Il bambino messo al centro dalle mani di Gesù è come il paralitico calato dal tetto dagli amici e messo al centro della casa davanti a Gesù; è come la donna peccatrice che, in mezzo alla casa di Zaccheo, non ha parole ma solo lacrime e capelli da offrire come atto d’amore. Il bambino messo al centro dalle mani di Gesù è l’innocenza nutrita dall’umiltà, l’attesa nell’obbedienza, la fiducia nella volontà del Padre che tutto può e dona ai propri figli.
Poesia
Non è un regno con i grandi.
È un regno con l’amore.
Non ci si entra da grandi.
Ci si entra da amati.
Non ci si entra con la propria grandezza.
Ma con il tuo amore grande.
Non c’è un chi, non c’è un come.
C’è un bambino.
Lasciami chiamare da Gesù.
Mettimi dove mi mette lui.
Davanti a sé.
Davanti a tutti.
Questa è la misura.
È piccola.
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli». Mt 18,1-5.10
Questo commento/poesia del vangelo del giorno è fatto dalla prospettiva di una delle donne senza nome che seguivano Gesù (cfr Lc 8, 1-3). Il suo nome è Zippi (Zippora).
A cura di don Mauro Leonardi – Il suo blog è “Come Gesù“
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