“In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.” Passano gli anni, le generazioni cambiano, ma sempre c’è la folla che non ha da mangiare. Siamo immersi anche noi dentro questa folla, anche noi non abbiamo da mangiare o forse ci nutriamo da qualcosa che non ci sazia.
È bellissimo atteggiamento di Gesù verso questa folla, verso di noi. Sente la compassione, si accorge di noi e della nostra realtà fragile. La compassione è quel sentimento profondo che fa sì che tu davanti al male, senta come tuo il male dell’altro ed è l’espressione più profonda dell’amore. È sempre attento a ciò che ci succede e sempre presente nella nostra vita. E questo deve essere scolpito nel nostro cuore, Lui non ci abbandona mai e non ci lascia mai nella nostra fame. “Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?”
Ci capita spesso di essere nel deserto, di provare delle grandi aridità nella nostra vita, di provare l’aridità pur essendo con Lui. Forse dobbiamo spostare l’attenzione dall’aridità alla sua presenza in mezzo al deserto, in mezzo a noi. E non una semplice presenza, ma una presenza che prende cura della nostra fame, della nostra realtà. Le nostre possibilità sono sempre uguali: c’è deserto, manca il pane, se un po’ ne abbiamo, teniamocelo. Cioè facciamo memoria dei nostri limiti, di quel che ci manca, dell’insufficienza. E si dimentica invece che il problema non è sommare, ma condividere.
La nostra mancanza ci deve insegnare a condividere a coloro che succederà la mancanza. “Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette.” Se noi mettiamo a disposizione ciò che abbiamo, Dio può trasformare il nostro possibile e saziare l’impossibile, cioè con sette pani sazia quattromila uomini. Ogni esperienza della nostra vita può essere l’occasione per incontrare l’atro.
Fra Marin Berišić – su Facebook
Mangiarono a sazietà.