Dio non esenta dalla morte, ma promette che nulla andrà perduto: l'eternità entra già nella vita di fede e nell'amore quotidiano. La morte è una porta che si apre sulla vita, e l'ultima parola è la gioia.
In un tempo di memoria infinita ma senza sintesi, p. Nicoli ricorda che Gesù non perde nessuno di quelli che il Padre gli ha affidato. Fare memoria dei defunti e delle nostre radici ci aiuta a discernere e a vivere un oggi rivolto al futuro, nell’amore.
Gesù non respinge chi viene a Lui e non chiede di essere perfetti: ci accoglie con fragilità e paure. Il Padre vuole che nessuno vada perduto, la porta resta sempre aperta e la promessa della risurrezione ci chiede fiducia e la stessa accoglienza verso gli altri.
Contro la paura di non essere mai all'altezza, Gesù mostra un Padre che non vuole giudicare ma custodire. In Lui siamo accolti come siamo, e la vita eterna comincia già oggi quando smettiamo di sentirci sbagliati e ci lasciamo ritrovare dal suo amore.
Nella solennità di Tutti i Santi la Chiesa celebra la comunione dei santi del cielo e della terra. Ogni santità ha il suo fondamento in Cristo, e le Beatitudini descrivono la santità così come l’ha vissuta Gesù: una vita piena e beata, causa di gioia nonostante tutto.
La santità non è riservata a pochi eletti né a persone invincibili: è l’opera di Dio nella nostra povertà, iniziata con il Battesimo. Essere santi significa aprire la porta a Dio e scoprirsi figli amati senza condizioni, vivendo le Beatitudini nella vita di ogni giorno.
Solo Cristo è santo, ma ogni discepolo è chiamato a partecipare della sua santità. Le Beatitudini propongono una scala di valori opposta a quella della pianura: poveri in spirito, miti, misericordiosi e operatori di pace sono i santi che realizzano con Gesù il sogno di Dio sul mondo.
I santi sono persone che si sono lasciate amare da Dio: non erano perfetti, ma si sono fidati di Lui e ora in cielo pregano per noi. Nel Vangelo di Tutti i Santi Gesù ripete «Beati» per insegnarci dove si trova la vera felicità.
Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione Gaudium et spes, sottolinea l’importanza del rapporto tra fede e cultura, fondato sull’Incarnazione. La Chiesa, pur non identificandosi con nessuna cultura, la plasma dall’interno con la carità, riconoscendo e valorizzando ciò che è buono, bello e vero in ogni cultura. Gaudium et spes esorta la Chiesa a promuovere la cultura, riconoscendo il suo valore intrinseco e il suo ruolo nel servizio all’essere umano.
Dio non esenta dalla morte, ma promette che nulla andrà perduto: l'eternità entra già nella vita di fede e nell'amore quotidiano. La morte è una porta che si apre sulla vita, e l'ultima parola è la gioia.
In un tempo di memoria infinita ma senza sintesi, p. Nicoli ricorda che Gesù non perde nessuno di quelli che il Padre gli ha affidato. Fare memoria dei defunti e delle nostre radici ci aiuta a discernere e a vivere un oggi rivolto al futuro, nell’amore.
Gesù non respinge chi viene a Lui e non chiede di essere perfetti: ci accoglie con fragilità e paure. Il Padre vuole che nessuno vada perduto, la porta resta sempre aperta e la promessa della risurrezione ci chiede fiducia e la stessa accoglienza verso gli altri.
Nella Commemorazione dei defunti Gesù rivela che il Padre vuole che nulla di ciò che gli ha affidato vada perduto. Lo stesso verbo della pecora smarrita ci invita ad affidare a Dio i nostri cari con fiducia: Cristo risorto ci vuole tutti risorti.
Contro la paura di non essere mai all'altezza, Gesù mostra un Padre che non vuole giudicare ma custodire. In Lui siamo accolti come siamo, e la vita eterna comincia già oggi quando smettiamo di sentirci sbagliati e ci lasciamo ritrovare dal suo amore.
Il verbo dare al presente rivela un Padre che senza sosta affida al Figlio le pecore smarrite perché trovino salvezza. Nel giorno dei defunti siamo chiamati a chiederci se la nostra vita tende a qualcosa di più grande: la salvezza è la festa che non finisce mai.
Come la sera chiude la giornata, così la morte chiude la vita. Chi impara ogni sera a congedarsi da tutto scopre nel Signore il suo rifugio sicuro, non si lascia sconvolgere da ciò che passa e guarda gioie e sofferenze con gli occhi di chi è destinato all'eternità.