Un monito per tutti noi
โNel vangelo secondo Matteo, dopo diversi scontri e controversie tra Gesรน e scribi, sacerdoti, farisei (cfr Mt 21,23-22,46), durante il suo ultimo soggiorno a Gerusalemme, egli pronuncia un lungo discorso, il penultimo, prima di quello escatologico. Si tratta di una raccolta di invettive e di ammonizioni indirizzate da Gesรน proprio a quei suoi avversari che tante volte lo avevano contraddetto, gli avevano teso tranelli, lo avevano messo alla prova, lo avevano calunniato e insidiato con giudizi e complotti. Questo discorso, registrato al capitolo 23, รจ duro, e puรฒ meravigliarci di trovarlo sulla bocca di chi con misericordia perdonava i peccatori, mangiava con loro e li faceva sentire amati da Dio, anche se non meritavano tale amore. Gesรน โ possiamo dire โ attacca i legittimi pastori del suo popolo, i dirigenti, quelli che erano riconosciuti esperti delle sante Scritture, che erano ritenuti maestri e modelli esemplari per i credenti. Sia perรฒ chiaro che queste sue parole vanno a colpire vizi religiosi non solo giudaici ma anche cristiani!โ (E. Bianchi).
Un esame di coscienza su come siamo Chiesa
Oggi la Parola di Dio ci invita a un forte esame di coscienza su come siamo Chiesa. Il Vangelo ci presenta un magistero farisaico che predica bene ma poi non opera coerentemente (โdicono e non fannoโ: Mt 23,3), spietato nella sua legislazione spesso oppressiva e non a misura dโuomo (โlegano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della genteโ: Mt 23,4), ambizioso e di potere (โessere ammiratiโฆ, amano i posti dโonoreโฆ, i primi seggiโ: Mt 23,5-7), incapace di servizio. Ma il discorso รจ rivolto a tutta la Chiesa: โle folleโ (Mt 23,1) a cui Gesรน si rivolge hanno spesso in Matteo valenza ecclesiale.
Innanzitutto Gesรน ci dice che dobbiamo sempre seguire il magistero della Chiesa anche quando chi lo proclama non รจ coerente con lโEvangelo (Mt 23,3): non dobbiamo trovare scusa nellโincoerenza dei pastori per non convertirci personalmente. La chiamata alla sequela di Gesรน รจ primariamente individuale, interpella ciascuno di noi.
Ma guai a una Chiesa priva di misericordia e di tenerezza, che impone agli altri pesanti fardelli etici che gli stessi ministri ecclesiali non sono in grado di sopportare (Mt 23,4).
Guai a una Chiesa fatta di esterioritร , che segue lo spirito del mondo, i cui ministri si compiacciono di paludarsi di vesti sontuose, di strani paramenti, con anelli preziosi e pastorali dโoro, cercando di โabbigliarsi come quelli che stanno nei palazzi del potere (cfr Mt 11,8; Lc 7,25), e magari affermando di comportarsi cosรฌ solo per dare gloria a Dio e prestigio alla Chiesa, professando una falsa umiltร โ (E. Bianchi).
Una Chiesa che non si fa problema che i suoi pastori si facciano chiamare โPadreโ, quando โuno solo รจ il Padre vostro, quello che รจ nei cieliโ (Mt 23,9). Il cristiano รจ chiamato a riconoscere che cโรจ un solo padre che รจ il Padre celeste, che cโรจ un solo Maestro e una sola Guida che รจ il Signore Gesรน Cristo.
E non parliamo dei vari titoli di Reverendo, Monsignore, Eccellenza, Eminenza, Santitร , certamente mai esistiti nella prima Chiesa, ma derivati dai potentati di questo mondo in tempi medioevali o posteriori. โSi pensi per esempio a ยซeccellenzaยป, titolo estraneo nella Chiesa fino al secolo scorso e poi mutuato dal fascismo, che chiamava ยซeccellenzaยป i prefettiโ (E. Bianchi).
Sappiamo che tanti Monsignori ed Eccellenze sono persone povere, miti, distaccate dal potere, ma dovremmo prendere sul serio lโEvangelo, e davvero porre segni di autenticitร e di radicalitร abolendo questi titoli onorifici e tante manifestazioni esteriori di potenza e di ricchezza.
