Con oggi iniziamo le meditazioni del capitolo sette del vangelo di Marco. Sono quattro brani legati tra loro da un filo conduttore. Da una parte il tema della puritร rituale cifra dei rappresentanti della fede in Terra santa; dallโaltra lโautorevolezza di Gesรน che consegna ai suoi discepoli in parole e in opere lo stile di vita di chi aspira a raggiungere il Regno.
Nella pericope di oggi troviamo i farisei e gli scribi tra coloro che rimproverano quanti non seguivano nei dettagli la tradizione che imponeva il rispetto della kashrut, la normativa che sostenevano radicata nella Parola. Si tratta di una legislazione alimentare molto nota: meno, forse, anche oggi quei dettagli riportati nel testo.
Si sentono autorizzati a criticare gli atteggiamenti di chi non rispetta queste norme. Non si rivolgono direttamente al Maestro ma ai suoi discepoli. I quali si comportavano secondo le indicazioni del Nazareno, non rispettando (e non รจ certo un episodio isolato) alcune prassi.
Le parole del Signore sono dure e chiare. E le pronuncia citando quella Parola nota e studiata dagli stessi accusatori. Il contesto sanitario o gastronomico รจ importante ma รจ la conseguenza di chi pone come riferimento la tradizione (degli uomini) dimenticando la volontร divina (radicata nella Parola).
Lโabilitร a rifiutare il comandamento di Dio sostituendolo con quanto corrisponde alla nostra volontร non รจ certo prerogativa solo dei farisei e di alcuni scribi. Appartiene a tutti coloro che si sentono โricchiโ di sรฉ stessi perchรฉ non riconoscono il dono della โpovertร โ di coloro, cioรจ, che hanno bisogno del Dio della Vita.
Per riflettere
Seguiamo un dio fatto ad immagine nostra e creato da noi per giustificarci, oppure professiamo la fede in un Dio che รจ Padre misericordioso, un Figlio nato e morto per la nostra salvezza e che ci ha consegnato lo Spirito santo in questo cammino verso il Regno dei cieli? Cerchiamo di realizzare i progetti del Signore su di noi, oppure abbracciamo solo quelli che coincidono con i nostri?
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