogo tra Gesรน ed il cieco nato sia stato inserito nella liturgia catecumenale (mercoledรฌ della 3ยช settimana di Quaresima), dove giunge fino alla professione di fede; nelle catacombe, poi, lโ€™episodio viene raffigurato per esprimere la fede dei cristiani nel valore del battesimo.

Al di lร  di ogni valutazione teologica ed esegetica del racconto testรฉ esaminato, rimane una spontanea simpatia per la figura del cieco nato, nel quale puรฒ e deve riconoscersi ogni cristiano seriamente intenzionato a non lasciarsi sfuggire lโ€™occasione propizia di incontrare Cristo e di farsi illuminare da Lui. Se si legge attentamente la pericope, ci si accorge che lโ€™incontro tra Gesรน ed il cieco nato non รจ stato casuale e che esso รจ avvenuto grazie ad una libera iniziativa di Cristo, che โ€œvedeโ€ il cieco mentre passa per via. Il cieco โ€œnon vedeโ€ ancora il Salvatore che gli si sta facendo incontro, ma รจ tuttavia un uomo โ€œin attesaโ€ di essere salvato, anche se non chiede nemmeno di essere guarito, non avendo la piena consapevolezza del proprio bisogno di โ€œvedereโ€ e di allargare i confini della propria conoscenza interiore. Ciononostante, costui sa essere pronto e non si fa cogliere alla sprovvista davanti alla novitร  di un cambiamento radicale della propria esistenza; in fondo, egli ha percepito lโ€™inadeguatezza del proprio modo di rapportarsi con lโ€™esterno ed ha saputo ascoltare la profonda insoddisfazione scaturita dal proprio intimo piรน profondo. Il cieco โ€œsenteโ€ il proprio limite e non si abbandona alla disperazione, ma reagisce prontamente allโ€™aiuto inatteso che gli viene da quella โ€œVoceโ€. Questa sua disponibilitร  ad โ€œascoltareโ€, unitamente ad una fiducia โ€œciecaโ€ in Colui che gli sta parlando, fanno di questโ€™uomo un esempio da imitare a tutto tondo. Il coraggio dimostrato nel sostenere accuse, insulti, minacce e violenze รจ frutto di una accoglienza totale e piena della Parola di Dio divenuta Luce sfolgorante per i suoi occhi oscurati dalle tenebre dellโ€™ignoranza e del peccato esistenziale, che lo accomunano a tutti gli uomini che si affacciano alla vita su questa terra tribolata ed inquieta. Tutti gli uomini sono โ€œciechiโ€ a causa del peccato originale ereditato dai progenitori e sono prigionieri delle tenebre del male, della presunzione e dellโ€™ignoranza. Per tutti, perรฒ, arriva il momento di incontrarsi con Colui che, Lui solo, puรฒ donare la โ€œvistaโ€ a patto di accettare la sua Parola di salvezza. Non sempre sono disposti a lasciarsi guarire, cioรจ salvare, i piรน intelligenti ed i piรน furbi tra gli uomini, forse perchรฉ si fidano troppo della propria intelligenza e furbizia e presumono di potersi salvare da soli senza bisogno di affidarsi ad un Salvatore, che รจ sempre pronto a tendere la mano ma non impone mai dโ€™autoritร  il proprio aiuto. Si puรฒ essere come il cieco nato, umile e semplice di cuore ma pronto a collaborare attivamente e con totale fiducioso abbandono con il Signore-che-salva (GESร™), oppure come i farisei, arroganti e presuntuosi, prigionieri del proprio arido sapere ed incapaci di un minimo sentimento di gratitudine nei confronti di quel Dio, che credono di servire e di amare solo perchรฉ si attengono scrupolosamente a delle norme, in nome delle quali sono pronti anche ad uccidere chi non la pensa come loro.