Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 Febbraio 2020

È inquieto, Erode, e fa bene ad esserlo. Il fantasma del Battista lo tiene sveglio, non riesce a capacitarsi della fama che ancora attornia Giovanni il profeta, l’aveva anche ascoltato volentieri, quel folle che abitava il deserto e si negava il cibo e ogni comodità.

Lo teneva con sé nel palazzo, come se la sua presenza in qualche modo gli garantisse un qualche accesso al divino, ben diverso, in questo, dal fiacco rapporto con gli uomini del tempio che il re aveva imparato a disprezzare, legati al potere e al molto denaro.

Lo ascoltava volentieri Giovanni, fino al giorno maledetto in cui si era trovato messo all’angolo dall’astuzia e dalla perfidia di una donna rancorosa, la sua amante, Erodiade, che non aveva mai digerito la severità con cui il Battista l’aveva accusata di fronte ai sudditi. E così il grande Battista è stato sacrificato all’altare dell’apparenza e della sensualità: come può un re, anche se debole come Erode, rimangiarsi una promessa fatta davanti agli ospiti?

Storia trita e ritrita, di bambini viziati mai cresciuti, di passioni pericolose, di verità annegata nel sangue. Eppure, oggi, Erode lo ricordiamo solo per avere ucciso il più grande dei profeti, suo oscuro suddito. Logica strabiliante di Dio!

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Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 6, 14-29 In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. Parola del Signore

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