Questo discorso non รจ perรฒ solo rivolto alla Gerarchia ecclesiale. Sรฌ, essa รจ chiamata a conversione, e anche noi laici dobbiamo aiutarla ad essere piรน fedele alla Parola del Signore. Ma San Girolamo ammoniva: โGuai a noi, miserabili, che abbiamo ereditato i vizi degli uomini religiosi!โ.
In questi giorni sto leggendo la traduzione di un antico manoscritto, inviatami da un amico, sulla vita del monaco egiziano Aphu, vissuto alle fine del IV secolo. Egli visse sempre mischiato a una mandria di bufali, โcon un abito sdruscitoโ, finchรฉ non lo catturarono per farlo Vescovo della cittร di Pemge, obbligandolo per obbedienza ad accettare la carica. Ed egli continuรฒ a vivere una vita cosรฌ povera e austera che tutti si sentivano obbligati ad imitarlo: โNessuna delle donne osava avvicinarsi a lui per ricevere la comunione con qualche oggetto dโoro. Egli infatti aveva ordinato che nessuna donna si avvicinasse a lui per ricevere il corpo ed il sangue del Cristo con dellโoro indosso che si vedesse, o anche delle vesti colorate. E i diaconi lo temevano e stavano in piedi ordinatamente presso la porta e non lasciavano entrare nessuno che non fosse vestito seriamente, e (badavano) che i vestiti che portavano non provenissero da una tintoria, ed il loro colore non fosse troppo vivaceโฆ Tutto ciรฒ che cresceva dalle rendite della Chiesa lo distribuiva ai poveri della cittร e dei dintorni, in modo che dimenticassero la condizione della loro povertร โฆ Egli distribuiva fra tutti a seconda delle necessitร di ognuno. Ed il sabato lo trascorreva fra coloro che erano bisognosi e che avevano ricevuto ingiuria, e provvedeva alle loro necessitร โ.
Una Chiesa umile e serva
Gesรน vuole una Chiesa umile e povera, serva dei poveri e degli ultimi. E propone a modello il suo stile di vita: farsi servo, umiliarsi (Fil 2,7), fino a lavare i piedi ai suoi discepoli, facendo per loro il gesto dello schiavo (Gv 13), senza nulla pretendere, ma solo donando, fino ad immolare la propria vita per i suoi amici (Gv 15,13), fino allo scandalo di morire crocifisso (1 Cor 1,18; Gal 5,11). Icona di questa sua dimensione รจ il suo ingresso a Gerusalemme su un umile asino, realizzando lโoracolo di Zaccaria: โDite alla figlia di Sion: ยซEcco il tuo re viene a te mite, seduto su unโasina, con un puledro figlio di bestia da somaยปโ (Mt 21,5; cfr Zc 9,9).
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Lo stile di Gesรน mette quindi in crisi ogni ideologia, anche nella Chiesa, di far conto sui beni economici, anche a fin di bene; di accettare compromessi o concordati con i vari potentati, anche se per nobili scopi; di cercare la piazza, le manifestazioni grandiose, le prove di forza, gli strumenti di potere di ogni tipo, fosse anche per annunciare il Regno. La povertร di Gesรน รจ segno della potenza divina, e che la salvezza viene da Dio e non da mezzi umani; inoltre รจ annuncio ai poveri che Dio capisce la loro condizione, perchรฉ nel Figlio lโha provata, lโha condivisa, lโha presa su di sรฉ.
Tutti siamo quindi chiamati al servizio umile dei fratelli. โCi sono nella vita tre verbi mortiferi, maledetti: avere, salire, comandare. Ad essi Gesรน oppone tre verbi benedetti: dare, scendere, servire. Se fai cosรฌ sei feliceโ (E. Ronchi).
Carlo Miglietta
Mt 23, 1-12 | Carlo Miglietta 37 kB 2 downloads
MEDITAZIONE SUL VANGELO DI DOMENICA 5 NOVEMBRE 2023 โ MATTEO 23,1-12 โฆIl commento alle letture della domenica a cura di Carlo Miglietta, biblista; il suo sito รจ โBuona Bibbia a tuttiโ.